Torino. Furia d’Agosto al CIE

Noi da qua non scendiamo. Laltra sera la polizia ci ha sparato i
lacrimogeni. È una torrida domenica di agosto, ancora più torrida per i
reclusi del CIE di corso Brunelleschi che nella notte sono saliti sul
tetto delle aree bianca e blu. Chi parla è un immigrato appollaiato lassù,
che spera che i microfoni di radio Blackout possano rompere il muro di
silenzio e indifferenza che stringe le maglie delle gabbie che rinchiudono
le vite dei senza carte.

Tutto comincia venerdì 19 agosto. Nella notte scoppia una rivolta che
investe diverse aree del CIE: vanno a fuoco materassi e suppellettili, un
ragazzo si taglia, un altro cerca di impiccarsi. I poliziotti rifiutano di
far arrivare le ambulanze e assediano le gabbie. Poi entrano nelle aree
ribelli colpendo con i manganelli e gli spray urticanti. Impiegano anche i
cani . Alcuni ragazzi vengono feriti. Poi cala una calma tesa, tra le
minacce degli uomini in divisa e la rabbia dei prigionieri.

La mattina dopo la protesta riprende: sciopero della fame e battiture.
Nella notte molti decidono di salire sui tetti.
Alcuni antirazzisti fanno un piccolo presidio solidale in serata. Un
secondo presidio notturno viene disperso dalla polizia, tra le proteste e
le urla degli immigrati sul tetto. Due donne vengono fermate, trattenute a
lungo in questura e rilasciate con un bel pacchetto di denunce.
Il solito gruppetto di residenti incarogniti urla contro chi è abbastanza
umano da non tollerare che nella loro città vi sia una galera per chi è
nato povero.

Domenica 21 nuovo presidio solidale al CIE. Un compagno si guadagna subito
un soggiorno di tre ore al commissariato di corso Tirreno per aver provato
senza successo a lanciare bottigliette dacqua agli immigrati sul tetto
della sezione blu, quella più vicina alla strada. Dal tetto arriva un
messaggio in una bottiglia di plastica: aiuto e libertà.
Alcuni residenti si avvicinano e comincia un dialogo meno incarognito del
solito.
Il quotidiano La Stampa racconta unaltra storia. Per il quotidiano
torinese si sarebbe trattato di un fallito tentativo di fuga di messa,
seguito da una rivolta con danneggiamenti della mensa dellarea bianca.
Linnesco di questo fuoco dagosto sarebbero state le palline infarcite di
messaggi lanciate dagli antirazzisti. Stessa musica nellarticolo del 21
agosto.
Se bastassero gli incitamenti a innescare le rivolte, oggi dei CIE
resterebbe ben poco.
Le rivolte, le fughe sono normali in un mondo di gabbie e filo spinato.
Chi si oppone alle frontiere da sostegno ai ribelli e cerca di spezzare il
silenzio e le bugie su questi moderni lager della democrazia.
Info: http://senzafrontiere.noblogs.org/

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Una risposta a “Torino. Furia d’Agosto al CIE

  1. Leggo che la popolazione ha risposto con applausi all’azione sanatrice della polizia. Bhe, non mi stupisce. Secondo me se avessero edificato dei forni crematori all’interno del cie, avrebbero ricevuto molti più applausi dalla “popolazione” residente

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