Odissea koronavirus, tra divieti, repressione e dipendenza.

Riceviamo e pubblichiamo:

Odissea koronavirus, tra divieti, repressione e dipendenza.

Nel caldo e siccitoso inverno 2019/20, con l’agricoltura in crisi nera e il peggioramento drastico e irreversibile delle condizioni ambientali; con le emissioni di CO2 in aumento, messe in evidenza dai giovanissimi che hanno riempito le strade solo qualche settimana fa; con il prezzo del latte rimasto alle stesse cifre di un anno fa, gli stessi padroni e stessi monopoli; con la repressione verso il movimento contro le basi militari (in cui continuano ad esercitarsi e ad occupare la terra sarda) e anti-militarista: ecco che dalla tv e dagli smartphone apprendiamo l’arrivo della pandemia del COVID19 detto Coronavirus, dalla Cina. Sarebbe dovuto essere prima un problema circoscritto all’altro ko de mondo, in Asia, cosa che avrà fatto scatenare i cani rabbiosi razzisti e il suolo italico sarà il primo al mondo a vietare l’atterraggio a chi arriva dal paese ex di Mao e dei limoni, ora potenza industriale più inquinante del pianeta…

Ma che succede? Qualche contagio nel LombardoVeneto, proprio dove c’erano appena stati dei quasi-linciaggi contro i “mangiapipistrelli” e grande show di paranoia e panico governativo. Sembrava che tutto si sarebbe risolto con una mascherina, anzi no, dietrofront, mascherina, sola, non basta, anche perchè non si trovano. Facciamo che si chiudono le scuole, le università e le biblioteche, ma si vietano anche le attività culturali, le manifestazioni politiche e sindacali, la manifestazioni dell’8 marzo, e si sta lontani almeno di un metro. Non ci si deve baciare, non solo tra gay ma anche tra eterosessuali, questa volta la legge vale per tutti, anzi neanche ci si stringe la mano…ci avranno pensato, ma deve essere sembrato contro la legge Mancino rispolverare il braccio teso.

Proposte? Chiudere le chat di incontri, vietare assembramenti con più di tre persone (se no scatta il 270), chiudere circoli, sedi, centri sociali, vietare concerti soprattutto se death-metal, non venisse a qualcuno l’idea di sgozzare pipistrelli pure quì… in pochi si lamentano ma vengono tacciati di disfattismo e anarchismo, i più si fidano della tv e del cellulare: qualcosa bisognerà pur fare… chiudiamo tutto, tutti a casa a riposo e ciccia! Ma non è proprio così: perché se da una parte sbarrano le porte alla cultura e alle manifestazioni di strada e di piazza, culturali, politiche e sindacali, di contro restano aperti i luoghi di produzione e di consumo: le fabbriche, le aziende grandi e piccole, gli esercizi privati, bar, ristoranti, gli hotel, i market e i centri commerciali (sono più affollati che mai).

Pandemia o no, l’economia deve continuare! Il tutto condito dalla presenza di polizia, carabinieri e altri corpi del controllo e della repressione. Le carceri restano aperte in entrata, cioè si continuano ad arrestare i poveri, i consumatori di sostanze, gli antisistema, insomma come sempre, ma sono chiuse i portoni agli amici e ai familiari dei detenuti: i carcerati sono isolati e loro sì davvero potrebbero essere a rischio in caso di contagio. Ci si poteva aspettare forse un decreto svuotacarceri, e invece hanno pensato solo ad isolarli e reprimerli ulteriormente. Si è visto, infatti, da Salerno a Modena, cosa succede quando la disperazione esplode, scoprendo la rabbia e la forza.

Il virus si estende anche al sud, ormai ci si sta cagando sotto anche in Europa.

Ma qui in Sardegna che succede? Abbiamo ancora una volta evidenziato la nostra completa sudditanza allo Stato Italiano, trattati come al solito come un’altra delle loro regioni: nessun potere decisionale, nessuna autonomia. E sì che in quanto isola, almeno questa volta, avremmo potuto evitare che il virus arrivasse sin qui. Ci sarebbe stato tutto il tempo di organizzare un cordone sanitario, nel periodo dell’emergenza, ma ci si è legati al carrozzone politico, ideologico, nonché sanitario dello Stato centrale. Nessuna decisione, ma neanche proposte da parte dell’amministrazione regionale, comunale, dalla politica, dai sindacati, molto poco anche da parte dei gruppi autonomisti, federalisti e indipendentisti, come pure il Movimento ha detto poco o niente…

Immancabilmente ci si è allineati alla politica continentale, mettendo in campo una ordinanza tardiva e limitata. Chiudere i porti e gli aeroporti in entrata sarebbe stato un mezzo che anche Paperino avrebbe potuto pensare: una misura autarchica? Forse, ma anche un’occasione di difenderci e differenziarci, ovviamente nessuna chiusura…anzi pare che molti dal Lombardo-Veneto stiano prenotando e comprando case vacanza, case in città e in campagna in Sardegna. Ci si dovrà arrabbattare tra un tessuto sociale ed economico in crisi nera e completamente dipendente, un sistema sanitario (ooops! azienda sanitaria!) che dovrà fare i conti con anni di privatizzazione e clientele, con la chiusura di presidi ospedalieri a fronte di un’incidenza tumorale elevatissima, tra malattie endemiche e sindromi di Quirra, i malati di Teulada, i tumori di Sarroch, tra i fanghi rossi…. e al policlinico non distribuiscono le mascherine, i dispencer igienizzanti sono vuoti, il personale medico e paramedico è oberato di lavoro e fa turni da massacro. Come direbbe un caro allenatore di basket, lo schema di oggi è il “dai e spera“.

Odi di Marzo

(CA, 8-3-2020)

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