Costruire la solidarietà

Corrispondenze straniere…riceviamo e pubblichiamo un contributo tradotto dal francese, più precisamente da Digione.

Questo scritto è stato pubblicato a luglio sul sito Dijoncter.info, tra altri, a riguardo di alcuni fatti accaduti in Francia il 20 giugno. Si tratta di un comunicato/analisi in seguito a un’ondata repressiva che ha visto 8 compagni/e affrontare le manette e il tribunale francese, con l’accusa di formare una associazione a delinquere. Si tratta di un’interessante introspettiva sulle dinamiche antirepressive dei giri dei compagni francesi, dei vari mezzi e strumenti di cui i compagni quotidianamente si dotano nell’oltralpe. Ricorda anche come lo Stato e i suoi birri cercano sempre nuovi modi per mettere i bastoni tra le ruote a chi lotta per un mondo migliore, andando a colpire punti diversi delle strutture a loro avverse, cercando il punto debole. Per fortuna non hanno vita facile.

Questo scritto inoltre sarebbe giusto ricollegarlo al materiale che la Cassa Antirepressione Sarda ha diffuso durante l’iniziativa del 27 luglio a Cagliari e pubblicato sul numero 1 di Nurkuntra, uno scritto chiamato “L’importanza di una solidarietà organizzata” (https://nobordersard.files.wordpress.com/2018/07/pieghevole-limportanza-di-una-solidarietc3a0-organizzata-def.pdf), che invito a leggere.

Giusto un paio di precisazioni contestuali per meglio capire il contributo dei compagni francesi.

A Bure è ben attivo un movimento contro la costruzione di un centro di smaltimento/interramento di rifiuti nucleari (un progetto chiamato CIGEO), un movimento che prende il nome di M.O.N.S.T.R.E.S. (“Malfaiteureuses Organisant le Naufrage des Sous-TRaitants Et Soutiens”: “Malfattori e malfattrici che organizzano il naufragio dei subappalti e sostenitori”) di CIGEO, e in quanto mostri si muovono per essere il peggior incubo del progetto nucleare. I compagni hanno in particolare svolto un lavoro meticoloso di studio, oltre sugli effetti del nucleare sulla loro terra, su tutte le aziende ed enti che da quest’opera di distruzione e morte prenderebbero beneficio: prima fra tutte ANDRA, l’azienda nazionale dei rifiuti nucleari, fino ad aziende minori coinvolte nei lavori. In questo primo momento della lotta i compagni propongono di attaccare, ognuno secondo la propria fantasia e mezzi, l’azienda Ingerop, tra i principali complici di ANDRA. Da quando è uscita la campagna, varie azioni hanno popolato il territorio messo a rischio dall’ennesima minaccia del capitale. Qui il link del blog del movimento di Bure, con dossier dei complici della costruzione del CIGEO (alcuni hanno sedi anche in Italia) nonché notizie riguardo la lotta e azioni: https://lesmonstresdecigeo.noblogs.org/ .

Gerard Collomb è l’attuale Ministro dell’interno del governo francese che, esattamente come il “nostro” Salvini, ha un feticismo per la repressione e un forte amore per le forze dell’ordine, oltre a essere stato il braccio destro di Macron, almeno fino all’affaire Benalla. Pare che adesso non se la passi benissimo. Tuttavia, come cervello dell’apparato poliziesco è responsabile non solo per questa operazione a Bure, ma di tutte le ondate di repressione e violenza avvenute in Francia di recente, come ad esempio gli sgomberi alla ZAD e l’uccisione da parte della polizia di un 22enne durante un controllo stradale a Nantes.

Il “cortège de tête”, qui tradotto come «prime fila del corteo» per facilitarne la comprensione, è in realtà una dicitura dei compagni francesi per quella parte del corteo e delle manifestazioni che ha la curiosa abitudine di vestirsi completamente di nero e di coprirsi il volto, mentre, ad esempio, scorrazza per il centro città lasciando alle sue spalle solo i vetri rotti delle sedi delle multinazionali o macchine in fiamme per ostacolare l’inseguimento disperato dei gendarmi statali. Insomma un “black bloc”. Soprattutto durante le giornate di lotta particolari, questa macchia nera, la più determinata in piazza, nutre una certa avversione verso sindacati e giornalisti, che dal loro conto non esitano a infangare la rabbia che imperversa per le strade di una Francia stanca del governo ultraliberale e europeo-sovranista di Macron, dimostrando che le dinamiche di pacificazione sociale si assomigliano un po’ovunque alla fine.

Solidarietà ai compagni e alle compagne francesi inguaiati.

Contro la repressione e suoi agenti, non un passo indietro.

Buona lettura!

M.

Costruire la solidarietà.

Il 20 giugno a Bure, circa 200 agenti di polizia hanno arrestato 8 persone e perquisito 11 spazi di vita e organizzazione della lotta contro il progetto di interramento di rifiuti nucleari. Le persone arrestate sono accusate di formare una “associazione a delinquere”, un’accusa abbastanza pesante che mira a criminalizzare il fatto stesso di organizzarsi collettivamente per lottare contro questo progetto di sporcizia nucleare e, più strabiliante, la costruzione di legami di supporto medico e legale tra chi vi si oppone.

Noi, diversi collettivi di supporto legale e di lotta contro la repressione, reagiamo insieme a questo attacco, affermiamo che continueremo a mantenere forti le nostre solidarietà e chiamiamo ognuna e ognuno a unirsi a noi.57f9a41ca1fd81bbe9fd517c3f135672

I team legali, le casse di solidarietà o i collettivi antirepressione esistono un po’ ovunque in Francia. Sono stati creati per fare fronte alla repressione giuridica che si abbatte sempre più duramente su tutte quelle e quelli che sono sgraditi allo Stato. Permettono a ciascuno/a di trovare del supporto per costruire una difesa giuridica e di essere sostenuto/a economicamente durante le procedure giudiziarie.

I team legali si confrontano direttamente con le disuguaglianze del sistema giudiziario, che favorisce sempre i più ricchi, individua le responsabilità e le pene e tratta da bambini chi lo subisce. A causa della sua complessità e della sua chiusura verso l’esterno, il mondo giuridico ci strappa tutta l’autonomia necessaria per difenderci, e ci rende ben spesso completamente dipendenti dagli esperti di legge come gli avvocati. Succede pertanto che l’apparato giudiziario rafforza sempre più l’isolamento e l’impotenza della popolazione.

Per fare fronte alla repressione giudiziaria, vi sono dunque due principali sfide: riappropriarsi delle nostre difese (mettendo in discussione il ruolo dell’avvocato e inserendolo in una difesa più ampia) e costruire delle difese collettive. È, certamente, su queste basi che si sono costruite le team legali, che sono diventate degli strumenti indispensabili nel momento del bisogno, quando chiunque può trovarsi in galera per aver manifestato la sua rabbia.

Esattamente come le team mediche, sono l’espressione concreta di una solidarietà incondizionata, irremovibile.

Quello che è successo a Bure non è dunque una cosa da poco conto. Le domande fatte loro durante gli interrogatori e i mezzi dell’inchiesta non lasciano alcun dubbio: l’obiettivo è chiaramente di prendere di mira le strutture che permettono alle nostre lotte di vivere e di difendersi. Tenendo conto delle persone arrestate, sono effettivamente gli strumenti collettivi che rappresentano il sostegno giuridico, i gruppi di assistenza legale o ancora i “gruppi di auto medicazione” a essere puniti.

Per noi si tratta di una nuova strategia repressiva che bisogna prendere molto sul serio. Dopo aver aggredito molti attivisti, poi il loro materiale, lo Stato prende di mira oggi le strutture che permettono alle persone in lotta di rafforzare la loro principale risorsa: la solidarietà. Una solidarietà che diventa istintiva davanti ai livelli sconcertanti di violenza poliziesca e della repressione giuridica.

Proprio come in Germania con la chiusura del sito Linkunten Indymedia, o le minacce di blocco rivolte a Indymedia Grenoble; l’attacco mira a distruggere le nostre reti di mutuo soccorso, di sostegno e di comunicazione, creando al contempo un clima di paura su tutte quelle e quelli che si organizzano politicamente e socialmente.

Non sono alcune persone e neanche una lotta in particolare ad essere stata attaccata le settimane scorse., ma le idee, i metodi e le reti nel loro insieme. Abbiamo bisogno che una solidarietà generale si esprima: la difesa collettiva, come l’aiuto ai colpiti/e o la diffusione delle informazioni, devono diventare problema di tutte e tutti, affinché nessuno/a di noi possa rimanere isolato.

Se Gerard Collomb e i suoi simili sembrano insistere sul criminalizzare le forme più elementari di solidarietà, nel spingere verso la galera le persone che non fanno che resistere naturalmente all’inaccettabile (portando al “delitto di solidarietà”) e nel minacciare delle rappresaglie verso tutti quelli che non si dissociano dalle “prime fila del corteo”, che non si illudano: nessuno Stato, figuriamoci i più totalitari, ha mai avuto e mai avrà ragione su ciò che rappresenta la nostra umanità più altruista. La storia guarda positivamente coloro i quali non vendono la loro anima al migliore offerente o al più autoritario. Gli altri non rimangono altro che nomi su una lunga lista insulsa di uomini del potere e del compromesso, dunque persone di cui non vale la pena ricordarsi.

Noi non ci lasceremo intimidire né abbattere da queste manovre grossolane, usciremo più agguerriti/e, più forti e più determinati/e da queste avversità. Attraverso il suo rincaro e le sue accuse sempre più grottesche, lo Stato ci dimostra che si sforza sempre più a farci tacere. Se i suoi servizi e la sua intelligence sembrano tutto capire e tutto sapere, queste situazioni ci mostrano nientemeno che non hanno capito niente di noi e sono assolutamente incapaci di farci disperare.

I legami che uniscono tutte quelle e quelli che insorgono sono intoccabili.

La nostra solidarietà è la nostra arma.”

Fonte : https://dijoncter.info/?construire-la-solidarite-464

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...