Archivi categoria: Cronaca

1 Febbraio – Presidio al CPR di Macomer

riceviamo e pubblichiamo:
Aderiamo alla Settimana di azioni e mobilitazione per la chiusura di tutti i CPR, per la liberazione immediata di tutte le persone rinchiuse.
Per Vakhtang

NO CPR NÉ A MACOMER NÉ ALTROVE

Presidio 1° febbraio 2020
Solidarietà ai e alle prime arrivate
Appuntamento a Macomer alle 15:30 al campo sportivo Sertinu in via Papa Simmaco
Per la chiusura immediata del CPR di Macomer, per la libertà di movimento, perché nessuna persona sia imprigionata e deportata a causa della sua provenienza e della sua condizione economica.
Da lunedì 20 gennaio è operativo il Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), realizzato all’interno dell’ex carcere speciale di Macomer. La gestione di questo campo di prigionia per immigrati e immigrate è stata affidata a una società controllata dalla multinazionale ORS, specializzata nella gestione privata di centri di detenzione.
I e le prigioniere del CPR, ipocritamente definite “ospiti”, vengono rinchiuse all’interno di questo carcere, circondato da alte mura, filo spinato e barriere d’acciaio, senza aver commesso alcun reato se non quello di esistere, per la sola ragione di non essere cittadine e cittadini europei e di non avere i documenti in regola.
La reclusione all’interno di questo lager può arrivare fino a sei mesi, in attesa che si organizzi la loro deportazione nel presunto paese d’origine.
Questi osceni campi di detenzione per migranti hanno più volte cambiato nome (CPA, CPT, CIE ed ora CPR) ma sono sempre stati luoghi di pestaggi e torture, cui le e i prigionieri hanno risposto con autolesionismo, evasioni e rivolte, come insegna l’esperienza del lager che ha funzionato a Elmas, dal 2007 al 2015. I CPR sono luoghi chiusi e impenetrabili a qualsiasi controllo, dove può accadere di tutto, persino omicidi, come quello di Vakhtang, pestato e ucciso dalle guardie il 18 gennaio scorso al CPR di Gradisca d’Isonzo.
Antirazzist@

BANCALI – IN VENTI CONTRO 1

Una nuova notizia arriva dal carcere di Bancali, vicino Sassari. Un detenuto in 41 bis avrebbe ricevuto un sonoro pestaggio da parte di venti agenti penitenziari. A raccontarlo è la sorella che aggiunge di non aver mai visto il fratello, detenuto da sette anni, così sconvolto. I giornali riportano la notizia dandogli un tono da misterioso gossip e precisano che il prigioniero avrebbe conficcato nei giorni precedenti una penna nel viso di un secondino. Il garante dei detenuti parla di un carcere sotto organico e promette ” chiarezza” , chissà cosa intende. Non si sono certo dimostrati sotto organico nel pestare un detenuto in venti.  Dal canto nostro non ci suona nuova questa musica. I pestaggi nelle carceri sono una realtà provata ed assodata. Il terrore e la vendetta messi in atto dalle guardie carcerarie a chi è costretto tra le sbarre sono un metodo sperimentato, purtroppo. Chi non abbassa la testa o chi reagisce ai soprusi subisce la lezioncina con la benedizione di amministrazione penitenziaria e quant’altro. Per noi il carcere resta una struttura da abbattere. Ora non resta che aspettare di capire se la guardia colpita ha imparato che la penna, proverbialmente, ferisce piu’ della spada.

Annullato presidio al tribunale e udienza per le Sorveglianze Speciali

Notizia di ieri sera (21/01/2020) è che per il 28 gennaio l’Unione delle Camere Penali ha indetto una giornata di astensione dalle udienze in protesta contro la legge sulla prescrizione.

L’udienza per la richiesta di sorveglianza speciale sarà quindi rinviata e di conseguenza annullato il presidio di solidarietà indetto per la mattina.
Non appena sarà resa nota la data del rinvio ne daremo notizia.

Chiediamo a tutti e tutte di far girare questa informazione.

Comunicato di solidarietà dal Turritano

riceviamo e pubblichiamo:

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA.

Il 28 Gennaio al Tribunale di Cagliari saranno giudicati non solo le nostre compagne e compagni, ma soprattutto delle idee e pratiche ben precise. Sono l’antimilitarismo e l’azione diretta ad essere chiamate a giudizio, perché sono queste idee e pratiche che lo Stato vuole sradicare dalla nostra terra e da ogni individuo che decida di ribellarsi all’inerzia e alla complicità a cui questa società ci abitua giorno dopo giorno.
La lotta di questi ultimi anni aveva espresso la sua idea più profonda in poche e semplici parole:”Nessuna pace per chi vive di guerra”. Nessuna pace, dunque, per le fabbriche di armamenti, per gli eserciti, per le aziende della filiera bellica dall’università alle ditte impiegate per trasportare bombe.
Lo Stato etichetta tutto ciò con la parola “terrorismo”, da usarsi a seconda dei casi verso un “nemico” esterno o interno. Il terrore così inteso genera paura perché rivolto verso un tutti in cui chiunque può riconoscersi. Eppure le azioni messe sotto accusa (dalle manifestazioni alle scritte, dai blocchi delle esercitazioni alle azioni di disturbo) hanno tutte un destinatario ben preciso, nessun terrore incondizionato ma ben rivolto ai signori della guerra e al loro Capitale.
La nostra solidarietà va a queste pratiche e alle mani che hanno tentato di portare anche solo per un attimo un po’ di quella paura a chi esercita per davvero il terrore sulla terra e le sue genti.

28 GENNAIO H 9.00

PRESIDIO CONTRO LA SORVEGLIANZA SPECIALE

davanti il Tribunale di Cagliari.

Tagliarono i nostri rami e bruciarono i nostri tronchi, ma mai riuscirono a sradicare le nostre radici”.

Solidali dal Turritano

Sulle Sorveglianze Speciali inflitte a Genova – Una questione di autodifesa collettiva

Ripubblichiamo da Roundrobin il testo di un compagno che, insieme ad altri tre, si è visto applicare la Sorveglianza Speciale in questi primi giorni del 2020. Nella situazione in cui siamo anche qui in Sardegna, a livello repressivo, tra Operazione Lince e richieste della medesima Sorveglianza, ci sembrano parole preziose e ragionamenti importanti da condividere.

Ai 4 compagni mandiamo un abbraccio ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Coraggio! 

Per scaricare il testo: Una questione di autodifesa collettiva

UNA QUESTIONE DI AUTODIFESA COLLETTIVA

Sulle quattro Sorveglianze Speciali inflitte dalla Corte d’Appello di Genova

L’8 gennaio 2020, il Tribunale di Genova ha notificato al nostro avvocato la decisione: a me, Greg, Ciccio e Amma verrà applicata la misura della Sorveglianza Speciale per la durata di due anni. Per due anni saremo tenuti a non frequentare altri sottoposti a misure di prevenzione o  pregiudicati (quindi moltissimi compagni e amici), a non detenere armi (chi sa che si intende per armi?), a fissare il nostro domicilio e a comunicare i nostri spostamenti alla polizia, a non partecipare a manifestazioni e riunioni,  a “presentarci a ogni chiamata dell’Autorità di Pubblica Sicurezza” (sembra di capire che vogliano mandarci a firmare quando ci sono cortei o iniziative sul territorio). Per me, Amma e Ciccio si aggiunge l’obbligo di soggiorno nelle rispettive province di residenza (con possibilità di spostarci previa comunicazione agli sbirri), per Greg fortunatamente no.

Come siamo arrivati fin qua? Facciamo un passo indietro. Continua a leggere

Magomadas – Incendiato impianto per fanghi di depurazione fognaria

Risale a pochi giorni fa la notizia di un incendio appiccato nell’impianto, gestito dalla società Geco e situato a Magomadas, nella zona del Marghine.

Questo impianto, usato per trattare fanghi di depurazione fognaria, era da qualche settimana sotto l’occhio dell’opinione pubblica e locale a causa della denuncia su vari social di Mauro Pili, ex presidente della Regione Sardegna e leader del partito Unidos. Aveva infatti ripreso i lavori in corso nell’impianto e pubblicato il video, sostenendo che i fanghi giunti in Sardegna, attraverso i porti di Cagliari e Olbia, provenivano da Puglia e Campania, in quantità molto superiori di quelli che produce invece la Sardegna stessa. Questi fanghi venivano sommariamente interrati in una buca poco profonda, secondo il racconto di Pili. In ogni caso, questo ha scatenato una bufera intorno allo stabilimento.

Secondo i giornali, intorno agli operai e alla struttura si è visto giorno dopo giorno un clima sempre più ostile: da minacce sui social di bruciare le macchine o sparare sui lavoratori e sui mezzi, al seguire e riprendere i lavori in corso dentro lo stabilimento e pure nel trasporto logistico dei fanghi.

Questa ostilità ha infine trovato, a quanto pare, uno sfogo: qualcuno ha ben pensato di passare dalle parole, che tante persone della comunità esprimevano, ai fatti. Infatti i progetti del fango…si sono impantanati, andando in fumo.

Aldilà dello scalpore, di norma questi tempi, che questo attacco ha suscitato, tra opinione pubblica, società Geco e lo stesso Pili, che prova a giocare sul filo dell’ambiguità, cosa possiamo trarre da questo evento? Continua a leggere

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Presentazioni del secondo numero di Nc’at Murigu

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P.s. scusate per l’errore!!! Su Tzirculu è in via molise 58, non 64.

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Presidi alle carceri sarde – Kontra is presonis, nishunu est solu

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È uscito il secondo numero di Nc’at Murigu

Per copie, presentazioni o altre info scrivere alle seguenti mail
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KUNTRA SA PREPOTENTZIA DE S’ISTADU, FEUS KUMENTE S’ORTIGU

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Formato stampa: S’ortigu