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SOLIDARIETA’ CON I COMPAGNI ACCUSATI DI 270 BIS

Il 15 Settembre il DDAT del tribunale di Cagliari ha fatto scattatare un’operazione di “antiterrorismo” fra Cagliari e Nuoro.

Perquisizioni e sequestri di passaporti e materiale vario per chi a detta degli sbirri sarebbe un cosiddetto foreign fighter e coloro che sono indagati come complici.

L’accusa è quella di essere andati a combattere in Kurdistan nelle file dell’YPG, le unità di protezione del popolo curdo, poco importa se il nemico principale contro cui queste combattono sia l’ISIS, il problema per sbirri e magistrati nostrani è che il PKK è inserito nella lista nera dei gruppi terroristici e l’YPG venga visto come una costola di esso. Quindi terroristi.

Al di fuori delle accuse e delle speculazioni intellettuali della repressione, quello che ci interessa notare è che in seguito a questa indagine si sia palesata la volontà di accusare i compagni indagati secondo l’articolo 270-bis del codice penale: associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Una vecchia conoscenza per i compagni sardi e non.

Le costruzioni degli organi repressivi sono sempre altisonanti e fantasiose ma la pesantezza di un’accusa del genere significa ben altro.

La lotta che da anni viene portata avanti in Kurdistan è una delle esperienze più interessanti esistenti al mondo, seppur fra mille difficoltà e contraddizioni è un tentativo reale di opposizione al capitalismo e alle logiche di potere e mercato degli stati occidentali e mediorientali, fatto di guerriglia e autogestione.

Un’indagine fatta con questi presupposti è palesemente un deterrente per chi volesse intraprendere la stessa strada, un’intimidazione verso chi si stava organizzando per partire, un chiaro attacco alla solidarietà internazionale che da sempre è un nemico scomodo per gli sfruttatori.

Una volta di più si conferma come non conta tanto quello che fai, ma quello che pensi. La guerra al terrorismo dell’ISIS va bene solo se la fai con una mimetica di un esercito regolare, se fai parte di una milizia autorganizzata di una nazione non riconosciuta sei anche tu un terrorista, un nemico da reprimere, questo è il significato delle indagini di ieri.

Un simile attacco a chi porta la solidarietà, non solo con parole, ad una causa che ritiene giusta, mettendo a rischio la propria vita e mettendo in discussione gli aspetti della propria vita, non puo’ che suscitare la nostra rabbia.

Rispondere a questi attacchi significa far sentire la nostra vicinanza a chi viene colpito dalla repressione e costruire una solidarietà sempre più forte.

Solidarietà ai compagni accusati di 270-bis. Odio contro la repressione e lo sfruttamento in ogni loro forma.

    Cassa antirepressione sarda

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Pubblicato l’opuscolo sulla RWM ‘Nessuno Scrupolo’

L’antimilitarismo non è solo uno dei modi più sinceri e diretti per esprimere solidarietà con chi viene massacrato in Paesi lontani. Lottare contro il comparto bellico-industriale è lottare contro i nostri stessi nemici, contro chi ci sfrutta, chi ci controlla e tenta di decidere delle nostre vite, chi distrugge il territorio in cui viviamo, chi cerca di creare un mondo a misura dei ricchi e dei potenti. Non stiamo parlando solo di remote organizzazioni internazionali, ma di aziende, basi militari, università, reti, muri, mezzi, persone con cui spesso condividiamo lo stesso territorio.

Provare a ostacolare la fabbricazione di ordigni non è impossibile. Secondo noi l’angolo di attacco più efficace è quello del profitto, nel senso di rendere la produzione meno agevole e quindi più costosa.

Peraltro agire sull’indotto della fabbrica permette ad ognuno di scegliere il tipo di intervento che più gli è congeniale. L’azione diretta in tanti o in pochi, di giorno o di notte, costituisce sempre e comunque un piccolo passo verso la liberazione dall’industria di guerra.

I nostri nemici, siano essi una fabbrica di morte o le ditte con essa complici, hanno sedi fatte di reti e cemento, possiedono veicoli e macchinari, impiegano decine di persone e vorrebbero salvaguardare un’immagine pubblica il più possibile edulcorata dagli orrori di cui sono responsabili.

Attaccarli è possibile, in molti modi, tanti quanti la fantasia di ognuno può immaginare.

Scarica l’opuscolo Nessuno Scrupolo, a cura di compagne e compagni di Cagliari.

La questura scrive sopratutto d’Estate

La questura cagliaritana ha ormai da anni un oscuro rituale : all’inizio della stagione estiva inizia a mandare provvedimenti o letterine di vario tipo alle compagne ed ai compagni.

Gli argomenti sono ogni anno i piu’ disparati : dagli avvisi orali, alle richieste di sorveglianza , ai fogli di via piu’ denunce e amenità varie.

Anche quest’anno per non smentirsi arrivano le letterine. A circa una decina tra compagne e compagni è arrivata o e’ in arrivo l’avviso di conclusione indagini per l’ingresso arbitrario all’interno dei confini militari del poligono di Teulada del 3 Novembre 2015.

Nell’occasione l’ingresso cosiddetto arbitrario fece interrompere le esercitazioni della piu’ grande esercitazione NATO considerando i vent’anni precedenti : la TRIDENT JUNCTURE.

Una grande esercitazione congiunta tra le forze armate nazionali e del blocco NATO comprensiva di aspetti puramente pratici di guerra simulata e di tempi di reazione nelle situazioni di conflitto.

A rovinare i giochi di guerra però si mobilitò un grande numero di persone che riusci’ con astuzia e determinazione ad entrare nel poligono.

Nonostante il periodo poco proficuo da un punto di vista delle lotte, non possiamo che auspicare altre 10,100,1000 giornate come quella o come altre in passato dall’11 giugno a Decimomannu o ai cortei a Capo Frasca.

Per le lettere questurili seguiranno aggiornamenti, per le lotte non resta che guardarsi dentro e scoprire quanta rabbia possiamo ancora dare.

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA

 

OCCHI SULLE CITTA’

Siglato a Cagliari il patto per l’utilizzo dei fondi statali sull’installazione di telcamere in 256 comuni sardi su 377.

I sindaci di Cagliari,Quartu, Sanluri, Settimo, Portoscuso, Nuraminis, Pauli Arbarei e Villamar insieme al Prefetto ed alle forze dell’ordine hanno firmato il patto che prevede 37 milioni dallo Stato e 20 milioni dalla Regione Sardegna.

Le nuove telecamere saranno installate dal prossimo Autunno e saranno direttamente collegate con le FF.OO. che avranno delle password di accesso per il controllo anche in tempo reale.

L’intervista al prefetto Tiziana Giovanna Costantino è interessante : parla di un calo della criminalità ma lamenta la percezione d’insicurezza dei cittadini disquisendo sul controllo e la repressione come dei vantaggi per il vivere comune.

La giunta Zedda non è nuova alla passione per gli occhi elettronici, già dal primo mandato il Sindaco firmò il patto “mille occhi sulla città” per l’installazione di nuove telecamere e ne ha favorito e incentivato l’utilizzo per tutti gli atti cosiddetti vandalici nelle vie della città.

L’aumento di controllo e repressione incarna perfettamente la spinta legalitaria che proviene dalle politiche nazionali, Minniti disse “sicurezza è libertà”, e dai cittadini sempre piu’ protesi alla denuncia e alle infamate specie per la salvaguardia dal cosiddetto degrado e per questa percezione di insicurezza che non ha nessun nemico preciso ma resta appunto una percezione, quasi una paranoia.

Ora per resistere ai freddi occhi elettronici non resta che coprirsi bene.

 

PERLE RARE

Dai giornali arriva una notizia a dir poco strana,nei tempi in cui viviamo.

Un abitante di Mamoiada ,possessore di alcune telecamere, rifiuta di fornire alle forze dell’ordine le immagini che avrebbero ripreso due ragazzi mentre svaligiavano una casa. La polizia lo accusa di favoreggiamento.

Al giorno d’oggi in cui sicurezza viene confusa con libertà e in cui le telecamere sono ad ogni angolo di strada, suona strano sentire un rifiuto del genere e fa tornare un pò di fiducia nelle persone.

Il pericoloso ricorso alla legalità come valore fa si che le infamie siano sdoganate come un atto di giustizia e vengano così premiate e incensate da istituzioni e mass media.

La non accettazione dell’illegalità come pratica consona alle condizioni di disagio risuona sempre piu’ spesso, specie tra i giovani che, formati dalle scuole del capitale,  vedono nell’inosservanza delle regole una vera e propria minaccia sociale.

La sicurezza e il suo macchinario di repressione e controllo sono il vero pericolo.

 

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garituttattornoWEB

Bancali – un detenuto ferisce due secondini

Nel carcere di Bancali un detenuto di origini algerine ha aggredito con la gamba di un tavolo che aveva rotto in precedenza due guardie carcerarie.

Le guardie hanno riportato diverse ferite, uno dei due in particolare ha avuto qualche costola fratturata.

I sindacati di polizia si sono spesi immediatamente con le solite dichiarazioni circa la condizione di disagio delle guardie.

Per noi il problema non è il disagio delle guardie ma la galera stessa, i gesti di ribellione dei detenuti sono doverosi verso chi li sottopone ogni giorno sotto costrizione.

Le galere sono tortura di Stato.

Fuoco alle galere.

Gap – 3 maggio udienza per l’istanza di scarcerazione. Appello alla solidarietà con gli/le arrestatx

Riceviamo da Defend Solidarity

APPELLO DI SOLIDARIETÀ CON GLI ARRESTATI

Il 22 aprile centinaia di persone hanno marciato insieme da Clavière a Briançon, attraversando la frontiera italo-francese in risposta alla crescente militarizzazione e all’infame presenza di Generazione Identitaria, organizzazione fascista che oggi collabora con la polizia per pattugliare i sentieri. In quella giornata nessuno è stato obbligato a nascondersi e a rischiare la propria incolumità per passare la frontiera.

Al termine della manifestazione sei persone sono state fermate da gendarmi e polizia. Tre di loro, Eleonora, Théo e Bastien, sono detenuti nel carcere di Marsiglia con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina in banda organizzata, in attesa dell’inizio del processo, il 31 maggio a Gap.

Giovedì 3 maggio ci sarà l’udienza in cui il giudice si esprimerà sull’istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati.

In vista di quel giorno e dell’inizio del processo, chiamiamo a mobilitarsi in solidarietà agli arrestati e contro le frontiere. Invitiamo tutti e tutte ad agire nei propri quartieri e territori, ognuna e ognuno con i propri mezzi e pratiche.

Quest’appello ribadisce con forza che se ci accusano di solidarietà, dobbiamo rispondere che siamo tutte e tutti colpevoli!

Ele, Théo, Bastien

Liberi subito!

Tutti e tutte libere!

Indirizzi per scrivere ai detenuti:

Theo Buckmaster, n° d’ecrou 188398

Bastien Stauffer, n° d’ecrou 188399

Eleonora Laterza, n° d’ecrou 188381

Centre pénitentiaire de Marseille-Baumettes, 239 Chemin de Morgiou, 13009 Marseille.

LA DUE GIORNI E’ INIZIATA

LA DUE GIORNI E’ INIZIATA CON UNA SERA DI ANTICIPO!!

VISTO L’AFFLUSSO DI COMPAGNI E COMPAGNE DA FUORI CAGLIARI ABBIAMO OCCUPATO POCHE ORA FA L’EX CAVA DI MONTE URPINU.

CHI VOLESSE ARRIVARE GIA’ DA STASERA E’ IL BENVENUTO. ALLE NOVE CI SARA’ LA CENA.

L’INGRESSO DELLA CAVA SI TROVA IN VIA RAFFA GARZIA, PER ARRIVARCI CON I MEZZI PUBBLICI BISOGNA PRENDERE IL PULLMAN NUMERO 10 IN DIREZIONE OSPEDALE BINAGHI E SCENDERE IN VIA GARZIA, VEDRETE UN GRANDE STRISCIONE E TROVERETE SEMPRE QUALCUNO CHE  VI INDICHERA’ DOVE PASSARE.

DOMANI LA PRIMA ASSEMBLEA INIZIERA’ ALLE 10 E 30, POI PRANZO E POI SECONDA ASSEMBLEA ALLE 16.00, IN SERATA SI TERRA’ LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SARDEGNA ANARCHISMO E LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.

IMPORTANTE IMPORTANTE CHI AVESSE TENDA O ALTRE ATTREZZATURE DA CAMPEGGIO IN PIU’ LE PORTI IN MODO DA POTERLE PRESTARE A CHI VIENE DA LONTANO CON MEZZI SCOMODI COME GLI AEREI.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI, FATE GIRARE LA VOCE.