Campeggio antimilitarista, RACCOLTA SCRITTI

AGGIORNATO
QUESTO BLOG COME AL SOLITO E’ LIETO DI RACCOGLIERE   RACCONTI, PROMEMORIA, TESTAMENTI, MEMORIALI, CORI E BARZELLETTE SUL CAMPEGGIO ANTIMILITARISTA, QUI SOTTO IL NOSTRO. SCATENATEVI. (per mandarceli scrivete a nobordersard2016@gmail.com)

Dal 6 al 10 ottobre si è tenuto a San Sperate il secondo campeggio della Rete No Basi Né Qui Né Altrove. Da due anni a questa parte la Rete No Basi si propone di condividere una pratica collettiva che mira all’azione diretta contro la macchina bellica, la guerra e il militarismo. Il campeggio voleva tutto questo, oltre che creare un clima ostile intorno all’aeroporto militare di Decimomannu e inaugurare la grande stagione delle esercitazioni militari in Sardegna.

Durante i giorni del campeggio siamo stati osservati, circondati, pedinati, fermati, perquisiti e bloccati dalle fedeli forze dell’ordine che hanno dato come al solito segni di rara intelligenza, come quando hanno denunciato una compagna per detenzione di arma impropria, scambiando un tubo dell’aspirapolvere trovato nel cofano della macchina per un oggetto atto ad offendere, chissà che cosa cosa avrebbe pensato un regista porno…


Ci siamo comunque incontrati, abbiamo occupato un parco bellissimo di un paese ospitale, abbiamo discusso con tanti antimilitaristi venuti dal continente per solidarizzare e condividere la nostra e la loro lotta, abbiamo sperimentato nuove pratiche, abbiamo scoperto che nella tranquilla San Sperate ci sono persone solidali, al punto di avvertiti se c’è uno sbirro dietro l’angolo ad aspettarti; nel giardino megalitico di San Sperate abbiamo condiviso una giornata con vari artisti e produttori locali, e dei fantastici bambini hanno dipinto un muro a tematica antimilitarista, anche se ci siamo un pò scossi quando abbiamo letto sul loro murales “POBA NATO”, ma solo per il linguaggio sessista!

Ci siamo misurati con un pesante e prevedibile apparato di controllo, tant’è che durante la manifestazione del 10 ottobre a Decimomannu sembrava effettivamente di stare dentro uno zoo, osservati da uno strano pubblico in tenuta antisommossa, molto nervoso e preoccupato, perché in fondo qualcuno dalla gabbia può sempre scappare…e se ci credono loro, figuriamoci noi!
Siamo avanzati lungo il percorso del corteo, ripresi e fotografati ininterrottamente dall’alto, dal basso e dai lati. Siamo arrivati alle reti dell’aeroporto militare e fino a quando siamo rimasti, le esercitazioni si sono fermate.
Questo conferma ancora una volta che davanti a quelle reti chiunque dovrebbe andarci, sempre e in qualsiasi circostanza. Sicuramente sarebbe stato meglio essere di più, anche per lasciare spazio all’immaginazione individuale ma ancora è possibile stare di fronte ad un aeroporto militare e non vedere i caccia volare, questa occasione non andrebbe sprecata.

Sappiamo perfettamente che la stagione è lunga ed è appena iniziata con una vera sconfitta, perché concedere gli indennizzi ai pescatori di Capo Frasca significa che i militari non hanno intenzione di liberare quella fetta di mare e quel territorio, e i sardi continuano ad accontentarsi dell’elemosina al posto di riprendersi la vita.

Ma non c’è tempo per spaventarsi o scoraggiarsi, loro non perdono neanche un minuto perché le attività militari fruttano una marea di soldi oltre che una valanga di morti.
Proprio in novembre nel poligono di Capo Frasca, mentre i pescatori hanno rinunciato al loro lavoro, il 6° stormo si addestrerà anche con le bombe Mk, quelle prodotte con la manodopera di Domusnovas nella fabbrica tedesca RWM, quelle che stanno uccidendo milioni di persone nello Yemen. A quanto pare solo la produzione legata alla guerra sembra l’unica attività sostenuta e interessante nel nostro Paese e nasce spontaneo pensare che il lavoro di alcuni, ormai, si fonda solo sulla morte di molti altri.

Fortunatamente ci sono ancora persone che sono contrarie a questa logica guerrafondaia e a un’economia fondata su politiche belligeranti, così abbiamo deciso di bloccare ancora una volta le esercitazioni militari il 23 novembre a Capo Frasca.
Inutile dire che è doveroso per chiunque sia contro la guerra partecipare e sostenere questa lotta per affermare il diritto alla vita, anche di quei milioni di bambini che muoiono sotto le “nostre” bombe.
Fermare insieme le attività militari, con lo scopo di chiudere definitivamente le basi militari è fondamentale e non ci stancheremo mai di dire No Basi Né Qui né Altrove.

Una della rete no basi

Da pochi giorni è finito il 2° Campeggio antimilitarista della Rete No Basi, superata la grande stanchezza, i pensieri hanno acquisito lucidità; i confronti con i compagni e le riflessioni forse hanno assunto una forma più equilibrata, per questo proviamo a condividerli.

Non si può dire, crediamo, che il campeggio di quest’anno sia stato emozionante e tantomeno incisivo, le iniziative sono andate a sbattere contro un muro di polizia varia che non ha permesso neanche ai più decisi di riuscire ad ottenere qualche risultato. Ci può stare, a patto che le gravi mancanze organizzative e di fantasia vengano assunte in particolare dagli organizzatori, e in parte minore ma necessaria collettivamente.

Le precauzioni messe in campo dalla questura sono state di altissimo livello, in realtà per chi ha seguito con assiduità le iniziative di questo 2016 questo era immaginabile. Al presidio di fine luglio fuori dalla RWM l’elicottero ronzava sopra la testa dei cinquanta manifestanti, a loro volta controllati da decine di celerini, e seguiva chiunque si allontanasse, specialmente se lo faceva per andare a pisciare. Anche il 27 febbraio la questura volle mostrare i muscoli con un centinaio di celerini a ingabbiare il corteo in tutto il suo percorso. Sembrano passati vent’anni dal 5 dicembre 2014, quando in poco più di cinquanta riuscirono a farsi gioco di digos e celerini, entrando dentro il poligono di Teulada e bloccando l’esercitazione della Brigata Ariete. La questura, probabilmente incalzata dal comando militare ha cambiato modo di “giocare”. Gagliardi dopo le figuracce del novembre scorso non vuole più rischiare, e lo si è visto anche martedì scorso a Marceddì, dove per le proteste dei pescatori, che si presentavano come tutt’altro che pericolosi, ha schierato diverse camionette di celere e decine di digos. Insomma l’aria è cambiata e al campeggio ce ne siamo accorti, in modo definitivo non più equivocabile.

La questura di Cagliari non si è rivelata un mostro tutto muscoli e niente cervello, anzi. Il lavoro preventivo, di ascolto e di indagine è riuscito a colpire con precisione, togliendo ulteriore margine d’azione a chi si stava organizzando. Queste considerazioni non vogliono essere giustificazioni, ma spunti per un tentativo di comprensione più allargato possibile indirizzato verso un superamento delle difficoltà di questo periodo. Tutti gli errori e le mancanze che hanno impedito che la passeggiata notturna e il corteo potessero anche solo immaginare di avere qualche efficacia andranno valutati altrove, con dovizia di particolari.

Prima di approfondire altri aspetti ci preme dire che una delle cose più importanti è che il campeggio si sia fatto. Cioè che si sia riusciti a dare continuità e coerenza al progetto che da due anni stiamo seguendo, che alcuni degli errori visti lo scorso campeggio siano stati superati e ne siano emersi di nuovi, che ci sia stata la voglia di misurarsi con lo stesso strumento ma in un contesto completamente diverso dall’anno scorso (il campeggio dello scorso anno era in centro città a Cagliari, quest’anno nelle campagne di San Sperate), che complessivamente l’esperienza sia stata positiva e che da tante chiacchiere a partire dalle assemblee ma anche da quelle fatte nei turni di guardia, durante le cene, tra una tenda e un’altra o al ritorno dal corteo emergesse la voglia di riprendere in fretta, di analizzare il campeggio e ripartire.

Passando ad altri ragionamenti si può dire che il campeggio ha definitivamente rotto gli indugi con un territorio sensibile ma difficile come quello intorno all’aeroporto di Decimomannu. San Sperate che è sicuramente il paese della zona più disponibile al confronto ha dato buoni feedback, creando le basi per proseguire un intervento. In generale tutto il lavoro di organizzazione, preparazione e pubblicizzazione del campeggio è servito a smuovere di nuovo le acque sui vari temi che il campeggio ha affrontato, ma anche a ritornare presenti nei locali, nei paesi, sui muri, a ritessere fila di rapporti che l’estate e un 2016 non proprio esaltante aveva leggermente allentato.

I confronti pubblici organizzati al campeggio sono stati di ottimo livello, ne sono uscite valutazioni, analisi e prospettive. La partecipazione complessiva è stata buona. Sono state spolverate e riconstestualizzate le fondamenta delle lotte di questi ultimi due anni con diversi slanci per i prossimi mesi. L’apporto di chi è venuto da lontano è stato come al solito importante e molto piacevole, sotto tutti gli aspetti. E’ un vero peccato che siano pochissimi gli appuntamenti ai quali la partecipazione sia così composita da un punto geografico e quindi di esperienze e contributi, un peccato da un punto di vista sia umano, ma anche di lotta, guardandoci indietro non è difficile vedere quanto siano stati decisivi i vari contributi venuti da lontano in questi due anni.

Un aspetto piuttosto interessante che il campeggio ha mostrato riguarda la campagna preventiva fatta di fogli di via che la questura mise su l’anno scorso proprio a partire dal campeggio di Cagliari. Per chi non se lo ricordasse, l’anno scorso a molti dei compagni e delle compagne venuti da lontano venne notificato all’arrivo all’aeroporto di Elmas un foglio di via dalla provincia di Cagliari per tre anni, tutti decisero di violarlo per partecipare al campeggio, successivamente ne arrivarono altri per il corteo contro la Trident Juncture, dopo ancora ne sono stati notificati un pò qua e la in Italia e in Sardegna, ultimo uno all’AForasCamp. La sistematica violazione di queste misure di prevenzione non ha fermato le nostre lotte, ma forse ne ha fermato la diffusione, quest’anno in occasione del campeggio non è stato notificato nessun foglio di via. Non si può sapere se ci sia un nesso di causa effetto così diretto tra le notifiche e violazioni, sicuramente però il risultato è ottimo.

Tra l’altro questo era uno degli argomenti delle assemblee del campeggio “Partendo dall’esperienza delle violazioni dei fogli di via notificati a compagni in Sardegna nell’autunno del 2015, proponiamo una riflessione sul percorso di lotta e di violazione delle misure restrittive lanciato dai compagni di Torino nella scorsa primavera e raccolto da alcuni compagni delle vallate piemontesi. Come, quando e perchè violare una misura restrittiva o di prevenzione è necessario o diventa una lotta, come organizzare una solidarietà che non lasci soli i compagni nelle loro scelte“, vederlo così attuale non può che essere una buona notizia.

Qualche parola merita il corteo conclusivo di Lunedì 10 ottobre. Un corteo particolare, insolito per le abitudini locali vista la presenza massiccia di celerini e sbirri di ogni risma.

Il corteo si è snodato sulla strada per Villasor con un grosso e invadente dispositivo di sicurezza che lo chiudeva sia alla testa che alla coda, che stava attento anche a non lasciare troppo spazio ai bisogni fisiologici dei manifestanti, nonostante questo il morale è stato alto e la lunga passeggiata si è conclusa all’ingresso secondario dell’aeroporto per poi fare un rumoroso ritorno in paese. Anche in questo caso le valutazioni sono bivalenti, se da un lato l’efficacia è stata blanda è importante anche prendere confidenza con i territori , capirli e farli propri per essere più efficaci in futuro.

Insomma tra alti e bassi e alte punte di disorganizzazione il campeggio è stato comunque un momento positivo in una lotta che ha una lunga gittata ed un obbiettivo forte e grande, non facile da scalfire. Momenti come questi sono quelli in cui le riflessioni e le prospettive sono più vivaci e lo schieramento repressivo sia di controllo che muscolare dimostra che la preoccupazione tra militari e sbirri è alta. Ora sta a noi mantenere alta quella preoccupazione e fare tesoro di questa esperienza per renderla pratica ed azione contro chi vive di guerra.

Concludiamo ringraziando tutte e tutti quelli che sono passati al campeggio con i quali abbiamo condiviso cinque bellissimi giorni, speriamo di incontrarvi presto.

Un abbraccio.

La redazione

Contributo di MORAS

Considerazioni sul campeggio antimilitarista del 6/10 ottobre a San Sperate

… a fora sa NATO

Abbiamo partecipato al campeggio antimilitarista del 6/10 ottobre indetto dalla Rete No Basi a San Sperate, ad un passo dall’aeroporto militare di Decimomannu, perché riteniamo sia giusto continuare ad ostacolare la macchina criminale della guerra, presente anche nel nostro territorio, con gli strumenti che abbiamo a disposizione e con quelli che ci piacerebbe costruire assieme. Giovani e meno giovani ci siamo incontrati per discutere delle tematiche che lo Stato impone alla nostra esistenza e che apparentemente sembrano non collimare tra di loro ma che invece sono intrinseche, strutturali e funzionali alla quotidianità che ci viene imposta, come la precarietà sociale, la guerra, la militarizzazione dei nostri territori, la devastazione ambientale e la repressione, che assolve alla funzione di controllo, tutela e difesa di questo Stato sempre più incardinato sulla sicurezza per il mantenimento del suo potere. Ci siamo confrontati sulla necessità di internazionalizzare le lotte e le varie prospettive di resistenza, del confrontarsi con altri territori, del muoversi ognuno come può e ognuno con i mezzi che reputa necessari, con la consapevolezza che il momento storico che stiamo vivendo è costellato di difficoltà e che la lotta è un processo, non ha un ritmo univoco e non procede linearmente.

Sentire giovani poco più che ventenni urlare a fora sa Nato è senz’altro un segno positivo, e mettere alla berlina quest’entità sanguinaria da una gioventù gioiosa e incazzata non può che dare speranza, consistenza e futuro alla lotta. Parlare, discutere e confrontarsi tutti insieme sul significato delle frontiere, sulla militarizzazione delle città, sulla realtà delle carceri che inghiottisce sempre più proletari con le sue pratiche di desolidarizzazione e tortura, parlare di resistenze e barricate è stato positivo e propositivo per un futuro che comunque ci appartiene.

Lo Stato, durante queste giornate, è intervenuto gestendo e garantendo la propria sicurezza e quella dei suoi spazi e ramificazioni, come sono le basi militari, mostrando tutta la sua potenza, la sua forza e i suoi numeri, e su questo bisognerà ragionare ed approfondire il confronto, per prepararci a nuovi percorsi, nuovi sentieri da calpestare e altri spazi da conquistare.

La stampa ha parlato di due blocchi contrapposti e, anche se involontariamente, è stata la cosa più sensata che abbiano scritto in questi mesi di lotta alle basi: questi due blocchi descrivono, da una parte, la volontà di riscatto e dall’altra uno Stato repressivo ed asservito alla logica della guerra.

Non eravamo in tanti, ma chi c’era era consapevole che era giusto esserci, che si può e si deve fare, lasciando a chi non c’era la comoda attesa dei “tempi maturi” e delle “masse popolari” a fargli compagnia … noi l’unica cosa che aspettiamo è la prossima volta

Alcun* compagn* presenti alle giornate del campeggio

 

 

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