Archivi categoria: HOT SPOT e CPR

Dopo 10 anni, NOBORDERSARD chiude

Dieci anni. Si, sembra strano parlarne ora in cui i giorni scorrono lenti, scanditi dagli allarmi di pandemia.

Dieci anni diventano quasi un’era geologica in quest’epoca frenetica in cui tutto dura poco e viene sostituito e dimenticato come se niente fosse, ma è questo il tempo che è durato NOBORDERSARD, dal suo primo articolo sullo sgombero del palazzo di Giorgino occupato dai migranti a oggi, è passata tanta acqua sotto i ponti.

Ora è però giunto il momento di fermarsi, riflettere e riorganizzarsi.

Riflettendo sull’utilità dello strumento non possiamo dire che non sia stato uno strumento importante che ha affiancato le lotte e le iniziative. Ci ha accompagnato dalle lotte studentesche a quelle contro le basi militari, passando per il carcere, quella NoRadar e tante altre.

Nella ristrettezza dei nostri strumenti e delle nostre capacità abbiamo cercato di fornire degli elementi di critica ed analisi per meglio comprendere le lotte in corso, non disdegnando sguardi al passato e prospettive future.

Non sono mancate le visite e le condivisioni – sopratutto nei momenti “caldi” – dove abbiamo raggiunto cifre enormi e inaspettate, e neanche le riflessioni e i contributi. Ovviamente non possiamo dimenticare visite e commenti di sbirri, militari e pm, che ci sono costati anche qualche denuncia.

La decisione di fermarsi ha per noi uguale importanza della coerenza che abbiamo cercato di mantenere.

Uno strumento per quanto importante resta sempre tale e non metterlo in discussione, tenendolo come un’entità immutabile non è un concetto che ci appartiene.

Le nostre riflessioni si sono appiattite e spostate su altri strumenti, i contributi si sono ridotti all’osso, la pubblicazione di iniziative affievolita e il nostro impegno per portare avanti uno strumento come questo non è più lo stesso forse perché abbiamo smesso di sentirlo “nostro” nel senso più positivo del termine, così come abbiamo percepito nei nostri compagni l’abitudine ad avere un mezzo importante ma scontato.

Per questo abbiamo deciso di interrompere quest’esperienza nel prossimo futuro, raccogliendo il materiale che abbiamo pubblicato per metterlo a disposizione di chi è interessato e riflettere, scoprire o ricordare.

L’assenza mette in discussione anche l’esistenza stessa di uno strumento, sarà nei prossimi tempi che percepiremo la mancanza e capiremo se questo compagno di viaggio lascerà in noi il sapore amaro dell’addio o il dolce profumo del rilancio.

Per ora non possiamo che ringraziare tutte e tutti coloro che lo hanno seguito ed utilizzato e chi lo ha considerato uno strumento importante per le lotte, per uno spunto di riflessione o anche solo per un resoconto di un’iniziativa.

Per ora ci fermiamo qui, davanti a noi però si aprono ora tante strade, e valuteremo in che modo percorrerle.

Un abbraccio.

I redattori

Cagliari 23/3/2020

p.s.: il blog rimarrà aperto ancora per un po’ di mesi in modalità consultazione in modo che chi volesse salvarsi alcuni materiali lo possa fare con calma. Anche la mail rimarrà attiva ancora un po’, e vi invitiamo a scriverci commenti, saluti, ricordi, critiche, suggerimenti o barzellette. I materiali verranno salvati e saranno disponibili quando il blog sparirà dalla rete, vi aggiorneremo su dove li potrete reperire.

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E’ uscito il nuovo numero di NurKùntra

E’ uscito da poco il numero invernale di NurKùntra.

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In questo numero approfondimenti su:

Mario Trudu

Forestas

Turismo

Lavoro

Cervo sardo e altro ancora.

Per copie nel cagliaritano potete scrivere alla mail del blog per copie nel resto della Sardegna o più lontano ancora a nurkuntra@inventati.org.

Sono ancora disponibili copie dei numeri precedenti.

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E’ uscito il nuovo numero di NurKuntra

E’ uscito il numero estivo di NurKuntra, per avere copie scrivere a nurkuntra@inventati.org

Per copie nel cagliaritano scrivere alla mail del blog: nobordersard2016@gmail.com

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APRE L’OFFICINA AUTOGESTITA KASTEDDU

Vive la france!

Riceviamo e pubblichiamo:

Ieri (24 marzo), dopo una due giorni di dibattiti e pranzi benefit in
solidarietà con l’Asilo di Torino in alcuni luoghi solidali a Parigi,
alcune compagne e alcuni compagni hanno dato vita a un presidio davanti
al Cra (il Cpr francese) di Vincennes.

Il presidio era stato chiamato in solidarietà con lo sciopero della fame cominciato mercoledì nella
prigione per stranieri, con decine di detenuti coinvolti che hanno
deciso di dormire nel cortile per protesta, rifiutando il cibo, le cure
all’infermieria, il sostegno giuridico dell’associazione che interviene
nel centro.

Durante il presidio siamo riuscitx a parlare con i prigionieri, abbiamo
gridato slogan contro i Cra e per la liberazione di tutt, e i
prigionieri hanno risposta al grido di “Liberté”. Dopo alcuni minuti le
guardie del Cra sono uscite per allontanarci, sguinzagliando i cani e
usando gas lacrimogeno. Gli sbirri sono saltati addosso a due compagni,
entrambi italiani, gettandoli violentemente al suolo. Il tentativo di
liberarli è stato vano, e mentre glile altr compagn venivano inseguit
per tutto il quartiere i due compagni sono stati condotti in
commissariato.

Oggi lunedì 25 è stato chiamato un presidio davanti al commissariato in
cui erano rinchiusi. I e le solidali hanno scoperto che, nel mentre, i
due compagni arrestati erano stati spostati… al Cra di Vincennes, la
stessa prigione per migranti dove sono stati catturati. L’accusa è di
minaccia all’ordine pubblico, per cui è stato emesso un foglio di via di
3 anni dalla Francia. Per ora non è stato ancora previsto un volo per
deportarli in Italia. Abbiamo potuto parlare con i compagni, il morale è
alto.

La macchina delle espulsioni è versatile, e viene utilizzata nuovamente
per reprimere chi lotta contro i centri per stranierx e le frontiere
(tre compagne italiane erano già state imprigionate in Cra nel 2016,
durante un’azione a Calais).
Vogliono isolare ancora di più le persone detenute, e rompere qualsiasi
forma di solidarietà dall’esterno. Vogliono spaventarci, ma non ci
riusciranno: che sia perché non si hanno i “documenti giusti” o perché
ci si oppone al sistema razzista che produce sfruttamento e
imprigionamento, i Cra e tutti i loro simili vanno distrutti.
Continueremo a batterci perché ciò accada, e a sostenere chi, da dentro,
si ribella.

A bas les Cra! Liberté pour tou.te.s! Continua a leggere

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                  Il 9 gennaio alle 18:00 a Su Tzirculu, Cagliari via Molise 58. Sarà presentata la rivista “Nc’at Murigu”. A seguire dibattito e aperitivo benefit per sostenere le spese editoriali.

facciata murigu

Dall’editoriale: “Questa rivista nasce per provare a rispondere ad alcune esigenze maturate nel corso degli ultimi anni nell’ambito delle lotte svoltesi in Sardegna.

La più forte fra queste esigenze è quella di aumentare i momenti di confronto e approfondimento fra compagni. Dotarsi di più strumenti affinché i momenti di discussione, analisi, approfondimento e studio riescano ad avere una costante crescita sotto tutti gli aspetti.

Una seconda esigenza è quella di non perdere per strada importanti pezzi di analisi, storia e cronaca di quello che stiamo vivendo. Molti ottimi contributi vengono pubblicati solo su internet rendendo difficile il loro reperimento a distanza anche solo di un anno dalla pubblicazione, non venendo inseriti in alcun indice e rischiando di rimanere sconosciuti a chi arriva ora, o arriverà più avanti.

Nonostante non manchino in Sardegna gli strumenti che forniscono materiali di approfondimento e aggiornamento (blog, siti, pagine facebook, ultimamente sono in aumento anche riviste e iniziative) si è voluto comunque fare questo tentativo, che senza presunzione spera di essere un contributo a chi lotta o chi lo vorrebbe fare.”

Il primo numero è stato dedicato ad alcuni ambiti di lotta storici della Sardegna, con contributi sparsi sui temi dell’antifascismo, della Questione Nazionale Sarda, dell’antimilitarismo e  del mondo del lavoro.

Nc’at Murigu è completamente autoprodotto e autofinanziato, ed è in vendita a Su Tzirculu.

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Val Susa, nasce un nuovo rifugio autogestito

Oggi è stata aperta la casa cantoniera di Oulx, edificio vuoto e inutilizzato da decenni.
Da oggi le si vuole ridare vita.
Contro le frontiere e il dispositivo che le supporta e determina.
Contro il Decreto Salvini e la sua politica di repressione e guerra ai poveri.
Per un mondo dove tutte e tutti possano scegliere dove e come vivere.

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La situazione alla frontiera continua a peggiorare: la militarizzazione crescente, l’inverno ormai arrivato. Il sistema di controllo e gestione sempre più forte che viene imposto su tutti coloro che, senza il pezzo di carta considerato “giusto”, continuano a voler attraversare questa linea chiamata frontiera.
Il Rifugio Autogestito Chez Jesus, il sottochiesa occupato di Claviere, è stato sgomberato quasi due mesi fa. Da allora sempre più numerose sono le persone che si perdono e che rischiano la vita o gli arti tra le montagne, senza informazioni o l’abbigliamento adatto per affrontare il viaggio. Senza lo spazio d il tempo per potersi organizzare, riposare, ripartire. E sotto lo sguardo costante delle varie forze di polizia che cercano di impedire i contatti tra chi in viaggio e i solidali.
Questo luogo vuole essere anche questo.
Un Rifugio Autogestito per chi è di passaggio, e necessita di più tempo per organizzarsi che le ore notturne offerte dalla struttura dei salesiani.
Un luogo per potersi organizzare contro le frontiere su queste montagne così come contro le frontiere in città, ed al sistema ad esse correlato.

Il Decreto Salvini è una dichiarazione di guerra ai poveri.
Agli immigrati, sempre più ricattabili e sfruttabili, sotto la costante minaccia dei documenti, CPR, o deportazioni. A tutti coloro che in qualche modo cercano di opporsi al sistema di selezione, controllo ed esclusione che vige in questa società. Agli indesiderati in generale, che vengono buttati fuori dai centri cittadini, sempre più repressi, controllati, ricattati.

Organizziamoci. In quest’epoca sempre più buia, dove le retate per strada, le prigioni per senza documenti, le deportazioni, le barche bloccate in mare sono la normalità, dove gli accordi con le prigioni libiche e le varie polizie frontaliere sono pagate con miliardi, dove chi ha i documenti prende il TGV da Oulx  chi non ce li ha rischia di morire sui sentieri innevati, l’indifferenza uccide davvero.

Qui ogni aiuto è benvenuto. C’è bisogno di materiali vari, materassi, coperte, vestiti pesanti. Scarpe invernali, calze, guanti, cappelli. Stufe, legna, tappeti, cibo.
Voglia di organizzarsi insieme per far si che questa frontiera, così come le altre, non esista più.

Dalle 15 di questo pomeriggio invitiamo tutte e tutti a una merenda sinoira con musica.
Chiunque voglia passare prima o nei giorni seguenti per i lavori, è benvenutx!

 

Rimandata l’apertura del CPR di Macomer

Dal giornale di ieri:

Il Cpr (centro di permanenza per i rimpatri dei migranti) di Macomer subisce una clamorosa battuta d’arresto. La prefettura di Nuoro ha infatti revocato il bando di gara europea per la gestione. Il Cpr negli accordi tra Ministero, Regione e Comune doveva servire da dissuasore per gli sbarchi dall’Algeria ed era destinato alla detenzione amministrativa di un massimo di 90 giorni per il rimpatrio. “Ora, senza alcun accordo con la Regione e gli enti locali – dice l’assessore regionale Filippo Spanu – la situazione cambia. Il ministero stravolge le regole e rinvia sine die il bando”.

Con le nuove disposizioni ministeriali si aumenteranno il numero delle presenze (si era stabilito un massimo di 100 persone), oltre all’incremento del periodo di detenzione, che passa da 90 a 180 giorni. Il Cpr in queste condizioni cambia radicalmente le sue caratteristiche. “Se il Ministro ha cambiato le strategie vorremo essere informati, perché non siamo la colonia di nessuno – dice il sindaco Antonio Succu -, abbiamo subordinato l’accettazione del Cpr a due condizioni: la sicurezza della popolazione e il rispetto della dignità umana. Non faremo un passo indietro”.

Non si capisce se tutto questo sia una scusa per coprire qualcos’altro di torbido o se veramente ci siano beghe burocratiche difficili da risolvere. Nonostante non sarà facile carpire altre informazioni differenti da quelle fornite dai giornali cercheremo di tenervi aggiornati.

Sul CPR di Macomer

Pubblichiamo un contributo ideato in collaborazione con hurriya.noblogs.org e altri compagni che lottano contro le frontiere:

Macomer è un comune di circa 10.000 abitanti, situato nel centro Sardegna, alle pendici della catena del Marghine, di cui è anche il centro principale.

Macomer ospita il 5° reggimento del genio guastatori e il comando della 45° brigata fanteria Arborea: questi due ingombranti ospiti ne fanno una succursale della Brigata Sassari, la storica brigata dell’esercito italiano, macchiatasi di incredibili massacri in tutte le guerre del ‘900 e ancora oggi presente su tutti i fronti di guerra aperti.

Una presenza così cospicua di militari e delle loro famiglie rende Macomer un paese tendenzialmente ubbidiente e allineato, probabilmente anche questo fattore ha inciso nella scelta dell’apertura del CPR.

Il CPR, di cui in questo momento i lavori sono in corso e in fase di ultimazione (prevista per dicembre), sorgerà nell’edifico del vecchio carcere di Bonu Trau, un “piccolo” carcere chiuso cinque anni fa quando il

nuovo piano carceri portò all’apertura nella sola Sardegna di quattro nuove mega strutture, dislocate lungo i quattro punti cardinali.

Ex carcere di Macomer

Facciata del Cpr di Macomer.

Il CPR dovrebbe essere in grado di “ospitare” inizialmente 50 migranti da rimpatriare, ma il progetto prevede un raddoppio della capienza, in tempi non ancora chiari. I migranti potranno essere reclusi per un massimo di 12 mesi, più un’eventuale proroga di 15 giorni, se questa dovesse rendersi indispensabile per completare l’operazione di rimpatrio.

La comunità macomerese ha mostrato la sua contrarietà solo attraverso le parole di vari politicanti che hanno utilizzato la vicenda del CPR per farsi campagna elettorale o per criticare l’opposta parte politica. Il primo cittadino di Macomer, Antonio Onorato Succu, ha dichiarato, poco dopo la firma del progetto di costruzione: “Abbiamo posto condizioni accolte dall’alto rappresentante del ministero; ci ha dato rassicurazioni sul fatto che il CPR sarà una struttura di detenzione da cui gli ospiti non potranno uscire. Questo mi consente di tranquillizzare i cittadini sul rischio di disordine sociale e questo è sufficiente per andare avanti con il progetto.”

L’apertura del CPR viene criticata in quanto danno d’immagine a un territorio in difficoltà come il Marghine, che a detta di alcuni politici “avrebbe bisogno di ben altri investimenti da parte dello stato”, e, appunto, per un presunto pericolo sicurezza derivante dalla detenzione di 50 migranti.

Per sostenere queste tesi contrarie al CPR, e andare contro la maggioranza del consiglio comunale, è anche nato un comitato “No CPR”, formato da Destra sociale Sardegna, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Movimento Cristiano Forza Popolare, Riformatori e Movimento Zona Franca.

L’unico caso che si possa rergistrare di critica radicale all’apertura del centro sono delle scritte apparse nei pressi del cantiere la scorsa estate.

Viste queste preoccupazioni dei macomeresi per la presenza del CPR in città, l’ex ministro dell’interno Minniti, avendo anche visitato il centro nel gennaio 2018, ha pensato di destinare un bonus aggiuntivo di fondi per la sicurezza del territorio al comune di Macomer, 50.000 euro sono stati spesi per potenziare il sistema di video sorveglianza nelle strade dei dintorni del CPR, e per evitare possibili fughe dei prigionieri è stato aggiunto al progetto “un doppio perimetro di recinzione con vigilanza h24 delle forze dell’ordine e un nucleo di pronto intervento che stanzierà tra un perimetro e l’altro”.

PROSPETTIVE DI LOTTA:

Partendo dal presupposto che uno dei momenti migliori per intervenire è praticamente sfumato, e cioè la fase dei lavori prima dell’apertura, va detto che non è sfumato per dimenticanza o lassismo, ma per oggettive difficoltà nel proporre delle pratiche. Bisognerebbe saper immaginare un intervento diverso, che tenga però conto delle difficoltà che il territorio impone, sopra brevemente descritte.

La Sardegna, rispetto alle altre regioni dello Stato italiano, ricopre su tanti aspetti un gioco a parte, per la questione della detenzione dei migranti in particolare.

Questo perchè in quanto isola non è altro che un’enorme prigione a cielo aperto, da cui è molto difficile andare via se si è senza documenti o agganci: passare il Tirreno non è come passare da un valico di montagna o da altri tipi di confine.

Le esperienze precedenti, degli allora CPT e CIE, ci hanno messo di fronte a difficoltà raramente superate. La vecchia struttura, ora abbandonata perchè distrutta nell’ultima grande rivolta dei prigionieri che le diedero fuoco, era addirittura all’interno di un territorio militare, quindi in una zona non avvicinabile neanche con un corteo o un presidio. Però almeno si trovava nei pressi di Cagliari.

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Tra i rari contatti che abbiamo avuto con persone recluse, o che lo erano state, abbiamo sempre constatato la loro volontà di lasciare la Sardegna il prima possibile, ciò ha dato luogo all’impossibilità di intessere relazioni durature.

Inoltre vi è anche da specificare il problema che l’arrivo dei migranti sulle coste sarde è per noi compagni un fenomeno del tutto imprevedibile e “incontrollabile”, nel senso che tutte le notizie che abbiamo sugli sbarchi sono sempre di seconda mano, o lette dai giornali o raccontateci da qualcuno che per vari motivi è informato sulla questione.

In passato, trovandosi il CIE nei pressi dell’aeroporto civile di Cagliari, avevamo trovato una certa efficacia nell’andare all’aeroporto a fare “rumore” durante le rivolte all’interno del CIE o ancora meglio durante la chiusura delle piste (e quindi lo stop a atterraggi e decolli) immediatamente dopo le fughe più o meno di massa.

Furono fatte anche iniziative contro le ditte che traevano guadagno in vari modi dalla gestione del CIE.

Tutto questo ora sembra piuttosto lontano. Le ditte che portano avanti i lavori, le gare d’appalto del CPR e la gestione sono in questo momento notizie a noi oscure (e tenute ben nascoste dalle isitituzioni), la distanza geografica (tra Cagliari e Macomer ci sono circa 150 km) non aiuta, e il disinteresse da parte di persone del posto pure.

In Sardegna il fenomeno complessivo dell’accoglienza è un grande affare: “ci sono 17 SPRAR per un totale di 400 posti, di cui 300 occupati, distribuiti in modo più o meno uniforme in tutta l’isola, due sono per minori. A questi si aggiungono 4146 richiedenti protezioni internazionali distribuiti in 143 Centri di accoglienza straordinaria (CAS). Tutto questo produce un coinvolgimento di 1200 tra psicologi, mediatori, assistenti sociali e amministrativi. A questo si sommano i circa 70 milioni di euro annui necessari a reggere tutto il sistema dell’accoglienza sardo, ridistribuiti fra le aziende coinvolte” (Nc’At Murigu, numero 1).

Trovandoci nella condizione di non saper bene cosa proporre, e di voler evitare di impostare lotte che troppo facilmente scivolino sull’assistenzialismo, da tempo crediamo che per noi il contributo migliore da dare alle lotte contro le frontiere e “la gestione dei flussi migratori”, sia mettere i bastoni fra le ruote all’organizzazione della guerra che ogni giorno viene preparata nelle enormi basi militari che la Sardegna ospita.

Questo non vuol dire disinteressarsi alla questione CPR (che continueremo a seguire e su cui interverremo se dovessimo trovare il giusto pertugio), ma fare un onesto esame del contesto in cui viviamo e delle possibilità che possiamo darci.

Alcuni compagni sardi contro le frontiere

ottobre 2018

 

Sullo sgombero di Chez Jesus.

Pubblichiamo il comunicato sullo sgombero del rifugio occupato e autogestito Chez Jesus, a Claviere.

Uno spazio che ha dato tanto in questi 7 mesi di occupazione, che ha saputo mettere in discussione la frontiera e il suo mondo, attraverso pratiche diverse; da cortei, a presidi, a campeggi (all’ultimo dei quali erano presenti compagni da tutta Italia e anche Sardegna), all’importantissimo momento di attraversamento del confine con chi, nella disperazione e nella ricerca di una vita migliore, cerca di raggiungere la Francia. Una realtà che si opponeva apertamente alla violenza dello Stato francese, della Paf soprattutto, e dello Stato Italiano sulla frontiera.

Ai compagni e compagne, a tutte le persone inguaiate nello sgombero va la nostra incondizionata solidarietà. Non saranno denunce, sgomberi e repressione a fermarci.

SULLO SGOMBERO DI CHEZ JESUS.

Hanno sgomberato Chez Jesus.
14 camionette, verie macchine di polizia e carabinieri, il solito gregge numeroso di digossini impettiti. Sono arrivati per le 7.40 di mercoledì mattina. Hanno sfondato la porta con un ariete e un martello, e sono entrati.

Il prete che ci ha denunciato, Don Angelo Bettoni, n on si è fatto vedere. Il sindaco si, invece. Era con la polizia a ispezionare i locali mentre buttavano fuori vestiti, tavoli, coperte, i materassi restanti. Mentre arrivava la ruspa per prendersi le cose e mettevano le griglie alle finestre. Ma si conosceva la posizione del sindaco, che da sempre voleva lo sgombero, in quanto Chez Jesus “minacciava le attività economiche del paese e faceva aumentare il flusso di migranti (rendendolo più visibile) dato che si dava cibo e posto per dormire.”

Hanno subito diviso, come secondo le loro categorie, quelli che considerano “migranti” e quelli che considerano “anarchici”, “No Border”, o come gli pare. I primi se li sono portati via, per un “controllo d’identità”, probabilmente alla questura di Bardonecchia. Pare che due di loro siano stati rilasciati perché “in domanda di asilo”. Il terzo, invece, ha ricevuto un decreto di espulsione.
Gli altri sono stati bloccati per ore tra cordoni di polizia e hanno ricevuto una denuncia.

Ci hanno sgomberato perché, come approvato all’unanimità dal Consiglio della Città Metropolitana di Torino il 5 ottobre, bisogna “restituire alla Politica vera” il “tema dell’immigrazione” (cit. Monica Canalis, consigliera PD, direzione marketing Intesa Sanpaolo). Che significa, come esplicitato dal nuovo decreto sicurezza-immigrazione di Salvini, il controllo e la gestione totale di chi arriva in Italia senza il documento considerato “giusto”. Significa rendere “illegali” nuove migiaia di persone grazie alla eliminazione della Protezione Umanitaria. Significa più retate, centri di detenzione, deportazioni.
Vogliono dei nuovi schiavi, disposti a lavorare per niente, sotto la minaccia costante del documento o del CPR. E che se provano a ribellarsi si vedranno bloccata o revocata la richiesta di asilo, dato che ormai anche solo partecipare alle manifestazioni significa essere categorizzato “soggetto pericoloso”.

Chez Jesus si è sempre opposto a ogni forma di selezione e controllo. In quel rifugio, nessuno chiedeva i documenti, nessuno gestiva, nessuno controllava. Era uno spazio per organizzarsi insieme contro le frontiere, chi le vuole oltrepassare e chi le vuole distruggere, in modo libero e autogestito, affinché ciascunx potesse scegliere dove e come vivere, senza che una frontiera spezzasse vite e scelte. Lontano dal business dell’accoglienza e dell’espulsione, lontano dal business dei passeur.

Anche il vescovo di Susa, A. B. Confalonieri, ha espresso la sua soddisfazione per l’operazione di sgombero svolta dalle alle forze di polizia. É un prete che ci ha denunciato. È con la Chiesa che la Prefettura ha preparato lo sgombero, pulendosi la faccia con l’apertura di un posto a Oulx. E come ricorda lo stesso vescovo, “la chiesa valsusina ha collaborato con altri enti per aprire il nuovo centro di accoglienza di Oulx, più adatto alle esigenze degli stranieri”. Ossia: un luogo aperto dalle 20 di sera alle 8 del mattino a 15 chilometri da quella frontiera che chi vuole andare in Francia cerca di attraversare e dove le persone vengono respinte.

La Chiesa possiede circa il 20% del patrimonio immobiliare presente in Italia, per un valore di circa mille miliardi di euro. Un impero del mattone, in pratica. Una multinazionale immobiliare, piena di strutture e soldi.
Che da una parte si fa propaganda con la sua retorica “dell’accogliere”, dall’altra sgombera un sottochiesa che ha dato rifugio a migliaia di persone in questi quasi 7 mesi.

Anche per questo hanno sgomberato Chez Jesus. Questione di soldi, oltre che politica.
E sono tutti contenti. Lo Stato francese e le sue guardie, che riescono a tenere meglio sotto controllo il flusso di persone diretto in Francia. Lo Stato italiano, che non ama luoghi né spazi di autegestione, fa rispettare la sua legge e “riconsegna regolarmente alla proprietà” i locali del sottochiesa. La Chiesa, proprietaria dei locali; le sue cooperative che andranno a guadagnarci dalla gestione del luogo aperto a Oulx. Le attività commerciali di Claviere, che sperano di vedere così scomparire i migranti di passaggio diretti in Francia che rovinano il turismo.
Il fabbro di Gravere, che si è fatto i soldi mettendoci le griglie alle finestre. L’impresa che ha sgomberato fisicamente il luogo e buttato tutto in discarica.
Ognunx ha le sue responsabilità. Non ce lo dimentichiamo.

Invitiamo tuttx ad azioni diffuse. Contro le frontiere, e il loro dispositivo. Ricordiamo inoltre che la Chiesa ha comunque un ruolo di primaria importanza nel nostro sgombero.

La lotta alle frontiere non si arresta.
Il primo apputamento è sotto le mura del CPR di Torino, questa domenica, ore 16.

Fonte: https://www.passamontagna.info/?p=631