Richiesta la Valutazione di Impatto Ambientale per l’allargamento della RWM

Pare che sia ufficiale, la RWM dovrà ripresentare la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per procedere all’ampliamento che da qualche tempo è sulla bocca di molti nel Sulcis e non solo; il Servizio delle valutazioni ambientali (Sva) dell’assessorato all’Ambiente ha avallato quanto già indicato dalla Provincia del Sud Sardegna imponendo così questo passaggio prima di dare il via ai lavori.

Lavori per la realizzazione del Campo Prove 140, ufficialmente un luogo per fare test di scoppio. L’allargamento della fabbrica di morte tedesca dovrebbe situarsi in località San Marco, nei territori tra Iglesias e Domusnovas.

La difesa dei fabbricanti di morte è stata che lo stabilimento sardo non produce esplosivo, ma assembla componenti varie per la produzione di armi da guerra, ebbene questa non è stata ritenuta una motivazione valida per far valere la precedente VIA.

A questo punto non si conoscono i tempi precisi, ma visti i grandi affari che la RWM sta portando a termine in questi mesi probabilmente saranno brevi. I comitati, da poco nati a Iglesias, mostrano soddisfazione e promettono di continuare la battaglia in sede legale e amministrativa, ma è evidente come questa non possa assolutamente bastare.

Se e quando i lavori inizieranno, con o senza VIA, sarà più che mai importante essere pronti a interromperli e disturbarli il più possibile, affinchè il lavoro di questi assassini si debba interrompere, senza farsi compiacere e soddisfare dalla falsa complicità delle istituzioni, le stesse che permettono l’esistenza di questi luoghi di morte.

A proposito di istituzioni vale la pena riportare quanto dichiarato dai delegeati CISL, sempre pronti a servire le guerra, più precisamente la Femca Cisl, unica sigla sindacale insieme alla Filctem Cgil a comporre la Rsu aziendale: “Crediamo in questa azienda e ben vengano nuovi controlli anche se siamo sicuri che tutto si svolge nel rispetto della normativa. Quella che però si sta attuando è una grossa strumentalizzazione. Rigettiamo ogni ipotesi di riconversione: la fabbrica è nata per una produzione precisa e, piaccia o meno, quella deve portare avanti. A seguire fino in fondo discorsi e dettami etici si finirebbe per non fare nulla invece questo territorio ha un immenso bisogno di lavoro”.

 

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