Archivi del mese: maggio 2013

GALSI, sfuma del tutto il metanodotto?

gas

Ieri si è svolta un assemblea della società GALSI, che ha deciso per un ennesimo rinvio della decisione definitiva, il tutto slitta di esattamente un anno, l’incontro è stato infatti fissato per il 31 Maggio 2014. La regione Sardegna si è pronunciata contraria.

Questo rinvio sa molto di rinuncia al progetto, i lunghi tempi previsti per l’opera, l’instabilità del mercato energetico e specialente l’enorme investimento necessario hanno probabilmente fatto desistere le ditte finanziatrici (ENI e Sonatrach in particolare) del progetto. Ottima notizia.

Se forse non si possono ancora stappare gli spumanti si può sicurmente tirare un bel sospiro di sollievo, il GALSI infatti sarebbe stata l’ennesima grande opera calata sulla testa e sui territori di popolazioni non coscienti e conoscenti dei fatti e dei pro e dei contro. Inoltre al contrario di quanto dicono i vertici delle grandi multinazionali energetiche non è per niente un’opera innovatrice, si tratta di un metanodotto simile ai moltissimi che attraversano l’Europa, che trasportano un energia  non rinnovabile e inquinante. Avrebbe avuto il carattere di novità solo per la Sardegna in quanto unica regione italiana non metanizzata, ma per il resto dell’Europa sarebbe stato solo un rubinetto in più al quale attingere e un modo per spezzare il monopolio dei gasdotti orientali gestiti da Gazprom.

Vale la pena ricordare il gran lavoro di prevenzione e informazione svolto da vari comitati Nogalsi nati un pò in tutta la Sardegna e in particolare da “prosardegnanogasdotto” che con un enorme lavoro di ricerca e informazione ha spianato la strada a tutti i quali volessero interessarsi dell’argomento. Chissà che anche questo lavoro non abbia inciso in qualche modo nelle decisioni e nei rallentamenti dei lavori.

per approfondire le vicende gli aspetti tecnici sul GALSI:

http://prosardegnanogasdotto.blogspot.it/2011/11/no-galsi.html

numeri 5 e 6 di sa tiria, scaricabili su http://www.informa-azione.info

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Presidio in solidarietà con i prigionieri in lotta

Venerdì sera alle 20.00 in solidarietà con i prigionieri in sciopero del carrello si terrà sotto le mura di Buoncammino un saluto ai detenuti.

solidarietàLa protesta nasce dalle condizioni inaccetabili in cui versa il carcere cagliaritano, e contro il 41bis, il carcere duro che va sempre più diffondendosi in Italia. In particolar modo nelle quattro nuove carceri sarde prossime all’apertura.

Il carcere è specchio della società che lo crea, creiamo solidarietà, spezziamo l’isolamento.

DIFFONDETE E PARTECIPATE

Detenuti di Buoncammino in sciopero del carrello

Hanno firmato in trecento la lettera, annunciando lo sciopero del carrello: i detenuti del carcere di Buoncammino dal 25 maggio rinunceranno al vitto fornito dall’amministrazione penitenziaria. Una protesta, fanno sapere i carcerati, che proseguirà “fino a quando riusciremo ad andare avanti”. La lotta scatterà in concomitanza con la giornata in cui si terrà la manifestazione nazionale contro il carcere, il 41 bis, la differenziazione e l’isolamento. “Vogliamo far sapere a tutto il mondo esterno”, scrivono i detenuti (tra le trecento firme quelle di carcerati sardi, della Penisola e stranieri in una battaglia comune), “la realtà della tortura istituzionale dell’apparato della giustizia che tutti i detenuti stanno subendo”. Una denuncia contro “il regime di tortura del 41 bis” da cui si può uscire solo “diventando collaboratore di giustizia con la logica del ricatto”. Poi scatta un lungo elenco dei tanti problemi specifici del carcere di Buoncammino: “sovraffollamento, malattie derivanti dalla detenzione, atti di autolesionismo e gli omicidi di stato (suicidi) conseguenza dell’oppressione faccia a4-01intraprendere altre forme di sciopero”. Ricordando che il Tribunale di Strasburgo ha “più volte sanzionato e definito le carceri italiane come luoghi di tortura”. Il comunicato è stato inviato a tutte le associazioni e gruppi che aiutano le battaglie dei detenuti, al presidente della Repubblica, al ministro della Giustizia, al provveditorato regionale e al sindaco di Cagliari.

Casapound a Cagliari

CASAPOUND IS IN YOUR TOWN                                                                       Così scrivono i prodi cameratelli di CasaPound sui muri di via Dante vicino all’Ossigeno. Ma chi sono? Dove sono? Esistono realemente, e da quanto? Di cosa si interessano?

Casapound è un movimento politico di destra, fascista. Nato nel 2003 con l’occupazione di uno stabile in un quartiere romano, nel tempo ha intrapreso vari percorsi, entrando prima in Fiamma Tricolore e candidandosi alle regionali, per poi uscirne nel 2008 diventando CasapoundItalia (CPI).rimerde

Allo stato attuale questi fascisti del terzo millennio (così si definiscono) sono presenti in varie forme e radicamento in tutt’Italia, hanno a Roma il centro vitale e direttivo, le uniche occupazioni (se così si possono definire) e l’unico nucleo di camerati numericamente consistente da potersi permettere uscite pubbliche che non rasentino il ridicolo. Nelle recenti elezioni politiche si sono candidati in diverse regioni italiane prendendo come media lo 0,13%.

Hanno un gruppo giovanile che lavora nelle scuole e nelle università che si  chiama Blocco studentesco, anch’esso presente praticamente solo a Roma, nelle altre città d’Italia si azzardano solo ad attacchinare a notte fonda e fare scritte perlopiù incomprensibili.merde

I punti principali del loro programma politico sono: il mutuo sociale e la campagna “è tempo di essere madri”, inoltre si sono occupati della vicenda dei due Marò.

Populisti come nessuno nel panorama politico italiano (in realtà se la giocano con il M5S) usano parole d’ordine e motti fuorvianti e difficilmente non condivisibili anche da ambienti sinistroidi, come ad esempio “non conformi”. Strategicamente molto intelligenti hanno rivisto in chiave fascista-nazionalista un sacco di figure storicamente legate alla sinistra, come ad esempio Ernesto Che Guevara, Hugo Chavezchavez o Rino Gaetano. Dicono di non avere il cieco razzismo ideologico che i rossi gli riservano ma la realtà è ben diversa, basta ricordarsi le mazze tricoori di Piazza Navona dell’autunno 2008.

Alla continua ricerca di legittimanzione e consenso sposano le cause più becere e populiste, cercano agganci con chiunque sia disperato quanto loro, l’esempio più recente è l’apertura fatta nei loro confronti dal Movimento 5 Stelle qualche giorno prima delle ultime elezioni. In quella circostanza è emersa l’ennesima faccia di Casapound, la negazione dei loro valori pur di trovare l’appoggio, anche solo a parole, del leader Grillo e avere la visibilità sulle reti televisive nazionali. Insomma non saranno all’8% come Alba Dorata in Grecia, non saranno pericolosi come gli squadristi del ’21, ma sono furbi, scaltri e senza alcun tipo di integrità, l’unica cosa che gli interessa è accalappiare persone, e se anche queste non fossero proprio dei luminari tanto meglio, Credere Ubbidire e Combattere è sempre valido.

Ma veniamo a Cagliari e alla Sardegna, nella nostra isola casapound è presente a Sassari da qualche anno, una piccola sede, pochi militonti e ancor meno iniziative, se non fosse che da un pò di tempo il gruppo sassarese sta dando una mano a crearsi uno spazio di agibilità allo sparuto gruppetto cagliaritano.poetto

Da qualche mese chi è un pò attento alla comunicazione murale cittadina si sarà accorto che sono stati attaccati decine e decine di adesivi firmati CPI, che sull’asse mediano spesso ci sono striscioni di carta attacchinati e che recentemente hanno iniziato anche a fare qualche piccola, e patetica, mossa come ad esempio mettere dei fantocci nei chioschi del poetto a rappresentare la morte della spiaggia cagliaritana.

Per ora a Cagliari non hanno ancora una sede, o perlomeno non una pubblica, ma è probabile che sia fra i loro obiettivi primari, non è chiaro in quali rapporti siano con gli altri gruppi della galassia fascistoide sarda (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, sardegna Skinhead ecc).

Oltre la campagna contro il sindaco, stanno cercando di radicarsi nelle università ma pare che abbiano incontrato difficoltà e spintoni. A leggere i loro proclami sembra che la città sia nelle loro mani ma non si vedono mai in giro e sembra che durante un volantinaggio siano stati circondati da alcuni passanti infastiditi dai loro volantini e salvati come al solito dagli omini in divisa blu.adesivo

Probabilmente il lavoro fatto recentemente dal coordinamento antifascista cagliaritano, ma anche la presenza storica di un nucleo antifascista in città, gli sta complicando i piani, non per questo bisogna abbassare la guardia, questi gruppi sono storicamente appoggiati da poteri forti, non hanno problemi economici, e sono dei gran chiacchieroni….

Nel stato attuale di cose i loro discorsi fanno più presa che in altri periodi, quindi drizziamo le orecchie e apriamo gli occhi, perchè oggi come ieri il fascismo non deve passare né a Cagliari né altrove.

Cosa fanno la celere e la digos il sabato pomeriggio?

subbuteoSabato era da tempo prevista la seconda edizione del torneo di calcetto organizzato dal coordinamento antifascista cagliaritano. Il luogo prescelto erano i campi del “magnolia”, un centro sportivo a Genneruxi in via Tel Aviv in stato di semi abbandono seppur appena costruiti.

Da tempo i giovani e meno giovani del quartiere avendo annusato l’aria di abbandono approfittano della situazione per giocare gratis, così per un sabato pomeriggio anche il coordinamento ha pensato di fare lo stesso.

Dopo due ora circa, in cui una decina di squadre si sfidavano e tanti spettatori si rilassavano all’ombra con delle birrette fresche, sono apparsi i primi e timidi vigili urbani, seguiti poco dopo da più sicuri carramba. A quel punto sono scattate le prime discussioni tra “calciatori” e forza pubblica che incalzata dal proprietario dei campi cercava di capire cosa stesse succedendo e cosa potesse fare. Il proprietario insisteva per far sgomberare le cento e passa persone all’interno del centro sportivo, farneticando lanci di bottiglie e danneggiamenti a recinzioni e strutture varie.

A questo punto si era aggiunta anche una pattuglia di polizia, c’erano proprio tutti. Anzi no. Ecco che poco dopo appare anche la DIGOS…

Tra risate collettive, un pò di apprensione e discussioni con questi imbarazzanti e imbarazzati figuri il torneo stava andando spedito verso le semifinali…ma a un certo punto arriva addirittura la celere, probabilmente uno dei sonnachiosi mezzi che ha radici in piazza Matteotti si presenta di fronte ai campi. Il massimo.

E invece no. Perchè poco dopo arriva niente meno che il capo della DIGOS di Cagliari, che stressato da un apprensivo collega si è presentato verso le 19.00 di sabato sera e ha iniziato a intavolare una discussione paradossale con alcuni sudati calciatori, aveva paura che al torneo seguisse l’occupazione di una villa ancora in costruzione proprio dentro il centro sportivo. Magari la prossima volta. Incredibile, quasi ironico, anche se la realtà è che per un torneo di calcetto autorganizzato sono stati mobilitati in tutto più di trenta uomini delle forze dell’ordine.

La vicenda si è conclusa con un secco 3 a 0 nella finale, la pulizia dei campi e un veloce defluire di tutti i partecipanti, sotto il vigile sguardo delle divise.

Oggi l’Ugnone come al solito scrive un articolo ridicolo ma probabilmente senza troppe colpe, probabilmente dalla questura erano ancora confusi da sabato.

NELLO SPORT L’IMPORTANTE E’ PARTECIPARE!!!

Ieri 15 maggio prima udienza ai cinque attivisti denunciati per la vicenda Casu

Ieri mattina in un’ aula del tribunale di Cagliari si è svolta la prima udienza del processo a cinque attivisti denunciati per diffamazione dall’ex primario del reparto di psichiatria Gianpaolo Turri.

I fatti in questione risalgono al 18 Giugno 2009, giorno del reintegro a capo del reparto del signor Turri, il quale veniva da 16 mesi di sospensione preventiva in quanto indagato per omicidio colposo per la vicenda della morte di Giuseppe Casu. I cinque attivisiti sono accusati di aver distribuito in quel giorno un volantino che rievocava tutta la vicenda, adducendo colpe specifiche a Turri e concludendo che lo stesso fosse un assassino. Per quest’ultima parola è scattata la denuncia per diffamazione.

Ieri dopo quasi quattro anni, incredibili vicende processuali, condanne e assoluzioni è iniziato il processo.

L’udienza è stata caratterizzata da un lungo interrogatorio a Turri che ha dimostrato come in ventun udienze (legate agli altri due processi, omicidio colposo e sequestro di persona) si prenda una certa confidenza a parlare di morti e dimenticanze. Nonostante questo nelle incalzanti domandi della difesa e del giudice è riuscito più volte a far sorridere i presenti. Un esempio su tutti:

Avv. Monaldi: “ogni quanto veniva controllato il signor Casu quando era legato al letto e sedato?”

Turri: “ogni mezzora”

Avv. Monaldi: “Allora ci può spiegare come mai quando fu trovato morto il corpo era freddo?”

Turri: “Perchè come ha già detto in un’altra sede processuale un’infermiera i condizionatori erano a manetta. Infatti anche gli altri pazienti erano freddi……..”

Giudice: “Freddi ma vivi…Speriamo…”

L’avvocato di Turri, il signor Porcella, ha poi provato abbastanza inutilmente a far riemergere i meriti e la serietà professionale del suo assistito ma il risultato non è stato dei migliori. Più volte lo stesso avvocato si è lamentato di come gli sembrasse di rivivere il processo per omicidio colposo, forse perchè non a tutti compreso chi porta una toga non sempre basta una sentenza.

La prossima udienza si svolgerà il 17 Giugno alle 9.00, l’invito è a partecipare e solidarizzare.

NO MUOS

no muosNonostante repressione e inciuci istituzionali la lotta contro il MUOS va avanti, da Cagliari uno striscione in solidarietà.

RIQUALIFICAZIONE DI CAGLIARI, QUAL’E’ LA PROSSIMA MOSSA?

Se è vero quanto si dice e diciamo su queste presunte riqualificazioni cittadine, cioè che seguono tutte pochi schemi molto simili l’uno all’altro, allora forse per una volta possiamo provare a parlare di future o futuribili mosse del nemico.

Il nemico è sempre lo stesso, il padrone, lo sfruttatore. Nelle questioni riguardanti la città di Cagliari questi assumono le forme e i nomi di Comune, polizia e poteri economici privati.

Ebbene per arrivare al nocciolo della previsione forse ci si può aspettare che dopo gli sgomberi di case e campi, caccia agli stranieri, furto di vie e piazze della città, uno dei prossimi nodi da sciogliere siano i mercati dell’usato della domenica mattina.

I mercati delle pulci sono storicamente fondamentali punti di frequentazione, aggregazione e solidarietà delle classi più basse, chi per trovare a basso prezzo ciò di cui necessita chi per arrotondare uno stipendio da fame.

Capita quindi che spesso i mercati sempre molto affollati, diventino delle piccole zone franche, dove autogestione e consuetudini si sostituiscono a leggi e regolamenti.

Se a questo si aggiunge lo storico ruolo del mercato di poter far circolare merci più o meno legali o legalmente procurate, si capisce bene perchè l’avidità, la sete di potere e la paura dei nemici potrebbe puntare il suo mirino sui due mercati domenicali.

I mercati cagliaritani sono uno nel “triangolo” tra Viale Trento e Viale Trieste e l’altro in Via Po e Via Simeto, differenti l’uno dall’altro sono fra le principali forme di autorganizzazione che Cagliari offre, e propiro questo fa paura a Comune e Polizia.

Fino al 1999 il mercato delle pulci della domenica mattina era al Bastione, in pieno centro città, poi presunti lavori di restauro e il progetto di riqualificazione del quartiere, che non prevedeva un bellissimo e caotico mercato in un futuro quartiere di lusso, lo spostarono nel in Viale Trieste. Dato in gestione a una cooperativa ha impiegato qualche anno a assorbire il colpo della decentralizzazione, poi a partire dalla prima metà degli anni 2000 il rilancio.

Negli ultimissimi anni ha avuto un espansione pazzesca, è raddoppiato il numero dei venditori e degli acquirenti. Le dimensioni ridotte della Piazza hanno fatto si che questa enorme massa di nuovi venditori, tutti “abusivi”, si sistemasse prima nelle zone perimetrali poi iniziasse a occupare le vie limitrofe, fino al risultato attuale che vede occupato tutto Viale Trento, tutta Via Cesare Battisti, un pezzo di Viale Trieste e un pezzo di Via San Paolo. Contemporanamente nasceva in Via Po e Via Simeto (ma ora si è espanso anche in Via Garigliano e Via del commercio) un altro mercato, questo completamente abusivo, anch’esso frequentato da decine e decine di venditori.

Insomma una situazione in continuo fermento e espansione, che vista la situazione sociale, e l’importanza che i mercati ricoprono nelle economie famigliari, assume un valore notevole.

Ed è proprio per questo che c’è da temere un intervento. Lasciare evolvere una situazione del genere potrebbe portare a un punto di non ritorno che complicherebbe un intervento istituzionale.

Così prima dell’estate ci sono state le prime schermaglie, timidi tentativi di sgombero di qualche banacarella, minacce di qualche pattuglia di zelanti vigili urbani che pretendeva di verificare ricevute di pagamenti del suolo pubblico o la provenienza della merce. Una mattina è stata mandata la celere ad impedire che i venditori si mettessero sul marciapiede di fronte al palazzo della provincia, spesso la finanza si apposta a qualche chilomentro dal mercato e perquisisce macchine e furgoni a puro scopo intimidatorio, con notevole preferenza verso i conducenti africani…

Le risposte a queste provocazioni sono state poche e confuse, la paura dell’illegalità è stata ben instillata nelle menti, ma c’è anche da dire che si è quasi sempre trattato di “sondaggi”, che se dovesse aumentare la pressione la voglia di resitere sembra non mancare. Forse una frase rubata può dare il senso: “La minca che me ne vado! Mi devono mandare via loro a calci, e poi voglio vedere, la che siamo in molti”.

In questa situazione delicata l’intervento viene fatto in nome della legalità, infatti qualche domenica fa in Piazza Trento ci sono stati diversi sequestri dei finanzieri ai danni di venditori senegalesi, accusati di vendere merce contraffata. Un’ intimidazione a tutto il mercato cammuffata col sapore del codice penale e con il retrogusto di razzismo.

Parallelamente vengono appoggiati i mercati di lusso, di collezionismo, di partite IVA, scontrini e colletti bianchi. Probabilmente vorrebbero adeguare tutto su questi standard, oppure mandarti così lontano da non vederti neanche più.

Secondo quanto dichiarato recentemente dal sindaco, aumenterà la lotta alla contraffazione e al mercato abusivo e illecito, c’è da chiedersi come vorranno agire (nei mercati non dovrebbero avere vita facile e silenzo assenso come le retate nel Largo) perchè non è certo facile sgomberare decine e decine di commercianti che si sentono giustamente dalla parte della ragione e che da anni si autogestiscono l’attività e la vita dei mercati.

In altre città d’Italia in cui c’era lo stesso “problema” la tattica usata è stata cercare di frammentare il fronte, dividendo buoni e cattivi, bravi e non, legali e illegali in modo che fossero poi stessi commercianti a vedere un problema negli “abusivi”, il tutto condito come sempre da violenze e ricatti, assai facili da rivolgere alle classi più deboli.

Notevoli zone di Cagliari sono cambiate, alcune sono diventate irriconoscibili altre addirittura inaccessibili, usanze e consuetudini sono in via d’estinzione, stanno cambiando la città e non si può sapere con precisione quale sarà il prossimo obiettivo, possiamo però convincerci che autorganizzandoci, dialogando e solidarizzando si può resistere -e non solo- a tutto questo.

Nel concreto possiamo iniziare tutti da piccole cose per combattere ciò che ci impongono, far capire chi sono gli agenti in borghese durante le retate, segnalare i posti di blocco, non lasciare solo chi viene preso di mira. Ma anche passare il biglietto del pullman quando si scende o meglio non pagarlo proprio, boiccottare vie e negozi di lusso e guardarci attorno; perchè ultimamente quando sembra che stiano aggiustando un lampione in realtà stanno installando una telecamera.