Blitz di Libe.r.u. a Santo Stefano

Dalla Nuova Sardegna:

LA MADDALENA. Una clamorosa azione di protesta per gli attivisti di Libe.r.u, partito indipendentista, che stamattina hanno raggiunto l’isola bunker di Santo Stefano, nell’arcipelago de La Maddalena. «Custa terra è sa nostra- questa terra è la nostra», era scritto sullo striscione esposto dai 18 militanti arrivati a bordo di tre gommoni per manifestare la loro opposizione all’uso militare dell’isolotto su cui la Difesa intende realizzare un molo per l’attracco della nave Cavour, portaerei ammiraglia della flotta militare italiana. «Abbiamo voluto rivendicare il diritto dei sardi di decidere sul destino della Sardegna», ha precisato Pier Franco Devias, leader di Libe.r.u., che ha anche aver ribadito la sua contrarietà ad un’economia militare «che non crea sviluppo ma assistenzialismo».

«Noi siamo per lo smantellamento di tutte le strutture militari che devono essere bonificate e restituite ai territori», ha rimarcato Devias per poi criticare il presidente della Regione: «La contrarietà di Pigliaru alle servitù militari è solo a parole. Nei fatti sapeva del progetto da più di un anno e non ha detto nulla».

L’arcipelago de La Maddalena ha un passato fortemente segnato dalla presenza militare, che ancora non riesce a lasciarsi alle spalle. A seguito di una serie di mai ratificati accordi internazionali, lo splendido arcipelago maddalenino ha ospitato una base militare Usa, punto di appoggio per i sommergibili nucleari a stelle e strisce nel Mediterraneo. Nel 2008 gli americani però sono tornati a casa, lasciando in affanno l’economia locale oltre a una pesante eredità di strutture da bonificare. Dopo una serie di occasioni sfumate – legate all’ancora bruciante vicenda del mancato G8 del 2009 – il governo ha deciso di realizzare a Santo Stefano, nel mezzo di un’area protetta internazionale, un nuovo molo per l’attracco delle portaerei. L’isolotto è lo stesso che ospita il bunker segreto di Guardia del Moro.

Qui sono state stipate tonnellate di armi sequestrate ai trafficanti che da qui sono partite verso diversi teatri di guerra. In alcuni casi kalashnikov, missili e munizioni hanno lasciato il deposito a bordo di traghetti di linea. Trasporti su cui, nel 2011, la procura di Tempio Pausania aveva aperto un’inchiesta finita su un binario morto a causa del segreto di Stato.

Santo Stefano è inoltre oggetto di contesa tra Stato e Regione: nel 2014 il governatore ha impugnato il decreto con il quale è stata reimposta la servitù su Guardia del Moro. Stando alle norme, entro 90 giorni sarebbe dovuto essere convocato a palazzo Chigi ma ciò non è ancora avvenuto.

 

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