Archivi del mese: aprile 2011

Nuovi sbarchi a Lampedusa Quasi 800 nordafricani in arrivo

Un barcone con 360 persone è approdato sull’Isola dei conigli. Altri 500 soccorsi in mare. Ieri oltre mille arrivi

Nuovi sbarchi a Lampedusa Quasi 800 nordafricani in arrivo

LAMPEDUSA –  Nuovi sbarchi a Lampedusa, dove ieri sono arrivati oltre mille profughi provenienti dalla Libia. Complessivamente gli ultimi arrivi dovrebbero superare le 800 unità. Un barcone con 360 migranti è approdata in nottata nella riserva naturale dell’Isola dei conigli, mentre un secondo barcone, con circa 500 extracomunitari, è stato avvistato stamani  a circa dieci miglia dalla costa. Questi ultimi non saranno portati sull’isola ma trasbordati direttamente sulla nave ‘Flaminia’ in rada da giorni in attesa di trasferire immigrati in caso di necessità. Tra i 500 profughi ci sono anche donne e bambini. Sembra che stiano tutti bene e che non siano necessari interventi sanitari. Gli africani, provenienti quasi tutti da paesi subsahariani, resteranno sulla nave ‘Flaminia’ fino a quando non verranno raggiunti sul traghetto dagli altri 1.200 profughi arrivati nelle ultime 24 ore a Lampedusa e al momento ospiti dell’ex base militare Loran.

Nella zona si stanno dirigendo per prestare i primi soccorsi tre motovedette della Guardia Costiera e un elicottero della Guardia di Finanza, oltre a un pattugliatore della Marina Militare. Le condizioni meteo nel Canale di Sicilia sono in netto peggioramento, con mare forza 5-6.

Ragazzina tunisina accoltellata ad Agrigento
. Tragedia sfiorata ad Agrigento dove un’immigrata minorenne tunisina di 15 anni ha accoltellato una coetanea marocchina dopo una lite scoppiata per motivi banali. La vittima è stata colpita all’addome ma non versa in gravi condizioni. La tunisina era arrivata poco meno di un mese fa su un barcone insieme ad altri immigrati a Lampedusa. Da lì era stata trasferita in una comunità dell’agrigentino. La ragazza, data la giovanissima età, non è stata arrestata per tentato omicidio ma solo denunciata alla Procura dei minori.

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Lampedusa, dalla Libia sbarca un barcone con 178 migranti

Tra loro nove donne e bambini. Ieri, dopo dieci giorni di tregua, erano arrivati in 77 dalla Tunisia

Un barcone con 178 migranti, tra i quali nove donne e due bambini, è approdato in nottata a Lampedusa dopo essere stato soccorso da una motovedetta della Guardia di Finanza. L’imbarcazione sarebbe partita dalla Libia: gli extracomunitari sono infatti tutti provenienti da paesi dell’Africa subsahariana.

Ieri erano giunti sull’isola altri 77 immigrati, partiti dalla Tunisia, dopo dieci giorni in cui non si erano registrati sbarchi.

Nuovo CIE,Nuova rivolta

«C’è un clima da rivolta nell’ex caserma Andolfato. Ma anche all’esterno della struttura la tensione è alle stelle. Da ieri mattina il campo è ufficialmente un Centro di identificazione ed espulsione (Cie), e tutti i 220 tunisini che sono dentro saranno espulsi. Per i primi giorni i ragazzi arrivati da Lampedusa non sapevano della loro sorte, ma quando sono stati informati di quello che li aspettava da esponenti delle associazioni umanitarie e dai mediatori culturali, sono cominciate le tensioni. Dall’altro ieri rifiutano il cibo. I tentativi di fuga si susseguono in ogni ora del giorno e della notte. Due giovani ospiti, dopo essere caduti dal muro di cinta alto oltre cinque metri, sono stati ricoverati in ospedale; da lì, un immigrato, nonostante la diagnosi di coma leggero, è riuscito comunque a fuggire e a far perdere le proprie tracce. L’altro immigrato è stato riportato nell’ex caserma. Al momento sono tre i tunisini che sono riusciti a fuggire. E nella nottata di ieri ci sono stati anche scontri con le forze dell’ordine.

I tunisini hanno lanciato pietre contro gli agenti che hanno usato i lacrimogeni per riportare la calma. “Ci hanno comunicato all’improvviso che la natura giuridica del campo è cambiata da Centro di accoglienza a Centro di identificazione ed espulsione – dice don Antonello Giannotti, direttore della Caritas di Caserta – nel pomeriggio di ieri è stato comunicato dalle autorità presenti che non sarebbe stata accolta alcuna richiesta, né di permesso di soggiorno ex articolo 20 e neanche richieste di protezione internazionale. I fatti testimoniano una gestione confusa, discutibile e non pienamente rispettosa della dignità delle persone coinvolte”.

Poco dopo le 13 sono arrivati anche il parlamentare europeo, Andrea Cozzolino e il deputato Stefano Graziano, entrambi del Pd. Si sono trattenuti fino alle 16.30 all’interno del campo, raccogliendo gli sfoghi dei poliziotti, quelli dei tunisini e dei volontari della Croce rossa. “La tendopoli di Santa Maria Capua Vetere va subito smantellata – hanno scritto in un comunicato al termine della visita – il decreto di ieri del governo, che l’ha trasformata in un Cie, è un’assurdità. La struttura manca infatti dei requisiti minimi per svolgere questa funzione”. Dello stesso avviso è anche il segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil, Claudio Giardullo.

“La tendopoli – rileva Giardullo – per ragioni strutturali, non garantisce condizioni di sicurezza per gli operatori di polizia e per gli stessi migranti”. Ieri sera, intanto, all’esterno dell’ex caserma s’è svolta la Via Crucis, promossa dai padri sacramentini, i padri comboniani di Castel Volturno, le suore di Casa Rut, e le associazioni umanitarie.»

Da La Repubblica

Proteste dal governo francese contro i migranti

Parigi: “Non puoi far passare i migranti
e poi mandarli tutti dai tuoi vicini”

Henri Guaino, consigliere speciale di Sarkozy, alla vigilia del vertice italo-francese di Roma: la linea seguita dall’Italia “pone un problema”. Poi toni più concilianti: “Tutto finirà per mettersi a posto”

Parigi: "Non puoi far passare i migranti e poi mandarli tutti dai tuoi vicini"

PARIGI – Alla vigilia del vertice italo-francese, da Parigi arriva una nuova bordata contro la linea seguita dal governo Berlusconi in materia di immigrazione. In un’intervista al quotidiano Le Monde, Henri Guaino, consigliere speciale del presidente Nicolas Sarkozy, afferma senza mezzi termini che il fatto che l’Italia abbia lasciato passare i migranti nordafricani “pone un problema”. Infatti, “se lasci entrare senza consultarti, senza associarti con i tuoi partner, dopo non puoi mandare dal tuo vicino tutti quelli che hai lasciato entrare”.

Poi Guaino passa a toni più concilianti: domani a Roma “discuteremo tranquillamente e serenamente di questo. Tenteremo di trovare una soluzione comune. Nessuno può sopportare da solo il peso dei flussi migratori”. Dopo aver sottolineato che la Francia è “uno dei Paesi più accoglienti del mondo”, il consigliere di Sarkozy definisce “antiche, durature, profonde e amichevoli le relazioni franco-italiane” e si dice certo che “tutto finirà per mettersi a posto”. Quando gli viene chiesto un commento sulle accuse mosse dall’Italia, secondo cui la Francia non è solidale, sulla vicenda degli immigrati, Guaino risponde: “Fa parte delle piccole frecciatine. E’ un gioco diplomatico e politico…”.

Alla domanda se la Francia non si stia ripiegando su se stessa, Guaino replica: “No, la Francia non si chiude, ma la priorità dev’essere aiutare i popoli del Sud a trovare la strada della democrazia, dello sviluppo economico, dell’occupazione, e non semplicemente di aprire le porte assorbendo tutta le loro risorse vive”. Inoltre, per Guaino, i migranti tunisini non possono pretendere lo status di rifugiati, in quanto in Tunisia “non c’è una guerra civile”.

Quanto alla richiesta di Parigi di rivedere gli accordi Schengen, il consigliere di Sarkozy spiega che “forse c’è stata un’espressione un po’ rapida sull’argomento che è stata male interpretata”. “E’ stato detto che la Francia vuole uscire da Schengen. Tutto questo è assurdo – prosegue Guaino – Ciò che chiede la Francia è la revisione della clausole di salvaguardia in modo che in situazioni particolari si possano stabilire dei controlli alle frontiere nazionali a partire dal momento in cui ci sono delle situazioni eccezionali”. Per il fedelissimo di Sarkozy, “l’esistenza di queste clausole permetterà di fare in modo che tutti agiscano nello stesso senso per evitare di doverle applicare”. “Mi sembra una posizione del tutto ragionevole e che non ha nulla di anti-europeo”, conclude.

Al centro del vertice di Roma, oltre al tema dell’immigrazione, la crisi libica, il nucleare e le scalate francesi ad aziende italiane. Il formato del tradizionale summit intergovernativo italo-francese di primavera è stato ridotto quest’anno a tre ministri (Esteri, Interni ed Economia), oltre ai capi di stato e di governo. Eliminati i ‘fronzoli’ di memorandum d’intesa o accordi su questioni minori, si tratterà di un confronto più snello e diretto sui temi prioritari per entrambe le capitali. Prima i faccia a faccia fra omologhi, e poi una sessione plenaria. Obiettivo: una lettera congiunta firmata da Sarkozy e Berlusconi alle istituzioni europee sul tema dell’immigrazione, in vista dell’importante Consiglio europeo del 24 giugno, e una dichiarazione congiunta dei due governi sui principi comuni che ispirano la politica estera in Libia e verso il Mediterraneo.

Punto centrale del vertice è comunque l’immigrazione: sul flusso di migranti dal Nord Africa andrà trovato un accordo definitivo sugli attraversamenti del confine italo-francese degli immigrati tunisini con i permessi temporanei, tenendo conto che dopo la ‘crisi di Ventimiglia’ le tensioni tra i due Paesi si sono “molto stemperate”, fanno notare dal Viminale. Oltre a ciò, andranno definiti i particolari del pattugliamento congiunto aereo-navale davanti le coste della Tunisia, previsto dall’intesa fra i ministri degli Interni Roberto Maroni e Claude Gueant lo scorso 8 aprile a Milano ma ancora non operativo. Infine bisognerà stabilire il ruolo dell’Italia nel programma di rimpatrio dei tunisini, cui scadrà il permesso mentre si trovano in territorio francese: la competenza è naturalmente di Parigi, ma Maroni si è impegnato a fornire in ambito Ue il sostegno di
Roma.

L’intenzione del titolare del Viminale, riferiscono dal ministero, è quella di trovare con i colleghi francesi “una strada comune” per affrontare l’emergenza migratoria, utilizzando “il buon senso” e non “azioni di forza”, come invece era sembrato dall’iniziale posizione di chiusura di Parigi rispetto all’accoglienza di immigrati provenienti dall’Italia con il permesso di soggiorno temporaneo.

(25 aprile 2011)

Evasioni dal CIE di Bologna

Bologna, 21 aprile 2011 – Quindici stranieri sono evasi questa notte dal Centro di identificazione ed espulsione di via Mattei a Bologna. La Polizia lo ha scoperto solo dopo averne arrestato altri sette stranieri sorpresi, tra le 3.20 e le 3.30, mentre tentavano di fuggire. Lo rende noto la Questura di Bologna.
L’evasione, per quanto e’ stato ricostruito, e’ avvenuta in questo modo: gli extracomunitari sono riusciti a uscire dal fabbricato che ospita il reparto maschile, hanno segato una sbarra di ferro (con alcuni seghetti artigianali che sono stati ritrovati in seguito e sequestrati), si sono aperti un varco e hanno poi scavalcato un’altra recinzione fatta di sbarre. I 15 fuggiti (due marocchini e 13 tunisini, stando a quanto loro stessi avevano dichiarato) sono poi riusciti a superare anche la barriera esterna, gli altri sette invece (si tratta di quattro marocchini e tre tunisini) sono stati fermati prima della recinzione esterna.
Quando le forze dell’ordine li hanno raggiunti, e’ nata una colluttazione: due poliziotti e due militari dell’esercito sono rimasti contusi (ognuno dei quattro ha ricevuto dai medici una prognosi di cinque giorni). I sette sono stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni finalizzate alla resistenza e sono stati portati al carcere della Dozza.

Le successive verifiche all’interno del reparto maschile del Cie hanno fatto scoprire che altri 15, prima di questi sette, erano fuggiti. Sono stati inoltre trovati i seghetti artigianali e ora la Polizia fara’ indagini per scoprire come siano arrivati all’interno del Cie, o come siano stati fabbricati. Dalla Questura mandano a dire che, se il personale non fosse intervenuto a fermare i sette intercettati, dopo di loro sarebbero forse potuti evadere altri stranieri ancora.

da: Il resto del Carlino

LAMPEDUSA in 760 su un peschereccio

Terzo morto nel naufragio di Pantelleria

Provenienti dalla Libia, erano stipati in una vecchia motopesca di 25 metri. Circa 400 erano all’esterno, tutti gli altri sistemati nelle stive. Nuovi arrivi anche nella notte sull’isola, approdati 50 immigrati. Saranno rimpatriati. Si aggrava il bilancio della sciagura del 13 aprile

Tregua finita, in 760 su un peschereccio    Terzo morto nel naufragio di Pantelleria Il peschereccio con a bordo 760 migranti partiti dalla Libia


LAMPEDUSA (AGRIGENTO)
– Sbarco record a Lampedusa. Sono 760 gli immigrati giunti a Lampedusa su un peschereccio stipato fino all’estremo, soccorso in mezzo al Canale di Sicilia dalle motovedette della Guardia Costiera. Tra di loro numerose donne, molte delle quali in gravidanza, e bambini. In 400 hanno viaggiato in coperta, tutti gli altri sistemati nelle stive di un vecchio motopesca in ferro lungo corca 20 metri. Hanno detto di essere partiti all’alba di lunedì dalle coste libiche e di avere pagato una cifra compresa fra i 700 e i mille dinari. Hanno spiegato che dovevano essere in mille ma in 250 sarebbero rimasti a Tripoli perchè sul barcone non c’era più posto.

FOTO Dalla Libia per mille dinari         Stipati fino all’estremo

In nottata lasceranno l’isola. Gli extracomunitari provengono da numerosi paesi dell’Africa subsahariana – Ghana, Nigeria, Sudan, Ciad, Congo – ma anche da Egitto e Algeria; tra di loro anche cittadini del Bangladesh e del Pakistan e anche due libici. Tutti sarebbero nelle condizioni di presentare domanda d’asilo. In nottata, secondo quanto ha comunicato il questore di Agrigento Girolamo Di Fazio, dovrebbero imbarcarsi sulla nave Flaminia per essere trasferiti verso i centri di Mineo e Crotone.

Una neonata nasce sull’isola. Una bimba è venuta alla luce al Poliambulatorio di Lampedusa poco dopo l’arrivo di sua madre sull’imbarcazione. La mamma aveva iniziato il travaglio quando era a bordo del peschereccio. Una volta al porto è stata immediatamente soccorsa ed è stata assistita al parto dall’equipe guidata dal responsabile medico del Poliambulatorio, Pietro Bartolo.

L’imbarcazione era stata avvistata questa mattina alle 7,50 da un elicottero della Marina militare impegnato nel controllo dei flussi migratori. Il peschereccio si trovava a circa 40 miglia a sud est di Lampedusa, ma stava seguendo una rotta che lo avrebbe condotto sulle coste siciliane, all’altezza di Licata. Non sarebbe arrivato prima di domani mattina e, probabilmente – sottolineano alle Capitanerie di porto – non sarebbe arrivato affatto, viste le sue precarie condizioni e il fatto che il mare è in repentino peggioramento.

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Medici in prima linea per affontare l’emergenza di VALERIA PINI

Nuovi sbarchi. Dopo quattro giorni di tregua, dovuti proprio al mare mosso, sono ripresi dalla notte gli sbarchi di migranti verso l’isola. Gli ultimi ad arrivare la scorsa notte, erano stati 50 extracomunitari, tra cui due donne e due minori, che hanno detto di essere tunisini, su un barcone soccorso da una motovedetta della guardia di finanza a 12 miglia dalla costa.

Gli immigrati sono stati accompagnati nel centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola dove si trovano ancora 24 minori che dovrebbero essere trasferiti nelle prossime ore verso altri centri italiani. Per i tunisini dovrebbe invece scattare il rimpatrio, in base all’accordo bilaterale stipulato il 5 aprile scorso. L’ultimo sbarco a Lampedusa risaliva a venerdì scorso: un barcone con 221 profughi partiti dalla Libia.

Pantelleria.
  Sempre in mattinata otto migranti, probabilmente tunisini, sono stati salvati poco fa dalla Guardia costiera a Pantelleria. Gli otto si trovavano a bordo di un gommone alla deriva, circa 14 miglia al largo dell’isola: sono stati soccorsi da una motovedetta delle Capitanerie di porto, che li ha presi a bordo e li sta ora trasportando sull’isola.

Il naufragio del 13 aprile. Si aggrava, intanto, il bilancio del naufragio del 13 aprile a Pantelleria. Poco lontano dal luogo dell’incidente è stato recuperato il cadavere di un uomo, la terza vittima del tragico sbarco di 191 migranti conclusosi sugli scogli di località Arenella mercoledì scorso (video. A trovare il corpo un sub professionista nell’ambito delle indagini che i carabinieri stanno svolgendo nella zona. Il cadavere è stato trasportato in porto con un gommone dell’Arma e trasferito nella camera mortuaria.

I funerali. Questa mattina sull’isola sono state celebrate le esequie delle due donne congolesi annegate durante il tragico sbarco. Alla cerimonia, oltre al sindaco Alberto Di Marzo erano presenti, tra gli altri, il prefetto di Trapani Marilisa Magno e il questore Carmine Esposito. Il rito funebre è stato officiato dal vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, nella tensostruttura di via Salibi, poiché la nuova chiesa – da cinque anni in costruzione – non è stata ancora ultimata.

Le due bare, quella di Leonie, 38 anni, madre di cinque figli, e quella di Cinie, 28 anni, sono state sistemate al centro dell’altare. Dietro alla bara di Leonie il marito Camille Fuamba, 41 anni,  con i suoi cinque figli, Kerene di 15 anni, Aicha di 17, Viani di 9, Raiss di 7 e il più piccolo Ernest di 5 anni. Accanto a loro i profughi di lingua francese. A sinistra, dietro la bara di Cinie, c’era George, il fidanzato di 32 anni e tutti i profughi di lingua inglese. Al termine della cerimonia cinque profughi hanno intonato un canto nella loro lingua in onore delle due defunte. Le salme sono state poi trasportate nel cimitero dell’Arenella, che sorge proprio davanti al luogo dove è avvenuta la tragedia.

Treni bloccati, l’Europa dà ragione a Parigi

Farnesina: “Incidente chiarito e risolto”

Dopo il blocco ferroviario francese attuato ieri a Ventimiglia, Roma chiude il contenzioso a seguito delle spiegazioni di Parigi alla Commissione Ue. “I convogli fermati a Mentone per problemi di ordine pubblico”. Belgio: controllo passaporti in aeroporto per chi arriva dall’Italia

BRUXELLES – “Incidente chiarito e risolto”. Così la Farnesina disinnesca il contenzioso con la Francia dopo l’altissima tensione causata sull’asse Roma-Parigi dal blocco ferroviario di alcune ore attuato ieri dai francesi alla frontiera con Ventimiglia. Negando anche l’isolamento della posizione italiana, il portavoce Maurizio Massari spiega che, con la Francia, “stiamo lavorando insieme, costruttivamente, non c’è nessuna escalation di tensione, al fine di arrivare a iniziative comuni in vista del vertice italo-francese del 26 aprile”. In vista del bilaterale di Roma, tra Italia e Francia “è in corso un dialogo continuo e ininterrotto” a livello di ministeri degli Esteri e degli Interni dei due Paesi.

Dall’Italia, dunque, giungono parole distensive che seguono l’affermazione da parte della Commissione Ue della legittimità del blocco francese in quanto motivato da “ragioni di ordine pubblico”. Ma non è solo la Francia a ostacolare la libera circolazione all’interno della Ue: da giovedi scorso, negli aeroporti del Belgio è stato introdotto un controllo, non sistematico, sui documenti dei viaggiatori provenienti dall’Italia.

“La Francia aveva diritto di bloccare temporaneamente i treni provenienti dall’Italia” dichiara il commissario europeo agli Affari interni, Cecilia Malmstroem. Per ragioni di ordine pubblico, il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione europea può essere sospeso. Per questo, il

blocco posto ieri dalla Francia 1 al traffico ferroviario proveniente dall’Italia, giustificato dalla manifestazione dei centri sociali al valico di Ventimiglia, non è una violazione delle regole europee.

La Commissione europea, tra l’altro, afferma di non aver ricevuto alcun reclamo italiano sulle presunte violazioni francesi delle regole Schengen, spiega Michele Cercone, portavoce del commissario Malstrom, ricordando un significativo passaggio del Codice delle frontiere di Schengen: “Solo gli Stati membri hanno la responsabilità di valutare la gravità delle minacce all’ordine pubblico, che possono, in casi eccezionali, consentire la reintroduzione dei controlli alle frontiere, prevista dall’articolo 24 del Codice”. Ma, conclude il portavoce, riguardo a quanto avvenuto ieri a Ventimiglia “non c’è ancora una posizione ufficiale” di Bruxelles.

VIDEO “Prigionieri a Ventimiglia” 2

FOTO La protesta sui binari 3

Le autorità francesi spiegano di aver sospeso la circolazione dei treni a causa di una manifestazione non autorizzata a sostegno dei migranti tunisini “per evitare rischi di incidenti”, una misura “temporanea” che “non è andata oltre lo stretto necessario”, ovvero sei ore. Da registrare anche l’assunzione di responsabilità del prefetto francese della regione delle Alpes Maritimes, Francis Lamy, in un’intervista al quotidiano Nice Matin. “Sono stato io, di mia iniziativa, a segnalare alle ferrovie francesi militanti di estrema sinistra a bordo di un treno proveniente da Ventimiglia. Poi le ferrovie hanno bloccato i treni”.

Prima della nota conciliante della Farnesina, il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva considerato i 300 no global non una “ragione sufficiente” per chiudere la frontiera ferroviaria a Ventimiglia, “uno degli assi transeuropei più trafficati e delicati”, come aveva spiegato a Repubblica. Blocco ferroviario che ieri la Farnesina non aveva esitato a definire “misura illeggittima” 4, una “chiara violazione” dei principi generali dell’Unione e che oggi spinge anche il Codacons a presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Imperia contro la Francia per interruzione di pubblico servizio.

Da Bucarest dove si trova in visita ufficiale, il ministro dell’interno francese, Claude Gueant, risponde affermando che il suo Paese “rispetta alla lettera” gli accordi di Schengen nella questione dei migranti tunisini. Gueant sottolinea che la decisione del governo italiano di concedere permessi temporanei a più di 20mila migranti tunisini “è stata contestata da molti Paesi dell’Unione europea”. Malgrado ciò “noi abbiamo accettato questa misura” sebbene ad alcune “condizioni”. In particolare il ministro dell’Interno francese ricorda la necessità per i migranti di disporre di “sufficienti risorse finanziarie”. Ma la Francia, ribadisce Gueant, non vuole tensioni con Roma sulla questione degli immigrati tunisini.

Ventimiglia è solo l’ultimo capitolo, non l’unico, della crescente tensione tra Italia e Francia, dopo i giorni dell’emergenza a Lampedusa, mentre si avvicina il 26 aprile, giorno del vertice tra Roma e Parigi. In attesa dell’incontro bilaterale, il ministro dell’Interno Roberto Maroni sottolinea l’assenza della Francia alla riunione ministeriale sull’immigrazione di domani a Cipro. “Non ci sarà la Francia e non ci sarà la Spagna – annuncia Maroni da Lecco -, ma sarà un vertice dei ministri di Italia, Grecia, Cipro e Malta allo scopo di continuare un’azione comune per tenere al centro dell’attenzione dell’Europa il Mediterraneo”. Il ministro dell’Interno non entra nel merito dell’assenza francese, ma ricorda che “l’Europa ha tutto l’interesse a investire nell’area del Mediterraneo per lo sviluppo economico e la svolta democratica di quei paesi in crisi, perché ciò vuol dire aumentare la sicurezza. E’ quello che noi ci ostiniamo a chiedere all’Europa. Purtroppo la risposta finora è stata troppo lenta”.

All’Europa lenta, che non parla “con una voce sola” come sollecitato più volte dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, corrispondono sempre più iniziative adottate unilateralmente dai singoli Stati membri. Dal Belgio arriva la conferma che da giovedì scorso sono iniziati i controlli sui passaporti dei viaggiatori in volo dall’Italia. Le verifiche, spiega un portavoce del ministero per le Politiche migratorie, “non sono sistematiche” e vengono fatte “non alla frontiera ma all’uscita dei passeggeri dall’aereo”. Secondo la Commissaria europea Cecilia Malmstrom, il Belgio non ha notificato provvedimenti di interruzione dell’accordo Schengen. Il portavoce del ministero belga conferma: la notifica non è stata fatta perché i controlli sugli aerei in provenienza dall’Italia “non rappresentano una reintroduzione dei controlli alle frontiere”. Tali controlli hanno come scopo – secondo quanto specificato dal portavoce – di “verificare il diritto di accesso allo spazio Schengen”, ovvero per controllare “se chi arriva nel Paese in provenienza dall’Italia ha i documenti di viaggio, se il suo è un viaggio a scopo turistico, se la persona ha i mezzi minimi necessari per la sua permanenza, ovvero almeno 60 euro al giorno”. Come potuto constatare da giornalisti italiani tra gli aeroporti internazionali di Bruxelles-Zaventem e Charleroi (quest’ultimo dedicato ai voli low cost), non tutti i voli vengono effettivamente sottoposti a controllo.

Per il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, la sospensione del trattato di Schengen “è certamente ipotizzabile”. “Mercoledì ne parleremo – afferma Tajani al Tg2 -. In caso di sospensione di Schengen, l’idea è di far decidere alla Commissione dove i permessi sono validi e dove non lo sono. L’Italia chiede più Europa ed è giusto seguire questo percorso. Servono scelte congiunte, serve che l’Europa affronti un’emergenza che non è solo di oggi ma che avrà sviluppi anche nel prossimo futuro”.

(18 aprile 2011)

LIBERATI I COMPAGNI

I  DUE COMPAGNI ARRESTATI SABATO 16 APRILE , SONO  STATI RILASCIATI DOPO L’UDIENZA DI STAMATTINA LUNEDI’ 18 APRILE. IL PROCESSO SI TERRA’ IL 3 NOVEMBRE. DA EVIDENZIARE LA FIGURA BECERA DEI CARABINIERI CHE CON CONTRADDIZIONI E FALSITA’ HANNO FACILITATO IL TUTTO.

GRAZIE A TUTTE E TUTTI PER IL SUPPORTO IN QUESTI GIORNI.

SOLIDALI

Ieri si è svolta a Bologna una manifestazione contro la guerra e in solidarietà con i compagni bolognesi arrestati pochi giorni fa, a questa vanno aggiunte le azioni sparse qua e la avvenute negli ultimi giorni.

da informa-azione.info:

fonte “il resto del carlino” BOLOGNA, 16 APRILE 2011 – Termina con alcuni tafferugli il corteo anarchico che oggi ha attraversato Bologna. I momenti di maggiore tensione si sono verificati una volta che la manifestazione sembrava effettivamente concluso e i partecipanti stavano riempendo un’area verde all’incrocio tra via San Donato e via Garavaglia.

A quel punto un gruppo di agenti, probabilmente per cambiare posizione, si e’ avvicinato ai manifestanti e sono partiti prima gli spintoni e poi un lancio di bottiglie e grossi petardi. Per qualche minuto anarchici e forze dell’ordine hanno continuato a fronteggiarsi, ma senza che la situazione degenerasse. Dal microfono, pero’, si e’ annunciata l’intenzione di occupare uno spazio per continuare la protesta: i manifestanti sono stati invitati a spostarsi in autobus o con i propri mezzi.Sconosciuta la meta dell’occupazione.

In precedenza, lungo il corteo, i manifestanti avevano lanciato uova piene di vernice contro la sede della casa editrice Zanichelli in via Irnerio. Un altro lancio di vernice, con in piu’ una bottiglia di vetro, ha colpito una filiale Unicredit all’incrocio tra via San Donato e via Ranzani. Solo grossa tensione in uno dei punti piu’ delicati del percorso, gli uffici dell’Eni che nelle scorse settimane hanno subito un attacco incendiario, protetti sul ponte di San Donato da una lunga fila di mezzi blindati.

Alla fine c’erano oltre 500 a sfilare per il corteo convocato inizialmente contro la guerra e poi anche per gli arresti che hanno colpito recentemente gli attivisti di Fuoriluogo: piu’ volte e’ stato infatti scandito lo slogan “Siamo tutti fuoriluogo”.

mail anonima: Nottingham, UK, attacchi in solidarietà agli anarchici arrestati a Bologna.

12 aprile 2011. Durante le prime ore di quest’oggi, individui che hanno scelto di non darsi un nome hanno attaccato due punti dell’infrastruttura di questa società. Abbiamo usato metodi diversi in ciascuna azione, ma abbiamo mantenuto lo stesso livello di rabbia e di amore. Ripetitori T-Mobile stazionati a Bulwell e a West Bridgford sono stati dati alle fiamme con l’ausilio di copertoni, stracci imbevuti di benzina e un accendino non ricaricabile che avevamo lasciato nelle vicinanze nei giorni precedenti. Un po’ più tardi, con coltelli, un raschietto e della schiuma spray, abbiamo lavorato su due veicoli della E-on ed un furgone G4. Abbiamo scelto questi metodi a causa della vicinanza degli autisti dei veicoli e del personale di sorveglianza. I coltelli hanno attaccato le gomme dei veicoli, il raschietto il loro abitacolo e la schiuma ha distrutto i tubi ormai danneggiati.
Queste azioni sono state eseguite perché sappiamo che le infrastrutture della società del dominio devono essere distrutte affinché noi si possa essere per liberi. Riconosciamo che tali infrastrutture sono culturali e sociali oltre che fisiche, ed ognuno di questi aspetti deve essere sfidato. Comunque, queste azioni sono anche state eseguite perché non possiamo sempre aspettare, perché siamo pieni di rabbia e impazienza nella nostra ricerca di libertà. Ogni volta che agiamo contro la totalità di questa società usando la nostra forza, troviamo un po’ di libertà dalla prigione sociale in cui ci ritroviamo. Fondamentalmente, queste azioni sono state un FUCK YOU ad ogni aspetto dell’oppressione. Fuck you, ci stiamo preparando. Fuck you, giorno dopo giorno abbiamo sempre meno paura. Fuck you, le nostre vite saranno solo nostre.
Per quanto ci riguarda, queste azioni si pongono sullo stesso piano di quelle compiute da individui che desiderano riprendere le loro vite nelle loro mani. Crediamo che queste azioni possono assumere la forma di occupazioni di banche, la forma di collettivi di istruzione informale, di striscioni esposti in posti strategici, possono assumere qualsiasi forma, ma devono esserci se dobbiamo distruggere tutte le forme di dominio.
Ma abbiamo scelto queste azioni perché ci rappresentano, sono una manifestazione della nostra rabbia e disgusto, sono la rappresentazione fisica del nostro rifiuto di obbedire allo status quo privo di gioia.
Dedichiamo queste azioni a coloro che sappiamo essere rinchiusi. Queste azioni sono in solidarietà ai nostri amici di Bologna Martino Trevisan, Robert Ferro, Nicusor Roman, Stefania Carolei e Anna Maria Pistolesi, imprigionati a causa della loro lotta per un mondo anarchico liberato. Queste azioni sono per tutti i compagni che lottano per trovare una via di uscita dalle fauci della società.

fonte: infoagropoli

Episodio di vandalismo nella notte ad Agropoli. Ignoti hanno infatti messo fuori uso tre bancomat e il postamat della posta centrale, sigillandoli con del mastice. In tutte le circostanze, gli autori dell’atto si sono firmati con la “A” cerchiata, inconfondibile simbolo di anarchia. Le banche prese di mira sono il Banco di Napoli, il Monte dei Paschi di Siena e Unicredit Banca di Roma. Sulle mura di quest’ultima banca è stata impressa anche la scritta “è più criminale fondare una banca che derubarla”. Scritte simili sono apparse anche su altre mura della città. Sul caso indagano i Carabinieri di Agropoli. Non è la prima volta comunque che in città vengono compiuti atti vandalici. Nei mesi scorsi, gli stessi personaggi che si firmano con la A di anarchia, avevano colorato di rosso l’acqua della fontana di Piazza della Repubblica.

La stessa agenzia cita come eventi degli ultimi giorni:

– Riscoperta scritta anarchica in via Quintino Sella che recita “Solidarietà ai compagni arrestati a Bologna”.

– Imbrattato il monumento ai caduti di Nassyria con una “A” cerchiata

– Scritta anche sulle mura del municipio “No al nucleare”, anch’essa firmata con una “A” cerchiata.

– Distrutta una cabina del telefono in Piazza della Repubblica

–  Per i Carabinieri si tratta di semplici atti di vandalismo, non riconducibili a gruppi anarchici organizzati. “Confidiamo di prenderli”, queste le parole degli uomini dell’arma che confidano nelle immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso degli istituti bancari.

– Ci sarebbero altri due bancomat, di altrettante banche (tra cui la Bcc), ad essere stati messi fuori uso.

“La notte del13 aprile abbiamo attacato l’Eni store di Bergamo sigillandone le porte ed imbrattandonele le vetrate con vernice e olio esausto. Solidarietà a gli arrestati di Bologna. Terrorista è chi avvelena il pianeta. Terrorista è lo stato!”

DUE ARRESTI A CAGLIARI

La situazione che stiamo per descrivere ha del surreale.

Durante un pranzo fra amici ed amiche in un terreno privato, recintato e con tanto di cancello d’ingresso, una gazzella dei carabinieri ha fatto irruzione. Gli agenti hanno preteso l’identificazione dei presenti senza mandato e senza motivi dichiarati. I proprietari hanno fornito i documenti ed hanno preteso che gli agenti uscissero dal loro terreno. Pochi minuti dopo sono arrivate altre due gazzelle; a quel punto i carabinieri, ormai in nove, hanno fatto nuovamente irruzione con fare più arrogante e provocatorio di prima. Hanno infatti colpito, ammanettato e caricato sulla macchina un compagno. Nel frattempo il comandante dei Carabinieri di Monserrato continuava a minacciare, spintonare ed insultare chi si trovava di fronte, operando un altro fermo. In caserma ai due compagni vengono confermati gli arresti per RESISTENZA AGGRAVATA ED OLTRAGGIO A PUBBLICO UFFICIALE.

Il processo per direttissima è fissato per LUNEDI’ 18 aprile alle ore 9:00; fino ad allora i compagni resteranno in cella di sicurezza nonostante l’istanza di scarcerazione dell’avvocato. L’ingresso non supportato da alcun mandato, l’ostentazione dell’autorità con l’arroganza e le minacce, anche davanti a bambini e bambine (spettatori terrorizzati di questa situazione) sono le derive autoritarie a cui cercano di abituarci quotidianamente.

Non contenti del tentativo di controllo capillare del territorio che mira a limitare gli spazi di agibilità pubblica, ora vorrebbero impedire e controllare anche i momenti di socialità all’interno delle proprietà private, che siano case o terreni.

PER LA SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI ARRESTATI TROVIAMOCI DAVANTI AL TRIBUNALE DI CAGLIARI, PIAZZA REPUBBLICA DALLE H:9:00 LUNEDI’ 18 APRILE.

PERCHE’ NON PASSI L’IDEA CHE LA DIVISA SIA UN’AUTOMATICA AUTORIZZAZIONE ALLA PREVARICAZIONE E ALL’ABUSO.

                                    AMICI ED AMICHE, COMPAGNE E COMPAGNI PRESENTI AI FATTI