Archivi del mese: dicembre 2011

Firenze – Personaggio vicino all’estrema destra uccide due ambulanti Senegalesi

Succede a Firenze in due differenti mercatini rionali della città, in
una giornata tersa e normale come sempre nel gelido inverno della città
toscana.
Le persone uccise a freddo con diversi colpi d’arma da fuoco sono due
venditori ambulanti senegalesi, uccisi mentre lavoravano – dopo anni
di sacrifici e quanti sacrifici per mantenere la regolarità del
soggiorno lo sappiamo bene – esclusivamente perché migranti e di
colore.
Non ci sembra possibile nessuna altra analisi o motivazione dietro il
lucido gesto di chi armato da violenza razzista ha ucciso senza pietà.

Può chiamarsi follia questa come ci stanno propinando i media
mainstream o forse è meglio dire un lucido gesto pensato e calcolato?!
E poi come si chiamano i due uomini uccisi senza pietà?! Non hanno
diritto ad avere un’identità, uno nome?!.

Anche se non ci sono _conferme ufficiali_ sulla matrice del gesto a noi
è già chiaro che l’assassino Gianluca Casseri [1] è noto per essere
vicino agli ambienti dell’estrema destra (dalle prime informazioni
Casseri era iscritto a Casa Pound e frequentatore del gruppo di
Pistoia)
come denotano anche le sue attività di “scrittore” consultabili in
diversi link rintracciabili in rete.
L’uomo originario di un comune nel Pistoiese bloccato in un
parcheggio sotterraneo – durante un conflitto a fuoco – è rimasto
ucciso, non è ancora chiaro se si sia suicidato o se sia stato colpito.
Nel frattempo la comunità senegalese che si è raccolta nei pressi di
piazza Dalmazia dove sono avvenuti i due omicidi della tarda mattinata
dopo un momento di raccoglimento e preghiera per i loro fratelli
uccisi,
ha mostrato tutta la sua rabbia e indignazione muovendosi in corteo
spontaneo verso la Prefettura.
In 200 hanno bloccato i viali al grido di “VERGOGNA NON SI PUÒ MORIRE
COSÌ. RAZZISTI RAZZISTI” e staccato alcuni cartelli della segnaletica
stradale. Non credono alla versione soft che le forze dell’ordine
ribadiscono cercando si calmare la situazione, “_si tratta di un folle,
depresso…_”.
La tensione rimane molto alta soprattutto dopo la conferma delle
“simpatie” politiche di estrema destra dell’assassino, è intervenuto
anche il reparto celere in assetto antisommossa a presidiare la
situazione, mentre si è riunito il Tavolo per l’ordine pubblico e la
sicurezza, presente anche il Sindaco, Matteo Renzi.
Nel frattempo un altro gruppo di senegalesi si è radunato nei pressi
del mercato di San Lorenzo dove è avvenuta la seconda sparatoria e sta
decidendo come muoversi in una sorta di assemblea improvvisata. Intanto
i movimenti cittadini antirazzisti si stanno organizzando, DOMANI
POMERIGGIO è previsto un presidio in piazza Dalmazia e SABATO 17
DICEMBRE UNA MANIFESTAZIONE REGIONALE ANTIRAZZISTA.
Dopo i tentativi di linciaggio e l’assalto al campo rom di Torino
pochi giorni fa, l’ennesimo ATTO DI VIOLENZA RAZZISTA che mostra come
decenni di cultura e politica intrisa dalla xenofobia, dalla tautologia
della paura, dalle decostruzione della sfera dei diritti umani nonché
da un processo più generale di clandestinizzazione dei diritti stanno
producendo i loro effetti nella pancia della società italiana. RASSEGNA
STAMPA:
Repubblica Firenze [2]
Corriere Fiorentino [3]

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Business Mineo. Gli affari del lager

Chiuso, isolato e gigantesco: così a prima vista si presenta a Mineo il campo di concentrazione, vanto di Berlusconi e Maroni. Ma è anche un coacervo di affari, cooperative e consorzi su cui si giocano milioni e milioni di euri e migliaia e migliaia di voti…
“Il centro di Mineo, in provincia di Catania, si configura come una sorta di non-luogo dove le persone conducono la loro quotidianità in una condizione di apatia e rassegnazione. L’idea stessa di poter gestire delle macro-strutture ove segregare migliaia di persone è un progetto irrazionale che produce disagio, alimenta circuiti di violenza ed è fonte di spreco di denaro pubblico”. Ne è certo il giurista Fulvio Vassallo dell’Università di Palermo, uno dei massimi esperti di politiche migratorie in Italia. Quello che nei disegni del duo Berlusconi-Maroni doveva essere il centro d’eccellenza per ospitare i richiedenti asilo scampati alle guerre in Africa e Medio oriente è l’esempio più emblematico della cultura xenofoba e apertamente discriminatoria delle classi dirigenti nazionali. L’ex residence dei militari USA della base di Sigonella, riconvertito a lager di “lusso” per migranti, ha reso invisibili le vite di migliaia di persone, annullando percorsi di sofferenza e di speranza. Mineo è innanzitutto un laboratorio sperimentale per nuove pratiche di deportazione e carcerazione degli “altri” e dei “diversi”. Ma è anche lo strumento per affermare il modello dell’Emergenza migranti S.p.A., business multimilionario per i maggiori consorzi di cooperative “sociali”, rosse e bianche del meridione d’Italia.
“Per ragioni legate alla sua ubicazione e per il fatto di inserirsi quale corpo estraneo nel già fragile tessuto socio-economico, Mineo rappresenta una struttura ad alto rischio di involuzione verso una realtà-ghetto completamente isolata dall’esterno, dove possono facilmente prodursi gravi fenomeni di marginalità e degrado sociale”, denuncia una recente inchiesta sul sistema nazionale d’asilo condotta dall’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione), in collaborazione con CeSPI, Caritas e Consorzio Communitas. La gestione del centro, affidata sino alla scorsa estate (con trattativa privata) alla Croce Rossa italiana, è stata improntata “solo ed esclusivamente sull’emergenza”, senza l’attivazione strutturata e sistematica dei servizi e degli standard di accoglienza previsti dalla legge. “Per le sue caratteristiche di particolare isolamento e gigantismo, Mineo appare costituirsi ancor più di altri luoghi come un centro sospeso ed indefinito, sempre potenzialmente esplosivo”, commenta l’avvocata Paola Ottaviano dell’AGSI. Drammatico l’SOS degli “ospiti” della struttura. “Nel campo non è possibile vivere dignitosamente”, afferma John W., nigeriano. “Il cibo è di pessima qualità, ci sono difficoltà di comunicazione con i legali, carenza di mediatori culturali e impossibilità a raggiungere il centro abitato ad una decina di chilometri di distanza. Molti di noi sono stati vittime di maltrattamenti e insulti razzisti da parte delle forze dell’ordine e di alcuni operatori. E ci chiamano spesso scimmie nere”. Disperazione e rabbia sono i sentimenti più diffusi. A fine giugno, un team di Medici Senza Frontiere ha denunciato che c’erano già stati a Mineo sette tentativi di suicidio. “Tra i richiedenti asilo emergono con sempre più evidenza depressione, isolamento, solitudine e confusione”, dicono i medici. “La sensazione di abbandono cresce anche perché si dilatano a dismisura i tempi delle procedure burocratiche per la protezione internazionale. C’è chi attende da tempi remoti di essere sentito dalle sottocommissioni territoriali che devono valutare le richieste d’asilo”. Scoppiano spontanee le proteste e in più occasioni sono stati inscenati blocchi stradali.
Le autorità sono state costrette ad accelerare le audizioni (sino a 10 al giorno), ma per la Rete antirazzista catanese che sta fornendo sostegno legale e politico ai migranti, la situazione “è ancora confusa, gli interpreti non sono sufficientemente preparati e consapevoli della gravità dei problemi trattati e le commissioni procedono inesorabili, con alte percentuali di dinieghi”. Asfissiante è il livello di militarizzazione a cui è sottoposto il centro. Polizia, carabinieri e militari dell’Esercito lo presidiano 24 ore al giorno, mentre hanno illimitata libertà di azione gli agenti di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, che nell’ambito dell’operazione Hermes 2011, raccolgono informazioni riservate tra i migranti facendosi passare come giornalisti. Agli operatori dell’informazione veri, invece, una circolare dell’ex ministro Maroni impedisce l’ingresso in tutti i centri d’accoglienza d’Italia.
Dal 18 ottobre, la gestione del CARA è passata ad un’associazione temporanea guidata dal Consorzio di cooperative Sisifo di Palermo, aderente a Legacoop. Per 24,96 euro pro capite al giorno, deve fornire ai duemila ospiti pasti, vestiario e kit per l’igiene personale e assicurare i servizi di mediazione linguistica, sostegno socio–psicologico, attività ricreative, sportive e culturali, insegnamento della lingua italiana. Un business enorme, 1.497.600 euro al mese, grazie ad una gara d’appalto assai poco trasparente, svoltasi in meno di quindici giorni ad agosto. Invece del bando ad evidenza pubblica, il soggetto attuatore (la Provincia di Catania, caso unico in Italia dove l’affidamento dei CARA è attribuito alle Prefetture o alla Protezione civile), ha invitato solo alcune coop a presentare le offerte, avvalendosi del decreto legge “emergenziale” del 13 maggio 2011 che consente la procedura anche per bandi superiori al milione di euro. Invitando “Sisifo” non si è andati certo per il sottile. Nelle maglie della recente inchiesta giudiziaria sulla mala gestione dei servizi sociali in Sicilia, sono infatti finiti il rappresentante della cooperativa Città del Sole di Catania, Antonino Novello, membro del Cda del Consorzio e dirigente regionale LegaCoop e Nunzio Parrinello, consigliere provinciale a Catania con l’MPA e presidente della “Luigi Sturzo onlus” di Catania, socia Sisifo. Al momento del bando per Mineo, sul vicepresidente generale del consorzio, Cono Galipò (amministratore delegato della società che ha gestito per anni i due centri detentivi per migranti di Lampedusa) pendeva invece una richiesta di rinvio a giudizio per “truffa aggravata e continuata” per la gestione del centro per richiedenti asilo di Sant’Angelo di Brolo (Me), attivo dal settembre 2008 al maggio 2010. Secondo gli inquirenti, Galipò avrebbe trattenuto gli “ospiti” nonostante fossero stati rilasciati da tempo i relativi permessi di soggiorno, procurando a Sisifo un “illecito profitto” stimato in 468.280 euro + IVA..
Poco sembra essere mutato con il passaggio delle consegne CRI-Sisifo. “Il vitto continua ad essere poco gradito ai migranti”, dichiara Alfonso Di Stefano della Rete antirazzista. “Attorno al CARA aumentano i posti di blocco dell’esercito per sequestrare gli alimenti acquistati all’esterno. I trasporti continuano a non funzionare ed il denaro dato, appena cinque euro ogni due giorni, può essere speso solo dentro la rivendita del centro. Riceviamo segnalazioni sulle cattive condizioni di salute di molti ospiti, mentre resta scarsa l’assistenza sanitaria, specie alle donne incinte. I legali sono costretti a lunghe attese ai cancelli prima di potere entrare e assistere gli ospiti per le loro richieste d’asilo”.
Dell’associazione temporanea CaraMineo, fanno pure parte il Consorzio Sol.Co Calatino di Caltagirone e le coop romane La Cascina (Legacoop) e Domus Caritatis. Nonostante fossero state invitate a presentare un’offerta, nessuna si era fatta viva alla gara. Sisifo, generosamente, ha pensato però di condividere con loro l’affaire “accoglienza”. L’affidamento alle coop locali e in particolare a Sol.Co. (partecipazioni societarie di Sol.Co. Catania e del Banco di Credito Cooperativo “Luigi Sturzo” di Caltagirone) era stato perorato dal presidente dell’Associazione Generale Cooperative Italiane (AGCI), Rosario Altieri. “Nel rinnovarLe il nostro sostegno riguardo alle iniziative intraprese a Mineo, ove Ella riterrà opportuno, Le assicuriamo il supporto delle numerose cooperative sociali, aderenti alla nostra associazione, attive nel territorio della provincia di Catania…”, recita una sua missiva al ministro dell’interno Maroni, il 14 marzo 2011. Ancora più decisivo il pressing pro-associate Sol.Co. del presidente della provincia di Catania, Giuseppe Castiglione, coordinatore regionale del Pdl. Grande amico di Angelino Alfano, il politico ha subito l’onta dell’arresto nel 1998 per turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta per le tangenti all’Ospedale Garibaldi di Catania. Condannato in primo grado a dieci mesi di carcere insieme al suocero Giuseppe Firrarello (senatore di Forza Italia), nel novembre 2004, Castiglione è stato assolto in appello “perché il fatto non sussiste”. Da allora, il suo ruolo-guida della politica etnea è stato secondo solo all’antagonista Raffaele Lombardo. Uno dei terreni di scontro è stato proprio quello relativo all’accaparramento dei favori delle coop locali. C’è da scommettere che con il business Mineo, il presidente della provincia ha sicuramente tolto un bel pacchetto di voti al governatore della Sicilia.

Articolo pubblicato in I Siciliani giovani, numero 0, dicembre 2011

Torino – Nei giorni scorsi dentro il lager di corso Brunelleschi

da macerie

Ancora battaglia al Cie di Torino, dopo la grande sommossa di venerdì sera e quella, più piccola, di martedì. Ora sono le 4 del mattino e sono due ore che va avanti il casino, tra urla e idranti. Gli agenti hanno picchiato a sangue almeno due reclusi, e altri sono stati portati via in manette. Non si sa ancora quale sia stata la causa scatenante della protesta e della relativa repressione, né si sa se qualcuno sia riuscito a scappare.

Aggiornamento 8 dicembre. Con qualche ora di ritardo, un racconto più dettagliato della sommossa di ieri notte. Intanto un preambolo: i quattro reclusi fermati per gli incendi di martedì ieri hanno avuto l’udienza di convalida degli arresti ed il Giudice ne ha ordinato la scarcerazione. Contrariamente a quanto succede abitualmente, però, dal carcere non sono stati riportati al Centro ma liberati per davvero. Non sappiamo se questa prassi insolita sia stata causata da intoppi burocratici, dalla mancanza di agenti disponibili a prelevarli alla matricola delle Vallette e seguirli in tutta la trafila in Questura oppure ancora dalla scarsità di posti disponibili al Centro: sta di fatto che questa vicenda fortunata ha riacceso le speranze e la determinazione di chi è rimasto al Cie e ha preparato il terreno per i fatti della notte. Per il resto si è trattato di un bel tentativo di fuga di massa, con pezzi di gabbia divelti, coperte bruciate e gente che riesce a passare la prima recinzione; dall’altro lato, quello della polizia, idranti sparati contro i reclusi, lacrimogeni e irruzioni nelle gabbie a bastonare i ribelli. Alla fine, un recluso viene portato all’ospedale ferito alla testa dalle manganellate e pure un carabiniere ed un poliziotto vanno a farsi medicare. La calma ritorna solo poco prima delle quattro. Questa mattina i prigionieri hanno rifiutato il cibo e un gruppo di operai ha provato a sistemare con la saldatrice i tratti di gabbia danneggiati.

Ascolta una breve testimonianza da dentro

Aggiornamento 9 dicembre. Prosegue anche oggi, in maniera determinata, lo sciopero della fame in tutte le aree del Centro.

Aggiornamento 10 dicembre, ore 1,30. Giusto dopo l’ora cena, è ricominciato il casino dentro al Cie, che è ancora compattamente in sciopero della fame. Dalle 22,00 i reclusi, in particolar modo dell’area bianca e della gialla, hanno cominciato a battere e ad urlare, guadagnandosi subito la prima razione di idranti e gas lacrimogeni. Intorno alle 23,30 sono riusciti ad appiccare degli incendi nelle mense delle due sezioni, e poi sono stati ricacciati nelle loro stanze di nuovo grazie agli idranti. La polizia, presente in massa, è rimasta sempre al di fuori delle gabbie. Ancora intorno all’1.00 si sentiva battere e gridare (”libertà!”), e a quanto pare sono stati incendiati molti materassi. In tarda serata si è svolto pure un rumoroso e partecipato presidio di solidarietà, con battiture e fuochi d’artificio.

L’Unione Sarda promuove ancora la campagna natalizia all’insegna del razzismo

Come nella migliore tradizione,
arriva natale e l’ugnone lancia la sua campagna di infamie
contro gli ambulanti senegalesi, pericolosi e rei di ogni
tipo di aggessioni e minaccie.
Il professionista autore di queste infamie è sempre lo stesso,
Michele Ruffi, un estratto di seguito.

Unione Sarda 3 Dicembre 2011-12-03

Cagliari, parcheggi a rischio intolleranza Guerra con gli ambulanti per la sosta

La tolleranza dei cagliaritani messa a dura prova dall’aggressività degli ambulanti-parcheggiatori. La polizia urbana: servono uomini. LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU L’UNIONE SARDA

Auto graffiate, minacce, insulti. Qualcuno racconta che a volte, i parcheggiatori abusivi senegalesi arrivino alle vie di fatto senza pensarci due volte. E fanno valere il fisico, specialmente se dall’altra parte ci sono donne o ragazze: le quali, per evitare problemi, preferiscono pagare uno o due euro. È storia di tutti i giorni, in quasi tutte le piazze e nelle strade del centro. La tolleranza dei cagliaritani viene messa a dura prova dall’aggressività, atteggiamento che sporca l’immagine di educazione e disponibilità fornita invece da una consistente fetta di lavoratori africani.

Michele Ruffi

Unione Sarda 30 Novembre 2011-12-03

Griffe false, evasione vera

Gli ambulanti che “drogano il commercio”

di Michele Ruffi

Sono “quelli che drogano il commercio”, per usare le parole dell’assessore alle Attività produttive Barbara Argiolas. Perché fanno concorrenza spietata ai negozianti delle vie dello shopping, senza pagare occupazione del suolo pubblico, Irap, Tosap e compagnia tassante: ecco perché i senegalesi e le loro false griffe, esposte su ogni marciapiede del centro storico sono diventati un problema. Soprattutto in tempi di crisi come questi, in cui molti negozianti sono costretti a portare i libri contabili in tribunale e a dichiarare fallimento. Mentre invece gli ambulanti, abusivi e senza uno straccio di iscrizione alla Camera di commercio, proliferano grazie a false Hogan e imitazioni di giubbotti Prada e Gucci.

I controlli sono pochi e poco efficaci: appena le pattuglie dei Vigili urbani si allontanano dal Largo Carlo Felice o da via Manno e via Garibaldi, in pochi minuti i senegalesi tornano in azione con il loro carico di falsi. E danno l’ultima mazzata ai commercianti, quelli veri.

 

Idranti e lacrimogeni a Torino

Una serata di protesta – e di repressione – dentro al Cie di Torino. A quanto sembra tutto sarebbe nato nell’area gialla dopo il pestaggio da parte della polizia di un recluso ammalato, considerato troppo insistente nel richiedere di essere curato. La protesta si è estesa a tutte le aree del Centro, esclusa quella delle donne, ed è stata affrontata dagli agenti a suon di idranti e lacrimogeni, senza neanche entrare nei gabbioni. Non si ha notizia, per adesso, di feriti, fuorché il ragazzo pestato inizialmente. A presto aggiornamenti.

da MACERIE