Bruciata la macchina di un allievo carabiniere a Iglesias

I giornali riportano la notizia di un incendio doloso che avrebbe distrutto l’auto di un allievo carabieniere della caserma Trieste di Iglesias. Vergognoso come al solito il coro istituzionale che si è levato a difesa dell’arma, ma alcuni in modo non troppo velato hanno ammesso che il grande attaccamento di Iglesias alla caserma è in gran parte legato all’indotto che questa crea.

Negli ultimi anni si sono notevolmente affievoliti i conflitti tra residenti e giovani militari (la caserma Trieste è una delle 5 caserme in Italia di formazione degli allievi carabinieri, ogni anno centinaia di ragazzi passano dal capoluogo sulcitano per i corsi di formazione dell’arma), il fatto dei giorni scorsi ha seguito dei danneggiamenti – sempre alle macchine –  dell’anno scorso, ma si inserisce in un clima di ormai quasi totale pacificazione. I militari ormai escono a passeggiare tranquilli per le vie del centro, frequentano locali indossando la divisa e in alcuni casi hanno anche la spocchia di iniziare a fare il loro sporco mestiere prima del tempo magari rimproverando due ragazzini che si bevono due birre o fumano una canna.

Ma non è sempre stato così ,negli anni ’90, in particolare nel primo quinquennio, ci furono momenti di altissima tensione. Risse in piazza Sella, sassaiole, caccia al carabiniere, con questi che non potevano uscire dalla caserma in meno di dieci, e che a volte si vedevano costretti a rientrare a notte fonda (prendendosi le strigliate dei loro capi) per evitare una sessione di schiaffi. L’insofferenza era di varia natura, ma non cosa da poco. Ci furono vari attacchi anche alla caserma vera e propria tra cui un potentissimo ordigno, che rimase inesploso ma che lasciò presagire al comandante che “sarebbe stata un strage”. Ma il fatto che la caserma fosse poco gradita era percepito dai militari in tanti altri piccoli gesti della quotidianità, dagli scherzi dei bambini alla poca accoglienza in alcune attività commerciali. Ora questo è tutto scomparso.

Qui non si vuole mitizzare una rissa o due schiaffi, è però importante vedere come un territorio si possa realmente rendere ostile a una presenza ingombrante come una caserma per allievi militari dell’arma, anche con piccoli fatti, senza una lotta esplicita, ma con un conflitto asimmetrico e a tratti invisibile.

Tutto questo come dicevo è scomparso (anche se negli ultimi tempi ci sono diversi segni di insofferenza alle divise, ma è difficile definirli come un’ostilità territoriale), anzi, nella vicina Domusnovas l’intera comunità è completamente asservita alla RWM, fabbrica di bombe e morte, altro che ostilità…

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