Archivi del mese: gennaio 2019

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INIZIATIVA CONTRO IL FASCIO-LEGHISMO

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SULLA RIVOLTA NEL CARCERE DI SPINI DI GARDOLO (TRENTO)

Qui sotto due testi, diffusi in città e fuori dal carcere durante i colloqui, sulla rivolta nel carcere di Spini di Gardolo (Trento).

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Mandiamo via Salvini e polizia

 
riceviamo e diffondiamo :

Mercoledì 16 Gennaio Matteo Salvini ha tenuto un comizio elettorale al mercato cittadino di via della Musica a Quartu, in mezzo ad una folla numerosa e protetto dalle sue servizievoli guardie del corpo, rigorosamente in borghese per non farle sembrare tali.

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AGGIORNAMENTI SUL NOSTRO COMPAGNO PASKA

“Confermo quanto detto, ma voglio un medico adeguato per quello che mi è
successo. Quando sono uscito dalla cella, è vero ho spinto l’agente che
era presente sul piano. Poi sceso all’ingresso ho spinto l’altro agente
che mi aspettava e che faceva parte della scorta.

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Di Maio, bairindi tui puru!

Riceviamo e pubblichiamo:

Sabato 12 Gennaio il vice premier Luigi Di Maio ha tenuto a Cagliari, in piazza San Cosimo, un comizio in vista delle elezioni suppletive di domenica 20 Gennaio e le Regionali del 24 Febbraio. La notte prima qualche anonimo ha vergato per terra, proprio davanti a dove è stato montato il palco, una grossa scritta di colore bianco che recitava “Di Maio bairindi tui puru” e diverse altre scritte contro il governo giallo-verde e contro lo Stato. La notizia è stata resa pubblica dalla deputata pentastellata Manuela Corda, la quale ha definito gli autori delle scritte “ignobili delinquenti” e oltre ad aver invitato questi ultimi ad un dibattito democratico ha auspicato la loro individuazione da parte della polizia.

Ma che dibattito ci può essere con chi è complice della morte di centinaia di persone in mezzo al mare? 
Che dibattito ci può essere con chi ci promette una sicurezza fatta di poliziotti e telecamere ad ogni angolo?
Che dibattito ci può essere con chi governa ogni giorno le nostre vite?
Che Cagliari diventi una città sempre più ostile per i politici di ogni colore.
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IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE

La sera del giovedì 17 Gennaio, un trentenne di origine tunisina entra in un money transfer per spedire del denaro, venti euro, ma che vengono considerati falsi dal gestore che, dopo una discussione, chiama la polizia.

Il tunisino Arafette Arfaoui all’arrivo delle forze dell’ordine da in escandescenze, viene messo a terra ammanettato e gli vengono legati i piedi con una fune per non farlo scalciare, morirà poco dopo per arresto cardiaco.

Non puo’ che riaccendersi il ricordo di quanto successo poco tempo fa a Cagliari quando un ragazzo in stato confusionale si aggirava nel quartiere di Sant’avendrace e che all’arrivo dei carabinieri, allertati dagli abitanti, fuggiva senza successo e moriva dopo un attacco cardiaco tra le braccia delle divise.

Non ci interessano le ragioni per cui una persona spacciasse o no banconote false o o per cui un’altro fuggisse davanti agli sbirri, nè vogliamo premere sulla violenza poliziesca, il loro infame lavoro è già una dimostrazione di violenza di per se e non ha senso dilungarci oltre. L’accento sta nel fatto che le forze dell’ordine non siano certo un sinonimo di sicurezza quanto un pericolo.

La loro fama è ben nota e la loro presenza non puo’ che essere una fonte d’ansia si abbiano o no dei sensi di colpa.

Interpellare la ps per questo o per quello non è una pratica vincente ma al contrario molto pericolosa. La propensione all’infamia ed alla delazione a cui lo Stato cerca di abituarci non sono valori a cui rifarsi ma pratiche ignobili ed a farne le spese in questi casi sono state due persone che per rabbia ,spavento o paura ci hanno rimesso la pelle.

Delegare ai servi dello Stato la risoluzione di un problema gestibilissimo in prima persona serve solo a dar loro sempre piu’ carta bianca nel loro lavoro, assecondare le forze dell’ordine e legittimarne i comportamenti di fronte a chi non è omologato a questa società infame significa rendersi complice della morte di due persone anche se avvenuta per semplice paura. La violenza dello Stato non è solo nei manganelli ma nelle galere, nelle loro limitazioni alle nostre libertà e nella loro gestione dell’ordine pubblico.

Non possiamo continuare ad accettare questo nelle nostre strade, se non vogliamo che diventino le loro strade.

 

Tolta la censura a Madda

Abbiamo saputo solo oggi che il 20 dicembre dopo moltissimo tempo è stata finalmente tolta la censura epistolare a Madda, rimane una limitazione sul materiale di “editoria non ufficiale”…ciò che le sarà inviato sarà controllato dall’autorità competente che deciderà se farlo passare o meno.

Vabbè almeno è un passo.

Per chi volesse scriverle:

MADDALENA CALORE, C/O C.C. “E. SCALAS”, II STRADA OVEST Z.I. MACCHIAREDDU, 09010 UTA (CA)

Sorveglianza dimezzata

Da macerie.org:
“Arriva oggi, a quasi un mese dall’udienza, la risposta della Corte di Appello di Torino che doveva pronunciarsi sulla Sorveglianza Speciale di Antonio. La commissione di giudici ha accolto in parte l’appello della difesa, riducendo la durata della misura da due anni a uno. Restano invece invariati i precetti cui il nostro compagno deve sottostare e che lo costringono, da agosto, a una vita sorvegliata.

 

E se da una parte i giudici motivano la riduzione asserendo che non ci sono nel curriculum penale di Antonio fatti di particolare gravità, dall’altra sottolineano che i suddetti fatti non possono di certo essere considerati occasionali ma frutto di una scelta ben determinata, dato che Antonio, e questo lo abbiamo gridato forte in corteo anche il 15 dicembre, in città ha sempre lottato accumulando così, denuncia dopo denuncia, misura dopo misura, un bel po’ di grane con il Tribunale. Ci sembra importante ricordarlo ora che la Procura ha richiesto altre Sorveglianze per motivazioni politiche. L’utilizzo di questo strumento repressivo si sta affinando sempre più grazie al lavoro di pm particolarmente dediti, facendo di Torino un caso eccezionale nel panorama italiano. E sapendo bene che ciò che la controparte affina e sperimenta su pochi prima o poi diventa arma di repressione generalizzata, l’unica scelta possibile è quella di schierarsi al fianco dei compagni e delle compagne colpiti dalla Sorveglianza per ribadire che di fronte allo Stato saremo sempre socialmente pericolosi.”

Da parte nostra un abbraccio fortissimo a Antonio

Vecchie vendette, stesse galere

Mentre la politica italiana si bea dell’arresto di Battisti, membro dei PAC, dopo la sua estradizione dalla Bolivia, non ci resta che fare delle riflessioni.

In un momento in cui le politiche sulla sicurezza si fanno sempre piu’ acute, non è così strana la voglia di vendetta che unisce politici ed istituzioni nel voler rincorrere per anni un esponente della lotta armata e farne un simbolo. Le dichiarazioni di Salvini circa questa fantomatica vittoria della giustizia sono lo specchio della pochezza delle politiche di governo. Parlare di “occasione importante per ricompattare il governo” lascia pochi dubbi circa la caccia alle streghe che si è scatenata e del perchè un accanimento tale come quello contro Battisti abbia un valore puramente simbolico. Immolare la libertà di una persona diventa così una merce di scambio con il consenso dell’opinione pubblica.

L’ergastolo ostativo a cui Battisti, a quanto pare sarà sottoposto, non ci puo’ che far riflettere sull’utilizzo del carcere come strumento non certo rieducativo, come i cultori delle galere vorrebbero farci credere, ma come mezzo di terrore e tortura contro chi non segue l’ordine sociale imposto.

I regimi di alta sorveglianza, i 41-bis  ed i regimi punitivi sono mezzi di tortura legalizzati mirati ad annullare le volontà degli individui ed a dare alla cosiddetta società civile una sensazione di giustizia e vendetta per soddisfare i pruriti legalitari sempre piu’ frequenti.

Ma lo Stato è molto bravo a “dimenticare” il suo utilizzo della tortura durante gli anni di piombo ed a “dimenticare” quante e quanti sono caduti sotto i proiettili e le manganellate. La criminalizzazione del dissenso è un’arma comoda per il potere.

Nella situazione attuale delle carceri sta la vera faccia di quel potere.

Sovraffollamento, condizioni pessime in ogni aspetto del quotidiano, sanità fallace e somministrazione di psicofarmaci come caramelle sono fattori indicativi.

Nelle carceri sarde la situazione non è certo diversa. L’utilizzo della Sardegna come luogo ideale di detenzione, sia per conformazione geografica, sia per scarsità di popolazione è ormai un dato di fatto. L’utilizzo di un’isola come di una novella Alcatraz è un progetto molto chiaro e le lodi circa le nuove carceri costruite servono solo ad indorare un’amara pillola.

Già tempo fa parlammo delle condizioni nel carcere di Uta, sostituto del carcere cittadino di Buon cammino : i vermi nel cibo, il ritardo nell’accensione dei riscaldamenti, il trattamento inumano durante l’alluvione e non ultima una sanità fatiscente in cui le cure sono centellinate ed a discrezione della direzione.

Altre voci si aggiungono a queste situazioni già gravi. A quanto pare la frutta arriva ai prigionieri con degli evidenti morsi di roditori, l’acqua mostra un colore giallognolo e le guardie si dimostrano sempre piu’ puntigliose nell’ingresso degli alimenti per i detenuti e nel rapporto con i parenti e gli amici in visita ai loro cari.

La situazione discrezionale in cui i secondini esercitano il loro potere è una questione di cui abbiamo parlato tanto nel tempo. Le loro richieste di ampliamento dell’organico e di maggiori sovvenzioni rappresentano solo la loro avidità e non certo una volontà di migliorare il sistema carcere. Non saranno certo i loro vanti circa falsi salvataggi di detenuti suicidi a far dimenticare la crudeltà del loro lavoro.

A noi non resta che riflettere su come minare alle basi il sistema carcere, accettando il fatto che delle galere non debbano restare che macerie, senza se e senza ma.

Fuoco alle galere

 

 

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Aperitivo benefit per le iniziative contro il fascio-leghismo

Sabato 12 gennaio alle 18 in Piazza San Domenico a Cagliari: aperitivo in sostegno alle lotte contro le politiche securitarie, razziste e fasciste del governo Lega.

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