Un contributo sul saluto al carcere di Uta del 22 agosto

Riceviamo e pubblichiamo:

Squarciare il silenzio che cinge le mura del carcere di Uta. Mostrare a chi affronta le pene della galera che non è da solo, che fuori dalle sbarre il mondo non scorre abbandonandolo alla sua sorte.

Sotto un cielo grigio il rombo dei tuoni e il guizzo dei fulmini non sono stati i soli ad animare l’aria attorno alla Casa Circondariale Ettore Scalas, situata volutamente in mezzo al nulla industriale del cagliaritano, come ormai prassi dell’urbanistica carceraria. Botti, bagliori e urla da parte di un gruppo numeroso di persone hanno rotto l’isolamento di cui vorrebbe godere il carcere di Uta, in uno dei primi saluti che si fa ai detenuti della recente struttura, da quando è chiuso il vecchio Buoncammino.
Un saluto importante ai prigionieri, dedicato soprattutto alle detenute che nelle ultime settimane hanno fatto sentire la loro voce. Il fuoco dato alla cella da parte di una prigioniera, una rissa tra detenute che finisce col mandare una secondina in ospedale, sono chiari i segnali del disagio asfissiante che tra le mura e le inferriate si vive. Un disagio che suona come un grido al vento, in attesa che qualcuno lo colga e risponda come meglio può, portando la sua solidarietà. Così è stato la sera di mercoledì 22 agosto riuscendo a tradurre le poche notizie che trapelano dalle galere.
Un pensiero va ai compagni e alle compagne prigioniere deportate in strutture lontane dalla Sardegna, come Davide Delogu, dove non possono essere salutati né da parenti né da amici, nella totale rottura e isolamento che la delocalizzazione dei detenuti politici comporta. Uno strumento, questo, che ha un significato ben preciso, soprattutto in terra sarda, per spezzare qualsiasi possibilità di contatto con l’esterno famigliare per chi è scomodo allo status quo.
In questo periodo in cui la repressione e la pseudo-legalità sono gli strumenti chiave dello Stato, occorre muoversi in maniera efficace e organizzata per dare solidarietà a chi si trova rinchiuso nelle gabbie e a chi continua la lotta tra le pareti fredde.
Per non lasciare nessuno solo davanti al carcere. Per abbattere quelle maledette mura.
Madda libera. Paolo libero. Tutti/e liberi/e.
M.
 25/08/18
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...