Proteste, battiture e scioperi a Massama, ex 41 bis chiedono l’avvicinamento a casa

Dall’Unione Sarda:

Protesta nella casa circondariale di Massama. Mafiosi e camorristi che hanno terminato il carcere duro, chiedono di essere riavvicinati a casa.

massama

Anche a notevole distanza si potevano sentire le urla e il rimbombo di oggetti metallici battuti contro le sbarre alle finestre. E’ la forma di protesta scelta dai detenuti del carcere di Massama. Sono stati un centinaio quelli che hanno contestato in maniera così rumorosa l’amministrazione penitenziaria. A motivare l’iniziativa, secondo quanto riportato dal sito internet del quotidiano La Stampa, che ha pubblicato il video, sarebbe il tentativo da parte dei detenuti, di dare forza alla richiesta di essere avvicinati a casa. Mafiosi e camorristi, sottoposti a regime di Alta sorveglianza, sono arrivati a Oristano divisi in più scaglioni, nei mesi scorsi, alimentando più di una polemica. Nulla però che abbia impedito al ministero della Giustizia di proseguire nel suo piano di distribuzione degli ex 41 bis nelle carceri sarde. Ora sembrano essere proprio i detenuti a non aver gradito la sistemazione. Non tanto per la qualità del carcere oristanese, di recente inaugurazione, quanto per la lontananza dalle famiglie. Molti hanno appena terminato il regime del carcere duro e chiedono di poter scontare la pena nelle regioni di origine. Sul tavolo del giudice di sorveglianza ci sono già numerose richieste di trasferimento. Alcuni detenuti avrebbero anche rifiutato il cibo della mensa per dare più risalto alla protesta che si sarebbe ripetuta più volte nei giorni scorsi. La situazione è sotto controllo, ma l’episodio potrebbe rafforzare la richiesta del sindacato di polizia di potenziare l’organico degli agenti, ritenuto inadeguato.

Questo il link del video della protesta dal sito de La Stampa:

http://lastampa.it/2014/02/20/multimedia/italia/carcere-oristano-mafiosi-detenuti-in-sciopero-QkHYWGWlmJLObaUnIOp4MI/pagina.html

Questo l’articolo de La Stampa:

Il silenzio della campagna di Massama è rotto dalle urla. Voci incomprensibili e rumori fortissimi che arrivano dalle celle del supercarcere: nella sezione alta sicurezza la rivolta è in corso già da parecchi giorni. Quasi duecento detenuti esiliati da mesi in Sardegna, tutti mafiosi e camorristi, fanno lo sciopero della fame e all’ora del tramonto organizzano questa rumorosissima protesta. Sbattono pentolini e altri oggetti in ferro contro le grate delle finestre e sulle sbarre che si affacciano su una distesa sterminata di campi e pochissime abitazioni intorno. Hanno già scritto al magistrato di sorveglianza ma nessun altro, a parte gli abitanti di questo paesino, si è reso conto della protesta che sta agitando il penitenziario di Oristano.

 

Per raccontare e riprendere quello che accade tra le celle e i corridoi della piccola Alcatraz sarda bisogna attraversare le strade infangate e i campi di carciofi della zona di Pedriaxiu, alle spalle della chiesetta delle Vergine Assunta, lungo la strada Provinciale che da Oristano porta a Siamaggiore. Le prime urla si sentono qualche minuto dopo le 19, quando gli agenti della Polizia penitenziaria fanno il cambio del turno. Il baccano va avanti a lungo e si ripete anche durante la notte. Qualcuno dà il via e gli altri rispondono quasi subito. Tra una cella e l’altra si crea una sorta di dialogo: qualcuno fischia, qualcun altro lancia grida disperate. Il tono sale velocemente e per oltre mezz’ora il baccano attira l’attenzione della gente. «Da quando c’è questo carcere noi non viviamo più tranquilli – racconta un contadino – La presenza dei mafiosi, ma soprattutto quella dei loro parenti che vengono qui per i colloqui, ci spaventa non poco. Qui non è mai successo niente di grave, ora non vogliamo che venga messa a rischio la sicurezza della nostra comunità».

 

Di mafiosi e camorristi, nel penitenziario di Oristano (la provincia che anche quest’anno ha ottenuto il riconoscimento della più sicura d’Italia) ce ne sono oramai centosessanta. Molti sono condannati all’ergastolo, quasi tutti hanno appena finito di scontare il periodo di carcere duro del 41bis. Quattro delle sei sezioni della gigantesca struttura (inaugurata poco più di un anno fa e costata circa 40 milioni di euro) sono dedicate all’alta sicurezza e proprio in questi corridoi è iniziata la rivolta. «Non è uno sciopero della fame, semmai lo sciopero del vitto – fanno sapere dal carcere – Rifiutano il cibo della mensa, mangiano esclusivamente i prodotti che possono cucinare con i loro fornelli dentro la cella».

 

Le ragioni della protesta sono diversi. Il trasferimento in Sardegna è il motivo che accomuna tutti: «Questo è un esilio inaccettabile – dice la moglie di un palermitano arrivata in Sardegna per un colloquio di poche ore – Ai detenuti viene negato il diritto di incontrare i propri parenti. Noi non possiamo venire in Sardegna frequentemente: i collegamenti sono molto complicati e anche piuttosto costosi. Al massimo, possiamo prendere l’aereo una volta al mese».

 

Poi c’è anche la questione della corrispondenza, ma da qualche giorno il personale ha consegnato tutti i pacchi arrivati da Campania e Sicilia che erano rimasti fermi a lungo nel deposito. «Per controllarli tutti accuratamente ci vuole un po’ di tempo – precisano dalla direzione – Sulla sicurezza non possiamo commettere leggerezze e dopo le ultime evasioni l’attenzione è salita ulteriormente».

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