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Francia, Gilets Jaunes – La Rivoluzione: pro o contro?

Traduciamo un articolo pubblicato domenica 2 dicembre sul sito di controinformazione Paris Luttes: https://paris-luttes.info/la-revolution-pour-ou-contre-11165?lang=fr

Riteniamo questo articolo parecchio interessante per vari motivi: prima di tutto ci permette di lasciare la parola alle riflessioni interne ai compagni francesi; in secondo luogo, crediamo ponga degli interrogativi attuali e che toccano i “punti deboli” del movimento rivoluzionario contemporaneo; inoltre, sia offre un ulteriore resoconto dell’evolversi della situazione in Francia, sia si riallaccia all’articolo da noi pubblicato la settimana scorsa per quanto riguarda dubbi, impressioni, analisi e prospettive viste e vissute durante l’esperienza delle ultime settimane. 

Domani, 8 dicembre, si prospetta una giornata bella calda. Con un appello generale dei Gilets Jaunes di mattina e la Marche pour le Climat (Corteo per il cambiamento climatico) alle 14, lo Stato ha annunciato una mobilitazione massiccia di forze dell’ordine. Durante la settimana peraltro queste hanno continuamente represso con ancora più violenza le mobilitazioni studentesche (vari feriti gravi ovunque), oltre che fare visite alle case di compagni a loro più conosciuti o organizzatori dichiarati di momenti di piazza. Con il tentativo di riappacificazione fatto da Macron nel gelare per 6 mesi, poi un anno, la legge sul carburante, si accompagna una politica contro-insurrezionale immediata. Possiamo solo sperare che la piccola vittoria di aver bloccato per un anno una legge non abbia quietato la rabbia e gli animi degli insorti gialli, ma che anzi, l’ennesima presa in giro dello Stato e il rinforzo repressivo su tutti i fronti determini una piazza e una giornata ancora più decisa.

Jusqu’au bout.

Buona lettura.

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Francia – Uno sguardo sui Gilets Jaunes

Di seguito una riflessione-testimonianza delle giornate calde in Francia, viste in prima persona da un compagno sardo.

Durante le ultime settimane in Francia si parla solo di una cosa: il movimento dei “Gilets Jaunes”, i giubbotti gialli. Due sabati di fila, il 17 e il 24 novembre, hanno visto strade invase dalle folle gialle, in praticamente ogni angolo dell’esagono francese. L’origine e le rivendicazioni di base del movimento sono piuttosto facili da esplicitare: sulla scia della vertenza del costo ormai altissimo della benzina, dei gruppi autonomi di persone (nel senso che non sono legati ad alcun sindacato o partito) hanno indetto uno sciopero nazionale il 17 novembre, prendendo come simbolo il giubbino giallo che ci si mette in caso di incidente o fermo sulla strada, insomma la giacca catarifrangente. Questo semplice simbolo si è diffuso rapidamente ovunque, grazie anche all’attività senza sosta dei social network. Da una vertenza semplice, facendo leva su un problema pratico e terra-terra, il movimento ha preso forma come anti-governo e anti-riforme Macron.

Fare quindi un’analisi, o comunque un’idea, di cosa effettivamente si muova in Francia, diventa abbastanza complicato. Con una rivendicazione di base simile, a seguito anche della scarsa popolarità del governo Macron, facilmente migliaia e migliaia di persone sono scese in piazza: tutti toccati a modo loro, in piazza si sono visti dagli operai più mal pagati, ai lavoratori d’ufficio, a svariate famiglie a dei ricconi capricciosi. Tutti insieme, tutti vestiti col giubbotto giallo, a gridare “Macron, démission!”.

Una piazza ovunque fortemente interclassista, ma, pur tale, completamente senza organizzatori e capi. Una vera folla, un vero ammasso di gente semplicemente incazzata. Una rabbia diffusa, una cattiva fiducia nello Stato che pervade tutte le classi sociali. Continua a leggere

Askari et tzeraccus: imbrattata sede del PSd’AZ

Apprendiamo dai giornali online che nelle scorse notti qualcuno ha ben pensato di lasciare un messaggio al partitello sardista PSd’Az. Questo, ormai si sa, ha scelto di infangare la sua tradizione storica per salire sul carro dei vincitori ed infami (praticamente un classico per i partiti, no?), alleandosi con la Lega. Infatti la visita di Salvini, che si svolgerà domani a Cagliari, sarà un pranzo proprio nella loro sede, in viale Regina Margherita.

È sulla porta di questa sede che qualcuno (“i soliti ignoti dello spray”) ha scelto di lasciare un suo pensiero: “Psd’Az tzeraccus, Sardegna libera dal razzismo”. E ancora, poco lontano, su un muro si legge: “Partito sardo d’azione mercenari askari”.

Anche la sede della Lega non è stata esonerata dal trattamento e sulle serrande della sede cagliaritana è comparsa la scritta “razzisti carogne” ed una bella colata di vernice rossa.

Non possiamo che condividere questo pensiero, ripetendo ancora:

Salvini bairindi!

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TORINO – PROCESSO A DUE COMPAGNI DELLA CASSA ANTIREP DELLE ALPI OCCIDENTALI

Lunedì 19 novembre si è svolto, presso il tribunale di Torino, il processo di primo grado che vedeva due compas della Cassa AntiRep delle Alpi occidentali imputati per un acceso diverbio avvenuto con carabinieri in borghese nel dicembre 2017.
Il processo si è chiuso con la condanna di entrambi gli imputati a 8 mesi per resistenza e danneggiamento, ma ha anche annullato le misure cautelari a cui erano sottoposti dallo scorso 21 marzo.
Riportiamo qui sotto la dichiarazione letta in aula dagli imputati.
Contro divise, galere, misure e restrizioni!

Se siamo oggi in quest’aula ed abbiamo valutato opportuno intervenire nel processo con una nostra dichiarazione non è per entrare tecnicamente nel merito dei fatti specifici di cui siamo imputati: sappiamo benissimo che di fronte ad una ricostruzione senza testimoni da parte di appartenenti alle forze dell’ordine – per quanto lacunosa, adulterata e contraddittoria questa possa risultare – una nostra versione dei fatti avrebbe ben poco peso.
Prendiamo quindi l’occasione piuttosto, anche oggi, per non avallare con il nostro silenzio il ricorso alle misure cautelari in funzione oggettivamente repressiva e punitiva che è andato consolidandosi come consuetudine, specie – ma non solo – per la Procura di questa città.
Di fatto, obblighi e divieti di dimora, obblighi di firma, avvisi orali e sorveglianze speciali hanno assunto il ruolo di strumenti privilegiati al fine di perseguire persone e ambiti collettivi che esprimono un’alterità critica all’ordine vigente, al di là della rilevanza penale che le condotte a loro imputate possano rivestire. Riteniamo quindi che questi strumenti, al pari di una sempre più invasiva presenza di divise e apparati di controllo disseminati su ogni territorio, siano oggettivamente uno dei tanti segni dell’evolversi in senso sempre più autoritario, discriminante e repressivo della società in cui ci troviamo a vivere.
Ora, senza nulla togliere alla portata repressiva di altri analoghi provvedimenti, prendiamo ad esempio il nostro caso: dal 21 marzo scorso siamo obbligati a firmare tutti i giorni (periodicità che per uno degli imputati è scesa a tre giorni a settimana dall’inizio di novembre) presso una caserma distante 20 km dal nostro domicilio, ovvero quasi 8 mesi di obblighi giornalieri per un diverbio dalle conseguenze oggettivamente di scarsissimo rilievo. Una limitazione della libertà personale, un notevole dispendio di energie e di risorse economiche che di fatto costituiscono una vera e propria pena da scontare in attesa che un tribunale si esprima sulla nostra colpevolezza o meno.
Un astuto meccanismo giudiziario a cui si aggiunge la beffa: in caso di condanna, il periodo di limitazione della libertà a cui si è stati sottoposti non serve neppure, per legge, in termini di pena già scontata.
Siamo convinti che la Legge non sia che una leva tra le tante per piegare la vita delle persone ai dettami di un ordine ingiusto e prevaricatore. Ed è per questo che in tempi così bui di assuefazione ad un ordine di tale natura confidiamo, anche con questa dichiarazione, di dare il nostro contributo ad una più ampia presa di coscienza e di posizione nei confronti dei meccanismi di controllo e coercizione individuale e sociale.

Gli imputati

Mutamenti

Dopo i progetti su Sant’Elia e su Sant’avendrace riecco altri mutamenti nella città di Cagliari. Il cosiddetto water front della città partirà da Viale Colombo ed arriverà sino alla fiera per ricongiungersi a Sant’Elia.

I palazzi di proprietà della difesa, passati alla Regione, saranno trasformati in palazzi di lusso e tutta la passeggiata di viale Colombo sarà modificata secondo questi “grandi” progetti : ristrutturazione della Fiera, costruzione di piste ciclabili e passeggiate per dare a quella porzione di città un aspetto appetibile ai turisti. Mentre intanto il resto della città muore.

La sempre piu’ frequente progettazione di palazzi di lusso a discapito di edilizia popolare e di interventi sulle situazioni di disagio lascia poco spazio alla fantasia circa il nuovo volto della città. Un enorme progetto di gentrificazione e riqualificazione è in atto e viene incorniciato dalle istituzioni con proclami circa il benessere della città e la lotta al degrado. L’ intento palese è spostare nelle periferie estreme, ora chiamate Area Metropolitana, i cittadini poveri e lasciare la città nelle mani di ricchi e speculatori per offrire un’immagine dorata ai turisti, croceristi o meno.

L’intensificarsi dei B&B, ufficiali o no, l’apertura di ristoranti e localini ,quasi sempre tutti uguali, in maniera esasperata, i progetti di riqualificazione e questa fantomatica lotta al degrado sono semplicemente un momento passeggero di benessere legato alle merci, all’immagine fasulla di una città benestante ed a una costruzione di vetrina o meglio di specchietto per le allodole che distruggerà e devasterà il vero tessuto sociale  ed il cuore della città.

Per qualche momento di benessere saremo disposti a vedere distrutti i rapporti tra le persone o ad assistere  alla disgregazione dei quartieri  per favorire piazzette e strade sempre piu’ per benestanti? o vorremmo mantenere intatto quel filo che ha animato per anni la città e mantenere quelle porzioni di autogestione che ci siamo guadagnati per sentirci , almeno in parte, liberi?

Non saranno certo i palazzi di lusso o le zone “riqualificate” a rendere piu’ bella la città , ma saranno le persone ed i loro rapporti basati sulla solidarietà e sull’autogestione a rendere bella ed accogliente Cagliari.

Contrastare questi progetti è l’unica arma per mantenerci una porzione di autogestione prima che ci scivoli tra le mani.vialecolombo-1132x670

Lascia o raddoppia

Mentre la RWM amplia il suo potenziale produttivo grazie al beneplacito delle istituzioni, anche l’Arabia Saudita, sua piu’ grande committente, allarga la sua influenza.

Mentre la fame di risorse dell’occidente aumenta di continuo e di conseguenza anche la corsa ad un neo colonialismo sfrenato, i Sauditi piazzano un punto nel Corno d’Africa facendosi garanti di un accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea in conflitto tra loro da circa vent’anni.

Il 16 Settembre infatti davanti alle maggiori cariche saudite è stato firmato un accordo tra i primi ministri dei due stati africani, cosa che garantisce un sicuro ingresso nel controllo nella regione del Mar Rosso dove i Sauditi hanno una costa di 1800 Km rendendoli così ben posizionati nella “corsa all’Africa” rispetto ai grandi imperi occidentali.

La posizione dell’Arabia Saudita si consolida quindi anche nei confronti del nemico Iran visto che il 10 per cento del traffico commerciale si svolge proprio in quel mare, in quei porti, in quelle coste.

Si crea così un effetto domino nel Corno d’Africa che potrebbe pacificare gli attriti anche tra il Gibuti e l’Eritrea , sempre con la benedizione dei Sauditi che aumenterebbero il loro prestigio, tanto che gli osservatori internazionali, in quel di Cambridge, parlano di una pace semplicemente formalizzata appunto perchè i Sauditi volevano far pesare il loro intervento attribuendosene il merito.

Etiopia ed Eritrea sono dal canto loro ben contente di questa pace : la prima potrebbe riavere accesso ai porti dopo 25 anni e l’Eritrea è convinta che Arabia Saudita, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti saranno degli ottimi partners commerciali in ambito finanziario, energetico ed agricolo.

L’Arabia Saudita inoltre puo’ contare sulla sicurezza del traffico delle merci e delle petroliere, avendo nel Corno d’Africa un’alternativa valida. Ricordiamo come il loro traffico navale sia messo in discussione, a Sud, dai ribelli Huthi nello Yemen , che continuano a portare attacchi alle navi saudite. Il porto di Bab al Mandeb nel Mar Rosso consente anche un punto strategico militare molto importante nell’offensiva contro lo Yemen e il suo alleato Iran.

Dalle grandi potenze arrivano sorrisi rispetto a questi accordi di pace : gli Stati Uniti sfrutteranno sicuramente la messa in sicurezza di una così importante rotta commerciale ed avranno tutta per loro l’Etiopia nella lotta al terrorismo, L’Europa si auspicherà una riduzione delle partenze dei migranti dai due stati in guerra, Cina e Giappone avranno un Gibuti pacificato con la tranquillità delle loro basi.

Ovviamente per tutti questi attori in gioco sarà importante che la pace duri, e visti i trascorsi storici non sarà una certezza.

Resta il fatto che l’Arabia saudita si porta avanti negli scacchieri internazionali.

Tenere d’occhio i Sauditi e le loro mosse puo’ fornire nuove chiavi di lettura circa i loro partners fabbricanti d’armi, RWM su tutte.

Non è un caso che con la crescita di paesi guerrafondai crescano, anzi, raddoppino impianti di produzione come quello della RWM in Sardegna.

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SALVINI VATTENE

Il quotidiano Casteddu on line scrive un articolo circa i manifesti contro il ministro Salvini, comparsi in città attaccati dagli elfi dei boschi.

Salvini, ricordiamo è atteso in Sardegna per un tour che toccherà diverse città sarde : Olbia, Tortolì, Nuoro e Cagliari e che avrà come obbiettivo la candidatura, forse di Christian Solinas del Psd’az, a presidente della regione.

Nonostante la storia del Partito Sardo d’Azione sia tutt’altro che legata ai movimenti neofascisti e populisti, i neofiti del sardismo preferiscono salire sul carroccio del vincitore e sventolare la bandiera della Lega per assaggiare una fettina di potere.

Salvini è il maggior rappresentante del governo cosiddetto giallo verde e che ha nel suo arco tante frecce avvelenate contro la libertà di movimento, di parola e di aggregazione inneggiando ad una sicurezza che significa solo repressione e controllo.

Alleghiamo foto dei manifesti comparsi in città.

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Striscioni e volantinaggi contro Salvini

I giornali riferiscono di scritte contro Salvini , in arrivo il 23 novembre a Cagliari dopo le tappe ad Olbia e Nuoro. La Digos indaga.

Striscioni svettano contro l’arrivo del Leghista e nelle mani delle persone compaiono dei volantini.

Questo il testo :

Contrastiamo il razzismo
Respingiamo Salvini

Quanti pensano, creando combinazioni di stile parlamentare,
di accelerare il processo di dissolvimento del fascismo,
involontariamente non fanno che prolungarlo. Contro il fascismo
italiano non v’è, in prima linea, che una classe: il proletariato;
che una tattica: la rivoluzionaria.”
Emilio Lussu, Teoria della insurrezione

Con queste parole parlava il più noto tra i fondatori del primo Partito Sardo d’Azione, commentando la situazione italiana del 1936, mentre si trovava in clandestinità, esiliato dal regime fascista.
Oggi tanti storcono il naso a sentir parlare di fascismo, come se il termine rievocasse un mostro ormai definitivamente sconfitto e che mai potrà tornare a turbare le nostre vite democraticamente felici.
Eppure nell’attuale situazione il potere va accentrandosi nelle mani di un solo leader, che da una parte viene acclamato (a suon di tweet) da gran parte della popolazione, dall’altra insiste nella sua propaganda nazionalista dove gli immigrati sono il nemico principale, trovando il consenso di chi, sempre più spesso, attacca questi ultimi.
Cosa direbbe quello stesso Emilio Lussu se oggi vedesse che il partito da lui fondato si allea con la Lega di Matteo Salvini? Proprio il 22 e il 23 novembre Salvini sarà infatti in Sardegna per rendere noto il nome del candidato alla presidenza nelle prossime elezioni regionali di febbraio, nome che quasi sicuramente sarà quello di Christian Solinas, attuale segretario del Psd’Az.
L’evento sarebbe tragico e raccapricciante di per sé, tuttavia vale la pena soffermarsi sul comportamento di questi due partiti per capirne la strategia. Da una parte la Lega, che per ripulirsi la faccia da decenni di insulti e vessazioni ai meridionali, sardi compresi, ha bisogno di allearsi con il “partidu sardu”, per poter così continuare nel suo intento di accaparrarsi ogni pezzo di territorio statale dove propugnare le sue politiche di odio razziale e delirio securitario; dall’altra il Partito Sardo d’ Azione, che per mettere le mani sulle poltrone del potere non può far altro che salire sul carro dei vincitori, quello che in questo momento vede come protagonista principale proprio Matteo Salvini.
Dopo una campagna elettorale nella quale è stata promessa una “pulizia di massa” e la “ruspa” come metodo per metterla in atto, proprio in questi giorni Salvini si vanta sui social di come stia finalmente passando “dalle parole ai fatti”. Fatti che non sono altro che attacchi continui a quelle categorie cui questo governo ha dichiarato guerra: l’immigrato che scappa dalla guerra e dalla miseria; il venditore ambulante; chi non si può permettere una casa e la occupa; così come tutti coloro che decidono di dissentire e cercano di opporsi alle politiche attuali.

Inoltre il programma elettorale della coalizione sardo-leghista pone l’accento su una fantomatica autonomia della Sardegna. Questa autonomia che tanto promettono non è che una vera e propria menzogna, semplicemente una traduzione in lingua sarda dello sfruttamento e del razzismo leghista. Non è respingendo gli immigrati che saremo meno poveri, così come non è riempiendo le città di telecamere e poliziotti che saremo sicuri. Allo stesso modo non è pagando meno tasse allo Stato e pagandone di più alla Regione che saremo indipendenti.
L’autonomia, l’unica che davvero ci può liberare da sfruttamento, repressione, guerre e militari, è quella da qualsiasi forma di Stato, da qualsiasi partito e qualsiasi padrone.

Salvini bairindi

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Concessi gli ampliamenti alla RWM

Apprendiamo dai media locali che la fabbrica di bombe di Domusnovas, la ben nota RWM, ha ottenuto pochi giorni fa le concessioni, da parte del Comune di Iglesias, necessarie per attuare i due progetti di ampliamento.

Con la costruzione dei reparti R200 e R210, si prospetta un raddoppiamento della produzione, se non addirittura triplicarla. Secondo alcune statistiche, dalle 8 mila bombe annuali, si arriverebbe a 20 mila grazie alle future strutture.

Non ci stupiscono né la complicità delle istituzioni all’incremento della produzione né l’incremento stesso, al posto di una fantomatica riconversione dello stabilimento. Il mercato bellico non conosce né limiti, né etica, né presunte leggi di pace, ma conosce un solo sovrano: il denaro.

Resta evidente che la RWM è sinonimo di morte e che i suoi complici hanno tutti sangue sulle mani.

Nessuna pace per chi vive di guerre.

 

Paolo Pachino, di ritorno dalle YPG, arrestato a Torino.

PAOLO PACHINO LIBERO!
Paolo Andolina, conosciuto come Pachino, questa mattina si e costituito alla questura di Torino insieme all’avvocato e da li e stato condotto al carcere delle Vallette.
Su di lui era stato emanato dalla procura di Torino, un mandato di arresto, dopo aver violato a marzo le misure cautelari per ritornare nel Nord della Siria, tali misure lo obbligavano a firmare quotidianamente alla caserma dei carabinieri, per gli scontri del 31 Dicembre davanti al carcere delle Vallette, per quella serata il 12 Ottobre c’è stata la sentenza di primo grado.
Da parte dell’avvocato sono stati richiesti per Paolo Pachino i domiciliari e tra qualche giorno il tribunale si pronuncerà se concedere o meno i domiciliari.
ecco il suo comunicato: Continua a leggere