Archivi del mese: marzo 2017

Solidarietà a chi lotta contro il TAP

In questi giorni sono iniziati i lavori per il passaggio del TAP in Puglia, le ruspe stanno iniziando l’espianto degli ulivi, la risposta non è mancata, barricate e presidi tentano come minimo di rallentare e rendere più difficoltoso possibile il lavoro di devastazione del territorio. Riportiamo qui di seguito un volantino diffuso al presidio permanente NOTAP ed esprimiamo la massima solidarietà ai compagni e alle compagne che sono impegnati in questa lotta.

ADESSO TOCCA A NOI

Il tempo della mediazione è finito.
L’avvio dei lavori di Tap, con l’espianto dei primi quattro alberi dall’area di cantiere dove dovrà essere realizzato il pozzo di spinta, ha strappato il velo – nel caso ce ne fosse stato ancora bisogno – alle ultime illusioni di chi credeva che la via burocratica, istituzionale e giudiziaria, potessero realmente bloccare i lavori. Che questo genere di opposizione non potesse fermare un’opera gigantesca, che coinvolge più Stati e potentati economici fortissimi era chiaro fin dall’inizio, così come era chiaro che qualche amministrazione comunale e qualche ricorso in tribunale non potessero bloccare un’opera considerata “di interesse strategico nazionale”.
Ora che la Legge si sta schierando con se stessa, ora che le amministrazioni comunali dovranno riallinearsi alle direttive degli organi superiori e sono state richiamate all’ordine, ora che il governo regionale, novello Ponzio Pilato, ha lavato per bene le sue mani per sentirsi ed apparire incolpevole, non possiamo più farci illusioni. Non basterà più appellarsi alla sopravvivenza di alcuni ulivi per fermare le ruspe difese da un apparato di vigilanza privato. Non servirà a nulla affermare che si deturperanno le coste per impietosire imprenditori che hanno il cuore a forma di salvadanai.  Non avrà senso puntare sullo sviluppo del turismo per far ragionare un mercenario a capo della sorveglianza di Tap. Non sarà opportuno chiedere alla forze dell’ordine di intervenire a tutela dei cittadini: sarà lo Stato a chiedergli di tenere d’occhio i cittadini.
Una sola strada è rimasta percorribile: quella del nostro intervento diretto, a tutela del territorio che viviamo, della nostra salute, delle nostre vite e della nostra dignità. Metterci in mezzo in prima persona per bloccare un’opera inutile e nociva, ennesimo progetto di devastazione calato a forza sulle nostre teste per i soliti interessi di pochi. I lavori veri e propri sono appena partiti e, fino alla completa ultimazione, saranno ancora lunghi. Possiamo ancora fare tanto per bloccarli e rendere difficoltoso il loro progetto costruito sulla nostra sopraffazione.
Ci saremo tutti?

Nemici di Tap
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Aggressione razzista agli ambulanti bengalesi in piazza yenne

Nella notte del 26 Marzo ennesima aggressione razzista in centro a Cagliari. Verso mezzanotte quattro individui, con le divise dell’Union Rugby, hanno rovesciato i banchi di alcuni ambulanti bengalesi, condendo il tutto con un aggressione fisica, insulti e minacce razziste. Uno dei ragazzi è stato preso al collo e picchiato finché non ha cancellato una foto dell’accaduto scattata con il telefonino.

Come al solito le divise blu della polizia e dei carramba hanno sogghignato sull’accaduto, e non hanno trovato niente di meglio da fare che dire anche ai ragazzi bengalesi di andarsene”per evitare problemi”.17553836_1298584036921506_3010372972883351806_n

Ciao Donatello

Comunicato per Donatello Dedoni
La mattina del 20 marzo 2017, l’amico e compagno Donatello Dedoni è morto
precipitando dal tetto di un capannone in disuso nella zona industriale di Elmas (CA),
per una tragica fatalità il tetto ha ceduto ed è caduto da diversi metri d’altezza.
La persona che lo accompagnava ha tentato di rianimarlo e dato l’allarme al 118,
nonostante il loro intervento non c’è stato niente da fare.
Chi ha conosciuto Donatello sapeva quanto fosse prezioso come amico e compagno,
sempre pronto a mettersi in gioco con coraggio ed entusiasmo.
La sua propensione all’azione gli è costata diverse detenzioni, da cui è uscito sempre a testa alta e senza rimorsi.
Ci mancherà tantissimo, abbiamo perso una parte di noi, della nostra vita e della nostra storia.
Il suo esempio ci fa riflettere su quanto troppo teniamo alla nostra pellaccia,
mentre molto di più dovremmo fare in termini di rischi e azione, perchè senza ciò ogni discorso ogni teoria perde significato.
Non sarà facile ma cercheremo di andare avanti nella lotta contro lo stato, il capitale e i suoi forzieri.
                                              Is kumpanjus e is kumpanjas de su Fraria

Nuove telecamere a Nuoro

i giornali parlano di nuove telecamere a Nuoro per donare maggiore sicurezza ai cittadini.

Sarebbero ottanta le telecamere ad alta definizione (4 k) inserite nel circuito cittadino, : ingressi alla città,piazze, scuole etc.

L’occhio della repressione è sempre piu’ lungo e le telecamere fanno da ausilio con il benestare delle amministrazioni locali.

il sindaco Zedda, a Cagliari, ad esempio, firmò un accordo a nome “Mille occhi sulla città” per l’installazione di telecamere in tutti i luoghi sensibili : dalle gioiellerie alle vie simbolo della gentrificazione passando dai pullman e dalle pensiline con video accessibili alle forze dell’ordine con effetto immediato. il sindaco di Nuoro, a quanto pare, non vuol essere da meno.

La ricerca disperata alla soddisfazione del bisogno di sicurezza della non ben delineata categoria dei cittadini è sempre piu’ morbosa e i video diffusi dalla sbirraglia circa i cosiddetti reati ha sempre piu’ uno scopo autocelebrativo e mediatico a curare l’immagine limpida che sbirri e militari vogliono mantenere. Non saranno un paio di video sui quotidiani on line a farci dimenticare chi sono gli oppressori e gli oppressi.

Non resta che seguire un consiglio di un adesivo che circolava . “Apriamo gli occhi, spegniamo i loro”

21/3 Nuovo carico di bombe della RWM diretto in Arabia Saudita

Nella notte fra lunedì e martedì, poco dopo mezzanotte è stato effettuato l’ennesimo carico di bombe prodotte nello stabilimento della RWM di Domusnovas. Bombe dirette in Arabia Saudita, a confermarlo la presenza della solita Bahri Tabuk, gigantesca porta container battente appunto bandiera saudita.

Come al solito la notizia è uscita in ritardo, o comunque troppo tardi per poter organizzare un qualche tipo di disturbo alle manovre di trasporto e carico. Il solito Mauro Pili ha dato la notizia, questa volta in diretta, con un video direttamente dal porto canale mentre i container veniva caricati sulla nave (per chi volesse vedere il video: https://www.facebook.com/mauro.pilibis/videos/1327363357342365/ ).

Non possiamo far altro che registrare questo ennesimo passaggio di bombe a pochi chilometri dalle nostre case, e renderci conto di come sia a pieno regime la produzione sulcitana di bombe. Per questo ricordiamo l’appuntamento di LUNEDì 3 APRILE  DALLE 11 NEL PIAZZALE DELLA RWM, PRESIDIO E POI CORTEO VERSO IL PAESE. RWM PRODUCE MORTE – STOP BOMBE – NON LASCIAMO IN PACE CHI VIVE DI GUERRA

 

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25 MARZO Corteo antifascista a Sassari

Locandina (italiano - colore) WEB

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STOP ALLA FABBRICA DI MORTE RWM

LUNEDÌ 3 APRILE 2017 A DOMUNOVAS

PRESIDIO AL PIAZZALE DELLA RWM
DALLE 11.00 ALLE 16.00
CORTEO DAL PIAZZALE DELLA FABBRICA
AL PAESE – PARTENZA ALLE 16.00

Ormai è un dato di fatto: la RWM Italia spa produce bombe, lo stabilimento di Domusnovas fabbrica ed esporta gli ordigni che devastano lo Yemen e tanti altri paesi, per alcune centinaia di posti di lavoro e decine di milioni di fatturato.
In nome del profitto si uccidono centinaia di migliaia di civili, si coprono le complicità delle istituzioni e in nome del ricatto occupazionale si giustifica chi lavora e contribuisce manualmente alla costruzione di strumenti di morte.
Fermiamo la filiera di questa produzione di morte, dal padrone all’operaio, dai trasporti dei materiali a chi li prende in carico.
La produzione di bombe deve cessare qui e ovunque, produrre e vendere morte non può essere un’attività da svolgere serenamente né ora né mai.
Per questi motivi ci ritroviamo il 3 aprile nel piazzale dello stabilimento RWM a Domusnovas per un presidio dalle 11:00 alle 16:00, cui seguirà un corteo verso il paese.
Vi invitiamo a partecipare per provare tutti insieme ad inceppare anche se per poche ore questo macchinario e rimarcare che chi contribuisce ai suoi ingranaggi “per quanto si creda assolto è lo stesso coinvolto”

Non lasciamo in pace chi vive di guerra!

Comunicato del Collettivo S’Idea Libera sull’aggressione fascista di Casapound

I FATTI

Nella notte tra sabato 11 e domenica 12 Marzo, un gruppo di persone a volto coperto, armate di bastoni e cinture ha cercato di entrare nello spazio sociale del collettivo S’idea libera dove si era da poco conclusa una cena in sostegno alla lotta antifascista delle popolazioni del Donbass. Chi era ancora all’interno dello spazio è riuscito a respingere gli aggressori sulla porta, facendoli indietreggiare, e riuscendo, dopo uno scontro, a metterli in fuga. Questi i fatti. Risultato: tre teste rotte fra chi si è difeso dall’attacco. La lotta ha provocato la perdita della bardatura a tre dei cinque fascisti, che sono stati così identificati come appartenenti all’organizzazione fascista Casapound Italia, delle sezioni di Sassari e Cagliari.

PERCHE’ SAPPIAMO CHE E’ STATA CASAPOUND?

Non ci interessa se questi individui siano regolarmente iscritti all’associazione, ma risulta inequivocabilmente (da conoscenza diretta e dalle molte fotografie che loro stessi diffondono) la loro militanza in Casapound. Inoltre, siamo altrettanto sicuri che siano loro per altre “coincidenze”. La presenza di militanti di Casapound di tutta la Sardegna in occasione di una loro iniziativa ad Alghero proprio sabato e la comparsa, poche ore prima della nostra cena, di adesivi, di CP Sassari, “Difendi Cagliari” e “Cagliari fascist crew” sulla nostra bacheca esterna, sulla cassetta della posta e in tutto il vicinato. Durante lo scontro, uno dei fascisti ha parlato in cagliaritano, cosa che ha permesso di riconoscerlo e ha inoltre perduto un cappello con una runa, simbolo utilizzato da alcuni reparti delle SS naziste.

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Non c’è due senza tre

Il 13 Marzo sono stati recapitati 7 nuovi decreti penali di condanna per alcuni compagni e compagne fermati durante il campeggio antimilitarista dell’ottobre 2016. Durante il fermo erano stati loro sequestrati degli oggetti, identificati ora come “atti ad offendere”.

Non ci stanchiamo di ribadire la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne colpite dalla repressione e rinnoviamo il nostro odio nei confronti di sbirri, galere, giudici e militari.

Da https://nobasi.noblogs.org