Archivi del mese: dicembre 2010

NOBORDERPRANZ

DOMENICA 2 GENNAIO, DALLE 12 E 30 PIAZZA SANT’EULALIA PRANZO ANTIRAZZISTA AUTORGANIZZATO

IN CASO DI PIOGGIA TUTTI AL TOTALE IN VIA LA MARMORA 94

TUTTE E TUTTI SONO INVITATI A PARTECIPARE E A PORTARE UNA PIETANZA, UNA BEVANDA, UN DOLCE O QUELLO CHE SI VUOLE E SI PUO’.

PORTA DA CASA PIATTO  E BICCHIERE PER EVITARE CHILI DI IMMONDIZIA.

SEGUIRANNO AGGIORNAMENTI

PER INFO:  LASCIA COMMENTI SUL BLOG.

Annunci

L’EUROPA FA A PEZZETTI LA BOSSI-FINI??

DI MARCO PALOMBI DA IL FATTO QUOTIDIANO

È Natale anche per i clandestini (e pure per i Tribunali). Santa Klaus gli porta in dono la direttiva europea 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, meglio nota come “direttiva rimpatri”, il cui termine per l’applicazione nei paesi membri scade proprio il 24 dicembre e finirà per cancellare un bel pezzo della Bossi-Fini. Detta in maniera spicciola si tratta di un complesso di norme che regolano “il rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare” e che, al momento dell’approvazione, si attirò critiche di ogni genere (l’Onu la bollò addirittura di “razzismo”): una legge dura, insomma, ma rispetto a quella italiana il paradiso dei diritti del migrante…

In questi due anni i singoli stati avrebbero dovuto adeguare le loro leggi a quelle comunitarie, l’Italia però lo ha fatto a modo suo: coi vari pacchetti sicurezza ne hanno preso solo le parti che potevano peggiorare il trattamento dei   clandestini (vedi il prolungamento da due a sei mesi del trattenimento nei Cie). Adesso, però, non ci sono più deroghe: la direttiva europea sarà pienamente operativa a Natale e, dunque, vincolante anche per noi visto l’articolo 117 della Costituzione. Procure e Tribunali dovranno applicarla o, se non se la sentono, ricorrere alla Consulta o alla Corte di Giustizia Ue ed è prevedibile che quest’ultima, per lunga giurisprudenza, faccia strame della legge italiana. E qui viene il bello. “Il sistema di rimpatrio delineato dalla normativa europea è incompatibile col nostro”, spiega l’avvocato torinese Guido Savio, uno dei membri dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione. La direttiva Ue, in buona sostanza, finirà per disapplicare, come si dice tecnicamente, parti sostanziose del Testo Unico italiano sull’immigrazione. Vediamo perché. Per la Bossi-Fini il clandestino va espulso subito, preso di peso e rimandato a casa. Se questo non è possibile perchè non si sa da dove viene o non c’è un accordo col suo paese, lo si parcheggia nel Cie fino a soluzione del problema. Questo sulla carta: i posti nei Centri sono pochi, i soldi per i rimpatri coatti ancora meno e magari il tizio non verrà mai identificato. Risultato: solo un terzo delle espulsioni “cartacee”, dice la Caritas, sono reali. “La direttiva invece, spiega ancora Savio, prevede l’allontamento forzato solo in casi estremi e punta tutto sul rimpatrio volontario con una sorta di meccanismo premiale: caro migrante, se te ne vai da solo potrai tornare regolarmente, altrimenti scatta il divieto di ingresso per cinque anni (in Italia sono 10, ndr). Di più, il trattenimento nei Cie per la Ue è l’estrema ratio, per l’Italia la regola”. Ma è un altro, implicito, l’effetto di maggior peso.

LA DIRETTIVA  è incompatibile col trattamento “penale” della clandestinità scelto dal governo Berlusconi, in particolare coi famigerati commi ter e quater dell’articolo 14 della legge sull’immigazione, che ingolfano i tribunali e ne svuotano le casse essendo inutilmente responsabili di almeno la metà dei processi per direttissima. In quelle righe si prevede quanto segue: lo straniero che non rispetta l’ordine del questore di andarsene entro cinque giorni si becca da uno a quattro anni di galera e, se insiste dopo il secondo ordine, da uno a cinque anni. Ancora Savio: “In questo modo si può privare il clandestino della libertà praticamente all’infinito: ti arresto e ti metto in un Cie; non riesco ad espellerti allora ti ordino di andartene; non lo fai, ti arresto e ti do quattro anni; tu resti ancora e te ne do cinque; quando esci si ricomincia dal Cie”. La direttiva Ue, invece, “stabilisce che il clandestino può essere trattenuto per un massimo di 18 mesi». Lo sanno tutti che questa è una bomba atomica. Lo sa pure il governo, che infatti ha provato riparare a modo suo. Siccome la direttiva consente agli Stati di fare un’eccezione per quegli “stranieri sottoposti a rimpatrio come sanzione penale”, a palazzo Chigi si sono inventati il trucchetto del reato di clandestinità. Pena: o 10 mila euro di ammenda o l’espulsione. “È una truffa che la Ue non accetterà mai” insiste Savio, perché così la norma comunitaria in Italia non avrebbe corso, visto che tutti i clandestini commettono il reato di essere quello che sono: questo, hanno spiegato autorevoli studiosi, violerebbe il principio “dell’effetto utile” (sancito dalla Corte di giustizia) perché vanifica gli intenti stessi della norma comunitaria. Risultato: nuove procedure di infrazione e nuove multe. Ecco perché questo 24 dicembre è Natale per i clandestini (e pure per i Tribunali)…

FUGA DAL CIE DI MILANO…EVVIVA

In queste giornate di freddo e gelo, qualcosa succede all’interno del Cie di via Corelli a Milano. Tre giorni fa’ un gruppo di dieci reclusi ha provato ad evadere. Sei sono stati riacciuffati, ma in quattro sono riusciti a riconquistare la libertà. Per rappresaglia, questa mattina la polizia ha effettuato diverse perquisizioni, sequestrando gli effetti personali, coperte e acqua. Ma, a quanto raccontano i reclusi stessi, questa vendetta non ha tolto loro la gioia di sapere che i loro compagni ce l’hanno fatta.

SOLIDARIETA’ AGLI ANARCHICI LECCESI

A LECCE C’ERA UN CPT ORA NON PIU’.

SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI ARRESTATI. LA LOTTA NON SI ARRESTA.

LECCE — Colpo di scena nel processo d’appello scatu­rito dalla cosiddetta «Opera­zione nottetempo», scattata nel maggio del 2005 nei con­fronti di un gruppo di anarco-insurrezionalisti leccesi, tutti componenti del gruppo che, a partire dall’estate del 2003, aveva fatto parlare di sé. I giudici della Corte d’ap­pello di Lecce hanno riforma­to la senten­za di primo grado, con­dannando i dodici impu­tati per «asso­ciazioni sov­versiva».

L’iter

II processo di primo grado, in cui era stata riconosciuta la «semplice» associazione per delinquere, si era conclu­so con sette condanne. Dodi­ci, invece, le condanne emes­se in secondo grado: HH a 5 anni e 5 mesi, BB a 2 anni e otto mesi; VV a 2 anni e 7 mesi; YY a 1 anno e 7 mesi; PP ad 1 anno e 11 mesi; TT a 1 anno e 6 mesi; WW e GG a 1 anno e 8 mesi; ZZ, RR e QQ a 1 anno e 4 mesi; XX a 1 anno. E’ il 12 maggio 2005 quando scat­ta «l’operazione Nottetem­po». L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Lecce, porta a una serie di perquisizioni in tutta Italia. Cinque le ordinan­ze di custo­dia cautelare emesse nei confronti di altrettanti anarchici lec­cesi. Altri 13 indagati a piede libero. Tra gli episo­di di cui sono accusati gli im­putati, vi sono l’attentato in­cendiario contro il portone d’ingresso del Duomo
del capoluogo salentino. Le indagi­ni sono state eseguite dagli in­quirenti della Digos della Que­stura di Lecce.

Gli attentati

Prima di quell’episodio, in città e in alcuni paesi dell’hinterland, erano già comparse le scritte contro le carceri, l’ex Cpt «Regina Pacis», «Benetton» e altre multinaziona­li. Inoltre erano state organiz­zate anche delle manifestazio­ni di protesta davanti ai can­celli del centro di accoglienza «Regina Pacis», con l’intento, secondo gli investigatori, di istigare gli immigrati alla sommossa. Poi era stata la volta delle minacce telefoniche fatte giungere agli opera­tori della struttura e all’allora direttore don Cesare Lodeser­to. Tra i reati ipotizzati vi so­no poi i danneggiamenti dei bancomat di Banca Intesa «rea di avere acceso i conti correnti del “Regina Pacis”» e dei tubi di gomma delle co­lonnine di carburante del di­stributore «Esso» di Galatina, per colpire la multinazionale del petrolio con interessi eco­nomici in Iraq.

Don Cesare

L’episodio che più di ogni altro aveva suscitato scalpo­re, era stato l’attentato incen­diario contro l’abitazione del­la mamma di don Cesare Lo­deserto.

NOUREDDINE FERMATO E RINCHIUSO NEL CIE DI MODENA

Questa mattina a Brescia la polizia ha fermato 
Noureddine, uno degli immigrati del presidio, 
ed in poche ore e’ stato rinchiuso nel CIE di Modena 
in quanto la sua domanda di regolarizzazione con la
sanatoria colf e badanti e’ stata rigettata a causa 
della condanna per inottemperanza ad un ordine di 
espulsione del questore. Noureddine, migrante della 
comunita’ marocchina, e’ uno dei protagonisti della 
lotta per i diritti e per la regolarizzazione di 
tutte le persone che hanno fatto la sanatoria colf e 
badanti ed e’ conosciuto in citta’ anche perche’ 
attivo in associazioni di volontariato.

 Il presidio sotto la gru, le associazioni antiraz
ziste e degli immigrati  fanno appello per una 
immediata mobilitazione per le prossime ore e per i 
prossimi giorni. 
A breve nuove informazioni e indicazioni
 sulle iniziative di lotta per i prossimi giorni

 

RIVOLTA AL CIE DI MILANO

Verso l’1.30 della notte tra l’ 11 e il 12 dicembre scoppia una rivolta nel Cie di via Corelli a Milano. La polizia entra subito dentro le gabbie per tentare di sedare i rivoltosi a colpi di maganello. Alle 2.20 i compagni accorsi sotto il Cie battono contro le sbarre per farsi sentire all’interno, e vedono due ambulanze entrare nel lager. Mentre da dentro giungono notizie di pestaggi furiosi, all’ingresso poliziotti e crocerossini negano ogni cosa. Arrivano altre tre ambulanze, e il personale di una di queste si lascia scappare che «la situazione all’interno è molto critica», ma che per il momento non hanno ancora portato via nessuno dei feriti. Gli agenti della Digos invece continuano a sostenere che le ambulanze presenti sono lì per «un malore improvviso» all’interno del Cie…

Verso le 4 di notte i contatti con l’interno vengono bruscamente interrotti, ma i solidali riescono ugualmente a capire che i rivoltosi feriti sono stati portati in due ospedali di Milano, il Santa Rita e il San Raffaele, e sono messi parecchio male. Fuori dai due ospedali ci formano due gruppi di compagni che cercano di avere informazioni, e sembra che una volta terminati gli accertamenti la polizia sia intenzionata a riportarli dentro al Cie. Mentre attendono di capire quale sarà il destino dei feriti, verso le 5 di mattina i solidali riescono nuovamente a mettersi in contatto con i reclusi, che raccontano come la polizia sia appena entrata in una camera e abbia ripreso a massacrare e terrorizzare. Pare anche che nella settimana appena trascorsa altri reclusi siano stati portati in ospedale, in seguito ad atti di autolesionismo o a pestaggi da parte della polizia.

Aggiornamento – ore 12.00. Arrivano i primi dispacci della Questura sui fatti di questa notte. A quanto pare la rivolta è stata preceduta da un tentativo di fuga, bloccato sul nascere dalla polizia. I rivoltosi ricoverati in ospedale – cinque – sono stati tutti dimessi durante la notte. Sembra inoltre che i danneggiamenti, avvenuti in tre sezioni del Centro, siano di una certa importanza: l’impianto di riscaldamento è fuori uso, e diverse porte sono state sfondate. Probabile infine che scattino diverse denunce per i rivoltosi.

Aggiornamento – ore 16.00. La maggior parte delle persone ferite pesantemente durante la rivolta sono state portate via dal Centro. Dentro ne rimangono soltanto due, ingessate. Non si sa ancora se si tratta di un trasferimento o di un arresto.

Aggiornamento – ore 18.00. I reclusi portati via da via Corelli sono otto, e sono stati trasferiti in un altro Centro, sembrerebbe proprio nel Cie di corso Brunelleschi a Torino, e sono stati privati del telefono. Nel frattempo, come sempre accade dopo una rivolta a Milano, il telefono l’ha preso in mano il vicesindaco De Corato per dettare un lancio di agenzia: «Siamo alla sesta protesta nel Cie di via Corelli dall’inizio dell’anno, l’ultima aveva avuto luogo solo tre settimane fa. E ogni volta si registrano agenti feriti e danneggiamenti alla struttura, a causa dei quali decine e decine di posti diventano inagibili. Una situazione d’emergenza che rischia il collasso perché, di questo passo, i circa 80 posti disponibili, comunque insufficienti, saranno sempre meno».

 

– – –

«Un gruppo di extracomunitari ha tentato di fuggire la notte scorsa dal Cie di via Corelli a Milano. La polizia è intervenuta per bloccarli. Alcuni immigrati sono rimasti leggermente feriti. Contusi anche alcuni agenti. Il blitz è avvenuto in tre settori, attualmente occupati da nordafricani. Una decina hanno cercato di arrampicarsi sui tetti per scavalcare le recinzioni, ma sono stati bloccati. A quel punto gli stranieri, vista preclusa la fuga, hanno iniziato i danneggiamenti e hanno dato vita a una sorta di rivolta che ha coinvolto una cinquantina di persone.»

Fonte: Ansa

«Un tentativo di fuga è stato messo in atto, la scorsa notte, nel Centro di identificazione ed espulsione di Milano. La polizia è intervenuta per impedirlo e ha bloccato i fuggitivi, alcuni dei quali sono rimasti leggermente feriti. Contusi anche alcuni agenti. L’azione è stata intrapresa poco dopo mezzanotte, in tre settori, attualmente occupati da immigrati nordafricani. Una decina di essi hanno cercato di arrampicarsi sui tetti per scavalcare le recinzioni, ma sono stati bloccati. A quel punto gli stranieri, vista preclusa la fuga, si sono lasciati andare ad estesi danneggiamenti e a una rivolta che ha coinvolto una cinquantina di persone. Secondo quanto riferito dalla Questura, la situazione è tornata alla calma un’ora più tardi. Secondo la ricostruzione della polizia una volta impedita la fuga gli agenti sono intervenuti ancora per impedire i danneggiamenti delle strutture. Gli immigrati, infatti, avrebbero smontato dei caloriferi e con questi sfondato porte e rotto suppellettili. Le posizioni di ciascuno devono ancora essere vagliate, ma è probabile che per tutti i partecipanti scattino denunce. Cinque stranieri sono stati accompagnati in ospedale (tre al S.Raffaele e due alla S.Rita) dal 118 e poi dimessi nella notte. Altri sono stati medicati sul posto. Anche alcuni agenti sono rimasti contusi in modo non grave. Durante i disordini sono giunti all’esterno della struttura, in via Corelli, una quindicina di attivisti di centri sociali e associazioni per i diritti degli immigrati. Ora i tecnici dovranno valutare l’agibilità dei vari settori del Cie coinvolti.»

Fonte: il Giornale

«Nuova protesta di immigrati nel Centro di identificazione e espulsione di Milano con contusi tra le persone ospitate nella struttura e le forze dell’ordine. “La situazione è al collasso”, afferma il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Milano, Riccardo De Corato “Siamo alla sesta protesta nel Cie di via Corelli dall’inizio dell’anno, l’ultima aveva avuto luogo solo tre settimane fa. E ogni volta – osserva De Corato – si registrano agenti feriti e danneggiamenti alla struttura, a causa dei quali decine e decine di posti diventano inagibili. Una situazione d’emergenza che rischia il collasso perché, di questo passo, i circa 80 posti disponibili, comunque insufficienti, saranno sempre meno”. “Mi chiedo cos’altro deve succedere prima che si decida di potenziare le strutture in Lombardia. Lo stesso Ministro Maroni ha affermato che i centri di identificazione sono fondamentali per aumentare la sicurezza e contrastare efficacemente la clandestinità, eppure delle 4 nuove aperture annunciate nel 2010 (peraltro non ancora realizzate) nessuna riguarda la Lombardia. Bensì regioni come Veneto, Toscana, Marche e Campania che hanno ‘bacini’ di clandestinità ben diversi dalla nostra regione”. “Malpensa – aggiunge il vice Sindaco – sarebbe l’area ideale per realizzare un nuovo Cie visto che, come Maroni ha ricordato, le zone aeroportuali sono da privilegiare in quanto facilitano i rimpatri. E considerato che, sempre secondo il Viminale, Malpensa è la nuova frontiera dell’immigrazione clandestina dopo Lampedusa, la decisione di escluderla dalla rosa delle aree in lista per un nuovo Cie cozza con la realtà. Ci auguriamo pertanto – conclude De Corato – che il ministro cambi idea perchè la situazione della Lombardia e di Milano è unica in Italia e andando avanti così rischiamo di vanificare l’impegno degli agenti nella lotta alla clandestinità”.»

Fonte: APCom

macerie @ Dicembre 12, 2010

IERI 11 DICEMBRE BANCHETTO

Ieri si è tenuto il solito banchetto-presidio antirazzista, sono stati volantinati circa 700 volantini. La risposta dei passanti è difficile da analizzare e valutare, come già scritto nei precedenti report si respira qualche raro interesse fra molta indifferenza, ma l’ attiva partecipazione di alcuni migranti al volantinaggio e la discreta partecipazione di solidali possono essere considerate un piccolo risultato.

La polizia prima presente in massa si è limitata a qualche “occhiataccia” da lontano prima di andarsene e permettere agli ambulanti di lavorare senza intoppi.

Non abbiamo saputo di alcun sequestro di materiale avvenuto nella zona del Largo durante questa settimana.

Prossimo appuntamento giovedì 16 assemblea organizzativa alle 20.00 nella facoltà di lettere occupata, se l’occupazione non dovesse più esserci verrà discusso e comunicato un nuovo luogo.

A SEGUIRE IL VOLANTINO DISTRIBUITO DURANTE L’INIZIATIVA

VOLANTINO DISTRIBUITO L’11 DICEMBRE

Non per tutti è Natale…

Natale, per molti se non tutti è sinonimo di festa, famiglia e vacanza.

In realtà non è così, c’è chi questo non lo può vivere.

Detto con le parole dei mass media, è colpa della crisi che miete le sue vittime. Disoccupazione, precarietà, instabilità con il conseguente corollario di debiti, infelicità, depressioni e quant’altro.

Questo esiste ed è intorno a noi.

Apparteniamo a una sistema che distrugge e umilia i più deboli, li emargina e li colpevolizza, chiunque essi siano.

Incentiva le guerre fra poveri e protegge i privilegi e il potere dei ricchi. Lo stesso sistema che, per fare un esempio vicino a noi, protegge e nasconde un pestaggio ai danni di un ambulante senegalese avvenuto nel centro di Cagliari, che è protagonista dei respingeminti in mare dei barconi di migranti causando centinaia di morti ogni anno, o che reprime con violenza brutale da Brescia a Terzigno.

Questo sistema vorrebbe far passare tutto questo sotto il silenzio, chiudendo la bocca a chi prova a dire No criminalizzando e reprimendo qualunque forma di opposizione.

Esprimiamo la nostra totale solidarietà a tutti coloro che in questo presunto clima di festa decidono che ribellarsi è il modo migliore di festeggiare questo Natale.

RIBELLARSI E’ GIUSTO OLTRE CHE NECESSARIO

 

Questa che segue è una delle tantissime storie che escono dai CIE, i nuovi lager di stato:

 

1 dicembre 2010, Hassan viene per la seconda volta fatto prigioniero nel centro di identificazione e espulsione di Torino.

inizia immediatamente lo sciopero della fame e della sete; contro il razzismo di questa società e contro le disumane condizioni di vita dentro i CIE.

Le guardie decidono di ignorarlo, lui rincara la dose, ingerisce dei bulloni e altri oggetti metallici.

I crocerossini, teoricamente responsabili della salute dei prigionieri fanno finta di non vedere e sentire.

Dopo cinque giorni Hassan ha perso 10 kg, dovrebbe essere portato in ospedale, invece non succede niente.

La sua cella come quelle di tutti gli altri è senza riscaldamento, a Torino, a Dicembre, di notte le temperature segnano cinque gradi sotto lo zero.

Giovedì finalmente lo portano in Ospedale, i dottori rimangono sconvolti dalle sue condizioni, chiedono chiarimenti alla Croce Rossa, chiarimenti che logicamente non possono ottenere risposta, visto il volontario inadempimento al soccorso sanitario.

Ieri Hassan è tornato al CIE, di nuovo in isolamento, sempre con i bulloni in pancia, sta molto male.

BUON NATALE HASSAN

 

Abbiamo scelto questa storia di lotta disperata perchè Hassan sta lottando ancora, in questo momento. Abbiamo scritto questa storia per amplificare il messaggio che Hassan vuole mandare.

Abbiamo scelto questa storia perchè bisogna sconfiggere il razzismo e chiudere i CIE.

Per info: nobordersard.wordpress.com

NO BORDER SARD

AGGIORNATO CON NUOVO ORARIO!!!!! IERI BANCHETTO ANTIRAZZISTA GIOVEDì 9 ASSEMBLEA PUBBLICA ore 20.00

Ieri abbiamo di nuovo tenuto il banchetto antirazzista, sempre nel Largo Carlo Felice. Sono stati distribuiti 1000 volantini (il testo è in uno degli articoli precedenti qui sotto). Gli ambulanti hanno lavorato per tutta la sera senza il disturbo di polizie o condizioni metereologiche. In settimana ci sono stati i soliti tentativi di sequestro che a quanto ci risulta però non sono andati a buon fine per le pronte fughe dei ragazzi.

Tra indifferenza, qualche discussione e un pò di sostegno e appoggio dopo circa un mese di iniziative sembra che la presenza degli e delle antirazzist@ sia accettata.

Ci avvicianiamo al periodo più “caldo” dell’anno, lo shopping natalizio avrà come al solito il suo contorno di retate, sequestri, fermi e arresti. Impediamo tutto questo, creiamo momenti di solidarietà e appoggio.

ASSEMBLEA PUBBLICA DI AGGIORNAMENTO E PROPOSTE

GIOVEDì’    h  20.00 MAGISTERO

Prossimo banchetto sabato 11 dicembre 17.30 Largo Carlo Felice (fronte mango)

piENI di merda

Questo striscione è stato esposto a Roma, durante un volantinaggio davanti sede dell’Eni, in solidarietà con Joy e tutti coloro che si ribellano allo sfruttamento.

Questo il volantino distribuito durante l’iniziativa

BOICOTTA L’ENI! SOSTIENI LA LOTTA DI CHI SI RIBELLA!

“Il sogno di Mattei era dare energia agli italiani. Oggi quel sogno si chiama Eni, la più grande compagnia energetica italiana, presente nel mondo in oltre settanta paesi, e anche nella tua vita…”

Quello che non ci dicono, in questo spot, è che per portare l’energia nelle nostre case, l’Eni e le altre multinazionali del petrolio si insediano in paesi come la Nigeria e grazie all’appoggio di governi locali complici, perché interessati, ottengono ciò che vogliono, saccheggiando le risorse naturali e devastando il territorio, lasciando in cambio inquinamento, impoverimento e schiavitù.

La popolazione nigeriana sta perdendo sempre di più la capacità di gestione della propria terra. I poteri economici e politici impediscono alla popolazione di usufruire delle proprie ricchezze e distruggono anche le economie di sussistenza. Questo è il tipo di “sviluppo” che società come Shell e Agip hanno portato alle comunità locali: malattie, guerre e povertà.

Si produce così un’umanità privata di tutto, anche dell’esistenza stessa. Questa umanità si muove verso il mondo occidentale, in cerca di fortuna. La Fortezza Europa si nutre di queste donne e questi uomini, per poi rispedirli a casa quando non sono più funzionali al mercato, attraverso la procedura del rimpatrio, che è la maschera di una vera e propria macchina delle deportazioni.

Chi decide di emigrare, dopo aver lasciato una vita e la propria terra deve  affrontare una nuova realtà, anche questa fatta di criminalizzazione, repressione e sfruttamento.

Mentre in Nigeria l’Eni ha il potere di sfruttamento del territorio, in Italia uomini in divisa sentono di avere il potere di abusare dei corpi delle donne nigeriane, donne che emigrano a causa dello sfruttamento che il loro paese subisce, sul quale l’Italia si arricchisce.

Come Joy, una donna nigeriana arrivata in Italia senza documenti e per questo finita nel Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie) di via Corelli a Milano.

Lì dentro, nel luglio 2009, Joy subisce un tentativo di stupro da parte dell’ispettore di polizia Vittorio Addesso, coperto dalla complicità degli operatori della Croce Rossa che gestiscono il centro. Joy sfugge alla violenza grazie all’aiuto della sua compagna di cella, Hellen, nigeriana come lei. Il mese successivo nel Cie scoppia una rivolta contro la nuova legge che ha allungato la reclusione fino a sei mesi. Nove uomini e cinque donne vengono arrestati e tra loro, guarda caso, ci sono anche Joy e Hellen.

Durante il processo Joy racconta la violenza subita, confermata dalla testimonianza di Hellen, ricevendo in cambio una denuncia per calunnia. Entrambe restano sei mesi in carcere e dopo il carcere vengono trasferite di nuovo in un Cie. Le autorità italiane tentano in tutti i modi di rispedirle in Nigeria, per chiudere loro la bocca e per non far emergere la verità: nei Cie la polizia stupra.

Solo dopo mesi di mobilitazioni, in diverse città d’Italia, Joy e Hellen riescono ad uscire con un permesso di soggiorno, in quanto vittime di tratta che hanno denunciato i propri sfruttatori. Oggi, 2 dicembre 2010, al tribunale di Milano si sta svolgendo l’udienza preliminare del processo per stupro contro l’ispettore di polizia Vittorio Addesso. Noi non crediamo in una giustizia fatta di tribunali e giudici, ma nel sostegno mutuo tra tutti gli individui che si ribellano contro l’oppressione e le sopraffazioni.

CONTRO L’ENI E LO SFRUTTAMENTE NEOCOLONIALE IN NIGERIA
CONTRO LE PRIGIONI, I CIE E I TRIBUNALI
CON JOY E CON CHI SI RIBELLA DENTRO E FUORI DALLE MURA