L’EUROPA FA A PEZZETTI LA BOSSI-FINI??

DI MARCO PALOMBI DA IL FATTO QUOTIDIANO

È Natale anche per i clandestini (e pure per i Tribunali). Santa Klaus gli porta in dono la direttiva europea 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, meglio nota come “direttiva rimpatri”, il cui termine per l’applicazione nei paesi membri scade proprio il 24 dicembre e finirà per cancellare un bel pezzo della Bossi-Fini. Detta in maniera spicciola si tratta di un complesso di norme che regolano “il rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare” e che, al momento dell’approvazione, si attirò critiche di ogni genere (l’Onu la bollò addirittura di “razzismo”): una legge dura, insomma, ma rispetto a quella italiana il paradiso dei diritti del migrante…

In questi due anni i singoli stati avrebbero dovuto adeguare le loro leggi a quelle comunitarie, l’Italia però lo ha fatto a modo suo: coi vari pacchetti sicurezza ne hanno preso solo le parti che potevano peggiorare il trattamento dei   clandestini (vedi il prolungamento da due a sei mesi del trattenimento nei Cie). Adesso, però, non ci sono più deroghe: la direttiva europea sarà pienamente operativa a Natale e, dunque, vincolante anche per noi visto l’articolo 117 della Costituzione. Procure e Tribunali dovranno applicarla o, se non se la sentono, ricorrere alla Consulta o alla Corte di Giustizia Ue ed è prevedibile che quest’ultima, per lunga giurisprudenza, faccia strame della legge italiana. E qui viene il bello. “Il sistema di rimpatrio delineato dalla normativa europea è incompatibile col nostro”, spiega l’avvocato torinese Guido Savio, uno dei membri dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. La direttiva Ue, in buona sostanza, finirà per disapplicare, come si dice tecnicamente, parti sostanziose del Testo Unico italiano sull’immigrazione. Vediamo perché. Per la Bossi-Fini il clandestino va espulso subito, preso di peso e rimandato a casa. Se questo non è possibile perchè non si sa da dove viene o non c’è un accordo col suo paese, lo si parcheggia nel Cie fino a soluzione del problema. Questo sulla carta: i posti nei Centri sono pochi, i soldi per i rimpatri coatti ancora meno e magari il tizio non verrà mai identificato. Risultato: solo un terzo delle espulsioni “cartacee”, dice la Caritas, sono reali. “La direttiva invece, spiega ancora Savio, prevede l’allontamento forzato solo in casi estremi e punta tutto sul rimpatrio volontario con una sorta di meccanismo premiale: caro migrante, se te ne vai da solo potrai tornare regolarmente, altrimenti scatta il divieto di ingresso per cinque anni (in Italia sono 10, ndr). Di più, il trattenimento nei Cie per la Ue è l’estrema ratio, per l’Italia la regola”. Ma è un altro, implicito, l’effetto di maggior peso.

LA DIRETTIVA  è incompatibile col trattamento “penale” della clandestinità scelto dal governo Berlusconi, in particolare coi famigerati commi ter e quater dell’articolo 14 della legge sull’immigazione, che ingolfano i tribunali e ne svuotano le casse essendo inutilmente responsabili di almeno la metà dei processi per direttissima. In quelle righe si prevede quanto segue: lo straniero che non rispetta l’ordine del questore di andarsene entro cinque giorni si becca da uno a quattro anni di galera e, se insiste dopo il secondo ordine, da uno a cinque anni. Ancora Savio: “In questo modo si può privare il clandestino della libertà praticamente all’infinito: ti arresto e ti metto in un Cie; non riesco ad espellerti allora ti ordino di andartene; non lo fai, ti arresto e ti do quattro anni; tu resti ancora e te ne do cinque; quando esci si ricomincia dal Cie”. La direttiva Ue, invece, “stabilisce che il clandestino può essere trattenuto per un massimo di 18 mesi». Lo sanno tutti che questa è una bomba atomica. Lo sa pure il governo, che infatti ha provato riparare a modo suo. Siccome la direttiva consente agli Stati di fare un’eccezione per quegli “stranieri sottoposti a rimpatrio come sanzione penale”, a palazzo Chigi si sono inventati il trucchetto del reato di clandestinità. Pena: o 10 mila euro di ammenda o l’espulsione. “È una truffa che la Ue non accetterà mai” insiste Savio, perché così la norma comunitaria in Italia non avrebbe corso, visto che tutti i clandestini commettono il reato di essere quello che sono: questo, hanno spiegato autorevoli studiosi, violerebbe il principio “dell’effetto utile” (sancito dalla Corte di giustizia) perché vanifica gli intenti stessi della norma comunitaria. Risultato: nuove procedure di infrazione e nuove multe. Ecco perché questo 24 dicembre è Natale per i clandestini (e pure per i Tribunali)…

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