Ansia militante

Riceviamo e pubblichiamo:

Ansia militante

Ho bisogno di dire la mia, sono la madre di uno dei cinque giovani indagati e per cui è stata richiesta la sorveglianza speciale .

E’ molto complicato per me vivere la giornata di questi tempi, non solo per cosa accade al movimento antimilitarista in Sardegna ma per il tanto altro che sta accadendo.

La protesta in questi mesi è cresciuta, i giovani sono tornati in piazza. Da Fridayforfuture, al sostegno per il popolo curdo, passando per NoTav, Decreto Sicurezza e altre legittime battaglie come il lavoro, la casa, la violenza sulle donne.

Vedo la voglia di esprimere in tanti modi il dissenso verso un mondo che sta andando alla rovescia. Le modalità sono diverse, ma tutte necessarie e giuste. Meno male che ci sono.

Conosco la fatica e la gestione dell’ansia materna, che inizia dalla scoperta dell’attesa e non finisce mai, ha infinite facce, quelle della quotidianità e della straordinarietà. Noi madri di figli militanti abbiamo imparato ognuna a suo modo , a farci i conti, a volte il conto è infinito. Noi madri orgogliose di avere figli che si preoccupano e occupano di ciò che accade del mondo non possiamo far altro che occuparci di loro, da lontano generalmente, un’occupazione impegnativa che deve essere invisibile e leggera.

Questo compito ci prende gran parte della nostra vita, in alcuni casi ha risvegliato la nostra militanza di giovani donne impegnate in battaglie del passato, ha fatto si che ritrovassimo grazie ai nostri figli il gusto del sapere, del conoscere le lotte e questa ricerca e lettura del mondo è diventata parte integrante del nostro agire da lontano.

Sapere è molto meglio di non sapere, vedere ciò che va visto e conoscere ci fa condividere battaglie altrimenti per noi lontane e questa è la parte che mi piace di più. Mi piace perché mi fa sentire vicina e coinvolta nella vita di mio figlio e dei suoi compagni e compagne, dà una motivazione seria e importante all’ansia che provo quando non so quanto vorrei sul dove, come e perché. E’ anche sollievo.

Non sempre o forse troppo spesso non ci è dato sapere tutto, non è previsto , non per mancanza di affetto e rispetto da parte loro ma perché quella che vivono o dovrebbero poter vivere è la vita che hanno scelto, io sono con le loro scelte contro e alla ricerca del vero e di soluzioni a tanti grandi problemi. Non quello che il potere ( con le sue mille forme) ci dice ma quello che è.

Il prezzo per questi giovani è alto, in termini di scontri, di delusioni, di scelte, di affetti e impegno.

Non è accettabile in nessun luogo e per nessun motivo che un uomo e una donna non possano esprimere attraverso le scelte e le azioni il loro ruolo nel mondo, e che ciò diventi motivo di intimidazione con misure repressive, eclatanti articoli sui giornali, definizioni pesanti non è accettabile.

I nostri figli non sono terroristi eversori sono CONTRO, in un sistema che tanto deve cambiare , in una terra bellissima. Ecco andare contro è non voler essere allineati ,è lottare per cambiare le cose. Questa parola che fa paura è stata usata con molta leggerezza, ha spaventato ma non allontanato nessuno. Siamo tutti insieme e non si lascia indietro nessuno, mai.

Riguardo la richiesta di sorveglianza che è già stata fatta una volta e rifiutata , mi pare che siamo pronti, sappiamo cosa ci aspetta.

Ho un figlio solo ma gli altri per me sono come lui e sanno di avermi a loro fianco.

Mia nonna direbbe “chi va al mulino s’infarina”, bene allora siamo tutti infarinati, dalla testa ai piedi, ma abbiamo la forza per scrollarcela di dosso, ognuno forse pagherà un prezzo ma questo lo abbiamo sempre saputo.

Una mamma con l’ansia militante

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