Continuano le “frizioni” con le forze dell’ordine. Orgosolo – Bruciata macchina di un carabiniere -AGGIORNATO –

A pochi giorni dall’incendio di Iglesias ecco un altro caso di difficile convivenza tra justitzia e popolazione in Sardegna. A Orgosolo ieri notte è stata distrutta in un incendio la BMW di proprietà di un carabiniere che presta servizio in paese, proprio a poche ore dall’inaugurazione della nuova caserma.

Ovviamente il sindaco ha condannato il gesto portando solidarietà all’arma dei carabinieri, mostrando una volta di più la coesione dello Stato e come la connivenza tra amministratori e militari sia totale, e che quindi valga sempre la pena diffidare dell’uno come dell’altro.

E’ intervenuto anche il Capitan Fracassa, alias Matteo Salvini, che ha voluto esprimere solidarietà ai carabinieri e come al solito fare un pò di campagna elettorale, promuovendo il suo decreto sicurezza bis. Che tutto questo interesse nasconda un pò di paura? Di timore?                                                            Forse sarà così, o forse no. Nel dubbio non resta che continuare a dimostrare, ognuno a modo suo, che le imposizioni dello Stato autoritario e assassino non ci piacciono, e che vogliamo essere liberi di decidere e lottare per il nostro destino e la nostra libertà, con i mezzi e i modi che più riteniamo adatti e necessari. Che vogliamo che la Sardegna sia una terra ostile alle divise e agli sfruttatori.

Non ci interessa fare una classifica di quali azioni siano più valide o giuste, non ci interessa neanche sapere quali sono i motivi che spingono gli individui ad agire.

E’ l’azione non indiscriminata, senza delega, diretta, di massa o di pochi che ci piace, che cerchiamo come complice per provare a cambiare questo mondo, o almeno a rallentarne le derive peggiori.

Qualcuno forse penserà che queste parole sono sprecate, esagerate per un fatto di cronaca come l’incendio di una macchina di un carabiniere in un paese, ma così non è, almeno per qualcuno.

In Sardegna si vive un’oppressione militare pesante, diffusa su tutto il territorio, fatta di basi militari, di carceri, di centinaia di caserme e migliaia di uomini e donne delle forze dell’ordine che ogni giorno reprimono la popolazione. Una popolazione che vede una cospicua parte di essa combattere tutti i giorni una personale battaglia con lo stato, le sue leggi e i suoi controllori, non tanto per scelta ma quanto per necessità. L’asimmetria di questo conflitto diffuso spaventa lo stato e i suoi difensori, li rende violenti e inquisitori, e il conflitto quindi aumenta, diventa più aspro, miete le sue vittime e crea i suoi prigionieri, a volte crea coscienza. Chi a vario titolo si sente parte di questo conflitto non può non sentire almeno un filo di solidarietà con quelle azioni di cui riconosce anche solo in lontananza un pizzico di rabbia comune.

Negli ultimi tempi si è rivista una certa voglia di non piegare la testa, di non temere un provvedimento, di sfidare lo Stato, i suoi interessi e la classe padronale che lo sostiene. A Febbraio i pastori e i loro solidali hanno messo in ginocchio per qualche settimana il movimento delle merci, poi hanno saputo attaccare i padroni al loro cuore, il denaro, dimostrando a tutti che a volte il senso del possibile può crescere velocemente ed in modo entusiasmante.

Che queste forme di resistenza continuino, si allarghino, si diffondano.

 

 

 

 

 

 

Successivamente all’attacco è apparsa la rivendicazione su roundrobin.info:

Orgosolo – “APPICCARE IL FUOCO ALLE ISTITUZIONI”

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