Archivi del mese: gennaio 2011

A SOSTEGNO DELLA NOSTRA COMPAGNA E DI TUTTO IL MOVIMENTO CONTRO I CIE CONTRO OGNI REPRESSIONE

In questi giorni la repressione sta colpendo chi lotta per la chiusura dei Cie Infatti, all’alba del 13 gennaio scorso, a Roma, sono scattate leperquisizioni ad opera della digos in casa di quattro persone, accusate per delle scritte contro i Cie e la Croce rossa. Nello stesso tempo, a una delle redattrici di questa radio è stata comminata una sanzione pecuniaria (di ben 5.000 euro). La sanzione si riferisce alla giornata del 13 marzo 2010 quando, durante un presidio solidale fuori dalle mura del Cie di Ponte Galeria, nelle gabbie è scoppiata la rivolta e i reclusi sono saliti sul tetto per gridare la loro rabbia. Le forze dell’ordine hanno risposto con una serie di cariche violentissime, davanti alle quali i solidali e le solidali hanno reagito col blocco dei binari del treno che, costeggiando il Cie, collega il centro di Roma all’aeroporto di Fiumicino. A quest’azione è seguito un corteo spontaneo per comunicare alla città quanto era avvenuto. In quella giornata la nostra redattrice era presente così come sempre è presente Radiondarossa, dando voce alle lotte che si muovono in questa città e che difficilmente trovano spazio su altri mezzi di informazione. Le iniziative contro il Cie di Ponte Galeria hanno visto la partecipazione di gran parte della cittadinanza attiva, anche di persone che prima erano ignare dell’esistenza di un luogo in cui vengono recluse delle persone solo perché prive di un permesso di soggiorno, un documento legato al contratto di lavoro e dunque allo sfruttamento. Questo grazie proprio a quel lavoro di comunicazione e informazione che evidentemente in questo momento da fastidio e si vuole reprimere. RadiOndaRossa esprime tutta la sua solidarietà a chi si attiva ed è solidale con le lotte antirazziste e delle persone migranti, dentro e fuori dai Cie, lotte che continueremo a raccontare tramite i nostri microfoni direttamente dai e nei luoghi di conflitto. Solidarietà per tutte e tutti! Le compagne e i compagni della redazione di RadiOndaRossa



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Appello 2 febbraio

Mercoledì 2 febbraio alle 10 si terrà presso il tribunale di 
Milano (corso di Porta Vittoria) il processo con rito 
abbreviato contro Vittorio Addesso,
ispettore capo di polizia che ha cercato di violentare Joy,
una donna nigeriana, nel lager per immigrate/i di
 via Corelli nell¹agosto 2009.

Saremo presenti con un volantinaggio in appoggio a Joy e
 al suo coraggio di ribellarsi alla violenza e di
 denunciare pubblicamente le sopraffazioni e le
 violenze che vivono le donne immigrate in Italia
 anche da parte dei rappresentanti dello Stato.

Sottoscriviamo e pubblichiamo l¹appello lanciato per
 il 2 febbraio dalle compagne contro i Cie di Roma.

APPELLO PER IL 2 FEBBRAIO

Mercoledì 2 febbraio ci sarà a Milano il processo con rito
 abbreviato per la denuncia fatta da Joy contro l¹ispettore
 di PS Vittorio Addesso.

Noi ci saremo. Vogliamo essere con Joy anche in questa tappa
 della sua ribellione alle violenze e ai soprusi che ha subito.

Joy si è ribellata per se stessa, ma anche per tutte quelle
 che, nella stessa situazione, non hanno avuto il modo o il
 coraggio di farlo e per tutte quelle che troveranno,
nel suo esempio, la forza per non subire.

La sua
 vicenda è emblematica. Le istituzioni pensano che quelle/i
 che hanno subito violenza per mano dei loro funzionari,
 staranno zitte/i per nonmsubire ulteriori vessazioni,
contando, anche, sull¹omertà di chi, pure, è a
conoscenza dei fatti.

Se questo non succede c¹è la vendetta, come è accaduto
 per Joy, che è stata pestata, insieme alle sue compagne
, da Addesso e commilitoni, con la scusa della rivolta
di Corelli.Anche qui nel silenzio di chi vede e sa.

Se la ritorsione non funziona, come non ha funzionato
 con Joy, che, al processo per la rivolta di Corelli,
 ha denunciato la violenza sessuale ed il successivo pestaggio,
 allora c¹è la denuncia per calunnia che, anche in questo caso,
 accomuna Joy a tutte le vittime della violenza delle
 istituzioni e ai loro familiari che hanno il coraggio
 di rendere pubbliche le vicende.

Joy è stata denunciata per calunnia direttamente
 al processo e da un giudice donna.

Per inciso, questo è successo anche alla madre di
 Aldrovandi ed alla sorella di Uva.

Le istituzioni usano, di norma, la denuncia e la
 querela, contro quelle /i che osano chiedere
loro conto di violenze e/o ingiustizie subite, perchè
sono consapevoli della disparità dei rapporti di forza.

Ma Joy non è stata lasciata sola.

Le compagne e i compagni solidali, le femministe
e le lesbiche, fra denuncee manganellate, hanno
 reso pubblico tutto quello che le è successo.

Le femministe e le lesbiche non si sono demoralizzate
 neanche quando hanno contattato, invano, realtà
 che, pur prendendo per questo finanziamenti pubblici,
 si sono mostrate evasive e sfuggenti.

Sono riuscite, ugualmente, a tirare fuori Joy dal
circuito perverso in cui era chiusa.

Per tutto questo, i meccanismi abituali, messi in atto
 dalle istituzioni,non hanno funzionato.

Ora, lo stato ha un¹ultima carta da giocare,
 quella della mela marcia:scaricherà tutta la
responsabilità su Addesso imputando quello che è
successo ad un ³riprovevole comportamento personale².

Noi sappiamo che non è così.

Il compito delle
 istituzioni in divisa è di tenere a bada,
 in qualsiasi modoe con qualsiasi mezzo,
il dissenso e, in cambio, hanno l¹immunità el¹impunità.

E le donne rinchiuse nei Cie sono bottino di guerra.

La storia di Joy ci racconta la violenza di genere,
 ma anche quella delleistituzioni, la violenza
nelle strutture chiuse di detenzione, ma anche
quella nei confronti delle migranti e dei migranti,
 nuove schiave e nuovi schiavi, ed infine la violenza
 dello stato nei confronti di tutte/i quelle/i
che osano ribellarsi.

La storia di Joy ci insegna che ribellarsi è necessario,
 perché solo così si
può spezzare omertà e silenzio, che quelle/i che si
ribellano non devono essere lasciate/i sole/i, che
non è il caso di contare su strutture paraistituzionali che fanno
 quasi sempre un passo indietro quando prendere
posizione su soprusi, vessazioni, violenze significa
 mettere in discussione
alleanze, convenienze, interessi, che è necessario
autorganizzarsi e costruire un¹altra società.

RIBELLARSI SEMPRE RIBELLARSI TUTT*!!

CHIUDERE TUTTI I CIE!!
antirazzisti milano

Istigazione a delinquere – comunicato sugli arresti di Lecce

La contestazione di questo reato è il perno su cui è ruotato il teorema accusatorio della Corte d’Assise d’Appello di Lecce, servito a condannare per associazione sovversiva 12 anarchici, con pene comprese tra un anno e cinque anni e cinque mesi. Siamo stati accusati di aver istigato gli immigrati internati nell’ex CPT “Regina Pacis” di San Foca affinché dessero vita a rivolte, evasioni, distruzioni del centro. È convincimento utile allo Stato e ai suoi servitori quello di credere che le rivolte nei CPT (ora chiamati CIE) siano frutto di un lavoro di istigazione svolto da pochi sovversivi, e non già pratica endemica alla stessa condizione di reclusione: quando un essere vivente è rinchiuso, spesso si ribella. La storia dei CIE, dalla loro nascita nel 1998 ad oggi, è la dimostrazione più chiara di questa affermazione.

Il “Regina Pacis” è stato un campo di internamento per stranieri poveri come tutti gli altri campi. Al suo interno veniva praticata ogni sorta di nefandezza: somministrazione massiva di psicofarmaci nei pasti per sedare gli internati, pugno di ferro nei loro confronti, pestaggi contro chi si ribellava o provava ad evadere. Non erano anomalie, né pratiche svolte da poche “mele marce”, bensì prassi normale svolte da tutti: dal direttore, don Cesare Lodeserto, ai carabinieri che erano di guardia, agli operatori, passando per i medici che coprivano i massacri sistematici con falsi referti medici. Tutto ciò è anche venuto fuori pubblicamente, suscitando un po’ di scandalo e tanto imbarazzo nella curia leccese che gestiva il centro e nel mondo della politica che lo sorreggeva ideologicamente e lo difendeva pubblicamente. Affinché calasse il silenzio su queste nefandezze e questo imbarazzo, è stato necessario mandare don Cesare a fare il missionario per conto di Dio. Ora è in Moldavia, dove continua a fare le sue porcate e a ingrassare i suoi conti e quelli della curia.

Davanti ad uno scenario del genere, è l’esistenza stessa di questi centri a rappresentare una “istigazione a delinquere”, perché non si possono chiudere gli occhi davanti alla vita reclusa in quanto priva del giusto documento in tasca, di fronte alle torture inflitte per mano democratica e statale. Non si può tacere quando centinaia di disgraziati periscono nel deserto, in migliaia annegano nei mari o muoiono sugli scogli appena sbarcati, mentre altri ingrassano su tutto ciò in nome dell’accoglienza. Chiunque dovrebbe sentirsi istigato davanti ad una situazione del genere, per fermare questo abominio. Chi non lo fa e resta nel silenzio si rende complice, come la maggioranza silenziosa dei tedeschi era complice di Auschwitz. Noi abbiamo raccolto questa istigazione e abbiamo reagito, e la discriminante non è stata il codice penale, bensì l’etica individuale.

Essere sovversivi, di fronte a tutto ciò, è davvero solamente il minimo…

Sovversivi senza Associazione

http://guerrasociale.blogspot.com/

QUESTO IL VOLANTINO CONTRO LE RETATE SCRITTO INSIEME AI RAGAZZI SENEGALESI CHE VERRA’ DISTRIBUITO DOMANI:

BASTA PROVOCAZIONI

Dignità per chi lavora in strada

Chi ti indica un parcheggio, ti sta indicando un parcheggio. Chi vende in strada ti sta proponendo della merce, che puoi acquistare o no. Chi lo fa  è una persona che prova a vivere di questo lavoro. Sembra ovvio, ma siamo costretti a dirlo, perché in questa città le varie forze di polizia stanno facendo di tutto per rendere la vita impossibile a queste persone. Soprattutto se sono lavoratori migranti, soprattutto se vengono dal Senegal.

Si presentano in forze, municipali, polizia, carabinieri, finanza (a quando forestali e barracelli?) e cacciano via, abusando della loro autorità,  chi lavora in strada.

Gli ambulanti che provano a mettere in discussione questi ordini arbitrari vengono provocati, rischiano denunce e sequestro della merce. Spesso si creano situazioni di tensione che degenerano in vere e proprie cacce all’uomo, con inseguimenti in mezzo alla strada e successive udienze in tribunale. Questo genere di retate sono diventate un’abitudine quotidiana, mattina o pomeriggio, a volte sia mattina che pomeriggio, in alcune zone della città.  Un’oscena esibizione di forza contro persone vulnerabili e ricattabili,  che spesso non  parlano bene l’italiano e non possono fare una denuncia pubblica, qualunque sopruso subiscano.

La situazione di tensione è tale che al solo passaggio di forze dell’ordine si creano fughe precipitose per salvare la propria libertà e la poca merce che si cerca di vendere, rischiando, come ogni tanto accade, di ferirsi nella fuga.

Si vive sotto la minaccia continua di essere considerati criminali per il solo fatto di non avere un documento in regola. Eppure – chi può – paga licenza, partita iva ed è in regola con il fisco molto più della maggior parte dei commercianti di Cagliari.

Perchè togliere possibilità di vita e di lavoro a queste persone? Perché calpestare la loro dignità? Forse perchè sono lavoratori migranti? Sono semplicemente persone che vogliono lavorare in pace ed onestamente senza essere costretti a fare cose peggiori per poter sopravvivere.

Non è giusto, non è accettabile, non è umano. Non per ragioni amministrative, legali, fiscali, ma perchè siamo di fronte a un uso arbitrario della forza pubblica, a un’applicazione di leggi e comportamenti  dichiaratamente razzisti, a cui è necessario e dignitoso opporsi.

BASTA RETATE

BOOMOU DIAM-YI DOCK NAA

NESSUNO DEVE ESSERE SCHIAVO

CAGLIARI, UOVA SULLA CROCE ROSSA

DA: http://www.informa-azione.info

“CAGLIARI, QUALCHE GIORNO FA’ SONO STATE TIRATE DELLE UOVA DI VERNICE ROSSA SULLA SEDE DELLA CROCE ROSSA, E SONO STATE VERGATE LE SEGUENTI SCRITTE: CROCE ROSSA COMPLICE DELLE TORTURE NEI CIE, CRI VERGOGNA, CRI ASSASSINA.

FUOCO AI CIE
TUTTI/E LIBERI/E”

LE BUONE ABITUDINI…

come qualcuno ieri ricordava, la sbirraglia quartese non è nuova a certe pratiche..

ANCORA RETATE AI DANNI DEGLI AMBULANTI SENEGALESI, UN’ALTRO FERMO

CONTINUANO IN TUTTA LA CITTA’ E NELL’INTERLAND LE RETATE DELLA POLIZIA A DANNO DEGLI AMBULANTI, IERI E’ TOCCATO AL MERCATO DI QUARTU. PER ORA POSTIAMO SOLO L’ARTICOLO DELL’UNIONE IN ATTESA DI AVERE NOTIZIE PIU’ PRECISE. E SE ANCHE L’UNIONE SCRIVE QUESTO: “MOLTE PERSONE SI SONO SCHIERATE A FAVORE DEGLI AMBULANTI” CHISSA’ COME DEV’ESSERE  STATA L’AZIONE DELLA POLIZIA…….

Quartu S. Elena. Via San Benedetto.

Ieri blitz al mercatino, un arresto

Botte e spinte tra senegalesi e vigili

Giovedì 20 gennaio 2011
Q uaranta chili di merce sequestrata, botte, spintoni e un arresto. È il bilancio del blitz di ieri mattina della polizia municipale al mercatino rionale in via San Benedetto. I vigili avevano in programma un controllo speciale nei confronti dei senegalesi che ogni settimana espongono la merce tra i venditori delle bancarelle, regolari titolari dei posteggi. All’arrivo degli agenti è scoppiato il finimondo: gli ambulanti hanno reagito con urla e spintoni nei confronti degli agenti prima di fuggire nel vicino canneto. Soltanto uno di loro è stato bloccato, arrestato e poi subito rimesso in libertà con un nuovo foglio di via.
«Purtroppo la presenza degli ambulanti abusivi sta diventando fastidiosa per gli operatori del mercatino», ha spiegato il comandante della polizia municipale Marco Virdis, «queste azioni servono a riportare l’ordine e a garantire la sicurezza del mercato».
Tanti i curiosi che hanno assistito alla scena, e molte persone si sono schierate a favore degli ambulanti. Alla fine i vigili urbani hanno sequestrato bustoni pieni di merce abbandonati dai senegalesi prima della fuga. In tutto circa quaranta chili di abbigliamento contraffatto: scarpe, cinture e giubbotti. I controlli delle forze dell’ordine nell’area del mercatino rionale non sono una novità: già in altre occasioni gli agenti avevano fermato e identificato alcuni ambulanti che vendevano abusivamente abbigliamento dal marchio fasullo. Un problema che riguarda anche l’area del centro commerciale Carrefour e i parcheggi dei supermercati cittadini.
GIORGIA DAGA

SBARCHI NEL SUD SARDEGNA 1

Riprendono gli sbarchi e riprende immediatamente la campagna razzista della stampa isolana, riportiamo qui sotto un articolo di oggi, al più presto aggiorneremo su questo e sulla riapertura del CIE di Elmas.

Domus de Maria Ripresi gli sbarchi dei clandestini

A Chia e Tuerredda
fermati quindici algerini

L i hanno intercettati alle sette del mattino divisi in vari gruppi. Il primo a Tuerredda, altri davanti davanti alle spiagge di Chia mentre camminavano sul ciglio della Provinciale 71. Altri ancora avevano ormai raggiunto il centro abitato di Domus de Maria. I quindici emigrati nordafricani, tutti algerini, sono stati bloccati dai carabinieri della stazione del paese al comando del maresciallo maggiore Fabrizio Pilia e della tenenza della Guardia di Finanza di Sarroch coordinata dal maresciallo Diego Casu. Dopo le verifiche e l’assistenza, sono stati tutti trasferiti nel Centro di identificazione ed espulsione di Elmas.
Due ore dopo, mentre ancora carabinieri e finanza stavano setacciando il territorio alla ricerca di altri clandestini, al centro operativo della Capitaneria di porto di Cagliari era arrivata la segnalazione. Un barchino sarebbe stato avvistato in mare aperto. Per questo una delle motovedette della Guardia costiera ha lasciato le banchine della darsena per navigare verso il largo in direzione Capo Spartivento. Da Roma, su disposizione del Comando generale delle Capitaneria di porto, è partito anche un aereo per controllare, dall’alto, un vasto tratto di mare tra la Sardegna e il Nordafrica. C’era la possibilità che altri immigrati irregolari tentassero di raggiungere le coste meridionali dell’Isola, ma solo più tardi (la motovedetta, ancora nel tardo pomeriggio, stava navigando in lungo e largo davanti tra Capo Teulada e Spartivento) la conferma che nessun’altra imbarcazione aveva lasciato i porti algerini e africani.
I quindici giovani fermati a Chia e Tuerredda, insomma, sarebbero gli unici ad aver attraversato il canale di Sardegna e raggiunto la costa sud-occidentale.
Dopo un periodo di tregua, i viaggi della speranza sembrano ancora una volta ripresi. Il timore è che nelle prossime settimane, anche a causa delle tensioni politiche in Tunisia, con gli algerini possano arrivare anche altri numerosi gruppi di immigrati. Per questo la vigilanza sarà particolarmente intensa.

ANCORA SBARCHI SULLE COSTE SARDE

“All’incirca 15 migranti Algerini sarebbero sbarcati stamattina sulle coste sarde. Sono stati avvistati stamattina dalle forze dell’ordine 15 Algerini che percorrevano la spiaggia di Chia doPo essere arrivati con il classico viaggio della speranza. Sono stati fermati ed accompagnati al C.P.A. di Elmas”

dal telegiornale di VIDEOLINA H: 20:00

APERICENA BENEFIT