Tre perquisizioni e indagine per 270 bis per tre compagni sardi accusati di aver militato nelle file dell’YPG

Ieri mattina sono scattate le perquisizioni nelle abitazioni di due compagni, un terzo pare che sia stato raggiunto solo in serata, l’obbiettivo di tale manovra era il sequestro dei passaporti, dei telefoni e la notifica di un indagine a loro carico di 270bis, cioè associazione sovversiva con finalità di terrorismo. 

Le accuse si basano sulla presunta militanza nelle fila delle Unità di protezione del popolo curdo, le YPG, e di aver quindi combattuto contro l’ISIS. Uno dei tre era sospettato di essere in procinto di ripartire per il Kurdistan.

Una volta di più si conferma come non conta tanto quello che fai, ma quello che pensi. La guerra al terrorismo dell’ISIS va bene solo se la fai con una mimetica di un esercito regolare, se fai parte di una milizia autorganizzata di una nazione non riconosciuta sei anche tu un terrorista, questo è il significato delle indagini di ieri.

Il DdaT (direzione distrettuale anti terrorismo) non ha perso l’occasione di imprimere un ulteriore stretta repressiva a una realtà come quella sarda, che negli ultimi anni ha visto pioversi addosso decine e decine di provvedimenti vari, e solo l’altro giorno era avvenuto un nuovo ritrovamento di microspie in un’automobile di un compagno.

Seguiranno aggiornamenti, nel frattempo esprimiamo tutta la nostra più calda solidarietà agli indagati.

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NBS

Qui di seguito il comunicato di uno degli indagati:

Questa mattina sono stato oggetto delle attenzioni della polizia italiana: questi signori si sono presentati a casa di mia madre, esibendo degli atti firmati da un pubblico ministero che mi accusano addirittura di ‘terrorismo’.

Da quanto ho potuto leggere sull’atto di sequestro del mio passaporto si tratta di un’indagine che riguarda un mio viaggio in Siria dello scorso anno, costruita utilizzando parecchie intercettazioni ambientali in cui frasi e pezzi di discorsi che mi vengono attribuiti sono puntualmente travisati per dimostrare le tesi accusatorie, come è spesso avvenuto nelle indagini architettate dall’antiterrorismo in Sardegna.

Molto prima che terminassero le perquisizioni, la polizia aveva già avvertito la stampa di questa ‘brillante operazione’ corredando le notizie con alcune foto e video che avevano rinvenuto nella memoria di un telefono.

Io non ho nulla di cui vergognarmi e non ho commesso nessun crimine né per la mia coscienza e né per le leggi dello stato coloniale che occupa la nostra terra.

Da indipendentista sardo ho sempre rivendicato la mia militanza internazionalista, e non ho mai nascosto il mio appoggio verso la lotta per l’autodeterminazione del popolo curdo e verso la lotta dei curdi per la liberazione della donna e per costruire una società più giusta e democratica in Medioriente.

Ritengo sia semplicemente ridicolo che le YPG e l’IFB vengano associate al terrorismo. Si tratta di formazioni composte da volontari curdi, arabi, siriaci, turchi e occidentali che in mezzo all’orrore della guerra difendono da anni la popolazione della Siria del Nord dai tagliagole islamisti e dall’aggressione dello stato fascista turco.

L’accusa infamante di terrorismo rivolta alle YPG è surreale e completamente immotivata. Ed è ancora più assurdo che la DDA di Cagliari pretenda di sindacare su quali siano le organizzazioni che debbono considerarsi terroristiche fra quelle che operano nel territorio siriano, lanciandosi in mirabolanti speculazioni di politologia e politica internazionale.

Voglio esprimere la mia più totale solidarietà agli altri perquisiti in questa vicenda semiseria e la mia vicinanza a tutti i compagni che oggi soffrono ben di più per il loro internazionalismo, seguendo l’esempio di Mehmet, Kendal, Orhan, Sahin, Baran e le migliaia di uomini e donne che hanno combattuto e sono caduti difendendo la rivoluzione confederale nella Siria del Nord”.

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