DAI BANCHI ALLE DIVISE

riceviamo e pubblichiamo:

DAI BANCHI ALLE DIVISE

Breve riflessione sull’accettazione della repressione e della militarizzazione indotta dal sistema scolastico.

Siamo ad un punto morto. Ho visto sgretolarsi la conflittualità, l’ho vista volare via, lasciando spazio all’accondiscendenza, che come una graminacea ha infestato l’attitudine di noi studentesse, studenti e student.

La scuola, in quanto organo del mostro statale, ha giocato bene le sue carte. Questa istituzione è diventata letteralmente ‘una palestra per l’asservimento’ atta all’appiattimento della coscienza e del ragionamento al fine di legittimare le dinamiche repressive, militaresche e l’occupazione militare, che di giorno in giorno si fanno sempre più padrone di questo mondo.

Tutto ciò che accade nelle scuole non è altro che in funzione dell’immagine che la scuola stessa deve mantenere, i famosi ‘obiettivi da raggiungere’, il ‘dover finire il programma’, becero nozionismo puro, impartito agli/le student+ come carne da macello, secondo dei rapporti di forza professor+-student+ completamente sballati, simil padrone-lavoratore. Ci ritroviamo a dover rincorrere un ‘bene superiore’ (in questo caso il diploma/fine del programma, ma questo meccanismo è tipico sia della repressione con il benessere e la tranquillità sociale, sia del militarismo con la difesa e la supremazia), che giustifica qualunque sopruso e abuso avvenuto durante il raggiungimento dell’obiettivo, in nome di questo fantomatico traguardo che in qualche modo, secondo loro, ci ripagherà di tutto ciò che abbiamo subito e continuiamo a subire quotidianamente.

La completa mancanza di problematizzazione, critica e auto-critica dovuta all’infinito inseguimento degli ‘obiettivi’ ha portato noi student+ a non avere quel dubbio costante e
necessario per farci domande su ciò che abbiamo intorno e mettere in discussione tutti i retaggi e le imposizioni culturali che costantemente ci inquinano. L’apprendimento è rinchiuso tra mura di eternit.

Ci inseriscono forzatamente nel mondo del lavoro con stage e alternanza scuola-lavoro (spesso presso caserme o basi militari), abituandoci a essere sottopagat+ o peggio ancora non pagat+, creando i soggetti perfetti per alimentare il sistema capitalista e consumista, rendendoci parte attiva di esso (più di quanto non lo fossimo già in precedenza) contro la nostra volontà.

Siamo mess+ sotto torchio costantemente da griglie di valutazione e autovalutazione che ci impongono un malato senso del dovere, una nevrosi continua, funzionale a distruggere l’individualità del soggetto, annichilendo le potenzialità di ogni persona, piegandoci ai dettami della competitività malsana, la quale legittima qualunque azione in visione del fine, insegnandoci a poter sovrastare chiunque in nome di una meta  fasulla, che fondamentalmente non ci lascerà in mano nulla se non un foglio di carta timbrato.

Non è forse questo il tipico modus operandi repressivo? Il senso del dovere non è lo stesso che tiene vivo l’apparato militare? La competitività? Il famoso bene superiore e tutta la fabbrica di morte che viene alimentata in suo onore?
Tanto tra cinque anni è tutto finito‘, questa è la frase più comune che sento nei corridoi della mia scuola, come se abbassare la testa e resistere a questi ritmi collerici fosse solo una fase da superare.

È qui il problema.

Ci abituano ad arrenderci, a sopportare, a fare a meno del conflitto, facendo risultare ogni presa di posizione come controproducente e non conveniente, plasmando le nostre personalità in modo da accertarsi che tutto ciò che ci hanno imposto, tutti i limiti che ci hanno messo, il senso di arrendevolezza e la propensione alla servitù possa perpetuarsi nel tempo cercando di radere al suolo qualsiasi possibilità di insurrezione.
Ci hanno inaridit+, le scuole sono diventate caserme (oltre agli infiniti controlli polizieschi che subiamo in nome della legalità, suscitando negli/lle student+ ancora più ansia di quanta non ne abbiano già e normalizzando il controllo e la sorveglianza come pratiche completamente normali), ognun+ è diventat+ il carceriere di se stess+, ci siamo chiusi nelle nostre celle fatte di nozioni distruggendo la socialità e la solidarietà. È possibile pensare che tutto questo non avrà un riflesso nelle nostre vite e nel nostro
comportamento?

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