AGGIORNATO 2° campeggio antimilitarista, 6-10 ottobre, sud sardegna.

manifesto-campeggio_web

[Aggiornamento] Per motivi logistici abbiamo deciso di far slittare di un giorno le date del campeggio, che sarà quindi dal 6 al 10 ottobre.

La Rete No Basi né Qui né Altrove propone anche quest’anno cinque giorni di mobilitazione e campeggio, in concomitanza con l’inizio del secondo semestre di esercitazioni militari, per rafforzare i percorsi di lotta contro il militarismo e la militarizzazione dei territori della Sardegna e non solo. Continua a leggere

Mappa sulla distribuzione della presenza militare in Italia

Come sono distribuiti i militari all’interno dello stivale? Quali porti, strade e aeroporti usano più frequentemente? Continua a leggere

E’ uscito il nuovo calendario delle esercitazioni, vediamo dove e chi spara nel secondo semestre di questo 2016

Stamattina la testata online Sardiniapost ha pubblicato il nuovo calendario delle esercitazioni con un’interessante analisi di quanto accadrà nei prossimi mesi.

Sembrava che in questo semestre nessuno sarebbe riuscito a ottenere il prezioso documento. In via Torino sono più che mai trincerati dietro i non so, non è ancora pronto e via dicendo. La scorsa primavera quei permalosoni dei colonnelli hanno addirittura fatto perquisire la casa (con tanto di sequestro di tutto il materiale informatico) di alcuni dei presunti diffusori del calendario. La scusa fu che non si possono diffondere atti d’ufficio, peccato che però fossero pubblici e disponibili su decine di foto. Quando si dice permalosi….

E comunque alla fine eccolo qua, il documento che ci permette di capire chi, quando, quanto e dove spara. Ci permette di capire quanto la Sardegna continui ad essere martoriata dalle attività militari, e quanto lo stato italiano ci vorrebbe suoi complici nell’affittare la nostra terra ai migliori guerrafondai del mondo. Ma per fortuna ci permette anche di organizzarci per non essere complici silenziosi.

A seguire l’articolo di Sardiniapost e i file del calendario consultabili e scaricabili.

LEGGI  E DIFFONDI

programmi-addestrativi-a-fuoco-nei-poligoni-sardi-secondo-semestre-2016-1-26-1

programmi-addestrativi-a-fuoco-nei-poligoni-sardi-secondo-semestre-2016-1-26

Un’assoluzione

Da: nobasi.noblogs.org

Stamani al tribunale dei minori è stato processato un compagno accusato di imbrattamento e manifestazione non autorizzata, il tutto in concorso, per il corteo di chiusura del campeggio antimilitarista dello scorso anno (11 ottobre 2015).

Come già avevamo avuto modo di appurare per quanto riguarda il processo alle tre ragazzeentrate nel poligono di Teulada il 3 novembre 2015, il tribunale dei minori ha tempi assai più rapidi di quello dei maggiorenni. Così, se per la quasi totalità degli imputati devono ancora concludersi le indagini preliminari, per lui la prima e unica udienza si è tenuta oggi.

La sentenza: assoluzione piena.

Dal reato di imbrattamento perchè l’accusa non ha prodotto prove del fatto (!!), da quello di manifestazione non autorizzata perchè non è stato dimostrato il ruolo attivo dell’imputato nell’organizzazione del corteo.

Non possiamo che rallegrarci dell’esito del processo, continuando a ribadire che, in barba a giudici, sbirri e questurini, non lasceremo in pace chi vive di guerra!

Piscau?

Grecia. Durante un’esercitazione pare che una coppia di piloti di un elicottero Apache abbiano avvistato sul pelo dell’acqua la sagoma di una grossa spigola, a quel punto il più coraggioso e affamato dei due ha tentato la mossa Sampei-feetfighter, che prevede un’impennata improvvisa del velivolo, succeduta da una velocissima picchiata che serve a confondere il pesce, a quel punto di solito con una delle due barre di atterraggio il pilota cerca di colpire il pesce alla testa, stordendolo, e il gioco è fatto. La spigola è pronta per la brace.

Purtroppo qualcosa è andato storto..e ci hanno rimesso un elicottero, purtroppo per i pesci i due piloti si sono salvati, così neanche loro hanno potuto banchettare.

Nuovo foglio di via per un compagno

Con l’approssimarsi dell’autunno, e la fine della calura estiva ecco che riprendono le lotte, l’apertura quest’anno è toccata all’Ogliastra e all’Assemblea generale sarda contro l’occupazione militare che ha ospitato nei territori di Lanusei l’A FORAS CAMP.

5 giorni di discussioni, approfondimenti, socialità e iniziative per prepararsi al meglio per un autunno che speriamo sia ancora più bello di quello passato.

Chiaramente la controparte non è stata a guardare, prima durante e dopo il campeggio gli sbirri non sono stati con le mani in mano. Intimidazioni, controlli, posti di blocco e le immancabili misure di prevenzione. A un compagno fermato nei dintorni del campeggio è stato dato prima un obbligo di comparizione in questura e successivamente un Foglio di via dai comuni di Teulada e Sant’Anna Arresi della durata di tre anni. Ormai siamo alla terza decina di medesimi provvedimenti nell’ultimo anno. Al compagno va tutta la nostra solidarietà, oggi e tutte le volte che sceglierà di violare questo provvedimento.

Di seguito uno scritto del compagno colpito dal Foglio di Via:

Giustizia ad orologeria Continua a leggere

Presentazione campeggio antimilitarista a Cagliari

muflone-locandina

Venerdì 23 settembre, il campeggio antimilitarista in programma dal 6 al 10 ottobre sarà presentato a Cagliari, a conclusione di un aperitivo di autofinanziamento il cui ricavato servirà per le spese del campeggio.  L’appuntamento è alla Baracca Rossa, via Principe Amedeo 33, alle ore 20:oo.

Fuoco amico

Riportiamo questo contributo apparso su Moras. Molto interessante per la trattazione e l’analisi di un fenomeno complesso quale quello degli incendi e l’indecente proposta fatta da Libe.r.u.

Come tutti gli anni, in Sardigna, si risolleva il problema degli incendi boschivi e puntualmente si risollevano le polemiche, sterili, pro forma articolate e giustificate, così come le proposte alternative. Lo scenario è sempre lo stesso, ma quest’anno c’è qualcosa di diverso, cioè la proposta e raccolta firme del movimento  Liberu. Per chi non fosse informato la riassumo velocemente: Canadair direttamente acquistati e gestiti dalla regione Sardegna, potenziamento squadre antincendio, e adeguamento della pena carceraria fino a 15 anni di reclusione con l’equiparazione al reato di strage.

Rispettabili i primi punti per quanto mancanti di un analisi economica sulla gestione di una macchina di quel tipo, ma entro nel merito della questione, la richiesta di un aumento della pena carceraria e la certezza della pena stessa…

Analizzando il problema fine a se stesso bisogna dire che gli incendi più gravi appartengono a storie di ordinaria repressione e sfruttamento, dal taglio dei boschi millenari per le ferrovie, passando per la speculazione sul carbone di legna, allo scovare i “banditi “e non lasciar loro spazi vitali fino alla speculazione edilizia ed alla politica di cementificazione del “villaggio turistico Sardegna”.

Da fine degli anni ’80 tale rapporto è modificato radicalmente, è stato istituito l’ente foreste con l’assunzione di migliaia di lavoratori in tutto il territorio, vi è stata la legislazione sulla non fabbricabilità dei siti bruciati per dieci anni e la repressione non ha più bisogno di scovare nessuno alla macchia, dotata come è di sistemi satellitari, microspie e di tutta la nuova tecnologia sperimentale di cui conosciamo sulla nostra pelle le porcherie e le conseguenze.

Viene spontaneo domandarsi perché il persistere dei roghi? Intanto non esiste un’educazione sociale, un mondo (la scuola e la società) che insegna ai bambini a primeggiare l’uno sull’altro, la meritocrazia, il trasformare ogni atto umano in guadagno e denaro a qualunque costo, la soggettività basata sulla prevaricazione dell’ultimo e del debole, non credo sia base fondante per un humus culturale di rispetto della natura e dell’essere umano in quanto tale.

Questi punti creano il problema, dall’affidamento ai privati del taglio del legnatico nelle foreste demaniali con un continuo aumento della speculazione alle battaglie fra piccoli comuni – ormai in molti casi completamente dipendenti dall’economia dei cantieri forestali – per un posto di lavoro in più in terre contese … insomma da tempi immemorabili la pratica è sempre la stessa, divide et impera, la guerra fra poveri.

Ciò di cui raramente si parla sono gli incendi provocati dalle cabine elettriche, dove gli enti gestori hanno l’obbligo di ripulire dalle sterpaglie per un ampio raggio e della variabile indipendente, coloro che appiccano un incendio senza un motivo plausibile, per il solo piacere di osservare il rogo, gli idioti contro cui nessuna prevenzione e formazione può nulla, e che sono responsabili  in questo momento della  maggioranza degli incendi.

Dopo un introduzione veniamo al succo del problema, la proposta politica e la necessità di un analisi politica.

Chiedere la galera e la certezza della pena per gli incendi è di per sé un atto politico, che non si chiude su un ristretto tema, ma che amplia e contraddistingue chiare e nette scelte di campo.

Da sempre si chiede il superamento del sistema carcerario e mai un movimento politico appartenente all’area comunista, libertaria, che sia essa indipendentista o meno, ha mai fatto proposte tali e usato parole d’ordine appartenenti ad una cultura repressiva e giustizialista. La non comprensione di un elemento così importante sta a significare che trent’anni di lotta di classe al contrario hanno funzionato e modificato radicalmente la capacità di critica ed analisi di molti pseudo compagni, dalle cosiddette politiche del fare più che del pensare, alla concretezza del subito piuttosto che alla lungimiranza di un progetto, all’incapacità dialettica nel ricevere una critica ed invece che articolare una risposta intelligente si preferisce attaccare personalmente dei compagni, creare un rapporto di superiorità (non si comprende di cosa) sufficienza, distacco, farfugliando parole e toccando argomenti quali la pedofilia, buttando tutto in un grande calderone nel tentativo di difendere una posizione assurda ed incomprensibile.

La problematica è l’assenza di un ragionamento e di una pratica politica, dalla proposta alla difesa, le argomentazioni usate sono “di pancia”, equiparabili alle proposte razziste della destra più becera contro gli immigrati e che in qualche modo le sdoganano.

Altro problema è l’insegnamento alla denuncia, dalla richiesta della certezza della pena, alla delazione all’infamità, la subalternità e l’utilizzo degli strumenti del padrone facendo uso dei suoi servi protettori. Pensiamo che ogni cosa possa essere gestita a camere stagne? Crediamo che il cittadino che denuncia il paesano incendiario alla “giustizia” non denunci altrettanto chi pratica un esproprio o un atto qualsiasi contro il capitale?

Ci possiamo felicitare di un incendiario (che rimane, sempre e comunque, un essere umano) in prigione e non guardare le conseguenze sul tessuto sociale di un atto simile? Dall’impoverimento della famiglia allo scontro con i delatori, tutte cose che a lungo andare, distruggono irreparabilmente i rapporti sociali delle nostre comunità e ne modificano il tessuto, disarticolandole a favore del potere costituito.

Viene da chiedersi cosa abbia portato un movimento, che rivendica essere la sinistra indipendentista sarda, a fare una campagna di questo genere, delineando un cambiamento radicale nei rapporti politici, con un riconoscimento implicito (o esplicito?) dello stato e dei suoi strumenti repressivi ed allontanandosi totalmente dalla dialettica politica “alternativa” per abbracciare a piene mani la via istituzionale e praticare una politica urlata, elettoralistica, piccolo borghese e meschina.

Questo contributo, per quanto duro ma non poteva essere altrimenti, si pone il fine di cercare di comprendere, e far riuscire a capire a tutti se si tratta di un abbaglio o se i termini di ragionamento sono finiti e ci si pone nettamente dall’altra parte della barricata, perché ovviamente non si discute con il padrone, non con le sue regole.

Pascaleddu

Blitz di Libe.r.u. a Santo Stefano

Dalla Nuova Sardegna:

LA MADDALENA. Una clamorosa azione di protesta per gli attivisti di Libe.r.u, partito indipendentista, che stamattina hanno raggiunto l’isola bunker di Santo Stefano, nell’arcipelago de La Maddalena. «Custa terra è sa nostra- questa terra è la nostra», era scritto sullo striscione esposto dai 18 militanti arrivati a bordo di tre gommoni per manifestare la loro opposizione all’uso militare dell’isolotto su cui la Difesa intende realizzare un molo per l’attracco della nave Cavour, portaerei ammiraglia della flotta militare italiana. «Abbiamo voluto rivendicare il diritto dei sardi di decidere sul destino della Sardegna», ha precisato Pier Franco Devias, leader di Libe.r.u., che ha anche aver ribadito la sua contrarietà ad un’economia militare «che non crea sviluppo ma assistenzialismo».

«Noi siamo per lo smantellamento di tutte le strutture militari che devono essere bonificate e restituite ai territori», ha rimarcato Devias per poi criticare il presidente della Regione: «La contrarietà di Pigliaru alle servitù militari è solo a parole. Nei fatti sapeva del progetto da più di un anno e non ha detto nulla».

L’arcipelago de La Maddalena ha un passato fortemente segnato dalla presenza militare, che ancora non riesce a lasciarsi alle spalle. A seguito di una serie di mai ratificati accordi internazionali, lo splendido arcipelago maddalenino ha ospitato una base militare Usa, punto di appoggio per i sommergibili nucleari a stelle e strisce nel Mediterraneo. Nel 2008 gli americani però sono tornati a casa, lasciando in affanno l’economia locale oltre a una pesante eredità di strutture da bonificare. Dopo una serie di occasioni sfumate – legate all’ancora bruciante vicenda del mancato G8 del 2009 – il governo ha deciso di realizzare a Santo Stefano, nel mezzo di un’area protetta internazionale, un nuovo molo per l’attracco delle portaerei. L’isolotto è lo stesso che ospita il bunker segreto di Guardia del Moro.

Qui sono state stipate tonnellate di armi sequestrate ai trafficanti che da qui sono partite verso diversi teatri di guerra. In alcuni casi kalashnikov, missili e munizioni hanno lasciato il deposito a bordo di traghetti di linea. Trasporti su cui, nel 2011, la procura di Tempio Pausania aveva aperto un’inchiesta finita su un binario morto a causa del segreto di Stato.

Santo Stefano è inoltre oggetto di contesa tra Stato e Regione: nel 2014 il governatore ha impugnato il decreto con il quale è stata reimposta la servitù su Guardia del Moro. Stando alle norme, entro 90 giorni sarebbe dovuto essere convocato a palazzo Chigi ma ciò non è ancora avvenuto.

 

Immagine

VOLANTINO 3 SETTEMBRE

No Muos: avvisi di conclusione indagini per 129 attivisti

”Notificati questa mattina 129 avvisi di conclusione indagini per altrettanti attivisti no muos. L’accusa è di invasione di base militare.

Sì terrà quindi un maxi processo no muos con 129 imputati. Numeri da record che nemmeno le organizzazioni mafiose del territorio possono vantare.

Così gli attivisti no muos hanno accolto, sulla loro pagina facebook, la notizia dell’avviso di conclusione delle indagini per 129 persone, coinvolte nelle manifestazioni No Muos del 9 agosto 2013 e del 25 aprile 2014.

Mai fino ad ora gli attivisti No Muos si erano trovati in tanti, e tutti insieme, sotto l’attenzione della magistratura. La Procura di Gela ha chiuso le indagini e ha deciso di non archiviare il caso.

In più, tra i 129 manifestanti, in 34 dovranno rispondere anche dell’accusa di violenza e minacce a pubblico ufficiale, in quanto, secondo il pubblico ministero, «colpivano gli operatori di pubblica sicurezza con bastoni e diverse aste di bandiera e lanciavano verso loro pezzi di legno, bottiglie di vetro e pietre».

Gli altri dovranno invece rispondere di invasione della base, dove «l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato» e rischiano o una sanzione di massimo 309 euro, o il carcere da tre mesi a un anno. Infine, dieci attivisti sono stati individuati come responsabili del taglio della recinzione con delle cesoie.

 

 

da : meridionews.ito-NO-MUOS-facebook

La fretta è cattiva consigliera

Ierifoto_532194_550x340 sera in Via Is Cornalias due zelanti sbirri hanno pensato bene di dare un senso alla loro stanca e noiosa estate. Hanno concluso uno dei soliti giri di pattuglia sopra un palo della luce…Il patatrac è avvenuto mentre stavano inseguendo “a tutta velocità” uno scooter, pare che il pilota abbia perso il controllo distruggendo la macchina contro un palo. Il fuggitivo ha così avuto modo di far perdere le sue tracce, gli sbirri sono finiti all’ospedale in condizioni non troppo gravi.