Comunicati di solidarietà con gli indagati dell’operazione “Lince”

Come di consueto ci piace raccogliere i vari comunicati di solidarietà che vengono pubblicati su internet ma non solo, vi auguriamo quindi buona lettura e vi chiediamo di aiutarci a completare il lavoro inviandoci alla nostra mail tutti quelli che trovate.

NurKùntra – Zustissa mala

Ki sa zustissa est mala è una sorta di avvisaglia, un eco che abbiamo sempre sentito dai nostri avi fino ai giorni nostri. La storia della nostra terra è piena di episodi che certificano la valenza di questo modo di dire e di pensare; rappresaglie, pestaggi e arresti hanno sempre dimostrato la prepotenza dello Stato, il suo tallone di ferro sulle popolazioni e le sue modalità di attacco e di difesa, usando la divisa e i suoi burocrati come dei veri e propri devastatori sociali. I nostri paesi sono pieni di episodi dove sa zustissa mala ha cercato di instaurare il suo dominio, spesso riuscendoci, ma altrettanto spesso rimanendo nella difensiva, accusando i colpi e arretrando di malavoglia, ed è in questi casi che nasce la logica vendicativa dello Stato, costruendo i suoi percorsi, accentuandone la sua malvagità. Negli ultimi mesi i suoi artigli si sono stretti su delle lotte più rappresentative degli ultimi tempi, quella dei pastori e di chi ha partecipato solidalmente con loro, e quelle cosi dette antimilitariste, che erano riuscite, in parte, ad ottenere una consapevolezza nuova, fatta di concretezza, valenza e dignità e guarda caso i due contesti si sono incrociati, dal punto di vista repressivo, trovando delle soggettività coinvolte in entrambe le lotte, considerate pericolose e da fermare. Per mesi la macchina repressiva ha sguinzagliato tutta la sua operatività, seguendo, ascoltando, provocando o perquisendo il suo nemico principale: chi crede nella giustizia sociale, chi è contro la logica guerrafondaia e chi è convinto esista un’alternativa autodeterminata e dignitosa a questo sistema criminale, gestito dallo Stato e dalle sue economie di sfruttamento dove l’uomo, l’ambiente naturale e le sue risorse sono pedine per il profitto e per il capitale. Non ci interessa la dicotomia colpevoli o innocenti o la vulgata giornalistica, fa parte della logica zustissera del potere, ci interessa sapere che esiste nella nostra terra chi ha deciso, ognuno come meglio crede, kin sas vonas o kin sas malas, di contrapporsi a questa esistenza di dominio e che è disposto a farlo seriamente.

Nurkùntra

Assemblea per l’autodeterminazione – Con il cuore e le tronchesi

Nel cammino che conduce all’autodeterminazione delle nostre vite e della terra in cui viviamo è molto probabile incappare in ostacoli concreti. Ostacoli come reti e filo spinato, divise ed esercitazioni, guerre nel nome del progresso e della sicurezza. Spesso ci sembrano insormontabili perchè radicati nel territorio o perchè ormai accettati passivamente. A volte, pero’, quegli ostacoli vengono scavalcati, con il cuore e delle buone tronchesi. A volte oltre quegli ostacoli arriva la forza di volontà, qualche pietra e le gambe accelerano. E ti ritrovi a bloccare un’esercitazione NATO e a rendere quell’ostacolo un semplice imprevisto tra te e un mondo migliore.

É proprio ciò che è successo in Sardegna nel periodo che va dal 2014 al 2017, quando la lotta antimilitarista ha scosso sentimenti e passioni, divenuti poi azioni concrete davanti a quei poligoni. Sono anche quegli anni ad averci insegnato che bloccare la macchina della guerra è possibile, e che in fondo basta uno slancio di cuore e delle buone tronchesine nelle mani per violare quelle fortezze.

Ora le istituzioni presentano il conto: la Procura cagliaritana ha emesso un avviso di chiusura indagini per 45 persone, cinque delle quali accusate secondo l’articolo 270 bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico) mentre le altre 40 sono imputate per reati che sarebbero stati compiuti durante le diverse iniziative di lotta contro le basi militari.

Non staremo qui a parlare di colpevolezza o innocenza, la calorosa rabbia di chi vede nelle basi militari un sinonimo di oppressione e controllo ha già germinato, con modalità diverse ma convergenti. Siamo convinti che bloccare le esercitazioni di chi prepara le guerre sia giusto, poco importa se le pratiche sono uscite dagli argini della legalità, sopratutto perchè è in nome di questa cosiddetta legalità che gli aerei possono bombardare, che l’RWM può produrre esplosivi da vendere a chi più ne utilizza, che chi scappa dalla guerra e dalla miseria può essere rinchiuso in lager moderni… e la lista sarebbe tanto lunga quanto sanguinosa.

La Sardegna per le sue caratteristiche è gravata da basi militari, carceri, industrie inquinanti e turismo sfrenato, opporsi a tutto ciò è un dovere se crediamo che le comunità che vivono questa terra possano un giorno definirsi libere. Adesso, con gran clamore mediatico, ci chiamano terroristi ed eversori perchè abbiamo provato a mettergli i bastoni tra le ruote. Domandarsi chi sia a portare il “terrore”, se chi lotta contro le basi militari o chi diffonde la guerra in giro per il mondo, significa mettere in dubbio l’immagine dello Stato come portatore di pace. Tentano di dividerci dicendo che sarebbe una fantomatica “associazione sovversiva” ad aver orchestrato tutta la lotta di quegli anni, cercando di ridurre in misere carte questurine tutta l’emozione e la determinazione che centinaia, e a volte migliaia, di persone hanno saputo esprimere davanti al colosso militare.

Ci sono ancora troppi chilometri di reti e filo spinato, troppe divise e carri armati, troppo territorio sottrattoci dai militari, c’è ancora troppa voglia di libertà dentro di noi. Ora più che mai è importante dimostrare che non li vogliamo, che quelle pratiche e quella grinta sono ancora presenti e, sopratutto, che i compagni indagati non sono soli.

Assemblea per l’autodeterminazione

RUAS

Come antifascisti e antifasciste ci sta a cuore la libertà e combattiamo perché nessuno possa trovarsi o sentirsi sottomesso o colonizzato a maggior ragione nella propria terra. Nè umiliato o giudicato da leggi fasciste (ricordiamo che sono ancora in vigore articoli del codice Rocco).

Ci fa orrore vedere una campagna mediatica che sbatte “i mostri” in prima pagina in un calderone che serve solo a tentare di mettere paura in vista di una imminente manifestazione di popolo. La paura è una brutta bestia che ci ricorda periodi bui in cui non vogliamo sprofondare. Ultimamente respiriamo un vento maleodorante di populismo che niente ha a che fare con diritti e il rispetto del popolo e dei popoli.

Bè, in Sardegna , c’è un popolo consapevole che vuole essere libero di vivere pacificamente nella propria terra, che non vuole morire di nanoparticelle e che vuole decidere del proprio destino.

La solidarietà è un arma.
Il 12 OTTOBRE TUTTI e TUTTE A CAPO FRASCA.

R.U.A.S

Spazio Antifascista Nuoro

LA LOTTA CONTRO LE BASI NON SI FERMA
Abbiamo appreso dai mezzi di stampa dell’ennesima operazione repressiva
ai danni del movimento antimilitarista sardo. L’accusa di terrorismo e
la preoccupante e infamante gogna mediatica architettata dalla questura
Cagliaritana con il beneplacito di alcuni media isolani dimostra per
l’ennesima volta il filo conduttore che lega l’apparato repressivo agli
interessi economici dell’industria bellica.
Abitare la Terra delle basi da donne e uomini liberi significa opporsi e
lottare continuamente contro chi occupa, distrugge e sfrutta la nostra
isola in nome di un’economia che giustifica la sopraffazione dei forti
contro i deboli.
Lottare contro le esercitazioni e la presenza dei poligoni militari
sardi significa schierarsi dalla parte delle popolazioni che subiscono i
bombardamenti degli eserciti che si addestrano nelle nostre terre, di
schierarsi dalla parte delle vittime delle bombe della RWM e dalla parte
dei sardi e delle sarde che in oltre sessant’anni di occupazione
militare hanno perso la propria libertà di costruirsi un futuro;
Significa schierarsi dalla parte delle vittime dell’uranio impoverito e
sancire con forza il diritto alla salute assieme a quello del netto
rifiuto della guerra.
Non ci sorprende che l’ennesimo attacco al movimento antimilitarista
arrivi a poche settimane dalla Manifestazione di Capo Frasca del
prossimo 12 ottobre per cercare di denigrare una lotta legittima che ha
come prospettiva quella di trasformare la nostra isola in una terra che
rifiuta la guerra.
Per questo motivo esprimiamo la nostra totale e incondizionata
solidarietà a tutte e tutti le compagne e i compagni colpiti, rimarcando
con forza il nostro rifiuto alla logica delle buone e delle cattive
pratiche.
I veri terroristi son quelli che affamano, quelli che bombardano, quelli
che lasciano morire i migranti in mare, quelli che inquinano e che
lucrano sulle nostre vite, quelli che hanno creato un deserto economico
e sociale e continuano a difenderlo con il codice penale alla mano.

La lotta non si ferma, complici e solidali
Spazio Antifascista Nuoro

Liberu

Liberu apprende con preoccupazione la notizia di una nuova ondata repressiva che si abbatte sulle lotte popolari del nostro Paese. La Direzione Distrettuale antiterrorismo di Cagliari avrebbe chiuso le indagini nei confronti di decine di persone impegnate nella lotta contro l’occupazione militare della Sardegna, notizia riportata sul quotidiano Unione Sarda e della quale pare siano all’oscuro anche i diretti interessati del provvedimento.
Già di per sé questo fatto rivela un carattere volto alla denuncia pubblica e non alla garanzia dell’eventuale imputato: le persone interessate non sapevano di essere sotto indagine, e non si sa nemmeno se dopo questa indagine ci sarà un processo, ma in qualche modo (e sarebbe bello sapere quale) i loro nomi e provenienza si trovano già sul giornale.
Al di là della metodologia già ben poco garantista, la sostanza del procedimento conferma una prassi ben nota: periodicamente la scure della repressione si abbatte indiscriminatamente su chiunque si adoperi per la difesa dei diritti del Popolo Sardo. Siano essi indipendentisti, comunisti, anarchici, o antimilitaristi, ecologisti, pacifisti, tutti sono passibili di persecuzione ogni qualvolta contestino i progetti coloniali italiani su questa terra.
Questo dimostra, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che non esistono lotte buone e cattive o magistrati buoni e cattivi, e che il problema non sono i Mura, i De Angelis o i Pani, ma solo che esiste una inconciliabilità insanabile tra gli interessi generali del Popolo Sardo e quelli dello Stato italiano. Un’incompatibilità e contrapposizione di interessi che sfocia periodicamente in lotte via via sempre più mature a cui corrispondono operazioni repressive via via sempre più indiscriminate, volte a terrorizzare qualunque dissenso politico.
Coscienti di questa progettualità conflittuale e persecutoria da parte dello Stato Italiano sentiamo come sempre, e più che mai, il dovere di continuare la lotta contro l’occupazione militare e di stringerci nella solidarietà agli indagati.
Le accuse di terrorismo, ormai logore per l’uso troppo frequente, non infangano la giustezza della lotta contro l’occupazione, ma solo l’onorabilità di chi cerca – col terrore – di impedire la libera espressione del dissenso.
Gli unici abusivi, illegali, violenti e terroristi sono quelli che occupano il nostro Paese con la forza, lo espropriano ai legittimi proprietari, lo avvelenano, lo devastano, per testare armi micidiali che uccideranno migliaia di civili inermi in tutto il mondo. Rivendichiamo con forza il diritto del Popolo Sardo a lottare per liberare la sua terra dall’occupazione militare.
Il più grande gesto di solidarietà con gli indagati sarà quello di partecipare insieme a loro alla manifestazione del 12 ottobre a Capo Frasca

Custa terra est sa nostra.

Liberu – Lìberos Rispetados Uguales

A’Foras contra s’ocupatzione militare de sa sardigna

SOTTO ATTACCO DELL’IDIOZIA, SEMUS TOTUS TERRORISTAS.

Nessun arresto, nessun mandato di comparizione, nessuna perquisizione, nessuna richiesta di domiciliari o obbligo di dimora, fuffa!

Raccoglie solo la 16° pagina dell’Unione Sarda il minestrone della procura di Cagliari che, nonostante i 270 bis, “rapine”, resistenze pluriaggravate, danneggiamenti e lesioni gravi ai membri delle forze dell’ordine, non sembra riuscire a montare un impianto accusatorio che giustifichi un associazione a delinquere con finalità di terrorismo e sovversione dell’ordine democratico.

Chiedetevi per quale motivo siano arrivati i documenti prima alle sedi dei giornali che ai diretti interessati; tutt’ora nessuno ha ricevuto neanche la notifica di chiusura indagini. Ci sfugge a questo punto quale sia l’ordine democratico, ma soprattutto se la giustizia sia uno strumento per fare luce sugli avvenimenti o un mezzo per diffamare mezzo stampa o fiaccare coloro che hanno a cuore le sorti della propria terra e lottano per essa, per un futuro diverso e migliore.

Siamo a un mese dal corteo di Capofrasca del 12 ottobre, tra qualche giorno riprenderanno le nefaste esercitazioni militari in tutti i poligoni della Sardegna, sindacati e regione fanno i salti mortali per far riprendere la produzione e la vendita di armi all’Arabia Saudita per salvare la fabbrica di bombe Rwm, la multinazionale bellica Avio presenta i suoi nuovi progetti a Perdasdefogu; è in questo scenario che si inserisce questo romanzo commissionato dalla procura e redatto dal quotidiano. Ci sono anche l’ex brigatista e i No TAV non manca proprio nessuno.

Noi di solito diffidiamo dai racconti e dalle fiabe, sappiamo che l’unica volontà di questa operazione è attaccare il movimento che lotta contro le basi e l’occupazione militare della Sardegna, fiaccarne lo spirito e la determinazione. Tra il 2014 e il 2016 si è scatenata una grossa offensiva popolare sui poligoni militari ricca di pratiche, contenuti, azioni e forza. Un triennio nero per le stellette in Sardegna che hanno visto cortei in tutte le parti dell’isola, hanno letto di numerosi dossier che svelavano le loro malefatte, hanno subito le contestazioni in luoghi nel quale prima gli veniva steso il tappeto rosso come nelle scuole e nelle università.

Per questo oggi militanti di comitati e reti che hanno lottato contro le basi militari, compresi diversi militanti di A Foras, subiscono questa ingiusta gogna mediatica. Staremo vicino a tutti e tutte, contribuiremo alle spese legali quando serve.

Rivendichiamo continuità ideale con tutto ciò che venne costruito e fatto durante quel triennio.

Se liberare la Sardigna dalla devastazione procurata dalle esercitazioni è terrorismo, SEMUS TOTUS TERRORISTAS.
Se pretendere la chiusura della basi militari e la bonifica integrale dei territori bombardati è terrorismo, SEMUS TOTUS TERRORISTAS.
Se ambire alla restituzione dei territori occupati da poligoni, caserme e depositi militari alle comunità è terrorismo, SEMUS TOTUS TERRORISTAS.
Se sognare una terra di pace, dove non si sviluppano armamenti o si preparano le guerre è terrorismo, SEMUS TOTUS TERRORISTAS.

Speriamo che tutti e tutte le terroriste di Sardegna leggano questo messaggio d’amore e ci raggiungano il 12 ottobre a Capofrasca, per ribadire il nostro NO all’occupazione militare della Sardegna.

Ainnantis

Caminera Noa

Noi non abbiamo paura🚩

⏳⌛⏰Puntuale come un orologio svizzero, a poco più di venti giorni dalla mobilitazione contro l’occupazione militare italiana della Sardegna, arrivano le pesantissime accuse a diversi attivisti del movimento per la smilitarizzazione della Sardegna.

🔎🔍Gli indagati sono imputati addirittura di devastazione, saccheggio e terrorismo per voler “sovvertire l’ordine democratico”.

‼️📎‼️ Fra le assurde accuse perfino quella di aver organizzato campeggi antimilitaristi.

🎯🎯La finalità è chiara: fermare il movimento contro l’occupazione militare e circondare con una cortina di terrore e sospetto la mobilitazione del 12 ottobre 2019 a Capo Frasca, per scoraggiare la partecipazione popolare.

Solidarietà a tutti gli indagati.

Se essere contro l’occupazione militare della nostra terra vuol dire essere terroristi, allora lo siamo tutti e tutte.

📆🗓️📌📌Ora più che mai è importante partecipare in massa alla mobilitazione del 12 ottobre.

‼️Il terrore, la paura, la menzogna e la caccia all’eretico non vinceranno‼️

A in antis!

Associazione libertade

LIBERTADE INFORMA DELL’AVVENUTA CONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI CONDOTTE DALLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTITERRORISMO DI CAGLIARI A CARICO DI 45 INDAGATI

I soggetti interessati sono appartenenti a svariate aree politiche ma tutti accumunati dall’impegno contro l’occupazione militare della Sardegna.

Le gravi contestazioni mosse dal pubblico ministero procedente assumono una portata molto preoccupante, in quanto riferite a condotte poste in essere dagli indagati nella legittima, pacifica e meritoria attività politica di sensibilizzazione e riconoscimento delle gravi conseguenze ambientali e alla salute provocate dalle esercitazioni militari svolte all’interno dei poligoni sardi.

Per la Procura distrettuale di Cagliari sarebbero rei di aver organizzato manifestazioni (avvenute nel 2014, 2015, 2016 e 2017) che si svolsero in maniera assolutamente pacifica; di aver organizzato campeggi definiti antimilitaristi, nei quali vengono svolte attività di informazione e approfondimento del tema; di resistenza ai pubblici ufficiali, benchè sia noto che in quelle occasioni furono le forze dell’ordine a rinchiudere i manifestanti, tra cui donne e bambini, all’interno di cordoni ingiustificati.

Non meno grave e lesivo dei diritti fondamentali è che gli indagati abbiano appreso dell’avvenuta conclusione delle indagini nei propri confronti dai maggiori quotidiani sardi, poichè nessun atto veniva dapprima notificato agli stessi.

In questi giorni assistiamo ad una preoccupante attenzione delle autorità italiane verso chiunque sia impegnato nell’attività politica di contrasto all’occupazione militare in Sardegna. L’apertura di procedimenti penali per fatti che si sarebbero svolti più di quattro anni fa, in prossimità della manifestazione che si svolgerà a Capo Frasca in data 12 ottobre, non è casuale e mira a reprimere ogni legittimo dissenso dell’opinione pubblica sarda.

Il contrasto alla repressione é lo scopo principale di Libertade, la quale esprime la sua più profonda solidarietà e sostegno nei confronti di tutti gli indagati.

Su Tzirculu:

Da poche ore abbiamo appreso che ad una quarantina di compagne e compagni sono state notificate delle denunce con capi d’accusa in alcuni casi molto gravi. I reati contestati fanno riferimento a manifestazioni contro le basi militari in Sardegna.
Alla repressione in generale e su questi temi in particolare, siamo più che abituati.
Il seguito alla manifestazione del novembre 2015 a Teulada il circolo subì una pesante perquisizione da parte della polizia militare. Ne abbiamo visto di tutti i colori ma questa volta procura e forze dell’ordine si sono superate.
Si parla di associazione a delinquere con finalità terroristiche, di sovversione dell’ordine democratico e parecchi altri capi d’accusa.
La tempistica di tutto ciò sarà sicuramente casuale. Sicuramente la vicinanza con il corteo del 12 ottobre a Capo Frasca sarà una pura coincidenza. Non possiamo pensare che qualcuno stia tentando di impaurire, fiaccare, bloccare un movimento popolare.
Qualora invece così fosse pensiamo di non sbagliare affermando che un’idea di liberazione non si fiacca, non si blocca con un teorema accusatorio folle e strampalato.
Non pensiamo di sbagliare affermando che il movimento non si fermerà ma che rilancerà con forza la manifestazione del 12 ottobre a Capo Frasca e tutte le mobilitazioni che verranno, fino ad ottenere il risultato ultimo: che la Sardegna sia libera dalle basi militari, che non sia più area di guerra ma terra di pace, che non sia più il posto in cui gli eserciti di mezzo mondo sperimentano le proprie armi che poi scaricano in giro per i vari scenari di guerra.
Se è un reato essere contro la guerra, se è un reato perseguire l’ideale di una terra di pace, allora siamo sicuramente colpevoli.
Se non accettiamo il teorema delle procure e delle forze dell’ordine, questo è il momento di stringersi attorno alle compagne e ai compagni colpiti dalla repressione, questo è il momento di rilanciare la lotta.
Per sentirsi diversi da chi addestra e finanzia terroristi.
Per sentirsi diversi da chi chiama terrorista chi i terroristi li combatte.
Per sentirsi vivi
Per sentirsi giusti

 

Laboratorio politico Sa domu

Succede che un movimento vuole cambiare le cose in Sardegna, succede che questo movimento tocca la questione che in Sardegna è fondamentale, quella delle basi e dell’occupazione militare.

Succede che questo movimento non si limita alle parole, che nell’isola sono spesso al vento, compie anche atti concreti, consapevole che solo l’azione può cambiare le cose. La consapevolezza spinge questo movimento fino alle reti dei poligoni dove cresce, riunisce altre persone e altri gruppi, arrivando a rappresentare negli atti e nelle rivendicazioni la volontà di un popolo: essere liberi dall’oppressione militare dello Stato italiano e degli altri stati.

Cinque anni esatti dopo la manifestazione del 2014 dove tutto ebbe inizio, meno di un mese prima della manifestazione del 12 ottobre sempre a CapoFrasca, lo stesso Stato italiano decide di annientare tutti gli sforzi fatti fin qui con la semplice etichetta di “terroristi”.

I militanti politici diventano “terroristi”, il cambiamento che sognano “sovversione”, etichette pesanti, ma solo etichette appiccicate a sputo che tradiscono la natura politica dell’operazione.

I “terroristi”, come li chiamano, non sono 5, non sono 40, sono molti di più, non si fermeranno, né saranno “terrorizzati” da chi in Sardegna ha il monopolio del terrore, ed è evidente che non siamo noi.

“Chi è il terrorista? Noi siamo i terroristi? Voi siete i terroristi, vi siete presi la nostra terra e ci rovinate la vita!”.

Alle compagne e compagni vittime della repressione statale

Nel corso della storia, a partire dall’esistenza del potere e dello Stato, vivere è sempre stato sinonimo di lottare. Ebbene sì, lottare è vivere.
Stato e potere hanno sempre fatto in modo che la gente si dividesse, si scontrasse, hanno creato differenze e dislivelli, a partire dalle caste per finire con i target.
C’è chi però, che in questa società, ha sempre resistito e resiste, contro ogni logica statale-partitica e costituzionale.
C’è chi ha sempre sostenuto e sostiene la socialità e l’aggregazione come mezzo di rivalsa, rivolta e LOTTA.
C’è chi a queste logiche non ci sta a prescindere e ha fatto e fa tutto ciò che le proprie forze permettono.
C’è chi ha cercato e cerca costantemente una soluzione alternativa a tutto questo, che crea spazi e apre le porte a chiunque, l’unico obiettivo: il bene collettivo, a differenza del gigantesco e meschino mostro, sicario del potere e capitale, lo Stato, il quale vero e unico obiettivo è l’agio di pochi sulle spalle di molti, al fine di trarne disperazione collettiva. Quest’ultima sfocia in vera e propria dipendenza da parte del popolo verso esso, in modo da poter poi indossare la maschera caritatevole del “buon padre” che addirittura si mostra disponibile e si propone di risolvere i tuoi problemi -che, per inciso, ti ha creato- creando nelle persone un senso di fallimento, che di fatto è la linfa vitale che lo tiene in piedi.
Questo 2019, ma come sempre nel corso della storia, è stato un anno di dura repressione e oppressione verso chi a queste dinamiche e logiche meschine non ci sta, e dice No a testa alta.
A partire da Marzo con i fatti dell’Asilo occupato, i vari sgomberi estivi e le vicende riguardanti i vari movimenti sardi e le individualità contro l’occupazione militare, i compagni e le compagne sard× e italian×, si sono ritrovat× nel mirino delle istituzioni, le quali hanno distorto completamente la loro immagine e il senso delle loro azioni, facendol× apparire come pericolos× e violent× terrorist× nemic× del popolo, pundendol× in maniera sconcertante e disumana, dal carcere (41 bis, isolamenti vari) ai domiciliari, diffamandol× pubblicamente con lo scopo di lasciarli sol× e distruggerl×.
Il loro obiettivo è chiaro: confinarci, buttarci giù, farci gettare la spugna e dividerci.
Buona parte di questa loro “missione” è sostenuta dai vari giornali che, complici di questure e Stato, a partire dagli articoli sull’Asilo a quelli sugli e sulle antimilitariste sarde, cercano impropriamente e maldestramente di scindere il movimento, abusando del loro potere mediatico e acquisendo le loro informazioni da Digos&co., imbastendole a loro piacimento e riportandole in contesti totalmente fuori da qualunque logica.
Riguardo alle indagini sulle e sui compagn× antimilitarist×, i e le numeros× indagat× non hanno mai ricevuto nessuna notifica a casa, almeno prima dell’articolo, scoprendo di essere nel mirino della giustizia attraverso un giornale, con tanto di nomi e cognomi.
Di certo non ci stupisce affatto che i fantocci giornalisti -i veri terroristi- cerchino di calpestarci, soprattutto ora, in vista della manifestazione del 12.
I/le compagn× accusat×, tra terrorismo e castronate varie, hanno logicamente il nostro totale supporto e solidarietà, e adesso più che mai lotteremo contro questo grande mostro repressivo -fatto di presidenti, questori, ministri e militari- che saccheggiando e occupando terre per i propri porci e schifosi comodi bellici, si è dimostrato l’unico vero terrorista.

I VOSTRI MURI NON FERMERANNO IL VENTO.

una compagna

USB

E Daje col terrorismo!

“Terroristi” con l’aggravante di essere “eversori” sarebbero alcuni degli imputati per “crimini” commessi negli anni che vanno dal 2014 fino al 2018, in Sardegna.

“Terroristi, non antimilitaristi” strilla il titolo dell’Unione riprendendo un virgolettato della Procura della Repubblica.

Di cosa sono accusati questa cinquantina di compagne e compagni? A leggere la paginata dell’Unione Sarda: di resistenza a Pubblico Ufficiale, danneggiamenti e cose simili.

Essi si sarebbero resi “colpevoli” di aver cercato di manifestare la loro opposizione alle basi militari.

La loro opposizione alla produzione di bombe esportate (illegalmente) verso un paese canaglia come l’Arabia Saudita che le usa per bombardare l’incolpevole Yemen.

Si sono resi “colpevoli” di dissentire, e di manifestare il loro dissenso e per questo rischiano pene severissime fuori da ogni logica giuridica.

Una forzatura giuridica? Un eccesso di zelo da parte della Questura e della Procura? Noi pensiamo, invece, che questo possa essere l’inizio di un processo, un processo già avviato e che si chiama processo securitario, dove verranno ristretti i margini di agibilità politica e sindacale a tutti i movimenti a tutti i sindacati che non si allineano alle politiche governative e filo padronali.

Viviamo con apprensione l’avvio di questa nuova “concertazione” fra sindacati complici e alcuni membri del “nuovo” governo che tendono a restringere il diritto di “rappresentatività” solo a soggetti disposti a tutti i compromessi,

In questo senso vogliamo “leggere” le affermazioni fatte dalla CGIL del Sulcis Iglesiente che solennemente dichiara che la “RWM deve essere dichiarata industria strategica” e che nega perfino qualsiasi ipotesi di riconversione!

Noi solidarizziamo con i compagni e le compagne colpiti da questi provvedimenti, dimostreremo la nostra solidarietà partecipando alla manifestazione del 12 ottobre indetta da una cinquantina di comitati ed associazioni (Fra cui l’USB) per dire che le servitù militari non portano sviluppo ma anzi lo inibiscono, che il 66% delle servitù di tutto il territorio nazionale che gravano su una sola Regione (la Sardegna) sono troppi! Per dire che noi vogliamo un sistema diverso di produrre, consumare e vivere. Un sistema che ponga al centro delle proprie attenzioni ogni essere vivente e non il capitale ed il profitto.

p. USB Confederale:

Salvatore Drago

Manituana Laboratorio Culturale Autogestito – Torino

Nessuna pace per chi fa la guerra!

Due giorni fa l’Unione Sarda, il più grande quotidiano della Sardegna, pubblica a piena pagina la notizia di una vasta operazione repressiva coordinata dalla Digos di Cagliari e dalla Direzione distrettuale antiterrorismo.

45 compagne e compagni inquisit@, di cui 5 con l’accusa di «associazione con finalità di terrorismo» e «eversione dell’ordine democratico» ovvero il famigerato 270 bis del Codice penale che dispone fino a 15 anni di carcere per le persone condannate.

Il crimine per cui sono inquisit* sarebbe di «antimilitarismo sovversivo».

Secondo lo Stato italiano non è sovversione né terrorismo sequestrare un territorio intero per cinquant’anni, circondarlo di filo spinato e utilizzarlo come teatro per esercitazioni militari tra cui bombardamenti e brillamenti che avvelenano lentamente le falde acquifere, la terra, l’aria causando malformazioni, tumori e leucemie alle persone e agli animali che vi abitano.

Non è sovversione né terrorismo secretare le informazioni sull’inquinamento e causare sofferenza e morte per centinaia di persone lasciandole nell’ignoranza più assoluta su ciò che accade a pochi passi da loro, corrompendo i mezzi di informazione e usandoli come braccio armato del potere.

Non è sovversione né terrorismo massacrare di botte uomini, donne, bambini e anziani che scendono legittimamente per le strade a protestare per questo scempio condotto nella propria terra.

Non è terrorismo neppure utilizzare le competenze acquisite con questi giochi di guerra per andare a fare la guerra vera in altri Paesi del mondo, o affittare i poligoni militari stanziati in Sardegna a eserciti stranieri come quello d’Israele, il quale a suo tempo li utilizzò per pianificare l’operazione Piombo Fuso: quella che uccise più di mille civili palestinesi nella striscia di Gaza nel dicembre del 2008.

Per lo Stato italiano è sovversione e terrorismo l’antimilitarismo.

E per provarlo gioca tutte le carte a sua disposizione: tra i partecipanti ai cortei c’erano pure i pericolosissimi No TAV, dice, i facinorosi che da trent’anni si oppongono alla devastazione delle proprie montagne programmata per costruire un cantiere inutile e disastroso.

Anche se le compagne e i compagni non hanno ancora ricevuto alcuna notifica e anche se il castello d’accuse costruito da Digos e DdaT traballa a vista d’occhio e crollerà alla prima verifica, la gogna mediatica è presto servita sui quotidiani e sui TG regionali.

Sarà proprio una casualità che questo avvenga a poche settimane dalla grande manifestazione del 12 ottobre, chiamata a Capo Frasca dalle e dagli antimilitaristi sardi?

Se credono di troncare il dissenso popolare e di disperdere un movimento, si sbagliano. Se credono che la repressione fermerà la lotta, si sbagliano. Si sbagliano perché noi non siamo come loro.

In mezzo a un mondo piegato dal disastro ambientale, in cui pochi potenti non smettono di accumulare ricchezza succhiando via la vita e la salute a tutte e tutti gli altri, facendo e disfacendo Stati, dichiarando guerre e firmando accordi mentre noi siamo costretti a spartirci le briciole cercando di sopravvivere, vogliono toglierci pure l’aria che respiriamo e la terra su cui camminiamo.

In mezzo a un mondo al collasso noi continuiamo a lottare perché non smetteremo mai di credere che un mondo migliore, senza reti e confini, e una vita degna per tutte e tutti possa esistere e debba essere costruita.

Da Torino alla Sardegna e in tutte le parti del mondo continuiamo a lottare perché sappiamo che questo è l’unico modo per essere ancora vive e vivi.

Solidarietà alle compagne e ai compagni sardi.

Noi vedremo le nostre terre libere! Ci vediamo il 12 ottobre alla Manifestada contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna!

A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna

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