Tensioni al carcere di Uta e aggiornamenti sulle carceri sarde

Nei giorni scorsi, che hanno visto rivolte e forti tensioni in più di 30 carceri in Italia, contando 12 morti tra i detenuti e ancora 16 evasi liberi, sui giornali isolani non si legge nulla sul carcere di Uta.

Veniamo a sapere che invece ci sono state tensioni pure lì. A quanto pare, domenica 8, è risultato che le mascherine in dotazione al personale medico della struttura fossero davvero pochissime e questo ha fatto scaldare gli animi fino a far scoppiare qualche scintilla. Si parla di disordini in cucina, con lo scoppio delle bombolette del gas. Si parla, però, anche di una dura repressione da parte dei secondini, di vari pestaggi.

Lunedì 9 sera un gruppo di solidali è andato a fare un saluto sotto le mura del carcere, ignari delle scosse della sera prima. Un iniziale silenzio, poi rotto da una possibile presa di coraggio, fa pensare a minacce fatte dalle guardie a chi faceva sentire la propria voce. Le grida da dentro erano vive e forti, dicendo che era successo “un casino”, e qualcuno urlava “arrogaus totu!”.

Da martedì, che è stata applicata la zona arancione a tutto il territorio dello Stato Italiano, le comunicazioni sono più difficili. Gli ultimi aggiornamenti parlano della possibilità di 4 chiamate al mese e la possibilità di videochiamate attraverso computer, con Skype. Si fa entrare un pacco per prigioniero, le udienze pare debbano slittare tutte.  Appena si chiarirà qualcosa, seguiranno aggiornamenti.

Intanto, dalle altre carceri sarde qualche notizia è trapelata: pare che a Massama sia stata sventata una rivolta, che i giornali sventolano come “organizzata”, ma che le tensioni siano state pacificate per le disposizioni in merito alle chiamate; Bancali, il carcere di Sassari, invece era destinato ad ospitare 15 detenuti trasferiti da Modena, dove la rivolta è stata particolarmente dura e ha causato 9 morti, che si trova da tempo in zona rossa. Anche qui, cercheremo di far seguire aggiornamenti.

In questo periodo di stasi forzata, sta a chi vuole provare a tessere un filo di solidarietà tra fuori e dentro quelle mura e quelle sbarre organizzarsi per far uscire le voci anche all’esterno e per non lasciare soli chi si vive il carcere.

Invitiamo, in luce della situazione, a partecipare ai presidi sotto le mura delle carceri sarde. Il 18 aprile a Bancali e il 16 maggio a Uta, seguiranno aggiornamenti per la data rinviata del presidio a Tempio.

Se qualcuno avesse notizie in più provenienti da dentro, scriva pure a: nobordersard2016@gmail.com

Kontra is presonis, nishunu est solu.

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