Sassari, interrotto seminario dei militari all’università.

Giovedì 13 ottobre un gruppo di studenti e militanti dei movimenti contro l’occupazione militare della Sardegna ha interrotto un seminario tenuto da graduati della Marina Militare de La Maddalena presso l’aula Mossa della facoltà di giurisprudenza di Sassari.
Il seminario in questione faceva parte di una serie di incontri volti a presentare il nuovo corso di studi in Sicurezza e Cooperazione Internazionale, attivato quest’anno all’ateneo Turritano in collaborazione con l’Esercito Italiano.

I contestatori, a seminario appena iniziato, hanno esposto uno striscione recante la scritta “Fuori la guerra dall’università” interrompendo i militari e impadronendosi del microfono così da spiegare ai partecipanti i motivi dell’azione, denunciando la subdola funzione del corso di laurea pensato con l’obiettivo di formare figure professionali che si posizionino a metà strada tra l’ambito civile e quello militare.
Durante l’intervento gli altri distribuivano il volantino sotto riportato per poi scandire cori contro la militarizzazione dell’università.

E’ la seconda volta in pochi mesi che i militari subiscono dure contestazioni all’interno delle università, quest’estate fu interrotto un seminario alla cittadella universitaria di Cagliari (https://nobordersard.wordpress.com/2016/07/06/interrotto-seminario-della-marina-militare-alluniversita-di-cagliari/). Inutile dire quanto siano importanti queste azioni, da una parte per smascherare l’infiltrazione dei militari  negli ambiti civili, in questo caso quelli accademici, da un’altra per confermare il sempre più necessario NON LASCIAMO IN PACE CHI VIVE DI GUERRA.

Ricordiamo che l’università è uno dei campi dove l’industria bellica investe notevoli capitali, in alcuni atenei italiani non sono per niente nascosti i finanziamenti alla ricerca di Finmeccanica o Piaggio. Qui in sardegna è il professor Cao, della facoltà di ingegneria di Cagliari, a spingere per la ricerca bellica dentro l’università. Il nome dietro cui si coprono questi loschi affari è DASS, Distretto Aerospaziale della Sardegna, spacciato per un progetto civile basta vedere i nomi dei soci per capire che così non è, fra tutti quello che spicca di più è la Vitrociset. Anche il professor Cao è stato contestato più di una volta, e da allora tutte le iniziative pubbliche del DASS non sono più così tanto pubbliche e specialmente pubblicizzate. Continuiamo così..

Di seguito il testo del volantino distribuito a Sassari:

AL SERVIZIO DELLA GUERRA

Il seminario che stai per seguire è organizzato dal Corso di Laurea in Cooperazione e Sicurezza Internazionale. Di cosa si tratta? Dietro le belle parole dell’Ateneo che assicura che si tratta di “un progetto
culturale altamente innovativo che si discosta dai corsi incentrato unicamente sulle Scienze della Difesa e della Sicurezza a indirizzo militare” si nasconde in realtà un progetto ben più ampio.
A partire dagli ultimi anni, infatti, sono nati anche nel panorama universitario italiano diversi corsi di laurea finalizzati a creare nuove figure professionali che operino nell’ambito dei conflitti, delle calamità naturali e dei problemi di sicurezza.
Come mai? Dieci anni fa i paesi della NATO scrissero un documento: “Nato 2020 Urban operation” con l’obiettivo di individuare le linee guida di una politica internazionale per prevenire e gestire situazioni di conflittualità, tanto nei lontani scenari di guerra quanto nei vicini confini dei paesi europei. Tra le linee guida spiccava quella denominata “Impegno”, ossia “gestire una situazione di conflittualità, non solo con l’attacco diretto alle forze nemiche, ma anche con la gestione degli effetti del conflitto sulla popolazione non combattente”.
E poiché, secondo Nato 2020, il campo d’azione va “dal conflitto su larga scala all’assistenza umanitaria”, diventa necessario lavorare su un aspetto: stringere il piano militare a quello civile.
A tale scopo non basta solamente rafforzare l’immaginario del militare come “operatore di pace”, ma è necessaria la creazione di nuove figure professionali a carattere civile, capaci di affiancare il lavoro del militare sul campo. Una figura fondamentale non solo per la gestione del conflitto in sé, ma anche per rendere più “umanitario” il volto di una guerra, in grado di gestire la fase di transizione del paese in un nuovo regime.
Ecco che da lì a qualche anno, prima nei paesi anglosassoni poi in quelli vicini, iniziano a fioccare nuovi corsi di laurea in “gestione del conflitto”, “sicurezza e cooperazione” e via dicendo… e così, anche se in ritardo, arriva a Sassari il corso in “sicurezza e cooperazione internazionale”.
Questo corso (finanziato per il 50% dal ministero della difesa e del tesoro) si rivolge a due categorie di studenti: quelli standard, ovvero civili, e quelli militari (per la cronaca questi ultimi secondo il regolamento di ateneo pagheranno solamente 500 euro di tasse all’anno). Le figure professionali che ne usciranno saranno dei tecnici al servizio tanto del ministero della difesa, quanto di aziende che operano e investono in zone di guerra, del ministero dell’interno nella gestione dei flussi migratori e dei campi della protezione civile dopo le
calamità naturali. Tutti questi contesti sono accomunati dal concetto di “emergenza” che si traduce praticamente nella militarizzazione delle dinamiche civili, resa possibile dall’infiltrazione dei militari nella società.
Sta a te ora decidere se essere complice della macchina da guerra oppure farne a meno.
Se essere un granello che inceppa la macchina bellica o un suo ingranaggio. 

FUORI L’ESERCITO DALL’UNIVERSITÀ!
NO ALL’UNIVERSITÀ DELLA GUERRA!

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