LAMPEDUSA in 760 su un peschereccio

Terzo morto nel naufragio di Pantelleria

Provenienti dalla Libia, erano stipati in una vecchia motopesca di 25 metri. Circa 400 erano all’esterno, tutti gli altri sistemati nelle stive. Nuovi arrivi anche nella notte sull’isola, approdati 50 immigrati. Saranno rimpatriati. Si aggrava il bilancio della sciagura del 13 aprile

Tregua finita, in 760 su un peschereccio    Terzo morto nel naufragio di Pantelleria Il peschereccio con a bordo 760 migranti partiti dalla Libia


LAMPEDUSA (AGRIGENTO)
– Sbarco record a Lampedusa. Sono 760 gli immigrati giunti a Lampedusa su un peschereccio stipato fino all’estremo, soccorso in mezzo al Canale di Sicilia dalle motovedette della Guardia Costiera. Tra di loro numerose donne, molte delle quali in gravidanza, e bambini. In 400 hanno viaggiato in coperta, tutti gli altri sistemati nelle stive di un vecchio motopesca in ferro lungo corca 20 metri. Hanno detto di essere partiti all’alba di lunedì dalle coste libiche e di avere pagato una cifra compresa fra i 700 e i mille dinari. Hanno spiegato che dovevano essere in mille ma in 250 sarebbero rimasti a Tripoli perchè sul barcone non c’era più posto.

FOTO Dalla Libia per mille dinari         Stipati fino all’estremo

In nottata lasceranno l’isola. Gli extracomunitari provengono da numerosi paesi dell’Africa subsahariana – Ghana, Nigeria, Sudan, Ciad, Congo – ma anche da Egitto e Algeria; tra di loro anche cittadini del Bangladesh e del Pakistan e anche due libici. Tutti sarebbero nelle condizioni di presentare domanda d’asilo. In nottata, secondo quanto ha comunicato il questore di Agrigento Girolamo Di Fazio, dovrebbero imbarcarsi sulla nave Flaminia per essere trasferiti verso i centri di Mineo e Crotone.

Una neonata nasce sull’isola. Una bimba è venuta alla luce al Poliambulatorio di Lampedusa poco dopo l’arrivo di sua madre sull’imbarcazione. La mamma aveva iniziato il travaglio quando era a bordo del peschereccio. Una volta al porto è stata immediatamente soccorsa ed è stata assistita al parto dall’equipe guidata dal responsabile medico del Poliambulatorio, Pietro Bartolo.

L’imbarcazione era stata avvistata questa mattina alle 7,50 da un elicottero della Marina militare impegnato nel controllo dei flussi migratori. Il peschereccio si trovava a circa 40 miglia a sud est di Lampedusa, ma stava seguendo una rotta che lo avrebbe condotto sulle coste siciliane, all’altezza di Licata. Non sarebbe arrivato prima di domani mattina e, probabilmente – sottolineano alle Capitanerie di porto – non sarebbe arrivato affatto, viste le sue precarie condizioni e il fatto che il mare è in repentino peggioramento.

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Nuovi sbarchi. Dopo quattro giorni di tregua, dovuti proprio al mare mosso, sono ripresi dalla notte gli sbarchi di migranti verso l’isola. Gli ultimi ad arrivare la scorsa notte, erano stati 50 extracomunitari, tra cui due donne e due minori, che hanno detto di essere tunisini, su un barcone soccorso da una motovedetta della guardia di finanza a 12 miglia dalla costa.

Gli immigrati sono stati accompagnati nel centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola dove si trovano ancora 24 minori che dovrebbero essere trasferiti nelle prossime ore verso altri centri italiani. Per i tunisini dovrebbe invece scattare il rimpatrio, in base all’accordo bilaterale stipulato il 5 aprile scorso. L’ultimo sbarco a Lampedusa risaliva a venerdì scorso: un barcone con 221 profughi partiti dalla Libia.

Pantelleria.
  Sempre in mattinata otto migranti, probabilmente tunisini, sono stati salvati poco fa dalla Guardia costiera a Pantelleria. Gli otto si trovavano a bordo di un gommone alla deriva, circa 14 miglia al largo dell’isola: sono stati soccorsi da una motovedetta delle Capitanerie di porto, che li ha presi a bordo e li sta ora trasportando sull’isola.

Il naufragio del 13 aprile. Si aggrava, intanto, il bilancio del naufragio del 13 aprile a Pantelleria. Poco lontano dal luogo dell’incidente è stato recuperato il cadavere di un uomo, la terza vittima del tragico sbarco di 191 migranti conclusosi sugli scogli di località Arenella mercoledì scorso (video. A trovare il corpo un sub professionista nell’ambito delle indagini che i carabinieri stanno svolgendo nella zona. Il cadavere è stato trasportato in porto con un gommone dell’Arma e trasferito nella camera mortuaria.

I funerali. Questa mattina sull’isola sono state celebrate le esequie delle due donne congolesi annegate durante il tragico sbarco. Alla cerimonia, oltre al sindaco Alberto Di Marzo erano presenti, tra gli altri, il prefetto di Trapani Marilisa Magno e il questore Carmine Esposito. Il rito funebre è stato officiato dal vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, nella tensostruttura di via Salibi, poiché la nuova chiesa – da cinque anni in costruzione – non è stata ancora ultimata.

Le due bare, quella di Leonie, 38 anni, madre di cinque figli, e quella di Cinie, 28 anni, sono state sistemate al centro dell’altare. Dietro alla bara di Leonie il marito Camille Fuamba, 41 anni,  con i suoi cinque figli, Kerene di 15 anni, Aicha di 17, Viani di 9, Raiss di 7 e il più piccolo Ernest di 5 anni. Accanto a loro i profughi di lingua francese. A sinistra, dietro la bara di Cinie, c’era George, il fidanzato di 32 anni e tutti i profughi di lingua inglese. Al termine della cerimonia cinque profughi hanno intonato un canto nella loro lingua in onore delle due defunte. Le salme sono state poi trasportate nel cimitero dell’Arenella, che sorge proprio davanti al luogo dove è avvenuta la tragedia.

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