Archivi del mese: novembre 2019

Rimuovere il rimosso – Comunicato di solidarietà dal Trentino

Riceviamo e pubblichiamo:

Rimuovere il rimosso

Cominciamo decisamente a perdere il conto. Le operazioni repressive contro gli anarchici si susseguono senza sosta: “Scripta manent”, “Panico”, “Scintilla”, “Renata”, “Prometeo”, “Lince”…

Più l’arresto di Juan e Manu, di Amma, Uzzo e Patrick. Senza scordare l’“ordinaria amministrazione” di processi e condanne per singoli episodi di lotta, le perquisizioni e lo stillicidio di misure cautelari, di detenzione domiciliare e di “misure di prevenzione”. Un sistema articolato di strumenti giudiziari e polizieschi finalizzato a togliere dalle scatole quanti più compagni possibile e di isolarli anche all’interno del carcere. Se diamo una lettura complessiva, la natura sia “reattiva” sia “preventiva” della repressione emerge chiaramente.

Di più, siamo di fronte a un processo di normalizzazione, in cui l’aspetto strettamente repressivo è solo una parte. L’obiettivo è quello di togliere alla ribellione ogni dimensione storica e sociale, trasformando tanto le pratiche quanto gli individui in “figure di reato” prive di qualunque sfondo in cui possano essere collocate. È come se, mentre la società è attraversata da un sentimento inconfessato da finale di partita – con la percezione diffusa di qualcosa che incombe –, lo Stato compendiasse tutte le forme di repressione che ha accumulato nella storia. Ci sono singole azioni che danno indubbiamente fastidio, a cui l’apparato reagisce con la solerzia di attribuirle a tutti i costi a qualcuno, forzando se del caso la realtà all’interno delle ipotesi di Digos e Ros. Ci sono interi percorsi di lotta, di cui scompare l’ingiustizia che li genera, per diventare mera realizzazione di un “progetto criminoso” di un pugno di sovversivi. Continua a leggere

Nasce la Cassa di sostegno per l’anarchico sardo prigioniero deportato Davide Delogu

Riceviamo e pubblichiamo:

La principale accusa contro di me è il tentato omicidio, con una sentenza di 12 anni. Durante questo periodo di morte imposto dallo stato e dai suoi servi, è necessario essere parte attiva e integrante della lotta, tentando di andare contro questa attuale situazione di prigionia con tutti coloro che lottano per la resistenza in maniera progettuale. “

Davide Delogu, 30 Ottobre 2011

Il gesto più coerente per un prigioniero-a anarchico-a è l’evasione, noi abbiamo in questo momento un compagno sardo che sta subendo da anni la deportazione dal suo paese e la censura quasi ininterrotta per il suo tentativo di evasione, per la sua combattività e irriducibilità.”

Alfredo Cospito

Lo scopo di questo progetto è sostenere Davide sotto ogni aspetto della sua attuale condizione di prigionia e in ogni sua necessità, tramite versamenti di soldi mensili, pagamento delle spese legali e degli spostamenti per chi svolge i colloqui, così come in pacchi, libri e in quant’altro lui abbia bisogno. Abbiamo passato svariati mesi a ragionare su ciò, tra noi fuori da quelle infami mura e il nostro compagno Davide, e riteniamo una cassa specifica il modo più consono vista la situazione in cui il nostro compagno si trova da tempo.

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Adesione e chiamata di A FORAS al corteo del 30 novembre

Riceviamo e pubblichiamo:

A Foras, movimento contro l’occupazione militare della Sardegna, aderisce ed invita militanti, associazioni, organizzazioni politiche e tutti i cittadini e le cittadine sarde a partecipare al corteo del 30 novembre “DALLA PARTE DI CHI LOTTA”, con partenza alle 15 da piazza Giovanni XXIII a Cagliari. L’operazione Lince, promossa dalla procura di Cagliari poco prima della manifestazione di Capo Frasca, ha lanciato accuse pesantissime contro tutto il movimento. Queste accuse sono state restituite al mittente il 12 ottobre da una moltitudine che non si è fatta intimorire regalando un’altra giornata di lotta popolare e determinata. 45 indagati, 5 dei quali sono accusati di terrorismo e hanno ricevuto una richiesta di sorveglianza speciale, misura disponibile a PM e giudici che punta a distruggere la vita di chi la subisce con limitazioni fortissime alla libertà personale.

La migliore solidarietà è continuare a lottare”. L’appuntamento del 30 novembre di Cagliari sarà un momento importante per lanciare una serie di proposte e restituire dignità a tutti e tutte coloro che in questi anni hanno generosamente lottato per la nostra terra e per questo sono represse dalle forze dell’ordine.

“SARDIGNA 2020 L’UNICA GRANDE OPERA #stopesercitazioni #bonifiche #giustiziasociale” recita lo striscione che accompagnerà lo spezzone indetto da A Foras per il 30 novembre. E’ in corso in questo momento la campagna muraria “Stop Invasione, un manifesto per paese”, che sta attraversando l’isola per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle esercitazioni militari nell’isola; parallelamente abbiamo avviato un dialogo con i comuni sardi interessati dall’attracco delle navi militari pronte alle esercitazioni e dallo sbarco dei mezzi corazzati, per attivare delibere e mozioni comunali utili a tutelare sicurezza e viabilità cittadina davanti alla ingombrante presenza militare. Dal punto di vista accademico sia a Sassari che a Cagliari si sta attivando una campagna volta a far finanziare nel minor tempo possibile un corso specialistico in bonifiche, dedicato al futuro dei siti industriali e militari che una volta dismessi saranno lavoro e sviluppo per la nostra terra. Nel 2020 torneremo nelle strade, ci sporcheremo le mani, proveremo ad avviare una serie di “bonifiche, simboliche e autogestite”. Da una parte portando alla luce una serie di siti militari dismessi e lasciati a marcire sul territorio sardo, dall’altra testando un modo di coinvolgimento popolare e inclusivo, alternativo a cortei e manifestazioni di piazza.

Dalle scuole ai poligoni, dai porti alle università A FORAS SA NATO DAE SA SARDIGNA!.

30nova

Manifesto in formato stampa: A Foras – Dalla parte di chi lotta

ASSOLTI PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE

Oggi 25 novembre si è svolta l’udienza del processo per la violazione del foglio di via ai danni di 11 compagni/e.

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Baunei – Quando la legge è provocazione la resistenza è giusta

I giornali di oggi riportano la notizia di un anziano allevatore di Baunei che ieri quando si è trovato di fronte i militari della forestale, che armati di fucile volevano abbattere i suoi maiali, non si è arreso ha impugnato anch’egli il suo fucile e ha sparato dei colpi in aria, dopodiché ha fatto perdere le sue tracce nei boschi del supramonte.

Sembra una storia del secolo scorso, ma non è così. Le provocazioni di leggi assurde difese con le armi dagli uomini in divisa dello Stato sono più attuali che mai.

A parte l’ovvia empatia con quest’uomo per la sua determinata ed efficace resistenza (i forestali si sono ben guardati dal procedere con gli abbattimenti) ci sembra molto importante rilevare come sia continua e capillare l’omologazione violenta che lo Stato italiano vuole imporre sui territori. Ieri era l’allevamento brado ma se ci guardiamo intorno è pieno di casi similari a questo, basti pensare all’accanimento con i venditori definiti abusivi, italiani o stranieri che sia, o con i parcheggiatori.

Ci schieriamo ovviamente dalla parte di chi si auto-organizza per fare ciò che gli serve, di chi sa scegliere nel rispetto degli altri cosa sia giusto fare anche se non fa rima con legale, di chi messo alle strette non cede e sceglie di resistere.

Qui la notizia sull’Unione: https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/ogliastra/2019/11/22/baunei-allevatore-spara-in-aria-durante-l-abbattimento-dei-suini-136-955793.html

Un trucco in cui non cadiamo

Tratto da Rompere le righe

Un trucco in cui non cadiamo

Qualche mese fa il Parlamento italiano ha dato lo stop all’esportazione di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti rispetto alla vendita di bombe costruite a Domusnovas in Sardegna dall’azienda tedesca Rwm. Tale scelta, dovuta alla guerra contro lo Yemen, vale solo per gli armamenti “pesanti” e non per le armi “leggere”.

Ora per i lavoratori sardi si prospettano 1600 posti di lavoro a rischio (di questo argomento, e della presa di posizione degli operai in merito alla produzione bellica, abbiamo già parlato su questo blog Lettera dei lavoratori RWM, qualcuno ha ancora voglia di chiamarli vittime?.)

Vogliamo soffermarci sulla posizione ipocrita dell’Italia in campo internazionale. Continua a leggere

Cagliari – Danneggiato veicolo di Nurjana Technologies

Riceviamo e pubblichiamo:

Passano gli anni e la repressione colpisce ma le pratiche rimangono vive per chi ha voglia di lottare. Mettiamo i bastoni tra le ruote a chi guadagna con le tecnologie di guerra, da vendere agli eserciti che occupano la nostra terra.
La notte del 12 novembre sono state tagliate le gomme di un veicolo Nurjana e sopra gli è stato scritto “complici delle guerre”.
In solidarietà agli indagati dell’operazione Lince e a coloro per cui è stata chiesta la sorveglianza speciale.

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Feltre (BL) – Iniziativa di solidarietà per gli antimilitaristi indagati nell’Operazione Lince

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Sabato 30 Novembre – Corteo: Dalla parte di chi lotta!

Sabato 30 novembre ore 15
Corteo dalla parte di chi lotta!
Piazza Giovanni XXIII

Dalla parte di chi lotta perché ciò che ci circonda continua a non andarci giù: guerre imperialiste, governi sempre più follemente securitari, proteste soppresse con la violenza dagli Stati, poveri sempre più emarginati nei quartieri e nelle carceri, arricchimento di pochi a discapito di molti, politiche di sfruttamento del pianeta che fanno i primi passi verso il punto di non ritorno, omologazione forzata della popolazione alle leggi di Stato e mercato.
In varie parti del pianeta queste imposizioni stanno trovando filo da torcere: sono numerosi i casi di ribellione, più o meno generalizzata. Dai combattenti del Kurdistan, che dopo aver dato vita all’esperienza rivoluzionaria del confederalismo democratico si trovano a difendersi dall’invasione turca, ai giovani di Hong Kong che si sono rivoltati contro la legge sull’estradizione, ai cileni che in questi giorni affrontano i militari strada per strada, fino alle barricate in Catalunya per la liberazione dei prigionieri politici,
passando per la Palestina dove da tanto tempo si difende il proprio territorio dall’invasione israeliana.
Tutti questi episodi, seppur diversi e geograficamente lontani tra loro, ci insegnano che  lottare contro le ingiustizie è possibile, e che solo da una rottura della sanguinosa  “normalità” può nascere qualcosa di diverso.

Anche la Sardegna è carica di esempi, nella sua storia il ruolo di colonia delle varie potenze che ne hanno devastato i territori e represso o comprato le genti che l’abitano ha lasciato delle tracce indelebili. Intere comunità spopolate, monti, pianure e mari devastati e inquinati, intere coste assalite dal turismo di massa, enormi porzioni di terra occupate da militari che si esercitano a uccidere e distruggere lasciando in cambio solo tumori e devastazione.
Sentirsi antimilitaristi, ora più che mai, significa perciò questo: lottare per un mondo libero da imposizioni, senza oppressori, potendo scegliere per la propria vita, comunità e territorio, senza dover subire prepotenze da chi vuole comandare.
Per questo ci sembra fondamentale ritrovare la gioia di lottare assieme, dando forza a ciò che ci accomuna nei percorsi di lotta, dando spazio alle varie pratiche che ci rappresentano, cercando complicità con chi subisce le angherie dei più forti.
Ed è per questo che ci sembra importante lottare nei territori in cui viviamo, perchè sono stracolmi di contraddizioni e violenze specifiche: liberandoci da esse daremo importanti contributi a tutta quella fetta di mondo che si batte per i medesimi obiettivi.

Per questo motivo in una giornata come questa vogliamo sentirci tutti e tutte  rivoluzionari curdi, giovani palestinesi, ribelli cileni e antimilitaristi sardi…
Vogliamo stare a fianco di tutti i 45 indagati nell’operazione Lince, che hanno   accompagnato tanti di noi nelle recenti lotte contro l’occupazione militare della  Sardegna dimostrando come “tanti modi, un’unica lotta” sia non solo uno slogan, ma una prassi incisiva e arricchente.
Vogliamo portare solidarietà ai 5 indagati per 270bis, già giudicati dai giornali nostrani come terroristi, sui quali pende la spada di Damocle della sorveglianza speciale in quanto persone desiderose di lottare per la libertà.

Le loro accuse non ci fermeranno, le sorveglianze non hanno nulla di speciale, noi dobbiamo essere più forti e la solidarietà è l’arma migliore per dimostrarlo.
Urliamo a gran voce da che parte stiamo.

Il 3 dicembre alle 9 inoltre invitiamo tutti e tutte ad essere presenti davanti al Tribunale in occasione dell’udienza per la sorveglianza speciale, per far sentire a chi ci vuole a testa china che nessuno di noi sarà mai solo.

Assemblea per l’Autodeterminazione
Kasteddu, autunno 2019

 

Chiamata in formato stampa: Dalla parte di chi lotta

BLACK HAWK DOWN

Le esercitazioni militari non vanno sempre a buon fine. Dopo anni in cui la serenità dei vertici della difesa viene messa a rischio dagli antimilitaristi, non poteva mancare un segnale forte da parte degli stessi militari, come a dire Ehi siamo qui!Sappiamo sabotarci anche da soli! Continua a leggere