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Paolo Pachino, di ritorno dalle YPG, arrestato a Torino.

PAOLO PACHINO LIBERO!
Paolo Andolina, conosciuto come Pachino, questa mattina si e costituito alla questura di Torino insieme all’avvocato e da li e stato condotto al carcere delle Vallette.
Su di lui era stato emanato dalla procura di Torino, un mandato di arresto, dopo aver violato a marzo le misure cautelari per ritornare nel Nord della Siria, tali misure lo obbligavano a firmare quotidianamente alla caserma dei carabinieri, per gli scontri del 31 Dicembre davanti al carcere delle Vallette, per quella serata il 12 Ottobre c’è stata la sentenza di primo grado.
Da parte dell’avvocato sono stati richiesti per Paolo Pachino i domiciliari e tra qualche giorno il tribunale si pronuncerà se concedere o meno i domiciliari.
ecco il suo comunicato: Continua a leggere

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Parole sui muri

Camminando per la città, ci si può accorgere che i muri parlano.

Questi, ad esempio, parlano forte e chiaro.

Spagna – Manifesto delle manifestazioni antirazziste dell’ 11 novembre

Ripubblichiamo da: https://hurriya.noblogs.org/post/2018/11/05/spagna-manifesto-manifestazioni-antirazziste-11-novembre/

Traduciamo il Manifesto di convocazione delle manifestazioni contro il razzismo istituzionale previste a Madrid e in altre città della Spagna per l’11 novembre. Si tratta di una manifesto e di una mobilitazione promossa da collettivi di persone razzializzate. I contenuti critici del testo, la messa in discussione del “privilegio bianco”, la denuncia dell’atteggiamento antirazzista eurocentrico e paternalista che silenzia  e vittimizza le persone che subiscono il razzismo istituzionale sono inusuali in Italia. Proprio il giorno precedente, a Roma si terrà una manifestazione nazionale antirazzista e contro il governo. Non si può non notare come nella piattaforma di questa manifestazione non si parli dello strutturale razzismo istituzionale, di libertà di movimento, del regime delle frontiere, dei campi di concentramento detti CPR , dei lager in Libia. Nel testo non si esprime solidarietà e supporto a chi è sotto processo o paga con la galera per essersi ribellato nei CPR, negli hotspot e centri di accoglienza, a chi lotta nei ghetti e tendopoli di stato. Non si accenna nemmeno una volta ai controlli, retate, rastrellamenti, che avvengono ogni giorno nelle strade e nei luoghi dove vivono le persone razzializzate. L’assenza di questi temi non sorprende, perché, come affermano le persone che hanno dato vita alle rete che organizza queste manifestazioni “tutto questo razzismo istituzionale e strutturale è rivolto contro di noi. Sono i migranti che sono colpiti dalla violenza delle leggi razziste, sono le persone razzializzate che sono rinchiuse nei ghetti, che vengono criminalizzate e tutelate infantilizzandole, a cui viene negato il diritto di voto nonostante risiedano qui , ai musulmani/e, che sono strumentalizzati oggi per esercitare un maggiore controllo sul resto delle comunità, che vengono criminalizzati, che vengono fermati per strada o nella metropolitana dopo che un attacco terroristico è accaduto qui o centinaia di chilometri, che sono segnalate nelle aule; partendo da questo, rivendichiamo il diritto di guidare le nostre lotte. Dovremmo porre fine al complesso industriale del salvatore bianco. Questa sindrome filantropica eurobianca “che mira a salvarci”, parlare per noi e mettere sotto tutela le nostre lotte. Questo gesto di infantilizzazione è un gesto razzista, ed è portato avanti da molti gruppi bianchi, dalla sinistra o dalle ONG – può essere con buone intenzioni – ma che però mira a toglierci autorevolezza come soggetti politici. Questa è una marcia che nasce dalla propria pelle. Ciò significa che siamo noi che viviamo quotidianamente situazioni razziste, siamo noi che attraversiamo le frontiere e affrontiamo l’impalcatura degli ostacoli presenti nelle istituzioni e nelle leggi che compongono questo stato, chi meglio di noi può organizzare questa lotta?”. Continua a leggere

Cronaca di un picchetto anti sfratto

Oggi in via Baccaredda si è tenuto un picchetto antisfratto contro il tentativo di sgombero da parte di AREA : l’ente regionale che si occupa di alloggi che vorrebbe riappropriarsi di un appartamento occupato da qualche anno.

Ai danni dell’occupante ragazza madre è in piedi un progetto di sfratto che ormai va avanti da 5 tentativi di accesso. Ormai sembra consolidata la pratica degli ufficiali giudiziari di presentarsi con al seguito una o due pattuglie ed in questo caso ne sono piovute dagli antri della questura ben 3.

Insieme all’ufficiale giudiziario ed alle solerti guardie si è presentato un signore con polo ed occhiali scuri che, dopo diverse insistenze, si è palesato come medico della ASL ed ha certificato che la sfrattanda fosse nelle idonee condizioni di salute per essere sbattuta fuori di casa.

Gli sbirri hanno tentato, senza successo e forse con qualche denuncia, di forzare l’accesso perchè a loro dire avrebbero voluto “verificare le condizioni” ma i solidali del Movimento di Lotta per la casa presenti hanno impedito il loro ingresso con qualche strattone.

L’ufficiale giudiziario ha quindi convocato la Digos e fatto mille telefonate per poi concedere un rinvio al 22 novembre.

Continuano così i tentativi di AREA di riappropriarsi degli immobili occupati attraverso mille sotterfugi : dall’invio dei medici, alla presenza dei funzionari dello stesso ente e degli avvocati di parte trasformando così i picchetti in un braccio di ferro continuo con questi abbietti figuri.

la presenza di solidali è stata fondamentale per evitare lo sfratto e la contrapposizione attiva sembra , per ora, una pratica vincente nel momento emergenziale dello sfratto.

Servirebbe una riflessione per variare le pratiche e spiazzare la repressione.

La casa è di chi l’abita.

Is arenas, un’insolita protesta

I sindacati di Polizia Penitenziaria segnalano un’insolita protesta nella casa di reclusione di Is arenas nei pressi di Arbus. I secondini da diversi giorni si autoconsegnano nell’istituto di pena rifiutandosi o comunque tardando il rientro a casa.Questo per denunciare le condizioni di lavoro pessime e causa di tachicardia, pressione alta e malori, stando agli agenti.

Le guardie così hanno pensato bene di restare nel luogo di lavoro che gli causa tanti malanni oltre l’orario d’impiego per fare pena alle istituzioni o forse come una lenta forma di suicidio.

I sindacati tuonano : Mangiamo panini o facciamo cene improvvisate ed anzi ci rifiutiamo pure di andare a mangiare alla mensa così ci ascolteranno e inoltre hanno tolto anche la navetta dall’istituto al paese. Anche questa è una mossa molto astuta che non puo’ far cadere nel silenzio la protesta, o forse no?

Ma i secondini non hanno tenuto conto che anche le istituzioni di fronte a tanta idiozia tacciono e così nessuno gli da retta.

Possiamo solo auspicare per loro una diserzione collettiva oppure che cuociano nel loro brodo, sempre che se lo portino da casa visto che alla mensa non ci vanno.

fuoco alle galere.

 

FOGLIO DI VIA, UN INSOLITO SALUTO

Il 19 settembre un nostro compagno, mentre lasciava l’isola, è stato raggiunto dalla Digos che , non volendo dimostrarsi maleducata nell’essere avara di saluti, gli ha consegnato un foglio di via da Cagliari e provincia per un periodo di 3 anni.

Il provvedimento è datato 28 Giugno, quindi la polizia è stata paziente come un avvoltoio nella consegna del provvedimento. Forse non gli andava l’idea di rovinare l’Estate al nostro compagno oppure chissà.

Le motivazioni sono racchiuse in un elenco di denunce e anche nella curiosa motivazione di essere stato ospitato da figure dell’anarco insurrezionalismo isolano non meglio precisate.  Ovviamente sono presenti le sempre ridicole supposizioni circa il non avere “gravi motivazioni che giustifichino la sua presenza sul territorio” e da li che la conseguenza sia che :  se sei ascrivibile ad una determinata area politica e vieni in Sardegna lo fai per commettere atti illeciti. Alla faccia della propensione al turismo.

Magari chissà, il nostro compagno lavorava qua, magari era semplicemente un turista attento della fauna degli stagni oppure era semplicemente qua perchè abbiamo un mare molto bello, ma la questura non ha orizzonti ampi e quindi conta cio’ che pensi e non cio’ che fai. Così con l’instancabile Digos ,come ha già fatto piu’ volte in occasioni di cortei o iniziative o anche semplicemnte per il gusto di farlo, commina il foglio di via.

Questi provvedimenti mirati a tutelare il mitologico “ordine pubblico” sono solamente dei tentativi di spezzare le lotte, di isolare anche i semplici rapporti e criminalizzare la sola presenza in un determinato territorio.

I fogli di via sono una pratica a costo zero che ricordiamo è stata utilizzata al corteo di Teulada ed a tante altre iniziative. Sempre piu’ si sente la necessità di una solidarietà forte ed organizzata per far fronte comune contro questi attacchi.

Al nostro compagno va la nostra solidarietà ed un forte abbraccio.

Alla questura il nostro solito ma imperterrito odio.

Per chi suona la campanella

Al carcere di Massama la campanella non suona per ora.  La scuola non apre i battenti per i detenuti, mentre nelle carceri sarde sarebbero iniziati i corsi previsti, nel carcere oristanese il direttore giustifica il blocco scolastico con la dicitura “gavi motivi” senza specificare quali essi siano. I detenuti dimostrano il loro disappunto anche perchè significa ritardare corsi già iniziati o difficoltà nell’intraprendere un percorso scolastico.

Nelle carceri sarde negli ultimi tempi la tensione sembra piu’ alta. Si contano diverse aggressioni ai secondini e le condizioni di vita sono sempre piu’dure. Il sovraffollamento sopratutto nei periodi estivi rende la vita nelle carceri sempre piu’ difficile e sicuramente le angherie di sbirri e direttori non addolciscono la pillola. Dal canto loro i sindacati di polizia continuano una litania ormai giornaliera per rinforzare il personale e addirittura si lanciano nel marasma delLe proposte chiedendo il trasferimento dei detenuti “fastidiosi”. L’autorità si sa, non sopporta voci contrarie.

Nel fantomatico discorso sul reinserimento sociale e sulla rieducazione che sottende al carcere sono palesi le falle. L’illusione che il carcere sia un luogo da cui uscirne migliorati è solo nella mente delle fate e dei folletti dei boschi. La sospensione delle attività come quella scolastica a Massama, o nell’accesso premiale alle attività extra si riscontra un sistema basato solo sulla coercizione fine a se stessa perchè altrimenti, vista l’importanza che viene data a queste attività, non basterebbe certo il prurito di un direttore a sospenderle, anzi.

Il carcere resta sempre un luogo di tortura, resta sempre un sistema da abbattere.

SEGUIRANNO AGGIORNAMENTI

SOLIDARIETA’ CON I COMPAGNI ACCUSATI DI 270 BIS

Il 15 Settembre il DDAT del tribunale di Cagliari ha fatto scattatare un’operazione di “antiterrorismo” fra Cagliari e Nuoro.

Perquisizioni e sequestri di passaporti e materiale vario per chi a detta degli sbirri sarebbe un cosiddetto foreign fighter e coloro che sono indagati come complici.

L’accusa è quella di essere andati a combattere in Kurdistan nelle file dell’YPG, le unità di protezione del popolo curdo, poco importa se il nemico principale contro cui queste combattono sia l’ISIS, il problema per sbirri e magistrati nostrani è che il PKK è inserito nella lista nera dei gruppi terroristici e l’YPG venga visto come una costola di esso. Quindi terroristi.

Al di fuori delle accuse e delle speculazioni intellettuali della repressione, quello che ci interessa notare è che in seguito a questa indagine si sia palesata la volontà di accusare i compagni indagati secondo l’articolo 270-bis del codice penale: associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Una vecchia conoscenza per i compagni sardi e non.

Le costruzioni degli organi repressivi sono sempre altisonanti e fantasiose ma la pesantezza di un’accusa del genere significa ben altro.

La lotta che da anni viene portata avanti in Kurdistan è una delle esperienze più interessanti esistenti al mondo, seppur fra mille difficoltà e contraddizioni è un tentativo reale di opposizione al capitalismo e alle logiche di potere e mercato degli stati occidentali e mediorientali, fatto di guerriglia e autogestione.

Un’indagine fatta con questi presupposti è palesemente un deterrente per chi volesse intraprendere la stessa strada, un’intimidazione verso chi si stava organizzando per partire, un chiaro attacco alla solidarietà internazionale che da sempre è un nemico scomodo per gli sfruttatori.

Una volta di più si conferma come non conta tanto quello che fai, ma quello che pensi. La guerra al terrorismo dell’ISIS va bene solo se la fai con una mimetica di un esercito regolare, se fai parte di una milizia autorganizzata di una nazione non riconosciuta sei anche tu un terrorista, un nemico da reprimere, questo è il significato delle indagini di ieri.

Un simile attacco a chi porta la solidarietà, non solo con parole, ad una causa che ritiene giusta, mettendo a rischio la propria vita e mettendo in discussione gli aspetti della propria vita, non puo’ che suscitare la nostra rabbia.

Rispondere a questi attacchi significa far sentire la nostra vicinanza a chi viene colpito dalla repressione e costruire una solidarietà sempre più forte.

Solidarietà ai compagni accusati di 270-bis. Odio contro la repressione e lo sfruttamento in ogni loro forma.

    Cassa antirepressione sarda

Pubblicato l’opuscolo sulla RWM ‘Nessuno Scrupolo’

L’antimilitarismo non è solo uno dei modi più sinceri e diretti per esprimere solidarietà con chi viene massacrato in Paesi lontani. Lottare contro il comparto bellico-industriale è lottare contro i nostri stessi nemici, contro chi ci sfrutta, chi ci controlla e tenta di decidere delle nostre vite, chi distrugge il territorio in cui viviamo, chi cerca di creare un mondo a misura dei ricchi e dei potenti. Non stiamo parlando solo di remote organizzazioni internazionali, ma di aziende, basi militari, università, reti, muri, mezzi, persone con cui spesso condividiamo lo stesso territorio.

Provare a ostacolare la fabbricazione di ordigni non è impossibile. Secondo noi l’angolo di attacco più efficace è quello del profitto, nel senso di rendere la produzione meno agevole e quindi più costosa.

Peraltro agire sull’indotto della fabbrica permette ad ognuno di scegliere il tipo di intervento che più gli è congeniale. L’azione diretta in tanti o in pochi, di giorno o di notte, costituisce sempre e comunque un piccolo passo verso la liberazione dall’industria di guerra.

I nostri nemici, siano essi una fabbrica di morte o le ditte con essa complici, hanno sedi fatte di reti e cemento, possiedono veicoli e macchinari, impiegano decine di persone e vorrebbero salvaguardare un’immagine pubblica il più possibile edulcorata dagli orrori di cui sono responsabili.

Attaccarli è possibile, in molti modi, tanti quanti la fantasia di ognuno può immaginare.

Scarica l’opuscolo Nessuno Scrupolo, a cura di compagne e compagni di Cagliari.

La questura scrive sopratutto d’Estate

La questura cagliaritana ha ormai da anni un oscuro rituale : all’inizio della stagione estiva inizia a mandare provvedimenti o letterine di vario tipo alle compagne ed ai compagni.

Gli argomenti sono ogni anno i piu’ disparati : dagli avvisi orali, alle richieste di sorveglianza , ai fogli di via piu’ denunce e amenità varie.

Anche quest’anno per non smentirsi arrivano le letterine. A circa una decina tra compagne e compagni è arrivata o e’ in arrivo l’avviso di conclusione indagini per l’ingresso arbitrario all’interno dei confini militari del poligono di Teulada del 3 Novembre 2015.

Nell’occasione l’ingresso cosiddetto arbitrario fece interrompere le esercitazioni della piu’ grande esercitazione NATO considerando i vent’anni precedenti : la TRIDENT JUNCTURE.

Una grande esercitazione congiunta tra le forze armate nazionali e del blocco NATO comprensiva di aspetti puramente pratici di guerra simulata e di tempi di reazione nelle situazioni di conflitto.

A rovinare i giochi di guerra però si mobilitò un grande numero di persone che riusci’ con astuzia e determinazione ad entrare nel poligono.

Nonostante il periodo poco proficuo da un punto di vista delle lotte, non possiamo che auspicare altre 10,100,1000 giornate come quella o come altre in passato dall’11 giugno a Decimomannu o ai cortei a Capo Frasca.

Per le lettere questurili seguiranno aggiornamenti, per le lotte non resta che guardarsi dentro e scoprire quanta rabbia possiamo ancora dare.

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA