Archivi del mese: maggio 2016

Piloti sauditi addestrati in Italia

Il capo di stato maggiore Enzo Vecciarelli ha presentato questa dichiarazione alla commissione difesa di camera e senato :

“Un settore di particolare rilievo, vanto per il nostro Paese, è l’addestramento al volo, elemento fondamentale per l’attività operativa delle aeronautiche. A valle di un forte impulso del livello politico europeo, mirato a favorire i programmi di Pooling and Sharing nel settore addestramento, l’Aeronautica Militare ha avviato un processo d’internalizzazione del proprio comparto Scuole di volo, strutturando un sistema addestrativo mirato a favorire la cooperazione internazionale, a rendere sostenibile e di alto livello il sistema addestrativo italiano, e a promuovere un’industria nazionale già globalmente concorrenziale nel settore della produzione di velivoli addestratori. Nel 2016 transiteranno per le nostre Scuole di Volo allievi e/o istruttori provenienti da 11 differenti Paesi (Arabia Saudita, Kuwait, Qatar Olanda, Argentina, Austria, Francia, Grecia, Perù, Polonia e Singapore), per un totale di 73 frequentatori stranieri, a fronte dei 28 addestrati nel 2012 (+150%)”.

Con estrema disinvoltura, mentre i tedeschi decidono di lasciare l’Aereoporto di Decimomannu l’aereonautica rilancia addestrando alle operazioni di morte altri piloti.

 

Non lasciamo in pace chi vive di guerra.

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Solidarietà con le compagne e i compagni torinesi

 

Mentre i leader mondiali si riuniscono per decidere del futuro dei flussi migratori, mentre al Brennero si inizia a costruire la frontiera e nel Mediterraneo non hanno fine le stragi di migranti, a Torino polizia e procura impongono l’ennesimo provvedimento a chi contro questo schifo non si rassegna e lotta.

Dodici divieti di dimora per compagne e compagni per aver partecipato alle contestazioni contro la Ladisa, fornitrice di cibo (con vermi) ai CIE di corso Brunelleschi e Brindisi, o almeno questo è il pretesto.

Le misure arrivano pochi giorni dopo la conclusione di una tre giorni nazionale chiamata “BRUCIARE LE FRONTIERE OGNI GIORNO”, evidentemente il rilancio delle lotte e la diffusione delle stesse li preoccupa non poco.

Ogni giorno ci troviamo davanti a frontiere di qualunque tipo e in qualunque luogo : celerini nelle strade, frontiere anti migranti, finte strategie di accoglienza, telecamere ovunque, basi militari, fabbriche di morte. Tutte strutture nate e costruite con l’intento di dividere, fermare, isolare, controllare, sfruttare.

Il vero problema è quando si inizia ad accettarle, a vederle come contorni naturali ovunque andiamo.

Chi non accetta questo esistente e lotta per distruggerlo non può che avere la nostra solidarietà.

Anche se ci vogliono bandire, dividere, disperdere non lasciamo solo nessuno, perchè con i banditi, qualsiasi significato abbia questa parola, siamo sempre solidali e la solidarietà attiva e complice è un’arma.

Alle compagne ed ai compagni colpiti dall’ennesimo provvedimento repressivo va tutta la nostra solidarietà

Bruciare le frontiere ogni giorno.

Compagni e compagne dalla Sardegna

AGGIORNATO 2° campeggio antimilitarista, 6-10 ottobre, sud sardegna.

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[Aggiornamento] Per motivi logistici abbiamo deciso di far slittare di un giorno le date del campeggio, che sarà quindi dal 6 al 10 ottobre.

La Rete No Basi né Qui né Altrove propone anche quest’anno cinque giorni di mobilitazione e campeggio, in concomitanza con l’inizio del secondo semestre di esercitazioni militari, per rafforzare i percorsi di lotta contro il militarismo e la militarizzazione dei territori della Sardegna e non solo. Continua a leggere

Niente esercitazioni a capo Frasca da Giugno a Ottobre

Durerà quattro mesi la pausa estiva delle esercitazioni di tiro a fuoco nel poligono militare di Capo Frasca, nell’Oristanese. Lo stop scatterà l’1 giugno e proseguirà fino al 2 ottobre compreso. Lo ha confermato una ordinanza della Capitaneria di Porto di Oristano.
Il provvedimento fa seguito alla nota del Reparto sperimentale e di standardizzazione al Tiro aereo (Rssta) dell’Aeronautica militare di Decimomannu che ha espresso il nulla osta alla disattivazione del poligono, per il periodo indicato, dell’area di volo denominata “Nuova Tango 812”. Come disposto dall’ordinanza, per tutta la durata della disattivazione nell’area saranno sospesi i divieti di navigazione e di sosta, di esercizio delle attività di pesca e di turismo nautico, di balneazione e di esercizio di tutte le attività connesse con i cosiddetti usi pubblici del mare in vigore solitamente tutti i giorni lavorativi ad esclusione del sabato.

Questo stop di quattro mesi, se la notizia si rivelerà reale, potrebbero alimentare ulteriormente i dubbi dell’aeronautica tedesca concernenti la permanenza della loro flotta nei poligoni sardi. Già lo scorso anno, quando i mesi di pausa estiva passarono da due a tre i tedeschi si lamentarono vedremo cosa diranno quest’anno. Ricordiamo che da mesi circola in modo insistente la voce che l’aeronautica tedesca non sia intenzionata a rinnovare il contratto per l’affitto dell’aeroporto di Decimomannu e del poligono di Capo Frasca. Se questo dovesse accadere sarebbe un grosso problema per il ministero della difesa che si ritroverebbe a dover mantenere l’intera struttura da solo, a cifre proibitive. E’ possibile che il ministero stia cercando un nuovo “coinquilino” per l’AMI, è però anche vero che questa pausa così lunga e l’addio dei tedeschi non sono un buon biglietto da visita. Ancora meglio sarebbe se ci fosse una popolazione ostile che chiede a gran voce la cacciata di tutti gli eserciti e la smilitarizzazione della Sardegna…Non stiamocene a guardare!

Respinti i ricorsi al TAR contro i fogli di via

Da qualche giorno è arrivata la notizia che i ricorsi al TAR contro i fogli di via, emanati dalla questura di Cagliari prima del corteo del 3 novembre, sono stati tutti respinti. I fogli di via emessi furono 12, sei persone tentarono la via del ricorso, una decise di non portare a termine l’iter giuridico, gli altri non ci provarono neanche per vari motivi. Questa sentenza non stupisce, si va ad allineare con numerosi identici provvedimenti emanati qua e la per l’Italia, dinnanzi ai quali tutti i Tribunali Amministrativi hanno dato uguale risposta, RESPINTO.

Per entrare un attimo nel tecnico, i fogli di via che sono stati portati sui banchi del TAR erano della durata di tre anni, dai comuni di Sant’Anna Arresi e Teulada (per alcuni di quelli che non hanno voluto far ricorso vi erano anche i comuni di Decimomannu e Arbus). Ora le vie possibili sono due, appellarsi al Consiglio di Stato o spostarsi in sede di processo legale, e sperare nella disapplicazione del provvedimento durante il processo per violazione dello stesso. Nel frattempo vi è la terza via, quella della violazione sistematica del foglio di via, perchè non si può accettare che siano simili provvedimenti ad intralciare le lotte. Lo scopo di questi fogli di via fu chiaro subito e il tempo non ha fatto altro che confermare quelle teorie, cercare di escludere, allontanare presunti elementi pericolosi dai contesti di manifestazione pubblica. E se ora, che dodici fogli di via sono attivi ne dovessero arrivare altre decine per ogni corteo? Più che mai la violazione in massa ci sembra l’unica soluzione.

Qui di seguito il comunicato del Comitato studentesco contro l’occupazione militare su questi fatti:

“12 maggio, il TAR ha respinto il ricorso contro i fogli di via da Sant’Anna Arresi e Teulada.

La motivazione del provvedimento è stata ritenuta “ampiamente e congruamente motivata”, data la presunta pericolosità per la sicurezza pubblica. Si precisa inoltre “che la misura del Foglio di Via obbligatorio è diretta a prevenire reati, piuttosto che a reprimerli”. Si parla di “un’oggettiva e apprezzabile probabilità di commissione di reati”quando si tratta, per la maggior parte, di persone incensurate, alcune delle quali abitano addirittura nelle zone limitrofe. Ci troviamo in una situazione assurda per cui delle persone solo per essere state identificate al di fuori del poligono di Teulada, non possono più tornare in quei luoghi per almeno 3 anni.

Si può cercare all’infinito la differenza tra repressione e repressione preventiva, sta di fatto che alcuni dei suddetti fogli di via sono stati notificati, guarda caso la mattina del 3 novembre, con il chiaro intento politico di compromettere la riuscita del corteo. Ancora una volta apprezziamo la corrispondenza tra giustizia formale e ingiustizia sostanziale.
Una giustizia che vede il pericolo in chi lotta per poter camminare liberamente sulla propria terra e non in chi la devasta con le bombe. Questa sentenza del TAR, che riprende la linea politica della Questura di Cagliari nei confronti del movimento contro le basi, ne è la prova lampante.

Recentemente come comitato studentesco siamo stati vittime di una perquisizione orchestrata dai militari ed eseguita del PM Pani, anch’essa si iscrive in un contesto di attacco alla libertà dei sardi di poter decidere le sorti del loro territorio e ne limita le libertà ma sopratutto la possibilità di informarsi di quando viene sparato e di quello che viene sparato in Sardegna durante le esercitazioni.

E’ in momenti come questo che il movimento che lotta contro le basi militari deve mostrarsi più unito e forte. Per questo abbiamo deciso tra aprile e maggio un tour che ha toccato diversi territori e che si concluderà il 2 giugno ad Oristano con l’Assemblea Generale Sarda contro l’occupazione militare della Sardegna.”

merda siete e merda resterete

Stamane un detenuto del carcere di Bancali (SS) ha prima lanciato le sue feci contro un secondino, poi lo ha aggredito.

Il sindacato degli aguzzini si lamenta pubblicamente della sesta aggressione in sei mesi…a giugno a chi tocca?

Merda

CONTRO I TUTTI FASCISMI. SOLIDARIETA’ E RESISTENZA.

Ancora una volta un gesto vigliacco ha colpito una nostra compagna.

Durante i festeggiamenti per il passaggio in serie A del Cagliari, qualche imbecille ha lanciato uno o piu’ oggetti contro le finestre della casa della nostra compagna in piazza Yenne.

Il risultato è stato un vetro rotto e due traumi cranici: uno anteriore ed uno posteriore piu’ uno schiacciamento del nervo della mano dovuto alla caduta.

E’ ormai la quarta volta che quella casa viene presa di mira con lanci di oggetti, per non parlare degli insulti all’ordine del giorno che subisce per avere il coraggio di esporre degli striscioni sulla solidarietà ai compagni arrestati o striscioni antifascisti.

Ora basta!!!

Come antifasciste e antifascisti diamo piena solidarietà alla nostra compagna, il suo esporre degli striscioni è un’azione di lotta che non puo’ che renderci complici e solidali con lei.

La sua ostinazione nel non toglierli nonostante le minacce e le pressioni subite negli anni dev’essere difesa e supportata, ora più che mai.

La nostra solidarietà è totale.

La nostra rabbia va verso chi ha commesso l’ennesimo attacco alla nostra compagna.

Il fascismo non è solo quello plateale delle teste rasate o dei partiti di estrema destra, è anche quello che spinge le logiche da branco ad attaccare una persona che vive sola, approfittando di un momento di confusione.

Il fascismo passa sotto le finestre di ognuno di noi ogni giorno, occhi aperti e pronti a intervenire.

Solidarietà a Livia.

Morte al fascismo.

Coordinamento antifascista cagliaritano

Aggiornamento su Davide Delogu, l’udienza del 21 aprile e condizioni di carcerazione

Breve resoconto sulla prima udienza del processo a Davide Delogu – Tribunale di Cagliari 21 aprile 2016

Il processo per la cosiddetta “tentata evasione dal Buncammino” (in realtà per colpire una protesta collettiva di ormai due anni fa), è fissato per le 11. Quando arriviamo Davide è ancora rinchiuso in una stanzetta presidiata. Nell’atrio aspettano i genitori, ai quali è stato concesso un breve incontro di cinque minuti, la nipotina di 3 anni che vede per la prima volta, e un gruppetto di compagne.

Fuori intanto si sono radunate una trentina di persone, è stato appeso uno striscione “Basta isolamento” e volantinato uno scritto in solidarietà con l’amico e compagno. Ragazzi e ragazze molto giovani si aggregano dopo essere stati al presidio sotto il Tribunale dei Minori per il processo alle tre ragazze accusate di “violazione di zona militare” per il corteo antimilitarista del 3 novembre a Sant’Anna Arresi, dimostrando come la solidarietà sia trasversale e come sia possibile e ampliabile un discorso contro la repressione, partendo da situazioni particolari per arrivare a riflessioni più generali sul carcere.

Poco prima di mezzogiorno Davide viene fatto uscire ammanettato. Riusciamo a vederlo, salutarlo, baciarlo, ad avere un minimo di contatto fisico con lui che dispensa sorrisi e si mostra fiero e tranquillo. Lo seguiamo fin dentro l’aula dove gli tolgono le manette. La giudice comunica subito che il processo verrà rinviato per impossibilità dell’avvocato di Davide ad essere presente. Chiede se sono presenti testi, le viene risposto che “sì, è presente il direttore del carcere di Buoncammino” (carcere giudiziario di Cagliari, ora chiuso, al tempo della protesta). Annuncia quindi la nomina di una avvocatessa d’ufficio, suscitando l’immediata reazione di Davide, che comunica la volontà di rifiutarne la tutela e di confermare il suo difensore. L’avv. si alza per uscire, la giudice la ferma poiché “non è possibile ricusare l’avvocato d’ufficio” (dato che in aula non è possibile alcun passo quando la persona accusata sia senza avv.) che a lei (avv.) non rimane che “presentare istanza di rinvio” (per poter conoscere gli atti ecc.) e comunicare all’avv. di fiducia la data della nuova udienza.

La giudice riprende una compagna che scambia sguardi, gesti o forse mute parole con Davide, invitandola a interrompere l’atto fuori luogo e chiedendole il nome per, eventualmente, fare richiesta di colloquio con l’ “imputato”. La giudice si altera, invita Davide a calmarsi mentre viene riammanettato. A questo punto la ragazza dice che farà il proprio nome, ma intanto vuole sapere perché a Davide sono state rimesse le manette, che lui mostra le alzando le braccia. La giudice taglia corto, spiegando che l’udienza sta terminando e che l’imputato dovrà essere condotto fuori dall’aula. Quindi comunica la data per la prossima udienza: 29 dicembre 2016 ore 9,30.

Portano via Davide impedendoci di parlargli. Viene fatto scendere direttamente nei parcheggi sotterranei, ci portiamo all’uscita da questi così Davide riuscirà a vedere buona parte di noi, lo striscione, a sentirci. Qualcun* di noi riesce a parlare con la giudice che dice: di non essere lei a stabilire le date dei colloqui né qui né altrove, che non sa quando Davide sarà ricondotto ad Agrigento e che, per i colloqui, occorre presentare istanza al giudice di sorveglianza competente (quello di Agrigento). Una compagna ricordando quando circa un anno fa era riuscita ad entrare nella stanzetta in cui era rinchiuso Davide dopo un’udienza, di avergli parlato, conclude “ma allora, forse, Davide era ancora un delinquente comune”…

La mamma di Davide lo dice chiaramente: “Davide non è più un detenuto comune, i colloqui anche qui nel carcere di Massama (Oristano) dove è appoggiato, non si possono svolgere nel salone predisposto per tutti, ma in una stanzina in cui, per due ore strappate” a forza di ostinazione e tenacia materne, la madre sofferente di cuore viene costretta nonostante la sua conclamata claustrofobia. “Noi (i genitori di Davide) veniamo sottoposti a una serie di procedure: deposito dei bagagli, fare fila per la perquisizione e solo un’ora di colloquio”…  La madre racconta di avergli portato al colloquio formaggio, pesce e “tottu cosa bona”, ma inutilmente, perché Davide da una settimana ha ripreso a lo sciopero della fame. Protesta nell’unico modo che gli resta, con il suo unico mezzo mezzo: il suo corpo.

Lui ai genitori ha detto che è chiuso in una cella di pochi metri quadri dove non riesce a dormire a causa delle zanzare, del materasso scomodo e delle lenzuola sporche; non può fare il bucato, non ha diritto neanche all’acqua, che deve acquistare; che non può leggere né lettere né libri né riviste, non può guardare la tv e che lo consola solo una piccola radiolina. Gli abusi sono tanti, riporta la mamma, in primis la mancanza di prospettiva con cui lo apostrofano quotidianamente: “Noi non ti trasferiamo!”

Davide lotta a modo suo e a noi non resta che trovare il nostro, con intelligenza, consapevolezza, perspicacia e, se possibile, con altrettanta perseveranza.

ABBATTERE OGNI FRONTIERA – Solidarietà con i compagni e le compagne arrestati al Brennero

Il filo spinato di una base militare non è diverso da quello che si trova lungo una frontiera.

Tagliare le reti di un poligono significa dimostrare che i limiti imposti dagli stati sono valicabili. Lottare per distruggere le frontiere assume la stessa valenza.

I confini diventano barriere che vengono innalzate per impedire l’accesso a chi è ritenuto scomodo, un problema da risolvere con burocrazia e manganelli, frontiere e CIE, hot spot e galere.

L’obiettivo del corteo del 7 maggio al Brennero è stato chiaro, dimostrare con determinazione di voler abbattere le frontiere e prendere una posizione netta scegliendo da che parte stare: quella degli sfruttati, contro ogni sfruttatore.

La risposta della repressione non si è lasciata attendere: cariche ripetute, lacrimogeni e manganellate hanno lasciato il segno ma non hanno impedito che per alcune ore la ferrovia e l’autostrada fossero bloccate.

Il prezzo da pagare è stato alto: oltre le contusioni e le ferite, infatti, 4 compagni e 2 compagne sono stat* arrestat*.

Gli sbirri si sono rivelati per quello che sono, l’ennesima frontiera posta ad ostacolo alla libertà, una frontiera prezzolata e sostenuta dagli Stati che nella giornata di ieri ha dimostrato la sua ferocia.

Per questo ci sentiamo complici con chi lotta per rendere valicabili questi limiti, con chi il 7 maggio ha espresso fermamente la propria volontà di abbattere le frontiere. Tutta la nostra solidarietà va ai/alle compagni/e arrestati/e.

Contro ogni frontiera, contro ogni limite invalicabile, per la libertà.

SOLIDARIETA’ CON SABRINA, MIRIAM, STEFANO, CRI, LUCA, NEMO

TUTTE LIBERE, TUTTI LIBERI

Alcuni antimilitaristi sardi

Aggiornamento sugli arresti

I compagni e le compagne arrestat* sono stat* preocessat* per direttissima e scarcerat* la sera del 9 maggio. Condannat* per resistenza a 1 anno con condizionale Miriam, 1 anno e 2 mesi Stefano e Cristian con condizionale, 1 anno e 4 mesi con condizionale a Luca, 1 anno e 4 mesi senza condizionale e con divieto di dimora a Bolzano a Sabri e Nemo.

10 maggio 2016 manifestazione contro la fabbrica delle bombe, RWM Domusnovas

 

MANIFESTO_MANIFESTAZIONE 10 MAGGIO_2

Comunicato_prescrizioni della questura per la manifestazione 10 maggio alle 16.00 contro RWM Domusnovas

In data odierna la questura di Cagliari, tramite il commissariato di Iglesias, ha comunicato le prescrizioni per la manifestazione contro la fabbrica delle bombe RWM S.p.A. a Domusnovas.
L’RWM, secondo le comunicazioni della questura, ha chiesto di vietare la manifestazione alle 16 invitando gli antimilitaristi a rimandare di un’ora il concentramento nel piazzale della fabbrica per non disturbare la produzione di bombe e arrivare dopo chiusura.
Gli antimilitaristi confermano l’orario della manifestazione, alle ore 16.00 e ribadiscono l’urgenza di interrompere la fabbricazione di ordigni bellici.

Il 10 maggio si riuniscono a Berlino gli azionisti per l’assemblea generale della più grande industria bellica tedesca, la Rheinmetall AG, madre della RWM S.p.A.; una delle tante filiali del colosso tedesco che ha sedi in tutto il mondo.

Il fatturato della Rheinmetall per il 2015 corrisponde a 2,6 miliardi di Euro. Il settore difesa della Rheinmetal è responsabile di circa la metà delle vendite del gruppo, ciò significa che questi soldi sono entrati grazie alla vendita di cannoni, munizioni, sistemi elettronici, carri armati e armamenti. Alcuni esempi: la commessa di carri armati in Algeria, costruiti direttamente in loco; i carri armati Leopard 2 venduti in Indonesia; le 250 000 bombe MK consegnate lo scorso giugno tramite la RWM agli Emirati Arabi Uniti, quelle responsabili della strage nello Yemen.

Il marketing populista della Rheinmetall è in perfetta sintonia con la comunicazione mediatica degli Stati che progettano a tavolino guerre per presunti scopi umanitari, tant’è che definisce l’obiettivo della divisione difesa “a tutela delle persone e delle attrezzature” orientando “le sue attività di ricerca e sviluppo per le principali aree di capacità nazionali stipulate dalle forze armate tedesche e alle esigenze dei profili di missione degli eserciti internazionali.” Secondo la S.p.A. tedesca “Le forze armate del 21 ° secolo devono affrontare le sfide crescenti e minacce complesse (…) combattendo a grandissimo rischio per preservare la sicurezza e la libertà. (…) il suo ruolo di fornitore di attrezzature per le forze armate tedesche, la NATO e altre nazioni responsabili, aiuta a proteggere le forze armate impegnate in operazioni militari.”

Ma è noto che le guerre convengono esclusivamente a chi le fa e dai territori inguerra si può solo scappare per sopravvivere. L’unico scopo della Rheinmetall è chiaramente la crescita del suo fatturato. Non dimentichiamo infatti che questa società è la stessa industria che ha dovuto cambiare più volte nel corso della storia, nome, sede e tipo di produzione: dopo la prima guerra mondiale e dopo aver servito la Wehrmacht nazista ma è sempre resuscitata con una nuova patina, assetata di soldi e senza scrupoli.

Sappiamo perfettamente che le multinazionali fanno i migliori investimenti nei paesi con più difficoltà economiche, non per ultimo in Sardegna, dove il lavoro non è mai stato un’opportunità bensì un ricatto. In questo periodo di eterni conflitti, che per alcuni significa esclusivamente business, si prospetta in Sardegna un ampliamento della RWM, grazie ad altre commesse e in vista di nuove guerre come quella in Libia.

Noi pensiamo fermamente che prosperare sulla vita e la morte delle persone non possa essere un lavoro, che si avviti un bullone o si concluda un’importante commessa. La possibilità di perdere alcuni posti di lavoro in un territorio devastato economicamente e socialmente crea ansia, lo possiamo capire, ma non per questo accettare. Non vogliamo esser ciechi né schiavi, dobbiamo trovare il modo di liberarci dall’idea che per pagare un mutuo trentennale sia necessario far parte di un meccanismo che ingrassa gli interessi di una politica economica fondata sulla guerra.

Per questi motivi ci ritroviamo il 10 maggio di fronte al piazzale della fabbrica di Domusnovas in concomitanza alle proteste degli antimilitaristi tedeschi che in Germania manifestano a Berlino di fronte alla sede dell’assemblea generale degli azionisti.

Fermiamo chi con estrema disinvoltura produce, trasporta e spedisce prodotti di morte attraverso le nostre strade, i nostri porti e aeroporti!

Appuntamento il 10 maggio ore 14.30 piazzaleTrento (CA) per raggiungere insieme la manifestazione a Domusnovas.

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