Tuerredda, Ovidio e quella resistenza che non c’è più

L’Unione di oggi riporta nelle prima pagine la storia di Ovidio Marras, pastore di 85 anni, che da almeno 10 resiste contro i colossi dell’imprenditoria turistica, e non ha alcuna voglia di arrendersi, neanche di fronte a 700 milioni…

La storia è questa, Ovidio vive in una casa nelle campagne fra Tuerredda e Capo Malfatano, sud più a sud di tutti in Sardegna, spiagge bellissime, mare cristallino. Da una vita coltiva la terra, raccoglie le olive e si bea del paradiso in cui vive. Nel 2009 arriva una cordata di imprenditori (Benetton, Marcegaglia, Caltagirone, solo per citarne alcuni) con le autorizzazioni per costruire l’ennesimo gigantesco resort a due passi dal mare (dovevano essere 150 mila metri cubi di cemento e 518 stanze), in uno degli ultimi posti di “selvaggia bellezza” lasciati liberi da questa mondezza capitalista. Iniziano i lavori, vengono recintati i terreni, espiantati gli ulivi secolari, distrutti i sentieri. Una sera Ovidio torna a casa e non riconosce più la strada che lo ha accompagnato per tutta la vita, deviata, distrutta, ci sono cancelli, lucchetti, e nessuno gli ha chiesto niente o gli ha dato le chiavi, per aprire quei cancelli che portano al mare, che gli permettono di muoversi nelle campagne che da sempre attraversa, quando vuole, con chi vuole.

Giustamente Ovidio s’incazza e decide di intentare una causa in tribunale contro la cordata. Ovviamente si trova tutti contro, dal sindaco di Teulada ai soliti tzeraccusu che non desiderano altro che un posto di lavoro da fame, anche a costo di distruggere la terra in cui sono nati. Il processo andrà bene, anche la cassazione darà ragione a Ovidio, e torto alla cordata che deve abbattere una parte degli edifici già costruiti, e ad oggi ha ancora i lavori bloccati perché nell’iter processuale sono stati scoperti dei vizi nella formulazione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

La storia è ovviamente bella, e una volta tanto a lieto fine, ma il retrogusto è dei più amari.

Innanzitutto ci sarebbe da chiedersi perchè Ovidio è l’unico ad aver resistito? Cosa succederà quando Ovidio non ci sarà più? Perchè di tutta la comunità Teuladina (già depredata di coste dai militari) nessuno si sia messo fianco a fianco a quest’uomo nella sua lotta, costringendolo ai banchi dei tribunali, che si ti possono dar ragione, ma sono lo strumento di classe per eccellenza?

Purtroppo il tessuto sociale è distrutto, l’attaccamento al territori è pari a zero, specialmente nel sud Sardegna. A Teulada e Sant’Anna Arresi purtroppo sono veramente tutti o quasi arresi. E’ incredibile vedere intere comunità piegate al volere dei militari, che li avvelenano, che li rendono complici delle stragi di mezzo mondo, e che si burlano di loro. Tutto in cambio dei soliti quattro miseri stipendi, questi paesi si sono spopolati di quasi il 50% negli ultimi 40 – 50 anni. E ora invece che stringersi intorno a un uomo come Ovidio che difende la sua terra perché “i soldi volano e la terra resta” se ne stanno al bar a bere birra fresca e ad aspettare il prossimo giovedì di caccia, o il prossimo modello di smartphone.

In quarant’anni si è perso troppo dei caratteri più belli delle persone che abitano questa terra in mezzo al mediterraneo, l’attaccamento alle consuetudini, la solidarietà, la condivisione e quella costante resistenziale che ci ha salvato dal far diventare tutto una grande Costa Smeralda. Se però ci dimentichiamo di queste cose ancora per molto la finiremo come una grande di isola di accumulazione capitalista, dove fioriscono raffinerie, resort, supercarceri, centri commerciali, discariche, quartieri gentrificati, depositi di scorie nucleari, basi militari e chi più ne ha più ne metta.

Le parole che Ovidio Marras ha detto all’ultima giornalista che è andata a conoscerlo dovremo stamparcele bene in testa, e sperare che Ovidio resista ancora a lungo perché l’aria che tira non è buona…

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