Comunicato di solidarietà dalla Cantoniera Occupata

Tratto da Passamontagna

Solidarietà con gli/le indagati/e dell’operazione Lince

Il 18 settembre la procura di Cagliari ha chiuso le indagini che riguardano la lotta antimilitarista condotta in Sardegna negli ultimi anni.

Sono indagate 45 persone: vengono loro contestati fatti specifici inerenti a cortei in città, azioni contro poligoni e basi militari, violazioni di fogli di via, ecc., in sostanza pratiche di lotta che in quel territorio hanno dimostrato incisività e hanno raccolto il sostegno di molti individui e realtà.

Per 5 persone tra loro è stata richiesta l’accusa di 270bis, vale a dire associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Il PM Guido Pani ha chiesto per le stesse la sorveglianza speciale.

La sorveglianza speciale è un po’ come se avessi un gps addosso. In ogni momento, le guardie possono accertarsi della tua posizione, e per di più sei costretto tu stesso a dare loro questa informazione. Ti isola, cambia le tue abitudini, preclude gli spazi che di solito frequenti e sopratutto le persone con cui condividi l’amicizia, le lotte, l’amore. Ti rende carceriere di te stesso. Oltre ad essere una misura repressiva che stravolge la vita di chi vi è sottoposto, offre alla controparte possibilità di controllo enormi.

Le accuse di 270bis e la sorveglianza speciale sono strumenti repressivi sperimentati e affinati negli anni sulla pelle di chi lotta. Le procure e i loro sbirri vorrebbero sdoganare sempre più facilmente tali strumenti, con il pretesto della presunta pericolosità sociale di chi si oppone ad un sistema marcio e volto a proteggere gli equilibri che ne garantiscono la sopravvivenza.

Mentre da un lato sono salvaguardati gli interessi delle compagnie che come la RWM, come la Bahri, lucrano sul business della guerra, dall’altro lo stato si scaglia sulle persone che vi si oppongono in prima persona cercando di versare un po’ di sabbia negli ingranaggi della ben oliata macchina militare, mostrando il suo vero volto violento ed opportunista. Guai a chi si oppone in maniera auto-organizzata alle logiche di sfruttamento di questo sistema e al suo braccio armato: gli eserciti e l’apparato bellico-industriale di cui sono espressione!

Se le città sono un fertile terreno di sperimentazione dei dispositivi di controllo avanzato derivati dalle tecnologie belliche, quali telecamere intelligenti, microfoni di intercettazione ambientale e sensori di ogni tipo, anche le valli e le montagne in cui viviamo sono pesantemente investite dall’economia della morte: dalle esercitazioni militari su territori che in alcuni momenti dell’anno vengono addirittura resi inaccessibili al passaggio, alla diffusione ancora sperimentale della tecnologia 5G, alla sempre più ingombrante presenza di uomini in divisa su tutto il territorio, alla frontiera insanguinata dove lottiamo.

Ci sentiamo quindi complici e vicini a chi coglie queste contraddizioni e sceglie di farci fronte in prima persona. nel tentativo di liberarsi dalla spazzatura militare, dal suo mercato di morte, degli stati di cui è protezione.

solidarietà ai compagni e alle compagne colpite dalla repressione!

Alcune e alcuni compagn* della casa cantoniera occupata

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