Archivi del mese: dicembre 2018

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                  Il 9 gennaio alle 18:00 a Su Tzirculu, Cagliari via Molise 58. Sarà presentata la rivista “Nc’at Murigu”. A seguire dibattito e aperitivo benefit per sostenere le spese editoriali.

facciata murigu

Dall’editoriale: “Questa rivista nasce per provare a rispondere ad alcune esigenze maturate nel corso degli ultimi anni nell’ambito delle lotte svoltesi in Sardegna. Continua a leggere

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Non spegnere mai il telefono

Traduciamo dall’inglese un articolo apparso la settimana scorsa sul web. Noi l’abbiamo trovato su: https://325.nostate.net/2018/11/09/never-turn-off-the-phone-a-new-approach-to-security-culture/

Le varie operazioni repressive e indagini poliziesche che hanno animato gli ultimi 10 anni di movimento antagonista-rivoluzionario in Italia, hanno visto, come nel resto del mondo capitalista, un aumento dell’uso della tecnologia e di misure di controllo informatiche da parte degli sbirri. La tutela dal punto di vista tecnologico e informatico deve essere quindi, in questo periodo soprattutto, una priorità dei compagni, nel momento in cui si decide di agire in maniera sovversiva.

Non spegnere mai il telefono: un nuovo approccio ai procedimenti preventivi.

Negli anni 80, un/a compagno/a che voleva per esempio, dare fuoco a una struttura, elaborava il suo piano e nello stesso momento faceva attenzione a qualsiasi apparecchio d’ascolto che ci potesse essere a casa sua. Alla fine degli anni 90, lo/la stesso/a compagno/a spegneva il telefono e utilizzava dei messaggi criptati su Internet. Negli anni 2020, è necessario ripensare la nostra strategia: la raccolta di informazioni si è evoluta e dobbiamo tenerne certamente conto. Continua a leggere

Sul sessismo inclusivo

Pubblichiamo uno scritto del 2012 di Annick Stevens, filosofo belga.

Fonte: https://finimondo.org/node/2257

Sul sessismo inclusivo

Annick Stevens

Si diffonde sempre più l’idea secondo cui, per lottare contro il sessismo e il dominio maschile, occorra introdurre ovunque la scrittura inclusiva, ovvero scrivere nomi ed aggettivi al plurale coi segni grammaticali congiunti maschili e femminili. Vorrei che si riflettesse senza pregiudizi sulla fondatezza di questa pratica e dei suoi effetti.

A prima vista sembra ovvio che menzionando sistematicamente i due generi grammaticali si evita di escludere o discriminare uno dei due sessi. Tuttavia, rispetto alla pratica ereditata che consiste nel designare con un solo termine al plurale tutte le persone a cui si fa riferimento, la scrittura inclusiva introduce una dicotomia persino nei gruppi misti in cui la differenza sessuale non è rilevante. Considerata da questo punto di vista, è la pratica ereditata ad essere inclusiva e la contrapposizione binaria a risultare esclusiva.

L’effetto reale della scrittura cosiddetta inclusiva e di altre dichiarazioni dicotomiche è che in ogni momento si divide in due l’umanità sulla sola base del sesso biologico. Quando si scrive «i/le lettori-trici», «i/le lavoratori-trici» o «gli/le amici-che», così come quando diciamo «lettori e lettrici», «lavoratori e lavoratrici», «amici e amiche», non si fa che ricordare incessantemente a ciascuno che, qualunque cosa faccia e chiunque sia, è la sua categoria sessuale a costituirne il segno. Di più, si lascia intendere che le attività di leggere, di lavorare o di amare non siano le stesse se attuate da un uomo o da una donna. Si carica sessualmente il linguaggio per parlare di cose che non sono sessuate ma che sono comuni all’umanità, e così facendo si introduce nell’umanità una divisione fondamentale, onnipresente, ineluttabile. Il procedimento ottiene allora un risultato opposto alle intenzioni: rafforza l’idea reazionaria secondo cui un individuo sia determinato in primo luogo dal proprio sesso, ripercuotendosi la differenza sessuale su tutte le capacità, comportamenti e realizzazioni degli individui.

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Respinti i domiciliari per Paolo

E’ stata respinta la richiesta di Paolo di sostituzione di misura cautelare, quindi del passaggio dal carcere agli arresti domiciliari.

Ricordiamo che Paolo è stato arrestato ormai più di un anno fa, il 31 ottobre 2017, per una rapina a mano armata in un ufficio postale di Cagliari, e per questo è stato condannato in primo grado a 6 anni.

Le motivazioni del non accoglimento della richiesta sono di natura prettamente di merito, cioè viene fatto rilevare come “i fatti per cui si procede siano particolarmente gravi e denotano la freddezza degli autori della rapina e la loro spregiudicatezza in relazione alle circostanze e modalità del fatto”, inoltre “relativamente al tempo trascorso …. è un tempo assolutamente ancora adeguato alla gravità dei reati commessi ed alla misura della severa pena comminata…”, pertanto “non sussiste alcun motivo per revocare la custodia cautelare in atto, mentre sussistono ottimi motivi per mantenerla in atto”.

Così motiva la seconda sezione penale della Corte d’appello di Cagliari.

E’ proprio vero che da sbirri e giudici non c’è mai da aspettarsi niente di buono, stronzi!

Forza Paulledhu, sempri ainnantis.

OLIOOO!

La vita nel carcere di Uta è scivolosa, in un carcere nato con presunte vocazioni di avanguardia le condizioni restano precarie.

Un sovraffollamento non solo ipotizzato ma certificato da istituzioni ed associazioni (584 detenuti a fronte di circa 560 posti), malasanità e organizzazione sanitaria deficitaria, vessazioni , pestaggi, vermi nel cibo, freddo ( a qualche giorno fa i riscaldamenti non erano ancora accesi) e chi piu’ ne ha più ne metta, sono palesi i problemi di una struttura del genere in cui oltre alla sua connaturata funzione di lager si aggiungono le carenze.

Sono frequenti gli episodi che hanno come protagonisti i detenuti che, giustamente stanchi, dimostrano il loro disagio.Si passa da lanci di suppellettili a scioperi della fame e in questo ultimo caso venuto alle cronache un detenuto rumeno ha optato per il lancio di olio bollente alle guardie.

Le autorità penitenziarie lo definiscono come un “sofferente mentale”, forse per sminuirne il gesto. In una situazione in cui i secondini fanno il bello ed il cattivo tempo decidendo su tutti gli aspetti del quotidiano dei detenuti dalla ricezione del denaro alle situazioni piu’ intime , stentiamo a credere che sia la sofferenza mentale il vero problema.

Il problema è la galera stessa , capirne il peso all’interno delle politiche di governo è fondamentale per togliere al capitale un suo fondamentale pilastro.

Fuoco alle galere, per ora olio, ma poi sempre fuoco.

Accolto il ricorso di Luiseddu, gli restituiscono il passaporto e cadono le misure cautelari

La notizia era nell’aria ma oggi i giornali ne danno la conferma ufficiale, il ricorso presentato dal suo avvocato è stato accolto, a Luiseddu verranno restituiti i documenti e potrà lasciare la Sardegna.

Accusato lo scorso settembre insieme ad altri due imputati di essere un “foreign fighter” e di far parte di un associazione con finalità di terrorismo (270bis), che svolgeva le sue attività in territorio kurdo, fu fermato poco prima del ritorno in Siria.

Cade quindi il già traballante teorema accusatorio montato dal pm Tronci, non sappiamo se questa notizia possa segnare la fine definitiva dell’indagine ma sicuramente non si respirerà un aria serena tra questura e magistratura, visti i toni trionfalistici con cui avevano celebrato le perquisizioni dello scorso settembre.

Volevano rompere i legami della solidarietà internazionalista e spaventare quei compagni che vanno a lottare contro il terrorismo dell’ISIS, non ci sono riusciti, non solo, se pensavano che gli indagati sarebbero rimasti da soli si sono sbagliati anche su questo.

Siamo felici per Luiseddu e lo saremo di più quando avremo buone notizie anche sugli altri due imputati.

 

 

 

Val Susa, nasce un nuovo rifugio autogestito

Oggi è stata aperta la casa cantoniera di Oulx, edificio vuoto e inutilizzato da decenni.
Da oggi le si vuole ridare vita.
Contro le frontiere e il dispositivo che le supporta e determina.
Contro il Decreto Salvini e la sua politica di repressione e guerra ai poveri.
Per un mondo dove tutte e tutti possano scegliere dove e come vivere. Continua a leggere

Francia, Gilets Jaunes – La Rivoluzione: pro o contro?

Traduciamo un articolo pubblicato domenica 2 dicembre sul sito di controinformazione Paris Luttes: https://paris-luttes.info/la-revolution-pour-ou-contre-11165?lang=fr

Riteniamo questo articolo parecchio interessante per vari motivi: prima di tutto ci permette di lasciare la parola alle riflessioni interne ai compagni francesi; in secondo luogo, crediamo ponga degli interrogativi attuali e che toccano i “punti deboli” del movimento rivoluzionario contemporaneo; inoltre, sia offre un ulteriore resoconto dell’evolversi della situazione in Francia, sia si riallaccia all’articolo da noi pubblicato la settimana scorsa per quanto riguarda dubbi, impressioni, analisi e prospettive viste e vissute durante l’esperienza delle ultime settimane. 

Domani, 8 dicembre, si prospetta una giornata bella calda. Con un appello generale dei Gilets Jaunes di mattina e la Marche pour le Climat (Corteo per il cambiamento climatico) alle 14, lo Stato ha annunciato una mobilitazione massiccia di forze dell’ordine. Durante la settimana peraltro queste hanno continuamente represso con ancora più violenza le mobilitazioni studentesche (vari feriti gravi ovunque), oltre che fare visite alle case di compagni a loro più conosciuti o organizzatori dichiarati di momenti di piazza. Con il tentativo di riappacificazione fatto da Macron nel gelare per 6 mesi, poi un anno, la legge sul carburante, si accompagna una politica contro-insurrezionale immediata. Possiamo solo sperare che la piccola vittoria di aver bloccato per un anno una legge non abbia quietato la rabbia e gli animi degli insorti gialli, ma che anzi, l’ennesima presa in giro dello Stato e il rinforzo repressivo su tutti i fronti determini una piazza e una giornata ancora più decisa.

Jusqu’au bout.

Buona lettura.

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Rimandata l’apertura del CPR di Macomer

Dal giornale di ieri:

Il Cpr (centro di permanenza per i rimpatri dei migranti) di Macomer subisce una clamorosa battuta d’arresto. La prefettura di Nuoro ha infatti revocato il bando di gara europea per la gestione. Il Cpr negli accordi tra Ministero, Regione e Comune doveva servire da dissuasore per gli sbarchi dall’Algeria ed era destinato alla detenzione amministrativa di un massimo di 90 giorni per il rimpatrio. “Ora, senza alcun accordo con la Regione e gli enti locali – dice l’assessore regionale Filippo Spanu – la situazione cambia. Il ministero stravolge le regole e rinvia sine die il bando”. Continua a leggere