Lampedusa – Migranti distruggono il Cie [aggiornamenti]

Sulle ceneri del Cie di Lampedusa

rainews24 – 21 settembre ore 14:

Alcuni migranti si sono impossessati di tre bombole di gas all’interno del vicino ristorante “Delfino blu” minacciando di farle esplodere. A questo punto le forze dell’ordine, in assetto anti sommossa, hanno caricato i manifestanti. Dalle immagini trasmesse da Sky si vedono gli immigrati, presi a manganellate dagli agenti, cadere da circa 3 metri di altezza. Una decina i feriti.

Gli scontri hanno coinvolto anche alcuni abitanti dell’isola, che hanno dato vita a una fitta sassaiola nei confronti degli immigrati, che hanno risposto lanciando a loro volta pietre e suppellettili. Un clima di “caccia all’uomo”  sta coinvolgendo anche gli abitanti.

Altri scontri tra tunisini e forze dell’ordine sono avvenuti anche all’interno del Centro di prima accoglienza dove si trovano ancora un centinaio di immigrati. Gli extracomunitari avrebbero lanciato sassi e altro materiale contro gli agenti che presidiano la struttura.
Nel poliambulatorio dell’isola stanno intanto affluendo i primi feriti, appartenenti alle forze dell’ordine. Il responsabile sanitario, Pietro Bartolo, ha chiesto l’invio di
altre ambulanze dal centro di accoglienza.


da Macerie

Lampedusa brucia, ancora. Ogni sincero nemico delle frontiere e delle espulsioni freme di gioia per questo ennesimo incendio alimentato della rabbia e della voglia di libertà, e allo stesso tempo trema di rabbia  e di sgomento per le vergognose parole del sindaco De Rubeis (”Questo è uno scenario di guerra. C’è una popolazione che non sopporta più, vuole scendere in piazza con i manganelli e difendersi da sola”). Parole che suonano come una vera e propria istigazione alla guerra civile. Parole che, lo sappiamo tutti molto bene, possono essere prese molto sul serio. A questo punto, ogni sincero nemico delle frontiere e delle espulsioni non può limitarsi a contemplare quella che potremmo definire la “rabbia degli altri”, di qualunque segno essa sia. Occore avere pronte idee e proposte semplici e all’altezza della gravità della situazione, e soprattutto delle sue potenzialità. “All’altezza della situazione” significa semplicemente questo: chiunque, in un’ipotetica assemblea, si facesse avanti ora con un discorso genericamente antirazzista, pieno di tutte le banalità del caso (siamo stati emigranti anche noi, dobbiamo accoglierli, e via sbrodolando) e proponesse, per dirne una, un volantinaggio davanti al municipio, ebbene costui correrebbe il rischio concreto di essere preso a sberle, sberle forse ben meritate. Ma se invece l’idea fosse “il problema è l’esistenza del Cie” e la proposta fosse “distruggiamo quel che ne resta e impediamone la ricostruzione”, ci potrebbe essere qualche concreta possibilità che diversi lampedusani arrabbiati, arrabbiati indistintamente col Governo e con gli immigrati, decidano di mettere da parte i manganelli di De Rubeis, e di impugnare tronchesine, piedi di porco, mazze, picconi e tutto quel che serve per terminare una volta per tutte l’opera di demolizione cominciata dai rivoltosi.

(Si susseguono, una dopo l’altra, le agenzie di stampa sulla sommossa di Lampedusa. Le notizie sono ancora frammentate e un po’ confuse. Questo pomeriggio i reclusi hanno dato vita ad una grossa protesta dando fuoco al Centro che ora sta bruciando, un incendio che non può non riportare alla mente quello del febbraio 2009. Buona parte dei migranti sono scappati e si sono diretti verso la piazza centrale del paese per continuare la protesta. L’incendio non è ancora stato spento, ma si parla di due terzi del Centro inagibile e sembra che a causa della grossa nube di fumo sia stato chiuso l’aeroporto dell’isola.)

macerie @ Settembre 20, 2011

fonte: corriere della sera

L’esasperazione degli isolani si mischia alla rabbia degli extracomunitari nel Cie di Contrada Imbriacola a Lampedusa. Un incendio di vaste proporzioni è scoppiato in pomeriggio nel centro accoglienza che al momento ospita circa 1300 immigrati. Di questi 1200 tunisini che nei giorni scorsi hanno protestato contro i rimpatri e circa 800 sono riusciti a scappare. E in 400 sono stati rintracciati dai carabinieri vicino al molo Favaloro, gli altri sono attualmente ricercati su tutta l’isola. Decine gli intossicati tra extracomunitari e personale del centro. Grande apprensione tra la popolazione. E il Viminale annuncia: «I rimpatri continueranno come deciso».

L’INCENDIO- La zona è stata presidiata dalle forze dell’ordine e dai vigili del fuoco, che hanno domato le fiamme. L’incendio, appiccato in diversi punti, ha distrutto due dei tre edifici che costituiscono il complesso e ha causato una densa nube di fumo nero sospinta dal vento verso il centro abitato. Non è la prima volta che il centro di accoglienza viene dato alle fiamme. Un episodio analogo, con danni consistenti alla struttura, si era registrato nel febbraio del 2009.

L’ALLARME- Il sindaco dell’isola, Bernardino de Rubeis, lancia l’allarme: «Il centro è interamente devastato, è tutto bruciato, non esiste più e non può più ospitare un solo immigrato. Lampedusa non ha più un posto. È l’ora che il governo intervenga dopo tanto immobilismo. Avevano avvertito tutti su quello che poteva succedere ed è accaduto». E non finisce qui: « Il fumo è arrivato al centro abitato, la gente sta male. Adesso tocca al governo: faccia venire subito le forze dell’ordine, porti qui le navi militari affinchè sgomberino in 24 ore l’isola, perchè questo è uno scenario di guerra. C’è una popolazione che non sopporta più, vuole scendere in piazza con i manganelli, perchè vuole difendersi da sola, in quanto chi doveva tutelarla non l’ha fatto». E in effetti tra i residenti c’è qualcuno che chiede «le armi». Già perché «La paura è tanta. Abbiamo paura. Qualcuno faccia qualcosa. Non possono abbandonarci così».

L’OPPOSIZIONE- E intanto, da Roma, l’opposizione attacca l’operato del governo a Lampedusa. «Sono una stronza», dice Livia Turco, responsabile dell’immigrazione. Le fa eco Emanuele Fiano che aggiunge: «Di fronte a fatti di tale gravità, appare evidente l’insufficienza nelle azioni di controllo e di prevenzione da parte del Governo nell’utilizzo del Cie di Lampedusa, come di molti altri centri, e sono uno stronzo»

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