Archivi del mese: settembre 2018

Comunicato “mettiamo i puntini sulle I”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di risposta a quello pubblicato della band “malepeggio” in merito alle violenze di genere agite da un componente della stessa.

Mettiamo i puntini sulle I

Sentiamo costantemente usare come giustificazione ad un atto di violenza il rapporto intimo tra due persone e scusiamo i gesti violenti o le prassi di violenza psicologica come atti d’ira o come scatti di gelosia : siamo tutti e tutte figli e figlie del patriarcato che ci ha fatto nascere e ci ha divisi tra vittime e carnefici. Continua a leggere

Cronaca di un picchetto anti sfratto

Oggi in via Baccaredda si è tenuto un picchetto antisfratto contro il tentativo di sgombero da parte di AREA : l’ente regionale che si occupa di alloggi che vorrebbe riappropriarsi di un appartamento occupato da qualche anno.

Ai danni dell’occupante ragazza madre è in piedi un progetto di sfratto che ormai va avanti da 5 tentativi di accesso. Ormai sembra consolidata la pratica degli ufficiali giudiziari di presentarsi con al seguito una o due pattuglie ed in questo caso ne sono piovute dagli antri della questura ben 3.

Insieme all’ufficiale giudiziario ed alle solerti guardie si è presentato un signore con polo ed occhiali scuri che, dopo diverse insistenze, si è palesato come medico della ASL ed ha certificato che la sfrattanda fosse nelle idonee condizioni di salute per essere sbattuta fuori di casa.

Gli sbirri hanno tentato, senza successo e forse con qualche denuncia, di forzare l’accesso perchè a loro dire avrebbero voluto “verificare le condizioni” ma i solidali del Movimento di Lotta per la casa presenti hanno impedito il loro ingresso con qualche strattone.

L’ufficiale giudiziario ha quindi convocato la Digos e fatto mille telefonate per poi concedere un rinvio al 22 novembre.

Continuano così i tentativi di AREA di riappropriarsi degli immobili occupati attraverso mille sotterfugi : dall’invio dei medici, alla presenza dei funzionari dello stesso ente e degli avvocati di parte trasformando così i picchetti in un braccio di ferro continuo con questi abbietti figuri.

la presenza di solidali è stata fondamentale per evitare lo sfratto e la contrapposizione attiva sembra , per ora, una pratica vincente nel momento emergenziale dello sfratto.

Servirebbe una riflessione per variare le pratiche e spiazzare la repressione.

La casa è di chi l’abita.

Is arenas, un’insolita protesta

I sindacati di Polizia Penitenziaria segnalano un’insolita protesta nella casa di reclusione di Is arenas nei pressi di Arbus. I secondini da diversi giorni si autoconsegnano nell’istituto di pena rifiutandosi o comunque tardando il rientro a casa.Questo per denunciare le condizioni di lavoro pessime e causa di tachicardia, pressione alta e malori, stando agli agenti.

Le guardie così hanno pensato bene di restare nel luogo di lavoro che gli causa tanti malanni oltre l’orario d’impiego per fare pena alle istituzioni o forse come una lenta forma di suicidio.

I sindacati tuonano : Mangiamo panini o facciamo cene improvvisate ed anzi ci rifiutiamo pure di andare a mangiare alla mensa così ci ascolteranno e inoltre hanno tolto anche la navetta dall’istituto al paese. Anche questa è una mossa molto astuta che non puo’ far cadere nel silenzio la protesta, o forse no?

Ma i secondini non hanno tenuto conto che anche le istituzioni di fronte a tanta idiozia tacciono e così nessuno gli da retta.

Possiamo solo auspicare per loro una diserzione collettiva oppure che cuociano nel loro brodo, sempre che se lo portino da casa visto che alla mensa non ci vanno.

fuoco alle galere.

 

FOGLIO DI VIA, UN INSOLITO SALUTO

Il 19 settembre un nostro compagno, mentre lasciava l’isola, è stato raggiunto dalla Digos che , non volendo dimostrarsi maleducata nell’essere avara di saluti, gli ha consegnato un foglio di via da Cagliari e provincia per un periodo di 3 anni.

Il provvedimento è datato 28 Giugno, quindi la polizia è stata paziente come un avvoltoio nella consegna del provvedimento. Forse non gli andava l’idea di rovinare l’Estate al nostro compagno oppure chissà.

Le motivazioni sono racchiuse in un elenco di denunce e anche nella curiosa motivazione di essere stato ospitato da figure dell’anarco insurrezionalismo isolano non meglio precisate.  Ovviamente sono presenti le sempre ridicole supposizioni circa il non avere “gravi motivazioni che giustifichino la sua presenza sul territorio” e da li che la conseguenza sia che :  se sei ascrivibile ad una determinata area politica e vieni in Sardegna lo fai per commettere atti illeciti. Alla faccia della propensione al turismo.

Magari chissà, il nostro compagno lavorava qua, magari era semplicemente un turista attento della fauna degli stagni oppure era semplicemente qua perchè abbiamo un mare molto bello, ma la questura non ha orizzonti ampi e quindi conta cio’ che pensi e non cio’ che fai. Così con l’instancabile Digos ,come ha già fatto piu’ volte in occasioni di cortei o iniziative o anche semplicemnte per il gusto di farlo, commina il foglio di via.

Questi provvedimenti mirati a tutelare il mitologico “ordine pubblico” sono solamente dei tentativi di spezzare le lotte, di isolare anche i semplici rapporti e criminalizzare la sola presenza in un determinato territorio.

I fogli di via sono una pratica a costo zero che ricordiamo è stata utilizzata al corteo di Teulada ed a tante altre iniziative. Sempre piu’ si sente la necessità di una solidarietà forte ed organizzata per far fronte comune contro questi attacchi.

Al nostro compagno va la nostra solidarietà ed un forte abbraccio.

Alla questura il nostro solito ma imperterrito odio.

Per chi suona la campanella

Al carcere di Massama la campanella non suona per ora.  La scuola non apre i battenti per i detenuti, mentre nelle carceri sarde sarebbero iniziati i corsi previsti, nel carcere oristanese il direttore giustifica il blocco scolastico con la dicitura “gavi motivi” senza specificare quali essi siano. I detenuti dimostrano il loro disappunto anche perchè significa ritardare corsi già iniziati o difficoltà nell’intraprendere un percorso scolastico.

Nelle carceri sarde negli ultimi tempi la tensione sembra piu’ alta. Si contano diverse aggressioni ai secondini e le condizioni di vita sono sempre piu’dure. Il sovraffollamento sopratutto nei periodi estivi rende la vita nelle carceri sempre piu’ difficile e sicuramente le angherie di sbirri e direttori non addolciscono la pillola. Dal canto loro i sindacati di polizia continuano una litania ormai giornaliera per rinforzare il personale e addirittura si lanciano nel marasma delLe proposte chiedendo il trasferimento dei detenuti “fastidiosi”. L’autorità si sa, non sopporta voci contrarie.

Nel fantomatico discorso sul reinserimento sociale e sulla rieducazione che sottende al carcere sono palesi le falle. L’illusione che il carcere sia un luogo da cui uscirne migliorati è solo nella mente delle fate e dei folletti dei boschi. La sospensione delle attività come quella scolastica a Massama, o nell’accesso premiale alle attività extra si riscontra un sistema basato solo sulla coercizione fine a se stessa perchè altrimenti, vista l’importanza che viene data a queste attività, non basterebbe certo il prurito di un direttore a sospenderle, anzi.

Il carcere resta sempre un luogo di tortura, resta sempre un sistema da abbattere.

SEGUIRANNO AGGIORNAMENTI

SOLIDARIETA’ CON I COMPAGNI ACCUSATI DI 270 BIS

Il 15 Settembre il DDAT del tribunale di Cagliari ha fatto scattatare un’operazione di “antiterrorismo” fra Cagliari e Nuoro.

Perquisizioni e sequestri di passaporti e materiale vario per chi a detta degli sbirri sarebbe un cosiddetto foreign fighter e coloro che sono indagati come complici.

L’accusa è quella di essere andati a combattere in Kurdistan nelle file dell’YPG, le unità di protezione del popolo curdo, poco importa se il nemico principale contro cui queste combattono sia l’ISIS, il problema per sbirri e magistrati nostrani è che il PKK è inserito nella lista nera dei gruppi terroristici e l’YPG venga visto come una costola di esso. Quindi terroristi.

Al di fuori delle accuse e delle speculazioni intellettuali della repressione, quello che ci interessa notare è che in seguito a questa indagine si sia palesata la volontà di accusare i compagni indagati secondo l’articolo 270-bis del codice penale: associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Una vecchia conoscenza per i compagni sardi e non.

Le costruzioni degli organi repressivi sono sempre altisonanti e fantasiose ma la pesantezza di un’accusa del genere significa ben altro.

La lotta che da anni viene portata avanti in Kurdistan è una delle esperienze più interessanti esistenti al mondo, seppur fra mille difficoltà e contraddizioni è un tentativo reale di opposizione al capitalismo e alle logiche di potere e mercato degli stati occidentali e mediorientali, fatto di guerriglia e autogestione.

Un’indagine fatta con questi presupposti è palesemente un deterrente per chi volesse intraprendere la stessa strada, un’intimidazione verso chi si stava organizzando per partire, un chiaro attacco alla solidarietà internazionale che da sempre è un nemico scomodo per gli sfruttatori.

Una volta di più si conferma come non conta tanto quello che fai, ma quello che pensi. La guerra al terrorismo dell’ISIS va bene solo se la fai con una mimetica di un esercito regolare, se fai parte di una milizia autorganizzata di una nazione non riconosciuta sei anche tu un terrorista, un nemico da reprimere, questo è il significato delle indagini di ieri.

Un simile attacco a chi porta la solidarietà, non solo con parole, ad una causa che ritiene giusta, mettendo a rischio la propria vita e mettendo in discussione gli aspetti della propria vita, non puo’ che suscitare la nostra rabbia.

Rispondere a questi attacchi significa far sentire la nostra vicinanza a chi viene colpito dalla repressione e costruire una solidarietà sempre più forte.

Solidarietà ai compagni accusati di 270-bis. Odio contro la repressione e lo sfruttamento in ogni loro forma.

    Cassa antirepressione sarda

Tre perquisizioni e indagine per 270 bis per tre compagni sardi accusati di aver militato nelle file dell’YPG

Ieri mattina sono scattate le perquisizioni nelle abitazioni di due compagni, un terzo pare che sia stato raggiunto solo in serata, l’obbiettivo di tale manovra era il sequestro dei passaporti, dei telefoni e la notifica di un indagine a loro carico di 270bis, cioè associazione sovversiva con finalità di terrorismo.  Continua a leggere

Censura per Paolo

Apprendiamo oggi che la corrispondenza di Paolo sarà sottoposta a visto di controllo. Nella notifica ufficiale firmata dal giudice Poddighe, tra le varie peripezie giuridiche spunta una stranezza, il fatto che la richiesta si stata inoltrata il 17 aprile e accettata solo il 5 settembre. Continua a leggere

Dieci giorni di mobilitazione contro le frontiere

Appello a dieci giorni di mobilitazione contro frontiere e razzismo di Stato in occasione del processo per i fatti del Brennero

Il 12 ottobre, presso il tribunale di Bolzano, comincerà il processo contro 63 imputati e imputate per la manifestazione Abbattere le frontiere tenutasi al Brennero il 7 maggio 2016. Si tratta del primo troncone giudiziario, a cui ne seguirà un altro con altrettanti imputati. Nel frattempo, gli arrestati durante il corteo del 2016 a cui è stato fatto il processo d’appello si sono visti confermare la condanna a un anno e due mesi. Continua a leggere

Costruire la solidarietà

Corrispondenze straniere…riceviamo e pubblichiamo un contributo tradotto dal francese, più precisamente da Digione.

Questo scritto è stato pubblicato a luglio sul sito Dijoncter.info, tra altri, a riguardo di alcuni fatti accaduti in Francia il 20 giugno. Si tratta di un comunicato/analisi in seguito a un’ondata repressiva che ha visto 8 compagni/e affrontare le manette e il tribunale francese, con l’accusa di formare una associazione a delinquere. Si tratta di un’interessante introspettiva sulle dinamiche antirepressive dei giri dei compagni francesi, dei vari mezzi e strumenti di cui i compagni quotidianamente si dotano nell’oltralpe. Ricorda anche come lo Stato e i suoi birri cercano sempre nuovi modi per mettere i bastoni tra le ruote a chi lotta per un mondo migliore, andando a colpire punti diversi delle strutture a loro avverse, cercando il punto debole. Per fortuna non hanno vita facile. Continua a leggere