OLIOOO!

La vita nel carcere di Uta è scivolosa, in un carcere nato con presunte vocazioni di avanguardia le condizioni restano precarie.

Un sovraffollamento non solo ipotizzato ma certificato da istituzioni ed associazioni (584 detenuti a fronte di circa 560 posti), malasanità e organizzazione sanitaria deficitaria, vessazioni , pestaggi, vermi nel cibo, freddo ( a qualche giorno fa i riscaldamenti non erano ancora accesi) e chi piu’ ne ha più ne metta, sono palesi i problemi di una struttura del genere in cui oltre alla sua connaturata funzione di lager si aggiungono le carenze.

Sono frequenti gli episodi che hanno come protagonisti i detenuti che, giustamente stanchi, dimostrano il loro disagio.Si passa da lanci di suppellettili a scioperi della fame e in questo ultimo caso venuto alle cronache un detenuto rumeno ha optato per il lancio di olio bollente alle guardie.

Le autorità penitenziarie lo definiscono come un “sofferente mentale”, forse per sminuirne il gesto. In una situazione in cui i secondini fanno il bello ed il cattivo tempo decidendo su tutti gli aspetti del quotidiano dei detenuti dalla ricezione del denaro alle situazioni piu’ intime , stentiamo a credere che sia la sofferenza mentale il vero problema.

Il problema è la galera stessa , capirne il peso all’interno delle politiche di governo è fondamentale per togliere al capitale un suo fondamentale pilastro.

Fuoco alle galere, per ora olio, ma poi sempre fuoco.

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