Archivi del mese: novembre 2015

Cassa antimilitarista per le spese legali

 

Alla luce della repressione che sta colpendo le persone impegnate nella lotta antimilitarista abbiamo aperto un conto per raccogliere qualche obolo per le spese legali.

Le spese che sosterremo verranno rendicontate di volta in volta nel blog.

Per bonifici:

IBAN :  IT29I0760105138251929251931

Intestatario: Alessia Tranquilli

Per ricariche PostePay:

Numero carta: 5333 1710 1182 3339

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Parigi – E’ troppo tardi per l’ipocrisia

Contributo radiofonico sull’ultimo mese di lotte

Un nuovo contributo, di un compagno e una compagna, registrato con Radiocane sulle ultime lotte antimilitariste..

http://www.radiocane.info/teulada-dintorni/

 

CONTRIBUTO COMUNICATO DI MORAS (MOVIMENTO RESISTENZA ANTICAPITALISTA SARDEGNA)

AZIONE ANTIMILITARISTA. L’AZIONE CHE PAGA.

teulada

La giornata del 3 novembre a Teulada è stata caratterizzata dal fatto che l’azione determinata, organizzata e consapevole porta risultati positivi e incoraggianti. Lo schieramento repressivo usato per contenere la rabbia contro la Nato e la guerra, da scenari mondiali ormai prossimi, è servito a dare l’ennesima riprova che lo Stato dimostra, con forza, il suo asservimento alla logica della guerra imperialista e non accetta mediazioni o illusorie trattative istituzionali.

È stato chiaro fin dal primo momento quale livello di scontro avremmo dovuto affrontare. Tre pullman fermati, decine di macchine trattenute per ore, centinaia di compagni bloccati per l’identificazione in quei veri e propricheck point disposti lungo la strada di accesso al punto di incontro stabilito; insomma, i fogli di via, le denunce, gli avvisi orali di questi ultimi mesi hanno fatto da sfondo, mentre la predisposizione delle “misure di contenimento” del corteo hanno evidenziato l’obiettivo: impedire la partecipazione al corteo al maggior numero possibile di compagni, depotenziare la lotta e lanciare anche qualche messaggio qua e là. Un processo di criminalizzazione preventiva a tutto tondo, che spazia dall’intimidazione alle blandizie, dalla minaccia alle cariche e via … contrastando. Sì, perché, individuare, distinguere e differenziare buoni e cattivi per creare il vuoto attorno alle componenti più determinate, significa voler rompere compattezza e solidarietà all’interno di quelle aree che si stanno riconoscendo a vicenda e consolidando giorno dopo giorno; significa, in parole povere, dividere per imperare.

Non ci interessa la diatriba legalità o costituzionalità sull’operato del questore e dei suoi prezzolati, consapevoli che usano semplicemente la loro forza per supportare la loro posizione; forza che per alcuni momenti è stata messa in discussione dalla rabbia di una parte dei manifestanti verso la guerra e le sue ramificazioni. Non ci interessa perché è nella logica del conflitto che le parti in causa utilizzino le proprie forze per ristabilire una conquista o un risultato; loro hanno conquistato qualche foglio di via in più per i compagni e la gratificazionenell’usare il manganello nelle cariche, noi – per alcune ore – il poligono, impedendo, anche se per poco, che l’olio lubrificasse gli ingranaggi della guerra.

Ottocento persone hanno risposto alla chiamata contro la Nato organizzata dalla Rete no basi, per darsi appuntamento nelle prossimità del poligono di Teulada. Moltissimi giovani, donne, studenti, antifascisti, autonomi, comunisti, anarchici, anarco-femministe, pacifisti, indipendentisti e anche qualche gruppetto di nazionalisti (che per la stampa sono sempre numerosi ed egemoni) hanno caratterizzato l’andamento del corteo. Di nuovo, la lotta e l’azione antimilitarista di Teulada, così come quelle di Cagliari e Decimo, hanno marginalizzato le figure che fino a qualche anno fa imbastivano idiozie elettoralistiche o farraginose proposte referendarie, parlando a nome di un popolo che non rappresentano, figli dell’ideologia liberale e del partito dell’ordine. Sono personaggi che esistono solo nei giornali, i quali a loro volta hanno sempre bisogno di referenti o di figure inclini alla logica riformista e istituzionale, che nulla hanno a che vedere con la lotta e con la determinazione di queste importanti giornate.

Qualche tentennamento si è visto nell’ala più pacifista del corteo quando è stata divelta qualche recinzione per oltrepassare lo sbarramento dei blindati, che inizialmente volevano bloccare la manifestazione quasi sul nascere o quando non se l’è sentita di seguire la scelta di chi aveva preso la direzione verso il problema, ossia verso il poligono; ma comunque nell’insieme tutto il corteo è stato coeso e lo si è visto quando in qualche modo si è reagito compositi nell’affrontare gli uomini in divisa che volevano rincorrere il gruppo che si è defilato per poter raggiungere e conquistare la base. Crediamo che le diverse anime del corteo possano continuare a marciare insieme, ognuno col suo modo di esprimersi senza ostacolarsi nei propri propositi, per conquistare consapevolezza e determinazione partendo dal presupposto che si può fare e che l’azione nella lotta deve essere sempre presente, senza lasciarsi imbrigliare dalla logica del consenso a tutti i costi; azione per creare la contrapposizione politica utile per far emergere le contraddizioni latenti dell’esistente e  per portare risultati concreti, come è stato quello di fermare per alcune ore la Trident Juncture. Percorsi di rottura che col tempo e la pratica potranno accumulare forza e strategia.

Concludiamo queste brevi note con le parole di un compagno presente a Teulada:

Kilometri e kilometri, non vediamo l’ora, curve, frenate, discorsi e strategie. Non si arriva più. Tre ore di macchina, macinando strada, sigarette, incroci e rotonde. Fila di macchine e pullman. Pullman indesiderati fermi all’alt. Uno sguardo al cielo, forse piove cazzo, chi se ne frega se piove, questa merda va fermata, comunque. I boati di guerra si sentono in lontananza, gli elicotteri volano bassi, talmente bassi che ci arriva lo sputo … Si apre il bagagliaio e si danno i documenti, uno, due, tre volte … e boh cazzo non se ne può più. Si vede molta gente, giovani, donne, anziani, in scarpe da trekking perché non si sa mai, in carrozzina per chi non ha più volontà nelle gambe, ma una enorme idea in testa. Questa merda va fermata. Si cammina, si urla, si affronta il nemico. Si cammina, sempre, compatti, ci si guarda incuriositi, siamo tanti, si saluta perché quello lo conosco, si sorride con intenzione, gli occhi parlano da soli, perché insieme si può fare. Questa merda va fermata. Troppi sbirri, non importa, andiamo avanti senza guardarli, loro non lo sanno ma non esistono, continuiamo a camminare, cazzo c’è acqua dappertutto, la strada è troppo stretta se decidono di chiudere. Un guizzo, dieci, venti trenta, cinquanta, andiamo avanti, guardandoci le spalle, non si sa mai, parliamo di vigliacchi anche se non esistono. Fango negli scarponi, siamo stanchi, stanchi di tutto questo, i fenicotteri ci guardano, anche per loro questa merda va fermata. La vediamo in lontananza, mentre i suoni di guerra sono sempre più forti e fastidiosi, il cuore pulsa, scarica forza nelle gambe, scarica rabbia e tanto odio nella mente, in lontananza i compagni combattono con i vigliacchi che non esistono, andiamo avanti, la rete è vicina … cazzo questa merda la fermiamo davvero. Ancora qualche passo, oltre la rete si intravede lo stupro, l’indecenza in divisa; il buco si allarga, si lacera, si entra … cazzo. Dieci, quindici, ma siamo cento, mille, siamo tutti dentro e non si sente più la guerra, ma solo noi che ridiamo, sfottiamo, coniglio, vigliacco, infame, siete merda, qui e altrove, a foras. Arrivano stralunati, con la polvere, col casco, manganello, scudo e tanta vigliaccheria, ci provano, spingono, picchiano, ma noi resistiamo, ridiamo e sfottiamo ancora … I compagni, le compagne escono col sorriso, tanti abbracci … cazzo si può fare. La merda l’abbiamo fermata. Si rientra, un fenicottero alza la testa dall’acqua, sembra sorridere … Anche i fenicotteri se la ridono!

Gherra contr’a sa gherra bos fakimus…

Complici e solidali con chi ha subito la repressione nelle diverse giornate antimilitariste e antimperialiste.

Alcune soggettività presenti nel corteo del 3 novembre.

AZIONE DIRETTA CONTRO LE BASI – CAPO TEULADA 3 NOVEMBRE 2015 L’esercitazione NATO Trident Juncture 2015 bloccata dalla mobilitazione popolare

Corteo 3nov panoramica

La Rete No Basi né Qui né Altrove in un anno di duro lavoro si è proposta di inceppare la macchina bellica attraverso l’azione diretta contro la guerra e il militarismo. Crediamo sia importante agire, resistere, sabotare, sensibilizzare, informare e contro-informare. Abbiamo percorso migliaia di chilometri, di cui un centinaio a piedi, per incontrarci, per conoscere i territori depredati e per farli nostri. Abbiamo studiato, analizzato e sintetizzato innumerevoli pagine di documenti, per conoscere il funzionamento della macchina bellica, per poter trasmettere la nostra conoscenza e la nostra pratica di lotta in Sardegna e nel Mondo.
Tutto ciò ha contribuito a far crescere il movimento che il 3 novembre ha avuto il coraggio e la determinazione di fermare la più grande esercitazione Nato degli ultimi … anni!

Contro chi ha osato inceppare la macchina da guerra, si è scatenata repressione e disinformazione. Le forze dell’ordine hanno cercato di criminalizzare la Rete No Basi, portando il livello di scontro sul piano personale contro le e gli attivisti (sorveglianze speciali, fogli di via, avvisi orali); i vertici militari, dal canto loro, hanno cercato di minimizzare i risultati delle lotte per non riconoscerne l’efficacia.

Le anime del movimento antimilitarista sono diverse e molteplici, ma il traguardo raggiunto il 3 novembre è stato quello di ritrovarsi uniti in un’unica volontà: violare i divieti e riprendersi in prima persona quanto negato.

Contro la decisione del Questore di vietare una manifestazione è stato espresso un NO corale, affrontando una schedatura fascista fatta di check-point e perquisizioni pur di esprimere la propria opposizione alle basi.

Il NO lo hanno espresso quelle persone che arrivate al concentramento sono partite in corteo per riprendersi gli altri fermati in un posto di blocco. Come lo hanno espresso coloro che hanno deciso di violare i fogli di via, nonostante questa scelta comportasse l’essere allontanati con l’amaro in bocca, coscienti che i provvedimenti di polizia non devono fermare le lotte né in un modo né in un altro.

E ancora più volte NO quando la celere ha cercato di bloccare la manifestazione per non farla arrivare al perimetro del poligono, superando allegramente i grugni incarogniti delle forze dell’ordine, e nuovamente quando si è fatto da scudo umano per permettere a chi voleva raggiungere la base di varcare le reti e fermare l’esercitazione in corso.

Insieme si è gioito per la fine degli spari! Ma la giornata non era ancora finita, ancora insieme si doveva andar via, e così si è fatto.

Insomma il 3 novembre un unico chiaro obiettivo: liberarci dai militari. TANTI MODI, UN’UNICA LOTTA.

Un territorio militarizzato è di fatto un territorio occupato, i fogli di via e il divieto di libera circolazione sono l’ennesima dimostrazione di una vera e propria usurpazione.

Ci dispiace aver incontrato nel nostro tragitto persone preoccupate e impaurite da un possibile futuro senza basi militari, ci rammarica che l’unica fonte di sostentamento che sono in grado di immaginare siano gli indennizzi, ma questo dimostra che le basi militari tolgono dignità, creano schiavitù e siamo sicuri che la restituzione di un territorio non possa che arricchirlo.

Sulla stampa la Questura continua a minacciare future denunce, ma se i fogli di via e le prescrizioni non hanno fermato il corteo del 3 novembre, le denunce sicuramente non ci impediranno di rilanciare la lotta antimilitarista fino a quando le basi non verranno chiuse in Sardegna e nel resto del Mondo, fino a quando la terra non sarà nuovamente libera, fino a che i soldati e la guerra non troveranno alloggio né qui né altrove.

Rete No Basi né Qui né Altrove

Raccolta di scritti, contributi, pensieri sul 3 novembre IN AGGIORNAMENTO

Questa è una raccolta di scritti e contributi di vario tipo sulla giornata del 3 Novembre, vi chiediamo un aiuto per renderla il più completa possibile. Segnalateci attraverso i commenti link e testi da aggiungere. Buona lettura.

3 Novembre2015 una data che farò fatica a dimenticare , una giornata che rimarrà per sempre nel mio cuore. La giornata iniziò presto per me come credo per tante/i compagne/i ma il tempo scorreva veloce, ed in un batter d’occhio mi trovavo sul pullman, nell’aria si avvertivano emozioni contrastanti ,tra cori, battute ,discorsi e apprensioni. Il tragitto era ormai agli sgoccioli non sapevamo che benvenuto aspettarci ma ne avevamo qualche idea, e purtroppo le nostre fantasie non hanno tardato a manifestarsi , digos, ros e gli immancabili “ celerini “ si stagliarono dinanzi ai nostri sguardi come un pugno nell’occhio come sempre d’altronde , qualche losco(buffo) figuro iniziò il “travisamento” pensando d’ essere invisibile.Telecamere alla mano da una parte e dall’altra iniziano le discussioni , immancabili le chiacchiere a vuoto da parte degli sbirri su democrazia e legalità , ma noi tutti/e sapevamo chi cercavano , volevano quelli che poi vennero sopranominati “i ragazzi di Gibba” , o come venivano apostrofati dalla controparte “I fogli di via”. Quest’ultimi verranno presi dalle grinfie del nemico e portati fisicamente lontani dalle lotte ma non col cuore, non con la mente. Con l’amaro in bocca si parte, un pensiero di rivalsa continuo ormai attanagliava la mia mente mentre con lo zaino in spalla percorrevo la strada per raggiungere il corteo che tempo prima partì dal sit in/trappola per liberare i pullman dalla perquisizione/trappola . I capoccioni da li iniziano a fumare , non capiscono cosa sia questo sentimento che si manifestava nei volti delle persone e nelle loro pratiche, e si questi omuncoli ormai privi di ragione umana non sanno cos’è la solidarietà. Ho ancora i brividi al pensiero di quel patto che si è andato a stipulare, un patto di complicità sigillato con il bacio dei due striscioni che aprivano le teste dei due cortei contrapposti.A questo punto i questurini sempre più sbigottiti, non capendo l’alleanza tra quelli che loro definiscono “buoni e cattivi ” tentano inutilmente di fermare un corteo che non si è fatto intimidire ne da blocchi stradali ne da infiltrati vari. La svolta arriva davanti ad una strada bianca , una strada che per chi la conosceva palesava la tanto agognata speranza BLOCCARE LA TRIDENT. Una manciata di compagni/e dopo una concitata discussione si lancia all’arrembaggio , non sapendo realmente cosa si potesse trovare davanti , scalpitii agitati risuonavano nello stagno, ci si incoraggiava a vicenda , soprattutto dopo aver appreso che le/i compagne/i si azzuffavano con i soliti infami col casco blu. Il suono delle bombe era sempre più vicino , l’adrenalina saliva ,le reti si avvicinavano , in quello che io percepii come un secondo le/i compagne/i erano dentro , mentre fuori si continuava a far ciò che ci riesce meglio , tagliare le reti . E’ fatta pensavo , abbiamo bloccato la Trident , c’è chi piangeva (ma giurava il contrario) chi si abbracciava, e dopo pochi secondi un solo urlo si stagliò nel cielo ,nei nostri cuori ,nei nostri ricordi ,nella nostra terra ,nella storia :” NO WAR NO BORDER NO NATION “. Dopo il rilascio dei prigionieri di guerra il corteo parte per stringersi ai/alle compagni/e che fino a quel momento resistevano alle infami cariche. La celere ci seguiva, ma poi gli toccò passare tra le file dei tanti e delle tante e un coro partì, un coro che non ci stancavamo e non ci stancheremmo mai di scandire :”ODIO LA NATO LA.. LA.. LA..”. Il rientro in pullman fu più rapido del previsto , e il mio pensiero continuava ad andare ai “Ragazzi di Gibba” pensando alla loro triste sorte e che qualcuno se la sarebbe legata al dito , la rabbia contro gli sbirri intendo , ma anche l’invidia verso noi altri. Cari/e compagni/e ci saranno altri momenti per combattere, usando termini della parte ostile “Abbiamo vinto la battaglia non la guerra “ .

Un compagno evanescente.

Quando i limiti vengono valicati

Le reti dei poligoni sardi corrono per parecchi chilometri, solitamente nei posti più suggestivi della nostra terra. Ma queste reti non sono solide. Tantomeno invalicabili.

Gli assassini che si esercitano e i complici che li difendono, come più volte si è visto, non sono in grado di cucire le toppe necessarie ad impedire l’attacco di questi vastissimi territori.

La giornata del 3 Novembre ha raggiunto l’obiettivo di bloccare l’enorme esercitazione NATO Trident Juncture, in uno dei giorni di fuoco maggiori. Questo grazie alla determinazione di un corteo che, resistendo alle cariche della polizia da una parte, ha consentito dall’altra l’ingresso all’interno del poligono, riuscendo così a zittire i boati assordanti delle esplosioni.

Dopo un anno fatto di assemblee, sopraluoghi, tentativi di disturbo riusciti e non, si è arrivati ad una giornata di mobilitazione forse davvero di portata storica, che non solo ha interrotto un’importantissima giornata di bombardamenti della più grande alleanza internazionale ma soprattutto ha contribuito a innescare nelle menti dei più l’idea che le basi militari non sono inattaccabili, che i militari non sono degli invincibili eroi, che fermare i maledetti giochi di guerra è possibile.  E tutto questo senza dover chiedere il permesso a nessuno.

Gli sguardi determinati, i passi di centinaia di persone che si ostinavano a percorre strade infinite senza sentire stanchezza, i cori a squarciagola che scandivano tempo ed emozioni sono stati gli strumenti che quel giorno hanno liberato Porto Pino dalla guerra, dalla NATO e dalle autorità di stato che con la loro arroganza pensavano di vietare alle persone il solo avvicinamento al paese, creando un clima repressivo pesante e  facendo apparire noi come criminali e invasori indesiderati del Comune di Sant’Anna Arresi, perché potenzialmente efficaci.

Potenzialità che sempre di più si è rivelata, di fronte alle facce incredule di sbirri e finti pastori, una certezza.

Siamo noi ad aver bloccato la Trident, siamo noi ad averla bloccata più volte. Nonostante tutto, nonostante i fogli di via, nonostante i controlli e le minacce, nonostante i divieti del questore. Nonostante la paura di non riuscire ad arrivare fino alle reti. Ma quella paura si è dissolta nel momento in cui una strada sterrata, quella giusta, si è presentata libera ai nostri occhi. In quel momento il tempo si è fermato nella nebbia di un lacrimogeno, per poi riprendere il suo corso quando, tra abbracci, applausi e sorrisi, le bombe hanno smesso di tuonare.

Forse la questura di Cagliari pensava che spostando a Giba dodici persone, che hanno in ogni caso contribuito decisivamente alla riuscita di quella giornata, si togliesse il problema di dover gestire un corteo composto da “soggetti pericolosi”.

Ma il 3 Novembre siamo stati tutti dei soggetti pericolosi, preoccupanti ed efficaci.

Le reti dei poligoni sardi corrono per parecchi chilometri, sì, ma noi corriamo più veloci.

Con la speranza di risultare sempre più fastidiosi ai fautori della guerra.

 

Due sorelle che c’erano

Punti di svolta

Eccola, la Trident Junctur.

L’esercitazione militare Nato, in cui si preparano distruzione e morte di oggi e di domani, ma anche la gestione futura di ricostruzione del capitale, in allegra combriccola con Croce rossa e associazioni umanitarie non governative. L’esercitazione che permette di concludere affari d’oro alle industrie belliche che vendono agli stati dell’alleanza sempre più sofisticati strumenti di morte.

Eccola ora anche ai nostri cinque sensi, con le esplosioni in lontananza, i droni, gli elicotteri che si guastano in volo, il rombo degli aerei, le navi da guerra e i sottomarini parcheggiati nel porto di Cagliari.

Eccola nelle strade, nell’emergere di un apparato di controllo imponente, invadente.

Repressioni preventive, dalle richieste di sorveglianza speciale ai fogli di via, dai minacciosi proclami mediatici a questi imponenti check point, alle perquisizioni, alle minacce che ci accompagnano lungo la strada.

Però. Però si va, e siamo sempre di più. E il nostro modo di andare possiede delle qualità decisamente differenti da quelle dell’enorme nemico che combattiamo.

Qualità che chi passa la vita a prendere e a dare ordini non potrà mai capire, e che li rende, proprio per questo, vulnerabili.

La somma di uno più uno fa sempre più di due, se si parla di individui. L’essere insieme tante teste pensanti e determinate fa si che il risultato raggiunto sia incredibilmente più grande delle nostre più belle speranze. Perché c’è lavoro, passione, impegno, di molti ma mai troppi, dietro a quello che si manifesta, ma c’è anche il ritrovarsi su un piano orizzontale, in cui ognuno, con consapevolezza e determinazione, c’è e non segue, agisce e non imita, pensa e non ripete.

E poi chissà…

Sarà che devono essersi rilassati un po’ quando han portato via “quelli di Giba”, sicuri di essere a metà dell’opera, ma non sapevano che in realtà tutti loro sono venuti con noi, fin dentro le reti.

Sarà che son rimasti confusi da questa forma liquida che li attraversava, negandogli anche la sola testimonianza di esistenza. Come non ci fossero, come quel blindato di traverso, sulla strada per porto Pino, che si è smaterializzato nella sua minaccia assieme a tutti i loschi figuri schierati davanti.

Sarà che senza un capo non ne vengono a capo…

Sarà che di tutte queste svolte qualcuno deve averne percorsa una prima, che c’è chi ha visto partire un razzo di segnalazione già a mezzogiorno.

Sarà che non gli piace la campagna, perché quella stradina, e una voce “Di qua si passa!”, ma si potrà, ma chi lo sa, se non si prova… la strada c’è, ma saranno davvero così, diciamo, sprovveduti?

E via, passo dopo passo, la laguna bellissima, le nuvole della polvere delle esplosioni in fondo.

È lunga questa strada… chissà se ci porterà fortuna! Poi una voce, stanno caricando! Dove, da qui non si vede più, saran chilometri indietro… ma se caricano, vuoi vedere che ci arriviamo davvero…

bene, ora metto anche le vostre ali, compagni, ai miei piedi, e via, le reti sempre più vicine, un passaggio, un ponticello, non ci posso credere, cento metri le reti di fronte, dentro solo due mezzi dell’esercito e un carabiniere in motoretta, non è il momento di ridere, i piedi non toccano più terra e

come antilopi siamo solo slancio e tensione, “un buco, di là!” e uno e due e tre quattro, vai sorelle ritrovate… cinque sei sette otto, vai amici sconosciuti… ancora… STOP EXERCITATION! Terra libera tutti.. non ci posso credere… STOP EXERCITATION! Sparano ancora, per diversi minuti… Poi…

… non sparano più.

Abbiamo fermato la Trident!

Abbiamo interrotto la più grande esercitazione dell’alleanza atlantica degli ultimi decenni, e lo abbiamo fatto, in questi tempi difficili, solo con la forza dei nostri corpi e delle nostre idee.

In quel silenzio esplodono le grida di quel noi ormai così espanso, da chi sta fuori e da chi sta dentro quelle reti, ormai inutili, da chi sta attraversando la laguna, da chi ha resistito alle cariche, dai compagni fermi a Giba, da chi c’è ma non si vede.

Vi abbiamo fregato. Ce l’abbiamo fatta.

Mi giro, negli occhi di chi incontro una gioia e una soddisfazione che nessuno ci toglierà mai più.

Odio la guerra, odio la nato. Amore a tutti voi.

                                                                  Una delle tante antilopi

Il giorno in cui non distruggemmo nulla

Il giorno in cui non diStruggemmo nulla è iniziato all’alba. Due pattuglie ci aspettano sotto casa per notificare i fogli di via che evidentemente avevano urgenza di aggiungere al loro album. Belle foto ,le nostre, e tante parole a rievocare un passato ed evidenziare un presente di attivisti tramite le loro denunce. Poi le risate, il pullman con tanti cori di gioia e presa bene. Risate battute, prese in giro. Poi il blocco, al limitare del territorio di Sant’anna Arresi. Tanti celerini, finanzieri, digossini presi di peso dai peggiori film polizieschi degli anni 70.

La trattativa è lunga, ma con un passaggio agevolato dei pullman 12 di noi si passeranno la giornata a Giba, alla caserma dei carabinieri ad aggiungere denunce per la violazione di quei famosi,odiati e discussi fogli di via. Dal bus in cui ci caricano vediamo un corteo spontaneo che parte ed un fumogeno che si accende.

Il giorno in cui non distruggemmo nulla siamo andati verso un paese semi-sconosciuto con una scorta di celerini che almeno non erano al corteo, e quattro sbirri in borghese in una caserma piccola piccola,sotto lo sguardo curioso dei paesani di passaggio.

Ogni tanto telefonate dai compagni e dalle compagne , silenzi interminabili scandivano le ore passate a confermare la nostra identità in maniera ridicola davanti ad un carabiniere tremante perchè gli avevano detto, forse, che noi distruggiamo qualcosa, qualche volta.

Trasportati dal vento sentivamo gli scoppi delle bombe nel poligono, alla faccia nostra in mezzo alle risate sommesse dei celerini ben costretti a farci da guardie, poi le notizie sulle cariche, qualcuno sanguina, qualcuno ci ricorda di quanto sia vigliacca la polizia. Le nostre facce tristi durano poco, gli scoppi non si sentono piu’ e in quel momento una telefonata ci avvisa che alcune ed alcuni sono dentro il poligono e le esercitazioni sono state interrotte. La nostra gioia si alza nell’aria con i nostri pugni. Le telefonate si susseguono, i racconti anche. I nostri stomaci si chiudono perchè costretti ad assistere da lontano alla gioia, perchè oltre che con il nostro cuore sempre presente saremmo voluti essere li con braccia, corpo e gambe per correre incontro ad una lotta che ci assorbe e che ci ricorda che non siamo quelli dipinti come quelli che distruggono ma che costruiamo giorno per giorno con il nostro sudore, la nostra rabbia e tutta la forza che abbiamo.

Il giorno in cui non distruggemmo nulla ci siamo resi conto di aver costruito tanto con le assemblee, i giri , le chiacchiere, le botte date e ricevute, gli attacchinaggi e tanto altro e nell’amarezza di non esserci stati con il corpo ci resta la gioia infinita di essere stati con il cuore insieme a tutte le compagne ed i compagni a lottare per un’altra porzione di libertà.

Alla fine le bugie che escono dai nemici sono tante e negano ancora una volta la vittoria ma noi lo sappiamo e non ci stancheremo di dirlo che per un giorno abbiamo vinto noi.

A loro le parole che dedichiamo sono sempre le stesse : VOI BASI mentre NOI PIETRE, SORRISI, GIOIA, RABBIA ,PAURA, STRICIONI ,RISATE,SCONTRI, CORTEI.    VOI GUERRA è vero MA TRIDENT NON SEMPRE, SICURAMENTE IERI NO, NON IL 3 NOVEMBRE.

Alcune compagne ed  alcuni compagni di Giba

Il mio 3 novembre

Una giornata infinita, con poche ore di sonno alle spalle. Scelgo di partire con la macchina di “Risate e combattimento”. Si parte molto prima degli altri, non mi ricordo bene perché. Tappa bar, un bar che porta bene, perché lo rivedrò di sera, con una ragazza che dirà “Siete stati bravi, vi ho visto in tv. Anch’io una volta da bambina ho bloccato le esercitazioni, ma non lo sapevo di essere dentro la base, ero in spiaggia”

Primo posto di blocco, non ci ferma, il secondo, dei carabinieri, non ci ferma, il terzo della polizia ci ferma. Controllo zaini, macchina e documenti. Ovviamente la macchina di “Risate e combattimento” è stata tamponata e ha il cofano che non si apre. In qualche modo viene perquisita. Anche il quarto check point ci ferma, dopo duecento metri e ci riperquisisce.

Arriviamo al punto di concentramento, inizia ad esserci gente, ne arriva sempre di più. Appendiamo lo striscione “Nessuna pace per chi vive di guerra”. Sembra brutto e bruciacchiato, ma in tanti lo riconoscono. Anche qualcuna che da quello striscione si era dissociata. Poi si dev’essere riassociata, ma non l’ha detto. Comunque c’era. C’erano anche tutte e tutti quelli che avevano dato solidarietà contro i fogli di via. Aspettiamo gli autobus da Cagliari. Arriva la notizia che sono stati fermati a un posto di blocco e non li fanno ripartire se non si fanno identificare tutti. Viene fatta velocemente un’assemblea sul piazzale. Si decide che chi ha avuto un foglio di via e sta rischiando una denuncia per poter essere con noi, deve poterci essere. Si parte in corteo, in testa lo striscione bruciacchiato. Diverse centinaia di persone, camminano per circa sette chilometri per andare a prendere “i ragazzi”. Per due volte la polizia cerca di fermare il corteo, ogni volta si prosegue. Diverse persone guardano verso il cielo, aspettano di vedere un razzo di segnalazione rosso, dentro il poligono. Infine lo vedono, qualcuno c’è riuscito. Sono le 12,30 e la Nato smette di sparare per due ore, fino alle 14,30.

Intanto, ma lo scopriremo dopo, i 12 con il foglio di via vengono portati in caserma. Dagli autobus scendono “i ragazzi”, quelli senza foglio di via, ma con lo striscione “Contro le basi, azione diretta” e partono in corteo verso di noi. Qualcuno dice “Sembra S’Incontru, mancano solo i petardi” e gli striscioni si toccano. Si uniscono i cortei e si riparte, si torna indietro tutti insieme verso la base. Per tre volte la polizia in assetto anti sommossa cerca di fermarci. Molte donne tagliano per i campi e aggirano i blocchi. Perché stare su una stupida striscia d’asfalto? Più avanti il corteo si ferma. C’è una stradina laterale che potrebbe portare alle reti. Qualcuno lo dice al megafono e sintetizza le proposte. “ Se continuiamo dritti si torna al parcheggio, da qui si potrebbe arrivare alle reti e provare a interrompere questa esercitazione.

Questa esercitazione è la Trident, la più grande esercitazione della Nato dai tempi de Marconi.

Diverse compagne , molte giovanissime (qualcuna meno) e qualche compagno, iniziano a correre lungo il sentiero, nella laguna, tra i fenicotteri. Sempre più vicini i rumori della guerra, è artiglieria pesante. Non c’è più tempo per avere paura, bisogna correre. Si arriva alle reti, si entra. Vedo diverse camionette militari, i militari dicono alla radio “Cazzo sono dentro!Sono dentro il poligono!”.

Il primo slogan è “No war, no border, no nations, stop deportation”. Una signora “Perché non lo dite in sardo? E propone “Funti tottu puresciusu*”

Scendono i soldati, sono della brigata Sassari, quella che sta per essere spedita in Libia, i valorosi che si fregiano di un inno di merda, si coprono il volto. Un compagno viene rovesciato a terra e fotografato, una compagna viene strattonata, la madre s’incazza e urla al soldato che chiunque tocchi sua figlia dovrà vedersela con lei. Il soldato è armato e a volto coperto. Un altro soldato dice “Siete state fortunate a trovare me, un altro più nervoso vi avrebbe sparato. Dentro anche una compagna con due figlie giovanissime. “Signora, lei ha rovinato la vita delle sue figlie”. Non ho sentito la risposta, ma madre e figlie avevano un’azza* per nulla intimorita. Arrivano i fotografi e l’atteggiamento cambia. Due ragazzine, dentro il poligono, iniziano a fotografare a loro volta i soldati. Erano bellissime. Un uomo dall’esterno delle reti dice “Non mi va bene che ci siano quasi tutte pivelle* dentro, forza due dei nostri!” Da dentro e fuori parte il coro “Tutte pivelle!” Il poligono viene violato in più punti, solo alcune persone vengono identificate .Continua ad arrivare gente, girano un paio di tronchesi, ma ci si arrangia come si può, con assi di legno e qualunque oggetto trovato sul terreno. Arriva la celere e si schiera, la prima linea regge, almeno un po’, ma è solo un corpo a corpo, anzi corpo a scudo. Veniamo a sapere che ci sono stati scontri furibondi alle nostre spalle e che ciò che abbiamo fatto è stato possibile anche grazie a chi ha resistito a quegli scontri. Qualche testa bozzata, ecco a cosa servono i caschi.

Finiscono i rumori della guerra. L’esercitazione è stata di nuovo sospesa, sono le 15. Fuori dalle reti ci si abbraccia, qualcuno piange, qualcuna giura di non aver versato una lacrima. Abbiamo vinto. Abbiamo vinto. Abbiamo fermato la Nato. Ma non ce ne andiamo finchè non viene liberato chi è stato bloccato dentro.

Rientriamo piano attraverso la laguna, ancora più bella in controluce, raggiungiamo il resto del corteo che si è sopportato le cariche. Ci mettiamo ai margini del sentiero, la celere sfila tra noi a testa bassa, i cori: “Odio la Nato” e “Boom boom boom, le reti vanno giù, entriamo nelle basi così non sparan più”.

La sera festeggiamo al terrapieno di Cagliari e spariamo i petardi che c’erano mancati durante il giorno. Almeno oggi non si rinuncia a niente. Neppure domani, dai.

Una che c’era

(ma quanti chilometri abbiamo fatto?Venti mi dicono)

Il giorno dopo la manifestazione di Teulada contro la Trident del 3 novembre 2015.

Per “i ragazzi di Giba” perché la loro presenza-assenza ha cambiato i giochi, ha fatto partire il corteo vietato e tutti noi che eravamo lì abbiamo fatto quello che dovevamo fare.

Negli occhi ancora le immagini di ieri, una bella lunga giornata di lotta per la Sardegna, per le donne e gli uomini, per le bambine e i bambini sardi, per la PACE di tanti altri.

Nelle orecchie il suono dei cori, degli slogan, dei canti e della musica, in lontananza ma neanche troppo le esplosioni dell’esercitazione Nato, e poi…..le urla, il rumore dei manganelli, l’attacco e la difesa, la violenza gratuita contro il diritto di esprimere il proprio dissenso contro la guerra anche quella che ieri avveniva e si sentiva nel poligono di Teulada.

Negli sguardi conquista e sconfitta.

Conquista per i compagni che non hanno mollato mai, che hanno cercato il dialogo con le forze dell’ordine, che hanno camminato tanto per non disperdersi, che hanno creato ponti telefonici con i compagni fermati perché tutti comunque fossero lì a scavalcare, nel primo pomeriggio, quel ponticello per inoltrarsi il più possibile vicino alle reti, passo dopo passo con determinazione perché quello rimane l’obiettivo: FERMARE CHI FA LA GUERRA, e ci siamo riusciti.

Conquista che si leggeva, alla fine dell’attacco della polizia ,negli occhi dei manifestanti rimasti indietro, a bordo strada a sostenere, a urlare contro una violenza esagerata a sentirsi tutti colpiti comunque. Conquista di questa differente modalità di coinvolgimento, giovani e meno giovani, anziani alcuni ci siamo mischiati ieri, un gap generazionale grande e importante. Donne che non si sono tirate indietro che hanno fronteggiato gli agenti in tenuta da guerra perché tutti i ragazzi ieri erano loro figli. Che non si perda questa forza fra gioventù e “vecchiaia”, che lo scambio e la condivisione arricchiscano e i contrasti anche.

Sconfitta per tutto l’apparato di guardia messo ieri in bella mostra, polizia, carabinieri, guardia di finanza, erano moltissimi, a fare controlli ingiustificati e con modalità mai viste, che si spera non creino precedenti da reiterare. Sconfitta per non aver capito che gli organizzatori della giornata non sono mai stati loro neppure per un minuto, forse hanno rallentato i tempi, modificato il percorso, mandato qualcuno in gita a Giba ma non hanno spostato di un millimetro la volontà di chi era lì ieri. Sconfitta per non aver presidiato quel ponticello o forse per aver pensato ad una strategia d’attacco fallita nonostante le botte date senza ritegno e motivo alcuno, in effetti i compagni che si sono inoltrati nella campagna non hanno forzato posti di blocco o infranto divieti, hanno scavalcato il guardrail e camminato, tranquillamente, sconfitta doppia questa, fin ridicola.

Ieri sera , il tg3 nazionale ha dato la notizia, penultima dell’edizione delle 19, ma l’ha data, confermando l’ingresso nella base; i giornali locali invece poco spazio danno alla mobilitazione di almeno mille persone ma tutto si concentra sulla tensione e la carica, non è una novità, c’è sempre un padrone a cui si deve dar conto e altre visioni non sono possibili.

Oggi qualche coccio è da raccogliere, soprattutto per chi ha riportato ferite e lividi, per chi ha vissuto tutto da lontano perché non c’era o perché è stato allontanato, le riflessioni e l’analisi si faranno perché la giornata di ieri ha raggiunto l’obiettivo, ma soprattutto per capire come coinvolgere quelli che credono ancora in uno Stato che non tutela la nostra salute, la nostra sicurezza, il nostro futuro e impegna risorse preziose nello schieramento esagerato di forze dell’ordine per contrastare chi vuole la PACE. Quanto è costato ieri alla comunità tutto quell’andare venire di uomini e mezzi? Ci piacerebbe saperlo e subito dopo immaginare come impiegare tante risorse economiche in maniera diversa per dirlo a quei disoccupati che ieri alla rotonda di S.Anna Arresi se lo chiedevano, aspettando il corteo e pensando alle loro famiglie e al loro futuro.

Non intendiamo smettere questa lotta contro la guerra, per la pace in casa nostra, su una terra già troppo sfruttata militarmente, sarà un impegno che tenteremo in tutti i modi di mantenere vigile, attivo e condiviso da tutte le diverse componenti presenti ieri a Teulada, la diversità può diventare un’ulteriore risorsa su cui contare tutti.

Le donne del CSA di Iglesias che ieri erano a Teulada

Ci sono cose che mi regalano sorrisi. Il capo della digos che girovagava a fine manifestazione come un cane bastonato ad esempio. Oppure la figlia diciotenne di tua cugina che varca la recinzione della base e si prende la prima denuncia della sua vita. E sorrido immaginando suo nonno e mio padre che se la ridono lassù con un buon bicchiere di vino in mano. Poi sorrido se penso che oggi ho salutato tante persone. Le ho salutate con un abbraccio. Credo siano state più di una dozzina gli abbracci calorosi ricevuti quest’oggi. Poi sorrido anche perché le prime lacrime da lacrimogeni sono arrivate a 37 anni dopo 17 anni di cortei e militanza. E sorrido a come tutto l’apparato dello stato abbia dimostrato le proprie crepe ad iniziare dalla convinzione del personale di polizia impiegato. Mi viene da sorridere anche nel sapere che molti compagni hanno oggi visitato prima la caserma poi il paese di giba per la prima volta perché non voluti a sant’anna arresi e teulada. Insomma una bella giornata che lascia speranza dietro di sé. E poi la gioia di chi tutti i giorni lotta come un tempo riuscivo a fare io. Vederli stremati, alcuni pestati, ma felici. Avete tutta la mia ammirazione. La storia ci assolverà.                                                                      M.M.

Ringrazio di vero cuore Tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione No Tridend che si è svolta tra Sant’Anna Arresi e Teulada ;

Quelli che per motivi vari non hanno potuto partecipare ;

Quelli che sono stati confinati nel comune di Giba ;

Le compagne e i compagni della Rete “ No basi né qui né altrove “ con cui da più di un anno condivido manifestazioni , lotte e quant’altro ;

Il Comitato studentesco contro l’occupazione militare ;

Gli studenti dei vari Licei e istituti vari che hanno partecipato e che sono il nostro futuro ;

Gli attivisti del Cagliari social forum sempre presenti anche nei momenti più difficili ;

Le donne di tutte le età presenti che sono state la vera forza in più della manifestazione ;

Alla nonna che vive a Cabras che è arrivata davanti alle reti del poligono , a cui alcuni poliziotti al blocco de Is Pillonis avevano detto di tornare a casa dai nipotini ;

A  Samed un ragazzo di 18 anni con difficoltà deambulatorie che ha fatto tutto il percorso sterrato con me e mia moglie  ( almeno 4 km ) per arrivare davanti alle reti del poligono . Questo ragazzo l’ho ammirato per la sua caparbietà e convinzione delle proprie idee . Bisogna essere orgogliosi di questo ragazzo , credo che abbia tanto da insegnare a quei 4 deficienti “ pro basi “ che ci hanno fischiato all’altezza de Is Pillonis ;

Alle manifestanti e ai manifestanti che sono entrati dentro la base sapendo bene a cui andavano incontro . State tranquilli non vi lasceremo soli . Saremo solidali e complici ;

Le compagne e i compagni che erano presenti durante il parapiglia che c’è stato davanti alle reti del poligono .  Il tutto guidato dal solito e immancabile  vice –questore Rossi , che è riuscito a farmi perdere la mia proverbiale calma .

Infine Bubu il simpatico  cane di Angelo  che è stata la nostra mascotte nei molti chilometri percorsi .                                                                     A.T.

Reti tagliate, Trident juncture bloccata, giornata storica.

Ieri si è svolta quella che per molti è e sarà una giornata storica nelle lotte antimilitariste della Sardegna e non solo. E’ stata bloccata un’esercitazione militare della NATO, non una qualsiasi però, quella che la Nato stessa ha definito come la più grande dal 2002, e forse addirittura dal 1990. Per non trarre in inganno i lettori è giusto specificare che vista l’imponenza, l’esercitazione si è svolta in tre nazioni diverse, qui in Sardegna ne abbiamo avuto come al solito una discreta fetta.

Da mesi la rete No basi né qui né altrove aveva lanciato una mobilitazione per il blocco della TJ. La scelta della data del 3 Novembre per il grande corteo è stata presa durante il campeggio antimilitarista svoltosi a Cagliari il 9 10 e 11 Ottobre. Da quel momento l’unione di nuove forze alla costruzione della giornata ha dato una forte spinta, in particolare il Comitato Studentesco contro l’occupazione militare. Sono state fatte presentazioni in tutta la Sardegna, attacchinati migliaia di manifesti e fatte tante e lunghe assemblee, in un crescendo di partecipazione e entusiasmo.

In tutto questo la questura di Cagliari, con il suo neo-capo Danilo Gagliardi, non è stata a guardare. Prima e durante il campeggio si sono visti atteggiamenti e violenze sbirresche fuori dal comune, sono stati emanati 12 fogli di via per ragazzi e ragazze del continente, alcuni dei quali non erano mai venuti in Sardegna. Le attenzioni del questore sono continuate con l’avvicinarsi del corteo.

Il 28 ottobre sono stati notificati 3 fogli di via a tre compagn* cagliaritani, per tre anni da Teulada e Sant’Anna Arresi e per qualcuno anche da Decimomannu e Arbus. Il giorno successivo altri 6. La motivazione citata nel provvedimento era l’aver identificato queste persone nei dintorni del poligono di Teulada con “fare sospetto”. In realtà tutte queste persone sono state identificate dalla polizia militare (specifico corpo dei carabinieri) nei pressi della spiaggia di Porto Pino mentre studiavano i luoghi dove si sarebbe svolto il corteo, regolarmente comunicato… I colpiti promettono immediatamente la violazione collettiva dei fogli di via.

Ma non è finita, tre giorni prima del corteo il prode questore Gagliardi decide di vietare il corteo, lo comunica solo a mezzo stampa, e si dice disponibile a concedere un sit-in in un luogo da concordare. Questa decisione si trasforma in una scintilla che innesca un incendio di indignazione e solidarietà, che poi diventerà partecipazione.

Tutto il mondo dell’opposizione alle basi militari chiede a gran voce la concessione della manifestazione, e rivendica la violazione dei fogli di via. Il questore non torna sui suoi passi, concede solo un sit-in nel parcheggio di Porto Pino con tre pagine di prescrizioni. La sera del 2 viene indetta una fiaccolata contro la Trident di fronte all’ingresso della base di Teulada e contro le decisoni questurili. Gagliardi vieta anche quella, ma giustamente viene fatta lo stesso, e si trasforma in veglia, in attesa del corteo della mattina dopo.

Il 3 Novembre per qualcuno inizia molto presto, alle 6 e 30 carabineiri e polizia si presentano in una casa per notificare altri tre fogli di via, tre anni da Teulada e Sant’Anna Arresi e per uno anche da Decimomannu e Arbus.

Alle otto e mezzo partono tre pullman da Piazza Matteotti, macchine e macchinate convergono a Porto Pino da tutta la Sardegna. La s.p. 73 è presidiata dagli sbirri come se conducesse a Gaza. Quasi tutti vengono fermati e identificati, alcuni anche perquisiti, con la sola motivazione di recarsi in direzione del concentramento. I pullman vengono fermati sul limite amministrativo del comune di Sant’Anna Arresi, DIGOS e celere li accerchiano e iniziano a cercare i titolari dei fogli di via. Nel frattempo le persone giunte a Porto Pino dopo rapide consultazioni decidono di partire incorteo verso i pullman bloccati. Dopo lunghe discussioni i compagn* con il foglio di via vengono portati alla caserma di Giba, e vi rimarranno fino alle 17, avendo in omaggio la denuncia per violazione. Gli altri possono così proseguire, decidono di partire in corteo dal blocco e andare verso l’altro corteo che si era mosso verso la loro direzione.

Da qui in poi la cronaca non è scritta dalle stesse mani perchè i redattori di questo blog erano tutti fra “i ragazzi di Giba”. Scorrendo gli articoli sottostanti troverete i comunicati di solidarietà e articoli vari inerenti la giornata del tre il prima e il dopo. Alla prossima..

Ore 12.30. dai pullman parte il corteo.

Ore 13.00. il corteo viene più volte provato a fermare da schieramenti di celerini, che a volte decidono poi di spostarsi dopo le afone grida dei confusi dirigigenti di piazza, altre vengono semplicemte aggirati dai campi.

Ore 14.00 il corteo entra nella strada che conduce a Porto Pino.

Ore 14.45. Il corteo devia su una strada sterrata prima del bivio di Porto Pino in località is Brebeis, lungo lo stagno. La polizia nervosissima carica alle spalle. Vengono lanciati dei lacrimogeni, i manifestanti resistono. Diversi feriti. Ora il corteo spezzato. Il vice questore Rossi fuori di sé sbraita e minaccia arresti ma i manifestanti non rinunciano a proseguire

Ore 15.00. Alcuni gruppi proseguono verso il poligono, un folto gruppo resta nella strada sterrata mentre un altro troncone è fermo sulla strada asfaltata. La polizia ha difficoltà a controllare la situazione.

Ore 15.15. Almeno 20 manifestanti sono riusciti a tagliare le reti e a introdursi nel poligono! Altri gruppi li seguono. L’esercitazione è bloccata! Il grosso del corteo resta bloccato sulla strada asfaltata con la polizia massicciamente disposta sul bivio sterrato.

3 novembre striscione

Check point

La Questura non autorizza la manifestazione contro la Trident Juncture di domani a Teulada.
Risultato: Sant’Anna Arresi sotto assedio, nessuno può accedervi ed anche i residenti vengono fermati di malo modo per strada, vengono richiesti i documenti e vengono schedati. Porto Pino non è accessibile, chiunque viene allontanato. Non si hanno notizie del paese di Teulada.
da La Nuova Sardegna 02/11/2015

Servitù militari, la questura di Cagliari dice no al sit-in a Teulada

Vietato anche il corteo davanti alla struttura militare. La protesta degli indipendentisti dell’iRS

02 novembre 2015
CAGLIARI. Nessun sit-in, stanotte, davanti all’ingresso del poligono di Teulada e nessun corteo, domani, nei pressi della struttura militare. I divieti sono stati comunicati stamane dalla questura di Cagliari agli organizzatori della protesta contro la Trident Junction, l’esercitazione Nato che in questi giorni si svolge nel Mediterraneo e vede coinvolti anche il poligono nel Sulcis e la base aerea di Decimomannu.

«Possono manifestare dove vogliono perchè è un loro diritto», ha spiegato il questore di Cagliari Vito Danilo Gagliardi, «ma non nella spiaggia o nei pressi della recinzione e neppure, di notte, davanti all’ingresso del poligono in un piazzale non illuminato».

Il questore ha spiegato che l’esercitazione impone «divieti e prescrizioni» e quanto «negato ad altre realtà non può essere concesso ora». Confermato anche il foglio di via notificato a 12 componenti del Comitato studentesco che, nei giorni scorsi, erano stati notati mentre girovagavano vicino al poligono presumibilmente per organizzare la manifestazione di domani.

La protesta dell’iRS. Gli indipendentisti dell’iRS chiedono al questore di Cagliari di autorizzare la manifestazione di protesta contro la Trident Juncture in programma domani a Teulada. «Manifestare in maniera pacifica è un atto legittimo e democratico e non può essere impedito», affermano gli esponenti di «indipendentzia Repubrica de Sardigna» sostenendo che «la nazione sarda sta subendo un attacco unilaterale da parte dello stato italiano che, senza nessun accordo, sta bombardando l’isola». In una nota si sottolinea come il Comipa (comitato misto pariterico) si sia espresso ufficialmente contro lo svolgimento delle esercitazioni militari.

Non esiste attualmente un accordo ufficiale Stato-Regione che autorizzi questa esercitazione militare sulla nostra terra che si sta svolgendo in maniera illegale – si legge in una nota dell’iRS – oltre che illeggittima ma al contrario esiste l’ordine del giorno n.9 approvato all’unanimità il 17 Giugno 2014 da tutti i legittimi rappresentati del popolo sardo ovvero il consiglio regionale democraticamente eletto, che impegna la giunta regionale a porre la graduale dismissione di tutti i poligoni militari ed il loro superamento ed iRS invita il presidente Pigliaru a farlo rispettare. Gli indipendentisti chiedono che l’apparato militare italiano in Sardegna sia completamente smantellato per poi effettuare le bonifiche. Vogliono anche che sia quantificata l’entità del danno economico, sanitario ed ambientale che decenni di sperimentazioni belliche hanno provocato alla Sardegna. Un’operazione che «deve avvenire con l’apertura di un tavolo di trattative bilaterale Sardegna-italia che abbia come garante un organismo internazionale».

AGGIORNAMENTI:
da l’Unione Sarda
H:14:48 02/11/2015

 Trident Juncture, la Questura vieta la manifestazione davanti al poligono

Corteo vietato per domani, davanti al poligono di Teulada, ma anche la fiaccolata in programma stasera, per protestare contro l’esercitazione Trident Juncture, non è stata autorizzata.

È l’esito dell’incontro di stamattina in questura a Cagliari tra i rappresentanti dei movimenti pacifisti e la Polizia.

Dunque in serata non si potrà svolgere la fiaccolata davanti all’ingresso del poligono: questione di sicurezza, fanno sapere dalla Questura.

“Il diritto di manifestare è garantito”, ha ribadito il questore Danilo Gagliardi, “ma rispettando la legge, le regole e i livelli di sicurezza”.

No a iniziative “notturne”, no a cortei in movimento attorno al poligono durante le esercitazioni.

La tensione dunque cresce perché le associazioni e i movimenti antimilitaristi hanno annunciato che saranno ugualmente a Teulada.

COMUNICATI DI SOLIDARIETA’ CONTRO I FOGLI DI VIA

Comunicato di solidarietà dei Cobas Scuola

Cagliari 31.10.2015

AGLI ORGANI D’INFORMAZIONE

La Sardegna è attualmente sede della grande esercitazione Nato “Trident”, collegata ad altre basi militari dell’Europa meridionale, la più imponente esercitazione dalla caduta del muro di Berlino, che prelude a nuovi possibili scenari di guerra.

Ancora una volta la Sardegna viene sottoposta all’oltraggio dei bombardamenti di vasti territori senza risparmio di distruzione e inquinamento delle coste e del mare, a causa dei poligoni militari che lo stato italiano le impone. Tali operazioni militari non hanno subito tagli nel bilancio dello stato, ma si avvalgono di budget sempre crescenti, laddove le spese per l’istruzione, la salute, la difesa del territorio e del lavoro sono sempre più spietatamente tagliate.

A fronte delle espressioni di crescente dissenso, che passa attraverso numerose manifestazioni, si scatenano operazioni repressive che i Cobas giudicano pericolosamente limitative delle libertà fondamentali del cittadino.

Abbiamo preso atto che più volte, in occasione di cortei antimilitaristi, i manifestanti sono stati caricati e manganellati dalla polizia, e che la questura ha emesso provvedimenti arbitrari quali la sorveglianza speciale e i fogli di via volti a stroncare l’organizzazione del dissenso.

I Cobas esprimono la massima solidarietà alla lotta contro le basi militari e contro l’affermazione di un militarismo aggressivo che viola l’articolo 11 della Costituzione.

Altrettanta solidarietà rivolgono ai destinatari di queste forme di repressione antiliberali e antidemocratiche.

In previsione della manifestazione del 3 novembre a Teulada il questore di Cagliari ha emesso provvedimenti di restrizione della libertà personale a militanti e studenti appartenenti a comitati contro le basi militari ai quali è stato fatto divieto di fare ritorno ai comuni di Teulada e Sant’Anna Arresi per tre anni, pena l’arresto. L’accusa rivolta è di essere soggetti pericolosi “per la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica” perché trovati a camminare lungo la spiaggia di Porto Pino la scorsa domenica 25 ottobre.

Si direbbe che il più grande dispiegamento di forze armate Nato guardi con preoccupazione l’espressione del dissenso di cui evidentemente teme la capacità di dilagare e contagiare settori sempre più ampi dell’opinione pubblica. E’ curioso che chi ha l’incarico istituzionale di tutelare la salute, la sicurezza e la tranquillità pubblica viva come pericolosi dei cittadini che si battono per la smilitarizzazione e la salute del territorio, e non si preoccupi minimamente dell’effetto devastante proprio sulla “salute , tranquillità e sicurezza pubblica” delle esercitazioni militari.

I Cobas, presenti nella scuola pubblica e attenti al discorso educativo che vi si conduce, rilevano gli intenti propagandistici delle forze armate, che tengono conferenze nelle scuole in questo periodo, intorno al 4 Novembre, e si impongono all’attenzione di studenti e docenti tramite indicazioni ministeriali, Ufficio scolastico regionale e dirigenti scolastici, negando di fatto le prerogative degli Organi collegiali delle scuole. A tale proposito i Cobas osservano come il messaggio educativo non possa essere imposto dal governo e dagli uffici periferici dello stato in aperta contraddizione con le norme scolastiche che affidano le decisioni didattiche ed educative agli organi collegiali e ai docenti.

I Cobas ribadiscono le istanze di smilitarizzazione dei territori, drastico tagli delle spese militari, e i principi di pace convivenza solidale tra i popoli che devono essere alla base di qualunque pedagogia e impostazione educativa.

I Cobas rivolgono ai simpatizzanti e agli iscritti l’invito alla partecipazione alla manifestazione del 3 Novembre a Teulada e a tutte le iniziative contro la presenza della basi militari in Sardegna.

Per i Cobas Scuola Sardegna

Mariella Setzu

Antonella Piras

comunicato dell ‘USB

NO ALLA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO

NO ALLA TRIDENT JUNCTURE 2015

NO ALLA MILITARIZZAZIONE DELLA SARDEGNA

La Questura di Cagliari, in merito alla Manifestazione che si svolgerà davanti al poligono militare di Teulada il prossimo 3 Novembre, sta emanando fogli di via a carico di numerose persone, impedendo loro di potersi recare nei comuni di Teulada e Sant’Anna Arresi per un periodo di almeno tre anni. La motivazione di tale provvedimento, che fa riferimento ad una legge del periodo fascista , è che i destinatari delle restrizioni sono “da annoverare tra i soggetti pericolosi ……………., che sulla base di elementi di fatto si ritiene siano dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica.” Su questo assunto, noi pensiamo che siano altri e ben più pericolosi i responsabili, in primis il governo nazionale e tutte le sue diramazioni atte ad imporre le politiche dettate dalla troika (Ue-Bce-Fmi) e dalla NATO, che pur di salvare le Banche impongono la privatizzazione e la distruzione di tutti i servizi pubblici, impongono sacrifici ai cittadini con tagli alle spese pubbliche previste per scuola , l’educazione, la sanità e le pensioni e tutto ciò che che concorrerebbe alla coesione, al benessere e tranquillità pubblica da loro richiamata nei provvedimenti restrittivi. Per la nostra Organizzazione Sindacale, la SICUREZZA non è applicare mediante leggi bavaglio e fasciste che restringono gli spazi di agibilità democratici sanzionando le proteste sociali che disturbano i politici e i militari e intendono guastare gli affari miliardari delle lobbie’s guerrafondaie, imperialiste e colonialiste. Per noi la SICUREZZA dei cittadini, e pertanto la tutela dell’ordine pubblico, si deve misurare a partire da una prospettiva sociale come avere una sanità pubblica, una scuola ed una educazione di qualità, la garanzia per una pensione equa che permetta una vita dignitosa una volta che non lavori più, un reddito sociale minimo garantito per i senza lavoro, e un equo salario per i lavoratori dipendenti e la lotta vera alla corruzione e alla grande evasione.

Non pensino, “Lor signori” di impedire, con azioni restrittive e con la criminalizzazione del dissenso, delle lotte e del conflitto le legittime manifestazioni contro le criminali politiche sociali in programma a danno dei lavoratori e dei cittadini tutti,.

Per noi, i fogli di via emanati, altro non sono che il tentativo di criminalizzare il dissenso e la conflittualità che in tutta Italia, e in Sardegna in particolare, sta mettendo in piazza una forte mobilitazione contro queste manovre belliche internazionali denominate Trident Juncture 2015 a guida NATO, e che sta facendo pagare sopratutto ai sardi un prezzo rilevante in termini di occupazione militare e inquinamento del territorio, con risvolti negativi rilevanti per l’economia ma anche per la salute dei cittadini, visto l’alto aumento di morti dovute a patologie riconducibili all’inquinamento creato dai loro micidiali “giochi di guerra”

La USB promuove ed aderisce a tutte le azioni di contrasto alla guerra e esprime solidarietà ai compagni destinatari dei fogli di via.

Il 31Ottobre e il 3 Novembre

tutti a manifestare contro il

TRIDENT JUNCTURE 2015

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comunicato cagliari social forum

Al Questore della Provincia di Cagliari

Al Prefetto di Cagliari

Al Ministero degli Interni

e p.c. Alla stampa

Oggetto: Repressione

La caccia alle streghe si è scatenata: arrivano i fogli di via.

Veniamo a conoscenza che il Questore della Provincia di Cagliari ha disposto il foglio di via obbligatorio a carico di diverse persone.

Ne esaminiamo uno riprendendo alcuni punti significativi e sostituendo il nome e cognome con la parola LIBERTA’.

Motivazione:” lo scorso 25 ottobre,a seguito dell’allarme lanciato dalle vedette del poligono militare di Capo Teulada, LIBERTA’ è stata identificata e sottoposta a controllo di polizia in quanto………è stata osservata aggirarsi nel perimetro della base militare con comportamento sospetto mentre verosimilmente effettuava un sopraluogo in previsione delle prossime manifestazioni di dissenso inerenti l’esercitazione militare NATO Trident juncture 2015″.

Continua:

Ritenuto che LIBERTA’ è da annoverare tra i soggetti pericolosi indicati all’art.1 lett.c d.l 6 settembre2011 n.159 cioè tra coloro che,sulla base di elementi di fatto si ritiene siano dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sanità,la sicurezza e la tranquillità pubblica.”

Considerato che LIBERTA’…………non ha residenza nè lavoro nei comuni di Teulada e Sat’Anna Arresi e non risultano validi motivi che giustifichino la sua presenza in detti territori…….”

“Ordina: è fatto divieto a LIBERTA’ di fare ritorno nei comuni di Teulada e Sant’Anna Arresi per un periodo di anni TRE……….”

Siamo arrivati al grottesco:

LIBERTA’ passeggia di domenica nella spiaggia Porto Pino, come tante altre persone quel giorno, ed ha un comportamento ritenuto sospetto perchè osserva il perimetro della base.Forse effettuava un sopraluogo in previsione della manifestazione contro la trident?

E allora? Se anche fosse? Non siamo forse liberi di controllare il percorso che farà una manifestazione?.

E’ da annoverare tra soggetti pericolosi………” perchè guarda il perimetro esterno della base?

“Passeggia in un comune dove non ha residenza nè lavoro“. Siamo senza parole .

E’ proprio troppo!

La più grande esercitazione Nato con mezzi, uomini e armi da paura,con conseguenze devastanti per il territorio e per la salute della popolazione presente e futura, deve forse essere protetta anche dagli sguardi fatti dal di fuori della base e in giorno festivo? Siamo al delirio.

ADESSO BASTA!

Il 3 novembre osserverete “aggirarsi” tante persone con comportamento chiaro e limpido ma tutte contro la Trident e contro le basi.

Volete forse far pervenire il foglio di via a tutti i manifestanti?

Tutto questo ha un solo nome e anche voi lo conoscete:

sopruso – repressione – intimidazione – criminilizzazione del dissenso-fascismo

Cagliari Social Forum

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