Archivi del mese: settembre 2013

Reggio Emilia, testimonianza da una camera di sicurezza

Da informa-azione.info:

Riceviamo e diffondiamo questa testimonianza che descrive un’esperienza di detenzione nelle “camere di sicurezza”, dispositivo detentivo di breve termine selezionato dai ragionieri delle pene e dei supplizi come antidoto al cosiddetto fenomeno delle “porte girevoli”, ovvero l’entrata e uscita dal carcere, in “pochi” giorni, delle persone catturate in flagranza di reato. Introdotto come blando rimedio al sovraffollamento strutturale e fisiologico dell’apparato detentivo, si manifesta nella duplice natura di punizione particolarmente afflittiva e di estensione molecolarizzata dei posti-gabbia, in cui per rispondere alla bulimia del mostro carcerario ogni anfratto deve essere trasformato in sua appendice da riempire di corpi. 

Ciao a tutti compagni anarchici,
Sono un ragazzo di 32 anni della zona di Reggio Emilia e, causa motivi che qui non posso spiegare, mi sono trovato in stato di arresto con flagranza di reato alcuni giorni fa;
essendo incensurato era la prima volta che mi trovavo a fare questa drammatica esperienza e sono rimasto profondamente scosso dai metodi che sono stati applicati per restringere la mia persona, oltretutto senza avere opposto alcuna resistenza all’arresto, e vorrei quindi il vostro aiuto per rendere disponibili sulla rete maggiori informazioni in merito all’argomento di cui vi voglio scrivere perchè, cercando informazioni io stesso, ho trovato veramente poco in merito e credo sia una pratica disgustosamente applicata con leggerezza in tutte le zone di Italia (per esempio nella mia ‘pacifica’ emilia…).
Ciò di cui sto parlando è l’usanza di mettere per due giorni gli arrestati in flagranza di reato nelle cosiddette ‘camere di sicurezza’ che si trovano all’interno dellle caserme dei carabinieri e nelle stazioni di polizia.
Da quello che ho potuto capire ciò è diretta conseguenza del cosiddetto ‘decreto svuota-carceri’ ed è una soluzione contestata dalle stesse forze dell’ordine anche se con motivazioni differenti da quelle di chi ne è stato vittima.
Questa è dunque la mia testimonianza che spero pubblicherete in prima persona e diffonderete in rete anche attraverso altri mezzi…

Arrivato in caserma ammanettato dopo l’arresto e dopo essere stato fotografato e prese le impronte queste sono le procedure attuate su di me.
Mi sono state tolte le scarpe, la cintura dei pantaloni, tutti gli orecchini e gli occhiali (nonostante il vetro infrangibile e nonostante sia praticamente cieco senza il loro ausilio,mi è stato detto che tanto era buio e non c’era nulla da vedere) e sono stato inserito in questa camera di circa 3 metri per 3 illuminata unicamente da una luce artificiale fissa (nessuna differenza tra giorno e notte, alle 13.30 pensavo fossero le 20.30) proveniente da dietro una grata posta  sopra una porta di ferro munita di spioncino. Ho chiesto,per sopportare l’ansia dovuta al trauma dell’arresto e alla situazione di isolamento, di poter avere qualcosa da leggere (sono davvero molto miope ma da vicino mi posso arrangiare a leggere con un po’ di sforzo) e ho ricevuto, con estrema fatica ed essendo quasi esploso in lacrime, una rivista dell’arma che mi è stata tolta poche ore dopo (aggiungo che mia madre mi ha portato un libro che è stato rifiutato categoricamente) non avevo diritto a nessun tipo di uscita temporanea e per andare in bagno dovevo farmi aprire da almeno due guardie, se una era di pattuglia dovevo aspettare o farla tornare di urgenza, e fare i miei bisogni con la porta aperta. Il “letto” era una piastra di materiale duro con un sottilissimo materasso e tre coperte di lana grezza il tutto lercio e puzzolente all’inverosimile, il pavimento era di cemento grezzo e irregolare sul quale ho consumato entrambi i calzini girando in tondo per ore al fine di alleviare il senso di claustrofobia e l’ansia che mi impedivano di dormire,  causa anche la durezza del letto che impediva qualsiasi posizione comoda a causa delle ossa che cozzavano contro di esso.
L’unico modo che avevo di uscire oltre ad andare in bagno erano alcuni minuti semiclandestini offerti da alcuni ragazzi che facevano la guardia ma evidentemente erano turbati loro stessi dalla mia situazione e che mi hanno trovato in non più di un paio di occasioni una sigaretta e mi hanno accompagnato in un bagno adiacente a consumarla.
Non è stato permesso ai miei familiari di vedermi nemmeno dietro lo spioncino e non mi sono stati somministrati i miei farmaci per la gastrite; invece sono riuscito a ottenere il metadone senza troppa difficoltà devo dire. Più in generale le misure adottate mi hanno causato un fortissimo stress  emotivo che andava oltre quello dell’arresto e della detenzione (seppur di sole 48 ore) poichè l’unica distrazione che potevo avere era il girare ossessivamente in tondo in uno stato di cecità e in un ambiente sporco e insalubre.
Credo sia chiaro che la sicurezza e la salvaguardia della persona arrestata con tutto questo non ha nulla a che vedere e che questa prassi ha un carattere evidentemente punitivo, infatti se in un primo momento non pensavo a nulla di autolesionistico, in queste condizioni ho meditato più volte di mordermi la lingua o crearmi un trauma cranico sbattendo con la testa contro le pareti e sperando in questo modo di essere tirato fuori e portato al pronto soccorso. Mi sono sentito sepolto vivo per 48 ore e oltretutto nello stato mentale in cui ero sono venuti a pormi delle domande alcuni ufficiali ventilandomi la possibilità di una sigaretta se gli davo le informazioni che volevano (informazioni che avrei dovuto eventualmente fornire solo in presenza del mio avvocato e, ritengo io, in uno stato mentale il più possibile normale) ma la sigaretta non mi veniva invece data e, anzi, alcuni ragazzi scoperti a fornirmela sono stati anche leggermente rimproverati.
In tutta questa spiacevole situazione devo dire che non mi è stata fatta violenza fisica e che i ragazzi che mi hanno fatto la guardia, pur obbedendo agli ordini, hanno mostrato il massimo dell’umanità che gli era possibile, biasimo invece, come ho già scritto, gli ufficiali di cui sopra che mi hanno interrogato in quello stato come fossi un asino con davanti una carota. Mi viene da piangere al timore di essere messo ancora lì dentro quando mi arresteranno nuovamente tra due mesi in seguito a una seconda fase delle indagini, spero che sia vero che se il reato non è in flagranza questa misura resitrittiva particolare non si applichi, perchè preferirei mille volte passare 48 ore in un carcere vero che non in quella camera che con la sicurezza ha davvero poco a che fare e molto ha invece in comune con la punizione e la perdita di dignità. Spero che nel vostro piccolo mi aiutiate a far pervenire questa mia all’opinione pubblica e la usiate nei modi più opportuni mettendola in evidenza ovunque vogliate, magari correggendo gli errori che ho sicuramente fatto scrivendo a quest’ora del mattino e in modo concitato, vi chiedo solamente di non divulgare  il mio nome perchè sono ancora minacciato ampiamente da ulteriori repressioni che non sono però conseguenza azioni di politiche (nulla di violento comunque, solo azioni dettate dalla situazione economica e di salute mie e della mia famiglia) quindi la mia persona in se non ha nulla di interessante, credo sia invece ‘interessante’ il fatto che nel nostro paese si applichino con tale leggerezza e all’insaputa della maggioranza della popolazione metodi come questo che sfiorano la tortura e che sicuramente predispongono le persone al suicidio e all’autolesionismo; io sono una persona che non ha mai sofferto di claustrofobia, ho sempre avuto un certo controllo sulla mia emotività e gli spazi chiusi in se non mi hanno mai spaventato, ma in questo caso mi sono sentito davvero trattato come una bestia in gabbia e ho letto che anche altre persone e addirittura il sindacato delle forze di polizia riportano il dato di fatto che sia preferibile il carcere alla camera di sicurezza dal punto di vista della dignità umana, dunque non sono le lamentele isolate di qualcuno particolarmente fragile ma una situazione oggettivamente degradante contro la quale bisognerebbe qualcuno si ergesse.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/01/09/news/camere-di-sicurezza-se-un-letto-in-muratura-e-meglio-del-carcere-1.3633354

Seidiou Gadiaga, il ragazzo senegalese che morì in una camera di sicurezza a Brescia.Gadiaga

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Nuove esercitazioni militari nei mari sardi

Ritornano, anche se in realtà non hanno mai smesso, le operazioni in grande stile per le mega esercitazioni nei mari sardi. Ne parla oggi l’Unione Sarda che come al solito non parla dei danni ambientali che ogni esercitazione si lascia dietro, in quanto ogni missile e proiettile, ogni goccia di carburante o scarico di portaerei finisce nel mare senza che nessuno sia tenuto a ripulire o “peggio” ancora bonificare, insomma la Sardegna si conferma una volta di più terra di allenamento per le future stragi di tutto il mondo e terra sempre più inquinata dagli sporchi affari dei militari, il tutto nel silenzio compiacente della popolazione di cui buona parte ancora crede al mito del lavoro e della difesa della patria. Dall’unione di oggi:

Rappresentanti della Nato a bordo della portaerei Cavour, al largo delle coste della Sardegna, per seguire da vicino l’addestramento delle forze aereonavali dell’Alleanza atlantica.

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Rappresentanti della Nato a bordo della portaerei Cavour, al largo delle coste della Sardegna, per seguire da vicino l’addestramento delle forze aereonavali dell’Alleanza atlantica impegnate nella “Brillant Mariner 2013”, un’esercitazione a guida italiana che vede impegnati oltre 5.000 tra uomini e donne imbarcati su 21 unità navali delle Marine di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna e Turchia.

Un’attività, è stato assicurato, che non ha alcuna relazione con la situazione siriana: “La Nato è presente, credibile e pronta ad intervenire ove fosse richiesto ma non c’è connessione – hanno affermato gli esponenti della Nato, rispondendo alle domande dei giornalisti – tra ciò che in questi giorni stiamo facendo in mare e le diverse situazioni di crisi che minacciano la stabilità dell’area Mediterranea”. L’attività addestrativa si svolge in concomitanza con la “Mare Aperto 2013”, una esercitazione che ha l’obiettivo di validare la Maritime Response Force della Nato. L’Italia partecipa con 3.150 militari, 13 navi, un sommergibile e otto elicotteri.

“La formazione e la prontezza operativa delle nostre forze sono la vera sfida di oggi, dobbiamo fare del nostro meglio per mantenere alto il livello di interoperabilità raggiunto attraverso le nostre comuni missioni”, ha detto il capo di stato maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, parlando alla delegazione dell’Alleanza. “La nostra credibilità, il nuovo ruolo della deterrenza militare che gioca una parte chiave nella diplomazia – ha aggiunto – sono concetti basati sulla nostra capacità e tempestività di risposta, aspetti che sono intrinsecamente legati all’addestramento ed alla preparazione delle forze”.

Lo stadio che diventa una prigione, e non è uno scherzo.

LO STADIO DIVENTERA’ UNA PRIGIONE? — E a proposito di stadi Mondiali, sta facendo discutere in Brasile l’idea di destinare uno degli impianti realizzati per il torneo del prossimo anno in un centro di detenzione temporaneo, così da alleviare il problema del sovraffollamento delle carceri. Situata nel cuore dell’Amazzonia, a oltre 2.400 km da Rio de Janeiro, l’Arena da Amazonia di Manaus ha una capienza di 44mila posti ed è costata quasi 240 milioni di dollari (i lavori verranno ultimati entro dicembre), ma il timore di molti è che, una volta finito il Mondiale, venga abbandonata a se stessa e si trasformi in una cattedrale nel deserto, a maggior ragione visto che la stessa Fifa riconosce che la città in cui è stata costruita non ha certo una tradizione calcistica particolarmente forte. Da qui la proposta – lanciata da Sabino Marques, presidente del gruppo di controllo e monitoraggio del sistema detentivo dell’Amazzonia, sul sito brasiliano G1 – di destinare lo stadio a prigione di passaggio, dove mettere i detenuti in attesa di essere trasferiti nella prigione Raimundo Vidal Pessoa di Manaus, che ha una capacità massima di 300 persone ma ora ne ospita almeno 1000. Un suggerimento che però non piace all’Ordine degli Avvocati dell’Amazzonia, che sostiene che il problema del sovraffollamento delle prigioni “vada risolto con la creazione di un piano carcerario nazionale” e non già con la trasformazione “di un’opera pubblica – come appunto uno stadio della Coppa del Mondo – in un centro detentivo”.

Da: La Gazzetta dello Sport

Sant’Antioco, fermati sei migranti e “trasferiti” al CPA di Elmas

Sei immigrati clandestini sono stati rintracciati vicino a Sant’Antioco. Sono stati trasferiti al Cpa di Elmas.

I carabinieri di Giba e Tratalias, aiutati da un elicottero, hanno rintracciato sei clandestini a Sant’Antioco, in località “Is Pillonis”. Tra loro c’era anche un minore. Privi di documenti, hanno tutti dichiarato di essere di nazionalità algerina. E’ possibile che gli immigrati siano sbarcati nella notte tra mercoledì e giovedì vicino a Sant’Antioco. La Capitaneria di porto, in località “Porto Menga”, ha ritrovato un’imbarcazione abbandonata, forse quella utilizzata per raggiungere la costa.

I clandestini stanno tutti bene. Dopo gli accertamenti sono stati trasferiti al Cpa di Elmas e sono a disposizione della Questura per gli accertamenti.

Da: L’Unione Sarda

Rivolta a Elmas, 80 migranti si sono rivoltati contro le forze dell’ordine che li stavano portando dentro il CPA

Protesta di un gruppo di immigrati, appena sbarcato da Ragusa, al Cpa di Elmas. E’ successo ieri sera.

Verso le 17 gli immigrati, circa 80 nigeriani e altri venti provenienti da Etiopia ed Eritrea, hanno iniziato a lanciare oggetti contro le forze dell’ordine: rifiutavano di entrare nel Cpa, Centro di accoglienza, allestito all’aeroporto militare che definivano “un carcere”.

Sono intervenuti polizia, carabinieri e guardia di finanza e la situazione è tornata alla normalità soltanto a tarda sera

Da L’Unione Sarda

Da altre fonti sembra che i profughi siano un centinaio e provenienti dalla Siria, sbarcati l’altro giorno a Pozzallo vicino a Ragusa, una delle motivazioni della rivolta sarebbe da imputare al fatto che dentro il cpa di Elmas ci sono già 220 prigionieri, il che rende le condizioni di detenzione, già di per se inaccettabili, ancora più dure.

Ferito agente della DIGOS

Stamattina a Cagliari in Piazza Trento durante un sit-in degli operai della Alcoa un agente della DIGOS è stato ferito da una pietra.

La dinamica pare poco chiara, quello che è certo, e tanto basta, è che dopo che un gruppo di operai ha provato a forzare il cordone di celere il buon digossino si è ritrovato con la testa sanguinante. Capita anche ai migliori….perdigo

Nuove carceri in Sardegna, non si capisce niente.

Negli ultimi giorni i quotidiani regionali hanno dedicato molto spazio ai vari problemi legati all’apertura delle quattro nuove prigioni in Sardegna.

Pochi giorni fa l’Unione Sarda, titolava a gran voce che il carcere di Uta sarebbe stato consegnato alla fine di Ottobre, oggi (23 sett) invece smentisce sulle sue stesse righe le affermazioni di soli due giorni fa dicendo che non sarà mai pronto prima della fine dell’anno, inoltre accenna al fatto che Buoncammino non chiuderà, come possibili alternative ci sono lo spostamento di vari uffici della prefettura e della questura che sarebbero pronti a trasferirsi ma non è da escludere che per qualche tempo il carcere di Buoncammino continui a funzionare in parallelo a quello di Uta.

Per quanto riguarda invece in carcere di Nuoro, Badu è Carros, in un summit della settimana scorsa è emersa la possibilità che il nuovo braccio ancora in costruzione potrà essere anch’esso adibito ai prigionieri in regime di 41BIS. Sarebbe il terzo carcere sardo ad avere questa triste caratteristica.

OGGI VENERDì 19 SETTEMBRE PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI BUONCAMMINO, ALLE 19.00 LATO DESTRO. FAI GIRARE E PORTA PENTOLE E ALTRO PER FAR BACCANO

ASSOLTI TURRI E CANTONE PER LA VICENDA DI GIUSEPPE CASU

VERGOGNOSA SENTENZA IN CORTE D’APPELLO NEL PROCESSO PER LA MORTE DI GIUSEPPE CASU
CONFERMATA L’ASSOLUZIONE DEL PRIMO GRADO DI GIUDIZIO PER OMICIDIO COLPOSO PER TURRI E CANTONE.

SPOSTATA LA SERATA DI DOMANI (MERCOLEDì 18)DELLA BIBLIOTECA DELL’EVASIONEI AL TOTALE, IN VIA PRINCIPE AMEDEO 33. SEMPRE DALLE 19, POI CENA BENEFIT