La repressione non fermerà le lotte!

La solidarietà è un arma, usiamola!

Il 28 gennaio si terrà l’udienza per le sorveglianze speciali dei nostri compagni, dopo il rinvio ottenuto a causa dello sciopero del 3 dicembre. Abbiamo un altro mese e mezzo per organizzare la solidarietà nelle più svariate forme che ci possiamo immaginare, per non lasciarli da soli.

In questo post raccoglieremo tutte le iniziative che verranno organizzate, i momenti in cui si porterà solidarietà e tutti i materiali che verranno prodotti.

Aiutateci in questo lavoro inviandoci i vostri contributi o segnalandoci ciò che ci sfugge.

Scriveteci a: nobordersard2016@gmail.com

Materiali:

Cos’è la sorveglianza speciale?

Manifesto stampabile di solidarietà agli indagati: immagina 2019

Manifesto Indagati&Solidali dell’Op. Lince: Manifesto Indagati e Solidali

Contributo radiofonico su Radio Cane: https://radiocane.info/operazione-lince/

Manifesto Tre Giornate Antimilitariste: TRE GIORNATE ANTIMILITARISTE

Chiamata al corteo del 30 novembre: Dalla parte di chi lotta

Manifesto di A Foras per il corteo del 30 novembre: Dalla parte di chi lotta – A Foras

Comunicati di solidarietà.

In una tenace ricerca dell’orizzonte

Comunicato di solidarietà A’Foras

Comunicato – volantino assemblea per l’autodeterminazione

Solidarietà e benefit da Giulianova

Cagliari – Tagliate reti militari

Iniziativa del Postaz di Feltre – 22 Novembre

Cagliari – Danneggiato veicolo di Nurjana Technologies

Adesione e chiamata di A FORAS al corteo del 30 novembre

Rimuovere il rimosso

Comunicato di solidarietà dalla Cantoniera Occupata

Immagine

KUNTRA SA PREPOTENTZIA DE S’ISTADU, FEUS KUMENTE S’ORTIGU

prova1

Formato stampa: S’ortigu

SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI E ALLE COMPAGNE DI TRENTO E ROVERETO

e siamo ancora qua…eh già”

Questo pomeriggio saremmo voluti essere molto distanti dalla nostra città e dalla nostra isola, in un luogo tetro come un tribunale, ma non uno a caso, quello di Trento. Saremmo voluti essere lì al fianco dei compagni e delle compagne che in questi lunghi mesi hanno tenuto botta ad una pesantissima operazione repressiva. Saremmo voluti essere lì per vedere i nostri compagni e compagne che ci sono state portate via da carceri e misure domiciliari.

In questo momento, appreso l’esito della sentenza, siamo più felici ma i nostri cuori sono ancora pesanti. Felici perché ora sappiamo quando potremo riabbracciarli, appesantiti perché avremmo voluto per tutti e tutte che fosse stato oggi.

Nonostante questo briciolo di gioia noi non dimentichiamo.

Non dimentichiamo le microspie affianco ai letti, le telecamere nelle cucine, le pistole, le porte sfondate e le case sotto sequestro.

Se con questo pensavano di intimidirci, di ridurre le nostre ambizioni, si sbagliano.

Supereremo le difficoltà, riabbracceremo chi adesso non possiamo abbracciare e ritorneremo presto o tardi sui sentieri e sulle barricate delle nostre lotte.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà incondizionata a tutti gli indagati dell’operazione Renata e a tutti i compagni di Trento e Rovereto, li abbracciamo restituendo tutto l’affetto che in questi anni abbiamo ricevuto. Proprio per questo pensiamo di poterci permettere di rubargli uno slogan che ben riassume ciò che pensiamo delle compagne e dei compagni inquisiti: «se sono innocenti hanno tutta la nostra solidarietà, se colpevoli ancora di più».

Assemblea per l’Autodeterminazione

Cagliari, 5 dicembre 2019

Udienza per la Sorveglianza Speciale rinviata al 28 gennaio

Stamattina era prevista l’udienza per l richiesta di Sorveglianza Speciale dei nostri 5 compagni, indagati per 270bis (associazione eversiva con finalità di terrorismo). Per non lasciarli soli, da tempo si voleva fare un presidio, poi chiamato come parte delle Tre Giornate Antimilitariste.

Tuttavia i tribunali di tutta Italia e in Sardegna hanno visto, a partire da lunedì 2 dicembre, uno sciopero degli avvocati per protestare contro la nuova legge sulla prescrizione. Questo ha fatto sì che l’udienza di oggi non si tenesse.

La commissione di giudici ha quindi fissato il rinvio al 28 gennaio 2020, in Corte d’assise.

 

Comunicato di solidarietà dalla Cantoniera Occupata

Tratto da Passamontagna

Solidarietà con gli/le indagati/e dell’operazione Lince

Il 18 settembre la procura di Cagliari ha chiuso le indagini che riguardano la lotta antimilitarista condotta in Sardegna negli ultimi anni.

Sono indagate 45 persone: vengono loro contestati fatti specifici inerenti a cortei in città, azioni contro poligoni e basi militari, violazioni di fogli di via, ecc., in sostanza pratiche di lotta che in quel territorio hanno dimostrato incisività e hanno raccolto il sostegno di molti individui e realtà.

Per 5 persone tra loro è stata richiesta l’accusa di 270bis, vale a dire associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Il PM Guido Pani ha chiesto per le stesse la sorveglianza speciale.

La sorveglianza speciale è un po’ come se avessi un gps addosso. In ogni momento, le guardie possono accertarsi della tua posizione, e per di più sei costretto tu stesso a dare loro questa informazione. Ti isola, cambia le tue abitudini, preclude gli spazi che di solito frequenti e sopratutto le persone con cui condividi l’amicizia, le lotte, l’amore. Ti rende carceriere di te stesso. Oltre ad essere una misura repressiva che stravolge la vita di chi vi è sottoposto, offre alla controparte possibilità di controllo enormi.

Le accuse di 270bis e la sorveglianza speciale sono strumenti repressivi sperimentati e affinati negli anni sulla pelle di chi lotta. Le procure e i loro sbirri vorrebbero sdoganare sempre più facilmente tali strumenti, con il pretesto della presunta pericolosità sociale di chi si oppone ad un sistema marcio e volto a proteggere gli equilibri che ne garantiscono la sopravvivenza.

Mentre da un lato sono salvaguardati gli interessi delle compagnie che come la RWM, come la Bahri, lucrano sul business della guerra, dall’altro lo stato si scaglia sulle persone che vi si oppongono in prima persona cercando di versare un po’ di sabbia negli ingranaggi della ben oliata macchina militare, mostrando il suo vero volto violento ed opportunista. Guai a chi si oppone in maniera auto-organizzata alle logiche di sfruttamento di questo sistema e al suo braccio armato: gli eserciti e l’apparato bellico-industriale di cui sono espressione!

Se le città sono un fertile terreno di sperimentazione dei dispositivi di controllo avanzato derivati dalle tecnologie belliche, quali telecamere intelligenti, microfoni di intercettazione ambientale e sensori di ogni tipo, anche le valli e le montagne in cui viviamo sono pesantemente investite dall’economia della morte: dalle esercitazioni militari su territori che in alcuni momenti dell’anno vengono addirittura resi inaccessibili al passaggio, alla diffusione ancora sperimentale della tecnologia 5G, alla sempre più ingombrante presenza di uomini in divisa su tutto il territorio, alla frontiera insanguinata dove lottiamo.

Ci sentiamo quindi complici e vicini a chi coglie queste contraddizioni e sceglie di farci fronte in prima persona. nel tentativo di liberarsi dalla spazzatura militare, dal suo mercato di morte, degli stati di cui è protezione.

solidarietà ai compagni e alle compagne colpite dalla repressione!

Alcune e alcuni compagn* della casa cantoniera occupata

Rimuovere il rimosso – Comunicato di solidarietà dal Trentino

Riceviamo e pubblichiamo:

Rimuovere il rimosso

Cominciamo decisamente a perdere il conto. Le operazioni repressive contro gli anarchici si susseguono senza sosta: “Scripta manent”, “Panico”, “Scintilla”, “Renata”, “Prometeo”, “Lince”…

Più l’arresto di Juan e Manu, di Amma, Uzzo e Patrick. Senza scordare l’“ordinaria amministrazione” di processi e condanne per singoli episodi di lotta, le perquisizioni e lo stillicidio di misure cautelari, di detenzione domiciliare e di “misure di prevenzione”. Un sistema articolato di strumenti giudiziari e polizieschi finalizzato a togliere dalle scatole quanti più compagni possibile e di isolarli anche all’interno del carcere. Se diamo una lettura complessiva, la natura sia “reattiva” sia “preventiva” della repressione emerge chiaramente.

Di più, siamo di fronte a un processo di normalizzazione, in cui l’aspetto strettamente repressivo è solo una parte. L’obiettivo è quello di togliere alla ribellione ogni dimensione storica e sociale, trasformando tanto le pratiche quanto gli individui in “figure di reato” prive di qualunque sfondo in cui possano essere collocate. È come se, mentre la società è attraversata da un sentimento inconfessato da finale di partita – con la percezione diffusa di qualcosa che incombe –, lo Stato compendiasse tutte le forme di repressione che ha accumulato nella storia. Ci sono singole azioni che danno indubbiamente fastidio, a cui l’apparato reagisce con la solerzia di attribuirle a tutti i costi a qualcuno, forzando se del caso la realtà all’interno delle ipotesi di Digos e Ros. Ci sono interi percorsi di lotta, di cui scompare l’ingiustizia che li genera, per diventare mera realizzazione di un “progetto criminoso” di un pugno di sovversivi. Continua a leggere

Nasce la Cassa di sostegno per l’anarchico sardo prigioniero deportato Davide Delogu

Riceviamo e pubblichiamo:

La principale accusa contro di me è il tentato omicidio, con una sentenza di 12 anni. Durante questo periodo di morte imposto dallo stato e dai suoi servi, è necessario essere parte attiva e integrante della lotta, tentando di andare contro questa attuale situazione di prigionia con tutti coloro che lottano per la resistenza in maniera progettuale. “

Davide Delogu, 30 Ottobre 2011

Il gesto più coerente per un prigioniero-a anarchico-a è l’evasione, noi abbiamo in questo momento un compagno sardo che sta subendo da anni la deportazione dal suo paese e la censura quasi ininterrotta per il suo tentativo di evasione, per la sua combattività e irriducibilità.”

Alfredo Cospito

Lo scopo di questo progetto è sostenere Davide sotto ogni aspetto della sua attuale condizione di prigionia e in ogni sua necessità, tramite versamenti di soldi mensili, pagamento delle spese legali e degli spostamenti per chi svolge i colloqui, così come in pacchi, libri e in quant’altro lui abbia bisogno. Abbiamo passato svariati mesi a ragionare su ciò, tra noi fuori da quelle infami mura e il nostro compagno Davide, e riteniamo una cassa specifica il modo più consono vista la situazione in cui il nostro compagno si trova da tempo.

Continua a leggere

Adesione e chiamata di A FORAS al corteo del 30 novembre

Riceviamo e pubblichiamo:

A Foras, movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, aderisce ed invita militanti, associazioni, organizzazioni politiche e tutti i cittadini e le cittadine sarde a partecipare al corteo del 30 novembre “DALLA PARTE DI CHI LOTTA”, con partenza alle 15 da piazza Giovanni XXIII a Cagliari. L’operazione Lince, promossa dalla procura di Cagliari poco prima della manifestazione di Capo Frasca, ha lanciato accuse pesantissime contro tutto il movimento. Queste accuse sono state restituite al mittente il 12 ottobre da una moltitudine che non si è fatta intimorire regalando un’altra giornata di lotta popolare e determinata. 45 indagati, 5 dei quali sono accusati di terrorismo e hanno ricevuto una richiesta di sorveglianza speciale, misura disponibile a PM e giudici che punta a distruggere la vita di chi la subisce con limitazioni fortissime alla libertà personale.

La migliore solidarietà è continuare a lottare”. L’appuntamento del 30 novembre di Cagliari sarà un momento importante per lanciare una serie di proposte e restituire dignità a tutti e tutte coloro che in questi anni hanno generosamente lottato per la nostra terra e per questo sono represse dalle forze dell’ordine.

“SARDIGNA 2020 L’UNICA GRANDE OPERA #stopesercitazioni #bonifiche #giustiziasociale” recita lo striscione che accompagnerà lo spezzone indetto da A Foras per il 30 novembre. E’ in corso in questo momento la campagna muraria “Stop Invasione, un manifesto per paese”, che sta attraversando l’isola per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle esercitazioni militari nell’isola; parallelamente abbiamo avviato un dialogo con i comuni sardi interessati dall’attracco delle navi militari pronte alle esercitazioni e dallo sbarco dei mezzi corazzati, per attivare delibere e mozioni comunali utili a tutelare sicurezza e viabilità cittadina davanti alla ingombrante presenza militare. Dal punto di vista accademico sia a Sassari che a Cagliari si sta attivando una campagna volta a far finanziare nel minor tempo possibile un corso specialistico in bonifiche, dedicato al futuro dei siti industriali e militari che una volta dismessi saranno lavoro e sviluppo per la nostra terra. Nel 2020 torneremo nelle strade, ci sporcheremo le mani, proveremo ad avviare una serie di “bonifiche, simboliche e autogestite”. Da una parte portando alla luce una serie di siti militari dismessi e lasciati a marcire sul territorio sardo, dall’altra testando un modo di coinvolgimento popolare e inclusivo, alternativo a cortei e manifestazioni di piazza.

Dalle scuole ai poligoni, dai porti alle università A FORAS SA NATO DAE SA SARDIGNA!.

30nova

Manifesto in formato stampa: A Foras – Dalla parte di chi lotta

ASSOLTI PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE

Oggi 25 novembre si è svolta l’udienza del processo per la violazione del foglio di via ai danni di 11 compagni/e.

Continua a leggere

Baunei – Quando la legge è provocazione la resistenza è giusta

I giornali di oggi riportano la notizia di un anziano allevatore di Baunei che ieri quando si è trovato di fronte i militari della forestale, che armati di fucile volevano abbattere i suoi maiali, non si è arreso ha impugnato anch’egli il suo fucile e ha sparato dei colpi in aria, dopodiché ha fatto perdere le sue tracce nei boschi del supramonte.

Sembra una storia del secolo scorso, ma non è così. Le provocazioni di leggi assurde difese con le armi dagli uomini in divisa dello Stato sono più attuali che mai.

A parte l’ovvia empatia con quest’uomo per la sua determinata ed efficace resistenza (i forestali si sono ben guardati dal procedere con gli abbattimenti) ci sembra molto importante rilevare come sia continua e capillare l’omologazione violenta che lo Stato italiano vuole imporre sui territori. Ieri era l’allevamento brado ma se ci guardiamo intorno è pieno di casi similari a questo, basti pensare all’accanimento con i venditori definiti abusivi, italiani o stranieri che sia, o con i parcheggiatori.

Ci schieriamo ovviamente dalla parte di chi si auto-organizza per fare ciò che gli serve, di chi sa scegliere nel rispetto degli altri cosa sia giusto fare anche se non fa rima con legale, di chi messo alle strette non cede e sceglie di resistere.

Qui la notizia sull’Unione: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/ogliastra/2019/11/22/baunei-allevatore-spara-in-aria-durante-l-abbattimento-dei-suini-136-955793.html

Un trucco in cui non cadiamo

Tratto da Rompere le righe

Un trucco in cui non cadiamo

Qualche mese fa il Parlamento italiano ha dato lo stop all’esportazione di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti rispetto alla vendita di bombe costruite a Domusnovas in Sardegna dall’azienda tedesca Rwm. Tale scelta, dovuta alla guerra contro lo Yemen, vale solo per gli armamenti “pesanti” e non per le armi “leggere”.

Ora per i lavoratori sardi si prospettano 1600 posti di lavoro a rischio (di questo argomento, e della presa di posizione degli operai in merito alla produzione bellica, abbiamo già parlato su questo blog Lettera dei lavoratori RWM, qualcuno ha ancora voglia di chiamarli vittime?.)

Vogliamo soffermarci sulla posizione ipocrita dell’Italia in campo internazionale. Continua a leggere