Contributi sul blocco delle esercitazioni del 5 Dicembre

Oggi davanti al poligono di Teulada abbiamo visto un gruppo di persone determinato e cosciente delle sue potenzialità; che ha cercato di gettare più sabbia possibile negli ingranaggi della macchina della guerra. Per ore sono state impegnate le forze dell’ordine, portandole ad un livello di stress molto alto, costringendole a rincorrere dei tagliatori di reti e anche a cercare delle attiviste infiltrate nella base.

Ma cosa più importante, è stato raggiunto l’obbiettivo che ci si era dato: bloccare per l’intera mattinata l’esercitazione della Brigata Ariete, che senza questo disturbo avrebbe tranquillamente sparato con i suoi enormi carri armati.

Un gruppo determinato si ma non molto numeroso, circa una cinquantina di persone, dimostrando che non serve una massa per impedire una cosa molto grande come un’esercitazione e dimostrando inoltre che ognuno di noi ha più potenziale di quanto crede. Un gruppo di persone armato di tronchesine ha provocato questo rallentamento dell’esercitazione portando agli occhi di tutti che bloccare, o solamente ostacolare, la macchina della guerra che si addestra nell’isola per portare morte altrove non solo è divertente, ma è anche facile!
 La speranza è che dopo il 5 dicembre sempre più persone si armino di tronchesine e determinazione, rendendo la vita dei militari non difficile, ma impossibile !

E nel caso questa data non fosse stata sufficiente a far passare tale messaggio bè siamo pronti a farne delle altre!

Uno che c’era

OGGI A TEULADA

Nei manifesti del corteo di oggi c’era scritto chiaramente: “tagliamo le reti, fermiamo le esercitazioni”. Detto fatto, stavolta possiamo dirlo.

L’appuntamento era alle dieci di fronte delle reti del poligono militare di Teulada. Pioggia, vento e alcune voci (false) circolate nella serata di ieri, secondo le quali stamattina non ci sarebbero state esercitazioni, hanno probabilmente trattenuto a letto qualcuno. Nonostante questo, in un centinaio siamo riusciti a concentrarci fuori dai cancelli e, con megafoni e striscioni in testa, il corteo è partito puntuale, seguito e controllato dagli immancabili digossini, poliziotti e carabinieri, che oggi non sapevano bene cosa stessero andando a fare. Man mano che ci avviciniamo alla base, i rumori dei bombardamenti si sono fatti sempre più nitidi e assordanti.

Ciò che ci interessava oggi era dimostrare che le reti delle basi non sono limiti invalicabili, come recitano i cartelli che le delimitano, e infatti subito siamo passati all’azione. Dopo alcuni interventi al megafono, a gruppi abbiamo iniziato a correre lungo il perimetro, superando il primo gruppo di agenti della DIGOS che, in paranoia, hanno iniziato ad inseguirci, lasciando libero di muoversi il resto del corteo. Così sono spuntate le nostre amiche tronchesine, per magia si è aperto un buco nella rete e alcune ragazze sono entrate dentro, inosservate e indisturbate.

La polizia non capisce più nulla: alcuni carabinieri entrano dentro per far uscire chi ha sconfinato, ma non trovano che cespugli ed erbacce; i dirigenti di piazza chiamano rinforzi e contro rinforzi, che arrivano, goffamente, lenti e tutti sporchi di fango. Ogni volta che il corteo si ferma, qualcuno scappa più veloce degli altri, per cercare di creare nuovi varchi nelle reti. Si creano così alcuni momenti di tensione, nei quali la polizia prova a fare la voce grossa quando ad un ragazzo fermato viene trovata addosso una tronchesina e, subito dopo, un’altra identica in terra. Nessuno si spaventa, e i soldatini vengono messi in riga non solo dai più giovani e scalmanati, ma anche da alcuni signori e signore che non gradivano nessuna prepotenza da parte loro. Nel frattempo, arrivata la notizia che qualcuno fosse riuscito ad entrare e con l’intero perimetro circondato dai manifestanti, nessun esplosione si è più sentita: le esercitazioni – almeno per il momento – erano finite.

Uno dei presenti

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