Tolta la censura a Madda

Abbiamo saputo solo oggi che il 20 dicembre dopo moltissimo tempo è stata finalmente tolta la censura epistolare a Madda, rimane una limitazione sul materiale di “editoria non ufficiale”…ciò che le sarà inviato sarà controllato dall’autorità competente che deciderà se farlo passare o meno.

Vabbè almeno è un passo.

Per chi volesse scriverle:

MADDALENA CALORE, C/O C.C. “E. SCALAS”, II STRADA OVEST Z.I. MACCHIAREDDU, 09010 UTA (CA)

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Sorveglianza dimezzata

Da macerie.org:
“Arriva oggi, a quasi un mese dall’udienza, la risposta della Corte di Appello di Torino che doveva pronunciarsi sulla Sorveglianza Speciale di Antonio. La commissione di giudici ha accolto in parte l’appello della difesa, riducendo la durata della misura da due anni a uno. Restano invece invariati i precetti cui il nostro compagno deve sottostare e che lo costringono, da agosto, a una vita sorvegliata.

 

E se da una parte i giudici motivano la riduzione asserendo che non ci sono nel curriculum penale di Antonio fatti di particolare gravità, dall’altra sottolineano che i suddetti fatti non possono di certo essere considerati occasionali ma frutto di una scelta ben determinata, dato che Antonio, e questo lo abbiamo gridato forte in corteo anche il 15 dicembre, in città ha sempre lottato accumulando così, denuncia dopo denuncia, misura dopo misura, un bel po’ di grane con il Tribunale. Ci sembra importante ricordarlo ora che la Procura ha richiesto altre Sorveglianze per motivazioni politiche. L’utilizzo di questo strumento repressivo si sta affinando sempre più grazie al lavoro di pm particolarmente dediti, facendo di Torino un caso eccezionale nel panorama italiano. E sapendo bene che ciò che la controparte affina e sperimenta su pochi prima o poi diventa arma di repressione generalizzata, l’unica scelta possibile è quella di schierarsi al fianco dei compagni e delle compagne colpiti dalla Sorveglianza per ribadire che di fronte allo Stato saremo sempre socialmente pericolosi.”

Da parte nostra un abbraccio fortissimo a Antonio

Vecchie vendette, stesse galere

Mentre la politica italiana si bea dell’arresto di Battisti, membro dei PAC, dopo la sua estradizione dalla Bolivia, non ci resta che fare delle riflessioni.

In un momento in cui le politiche sulla sicurezza si fanno sempre piu’ acute, non è così strana la voglia di vendetta che unisce politici ed istituzioni nel voler rincorrere per anni un esponente della lotta armata e farne un simbolo. Le dichiarazioni di Salvini circa questa fantomatica vittoria della giustizia sono lo specchio della pochezza delle politiche di governo. Parlare di “occasione importante per ricompattare il governo” lascia pochi dubbi circa la caccia alle streghe che si è scatenata e del perchè un accanimento tale come quello contro Battisti abbia un valore puramente simbolico. Immolare la libertà di una persona diventa così una merce di scambio con il consenso dell’opinione pubblica.

L’ergastolo ostativo a cui Battisti, a quanto pare sarà sottoposto, non ci puo’ che far riflettere sull’utilizzo del carcere come strumento non certo rieducativo, come i cultori delle galere vorrebbero farci credere, ma come mezzo di terrore e tortura contro chi non segue l’ordine sociale imposto.

I regimi di alta sorveglianza, i 41-bis  ed i regimi punitivi sono mezzi di tortura legalizzati mirati ad annullare le volontà degli individui ed a dare alla cosiddetta società civile una sensazione di giustizia e vendetta per soddisfare i pruriti legalitari sempre piu’ frequenti.

Ma lo Stato è molto bravo a “dimenticare” il suo utilizzo della tortura durante gli anni di piombo ed a “dimenticare” quante e quanti sono caduti sotto i proiettili e le manganellate. La criminalizzazione del dissenso è un’arma comoda per il potere.

Nella situazione attuale delle carceri sta la vera faccia di quel potere.

Sovraffollamento, condizioni pessime in ogni aspetto del quotidiano, sanità fallace e somministrazione di psicofarmaci come caramelle sono fattori indicativi.

Nelle carceri sarde la situazione non è certo diversa. L’utilizzo della Sardegna come luogo ideale di detenzione, sia per conformazione geografica, sia per scarsità di popolazione è ormai un dato di fatto. L’utilizzo di un’isola come di una novella Alcatraz è un progetto molto chiaro e le lodi circa le nuove carceri costruite servono solo ad indorare un’amara pillola.

Già tempo fa parlammo delle condizioni nel carcere di Uta, sostituto del carcere cittadino di Buon cammino : i vermi nel cibo, il ritardo nell’accensione dei riscaldamenti, il trattamento inumano durante l’alluvione e non ultima una sanità fatiscente in cui le cure sono centellinate ed a discrezione della direzione.

Altre voci si aggiungono a queste situazioni già gravi. A quanto pare la frutta arriva ai prigionieri con degli evidenti morsi di roditori, l’acqua mostra un colore giallognolo e le guardie si dimostrano sempre piu’ puntigliose nell’ingresso degli alimenti per i detenuti e nel rapporto con i parenti e gli amici in visita ai loro cari.

La situazione discrezionale in cui i secondini esercitano il loro potere è una questione di cui abbiamo parlato tanto nel tempo. Le loro richieste di ampliamento dell’organico e di maggiori sovvenzioni rappresentano solo la loro avidità e non certo una volontà di migliorare il sistema carcere. Non saranno certo i loro vanti circa falsi salvataggi di detenuti suicidi a far dimenticare la crudeltà del loro lavoro.

A noi non resta che riflettere su come minare alle basi il sistema carcere, accettando il fatto che delle galere non debbano restare che macerie, senza se e senza ma.

Fuoco alle galere

 

 

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Aperitivo benefit per le iniziative contro il fascio-leghismo

Sabato 12 gennaio alle 18 in Piazza San Domenico a Cagliari: aperitivo in sostegno alle lotte contro le politiche securitarie, razziste e fasciste del governo Lega.

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Sardegna – Chia – Tagliate le basi di un traliccio

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:

“In una notte di stelle cadenti i tralicci non fanno eccezione.

A Chia, una delle zone più turistiche della Sardegna, sono state tagliate
le basi di un traliccio.

Contro lo sfruttamento turistico del territorio che devasta le spiagge e
deturpa i paesaggi, contro i resort e villaggi turistici, dove trovano
ristoro e relax i ricchi turisti e che riservano solo sfruttamento e
lavoro nero per i lavoratori stagionali.
Contro la base di Teulada il secondo più grande poligono militare che
affligge la nostra terra.
L’interruzione di energia è solo uno dei tanti modi per mettere i bastoni
fra le ruote di questi meccanismi di oppressione e guerra contro i quali
bisogna opporsi usando ogni mezzo ritenuto necessario, il sabotaggio è
solo uno di questi.
Abbiamo scelto quella linea elettrica per disturbare gli affari turistici
e le esercitazioni militari, ma anche per dare una scossa a un sacco di
altra gente, per provare a svegliarli per qualche ora dal torpore delle
loro vite che col tempo li rende complici di quello che hanno a fianco.

A si biri kitzi”

Udine – Le nuove frontiere della repressione

Pubblichiamo un contributo apparso su: https://anarhija.info/library/italia-aggiornamenti-sulla-repressione-il-metodo-udinese-it

A Udine da un mese a questa parte la repressione sta assumendo nuove forme, tanto da costituire, per quanto ci risulta e almeno a livello locale, un precedente inedito.

Le persone che presentano notifiche alla questura o ai vigili finiscono per ritrovarsi nomi, cognomi, fotografie, e pure gli indirizzi sistematicamente pubblicati su internet dall’addetto stampa del comune (ufficialmente un giornalista), voluto al suo posto dal sindaco fascio-leghista Fontanini insediato a maggio. Questo infatti, vicino ai fasci e ai nazi locali, dalla fine di novembre ha già pubblicato in quattro occasioni i dati personali di attivist* e militanti sia sul suo profilo facebook che sul suo blog, tra le altre cose noto per essere fra i primi a livello nazionale quale fabbricatore e diffusore di fake-news (Il Perbenista).

In questo modo, var* compagn* si son ritrovat* espost* tra le reti dell’estrema destra cittadina a chiaro scopo intimidatorio. Non è certo una novità l’attitudine infame e vigliacca di questi pennivendoli né il loro fondamentale contributo alla criminalizzazione di movimenti, istanze e intere lotte. Tuttavia, il fatto che dati in possesso degli sbirri o uffici comunali che siano, vengano catapultati nel giro di 12 ore in rete da un figuro come quello descritto lascia immaginare l’inaugurazione di un certo nuovo modus operandi in chiave repressiva.

E’ evidente che in una città in cui la neo-giunta non perde tempo ad uniformarsi all’aria che tira un po’ dappertutto e dà il via a una serie di misure in chiave securitaria – coprifuoco mirato alle attività gestite dai migranti, ronde di vigilantes privati finanziate dal comune, proposta di dotare i vigili urbani di manganello e taser, sperimentazione di telecamere di riconoscimento biometrico in zona stazione – quest’ultima novità non risulti nulla di particolarmente scandaloso al fine di minacciare e isolare qualsiasi tentativo di dissenso.

Non saranno vecchi sbirri e nuovi servi a preoccuparci

Anarchiche e anarchici

Cagliari – Morto al reparto di psichiatria

Cagliari, quartiere Is Mirrionis, reparto di psichiatria del Santissima Trinità,  23 dicembre 2018, muore Agostino Pipia.

Purtroppo questa gravissima notizia ci era sfuggita, ma oggi è apparsa su tutte le prime pagine dei giornali locali, perché la magistratura ha aperto un indagine per omicidio colposo. Ancora non si sa chi siano gli indagati e ci vorranno 90 giorni per sapere con precisione quali sono state le cause del decesso di Agostino. Continua a leggere

Un pensiero sul saluto di Capodanno al carcere di Uta

Riceviamo e pubblichiamo il breve ma molto gradito contributo di uno dei partecipanti al saluto di capodanno al carcere di Uta:

Il 31 dicembre un gruppo di circa 30 compagni e compagne e andato al carcere di uta per fare in modo che il momento di festa non rimanesse solamente nelle vie del centro ma che arrivasse anche a chi è in galera lontano dai suoi cari.
Urla, cori, fuochi d’artificio e botti hanno rotto la monotonia dei detenuti rinchiusi nel mezzo di una zona industriale e della sua aria inquinata che rispondevano con urla chiedendo altri botti e ringraziando per il saluto.
Con la speranza che questo sia uno dei tanti momenti futuri in cui si riduce la distanza fra chi è dentro e fuori quelle mura!
SOLIDARIETA’ CON I DETENUTI
FUOCO ALLE GALERE!!!  

Carcere di Uta – un altro saluto

Il 31 Gennaio , una ventina di nemici delle galere hanno voluto portare un momento di vicinanza con i detenuti e le detenute del carcere di Uta, vicino Cagliari.

Fuochi d’artificio, qualche botto e cori hanno scandito quei momenti per salutare i prigionieri e le prigioniere per un anno migliore e senza gabbie.

Il carcere di Uta resta un luogo di tortura in cui tutte le necessità sono mediate dalle guardie e dalle strutture istituzionali che vivono all’interno delle galere.

I bisogni minimi : denaro, sanità e rapporti con l’esterno sono punti di ricatto per le guardie e il tentativo di fanciullizzazione dei prigionieri fa da contorno alla detenzione.

Abbiamo voluto portare un saluto, per il nuovo anno per spezzare la solitudine delle galere,anche solo per un momento.

Con tanta rabbia, fuoco alle galere.

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                  Il 9 gennaio alle 18:00 a Su Tzirculu, Cagliari via Molise 58. Sarà presentata la rivista “Nc’at Murigu”. A seguire dibattito e aperitivo benefit per sostenere le spese editoriali.

facciata murigu

Dall’editoriale: “Questa rivista nasce per provare a rispondere ad alcune esigenze maturate nel corso degli ultimi anni nell’ambito delle lotte svoltesi in Sardegna. Continua a leggere